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L'Attacco della
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di Cristiano D'Adamo |
| Per gran parte degli storici, le attività della Xa
Flottiglia MAS si limitarono al Mediterraneo. Effettivamente, nei primi mesi
della guerra, l'unità si concentrò solamente su obiettivi britannici entro
il bacino del Mediterraneo. Sfortunatamente, il poco saggio ma audace
attacco contro l’isola di Malta del 25 luglio 1941 distrusse un grande
numero di ufficiali e sottufficiali altamente addestrati ed anche la maggior
parte della struttura di comando dell'unità. La responsabilità di continuare
l’attività della Xa Flottiglia MAS cadde sul comandante di una delle sue due
divisioni: Junio Valerio Borghese. Questo ufficiale, che si era già distinto
per la sua abilità di portare incursori e “maiali” in prossimità delle basi
nemiche di Gibilterra e Alessandria, diventò il cuore e l’anima della Xa
Flottiglia MAS. Dopo la guerra, il comandante Borghese narrò le gesta della
Xa MAS nel suo ben noto libro. Dopo la capitolazione dell’8 settembre, il
Comandante Borghese decise di continuare a lottare a fianco dei tedeschi
nell’Italia Settentrionale, modificando la Xa Flottiglia MAS in una
formazione in gran parte di terra e con funzioni anti-partigiane. Alla fine
del conflitto, quando appariva sicuro il suo imprigionamento, nonostante la
Medaglia di Oro al Valore Militare ricevuta durante il conflitto, Borghese
decise di trasferirsi in Spagna in un esilio volontario che durò fino alla
sua morte. Il ruolo di Borghese nella Xa Flottiglia MAS fu di grande importanza. Quest’uomo non solo era un ufficiale in comando, ma anche un leader. Borghese, come più tardi scrisse, intuì perfettamente il valore dell’ “effetto psicologico sugli americani che non avevano ancora subito guerra offensiva su loro proprio suolo”. Dal suo punto di vista, condurre un attacco fuori del Mediterraneo era di grande importanza. L'idea era audace, ma realistica. I tedeschi avevano preparato piani simili che contavano su sabotatori da infiltrare negli Stati Uniti per poi danneggiare la produzione industriale, ma il loro piano non ebbe successo. Questi attacchi furono resi vani dal sistema d’informazioni americano, che era già molto sviluppato, e dalla natura insulare del continente americano stesso. Dopo l'attacco di Pearl Harbor, I giapponesi inviarono un sommergibile a bombardare la costa della California provocando solamente danni di minima entità e tanta confusione. |
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Una fotografia di New York del 1928.
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| Borghese intendeva portare la guerra sul continente americano conducendo
un'azione che sarebbe stata dimostrativa, che avrebbe avuto un limitato
valore militare in termine di danni inflitti, ma un enorme valore in termine
di effetti psicologici. Il piano, di cui oggi abbiamo solamente limitata
documentazione, contemplava il trasporto di un'arma insidiosa nei pressi di
“Fort Hamilton”, New York, per poi far si che questi navigasse con i suoi
propri mezzi sul fiume Hudson, raggiungendo il porto di New York per
istallare cariche esplosive sotto alcune delle navi ormeggiate lungo il
pontile Ovest. A causa della natura del porto in questione, e la distanza di
New York dall’oceano, l'uso di un S.L.C. (maiale) non era ne adatto ne
pratico. Nel Mediterraneo, la Xa Flottiglia MAS aveva usato sommergibili
vettore dotati di tre contenitori cilindrici montati sul ponte. In seguito,
i cilindri divennero quattro e furono istallati sulle fiancate della carena.
I cilindri furono usati per proteggere i S.L.C. dalle intemperie, ma
rendevano la navigazione più difficile e, a causa delle loro dimensioni,
estendevano il profilo del battello, aumentando, così, il rischio di essere
localizzati. La Xa Flottiglia MAS avrebbe dovuto cercare un sistema diverso
per l'attacco contro New York; un mezzo elaborato per missioni più lunghe
che proteggesse il suo equipaggio dalle intemperie, piccolo di dimensioni e
poco visibile. La soluzione sarebbe trovata in un deposito nel porto
militare di La Spezia. Il mezzo in questione, noto come il CA, era l'invenzione della Caproni, ditta originalmente fondata da Giovanni Caproni noto per la costruzione di moderni aeroplani, vincitori di molte gare nel mondo. Durante la crisi del 1935, quando l’Italia era sull'orlo di una guerra con la Gran Bretagna e la Marina militare italiana istituì quello che più tardi diverrà la Xa Flottiglia MAS, alla Caproni fu chiesto di collaborare con la Regia Marina nella costruzione di una nuova arma d'assalto. Questa collaborazione tra la ditta aeronautica e la Marina militare era strana, ma permise l'introduzione di idee ingegneristiche nuove ed uniche nel campo tradizionale dell'ingegneria navale. Caproni cercò la collaborazione di un ingegnere navale e selezionò Vincenzo Goeta, un consulente navale indipendente con uffici a Genova. Il progetto Goeta-Caproni, come sarà conosciuto più tardi, fu presentato dopo alcuni mesi al Comitato del Disegno Navi della Marina militare, una comitato presieduto dal Generale del Genio Navale Umberto Pugliese, ufficiale di grande ingegno e ben conosciuto per l'invenzione di un sistema di protezione subacqueo che porta ancora il suo nome. Il progetto fu presentato alla Marina militare all’inizio del 1936 che fu approvato tre mesi più tardi; questa rapidità d’approvazione fu un grande incoraggiamento, specialmente considerando che le idee proposte dalla ditta Caproni erano insolite e molto innovative. |
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| Caproni chiamò questo mezzo “motoscafo sommergibile”, ma era in realtà un
sommergibile. Nei piani della Caproni, questo piccolo mezzo era
l'equivalente di un aereo da caccia; l’esperienza della ditta nel campo
aeronautico era un fattore importante nel progettare il mezzo e la sua
possibile utilizzazione tattica. Sfortunatamente, la Marina militare non era
pronta ad abbracciare queste idee nuove e piuttosto originali, ma allo
stesso tempo c’era abbastanza interesse nel proseguire con “il Progetto G.”
La costruzione iniziò in un capannone alla fabbrica di Caproni di Taliedo,
vicino a Milano. Questo minuscolo sommergibile aveva uno scafo resistente
con cappelli semisferici ai due estremi. Casse di zavorra, lanciasiluri e
altra componentistica furono istallati esternamente allo scafo resistente.
Il progetto prevedeva un equipaggio di due uomini: l'ufficiale al comando
avrebbe occupato un posto speciale dal quale aveva accesso al periscopio ed
i controlli, soprattutto alla leva di controllo (cloche), come su un
aeroplano ed anche alla strumentazione di navigazione che assomigliava più
ad un caccia che ad una camera di manovra. L’altro uomo dell’equipaggio
sarebbe invece stato nelle vicinanze del motore in posizione supina dato che
non c’era abbastanza spazio per alzarsi in piedi. I primi prototipi furono consegnati alla Marina nel 1938 in segretezza totale. Caricati su speciali vagoni ferroviari e mimetizzati, questi strani battelli vennero trasportati sul Lago d’Iseo, vicino Brescia e Bergamo. Questo lago di modeste dimensioni raggiunge una profondità massima di circa 250 metri ed ha un perimetro di 60 chilometri. Il lago ha la forma di una esse con un’isola di piccole dimensioni al centro. I primi collaudi confermarono le buone qualità dei mezzi e consentirono la correzione di alcuni difetti e il miglioramento della componentistica. Naturalmente, a causa della mancanza di salinità, la riserva di spinta era differente dal mare, così i collaudi continuarono a Venezia. All’arsenale di Venezia, cantieri navali questi con una lunga ed illustre storia, tre giovani ufficiali iniziarono le prove ufficiali. Questi erano i Tenenti di Vascello Totti, Gatti e Meneghini. Gli ulteriori collaudi confermarono la presenza di problemi già noti, in gran parte aventi a che fare con la sensibilità dei controlli. Il sommergibile era in grado di navigare in superficie alla velocità di 7 nodi e sommerso alla velocità di 5 nodi. Inoltre, i due siluri da 450 mm furono lanciati molteplici volte senza alcun inconveniente.
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Junio Valerio Borghese in uniforme della R.S.I. |
| Completati i collaudi a Venezia, i due sommergibili vennero mandati a La
Spezia, la più grande base navale italiana. L’esperienza acquisita durante
le prove del CA 1 e del CA 2 indussero gli ingegneri ad aumentare il
dislocamento di 4 tonnellate, raggiungendo così le 20 t.s.l. Successivamente
i due prototipi furono abbandonati in un deposito, lo stesso deposito dove
verranno trovati dalla Xa Flottiglia MAS. Dato che erano stati abbandonati
da più di due anni, i due sommergibili non erano in buone condizioni e fu
deciso di rimandarli in fabbrica per la revisione ed anche per apportare
alcune modifiche. Una volta modificati, i due battelli sarebbero stati
adatti per la Xa MAS; i due siluri furono rimossi e sostituiti da otto
cariche esplosive da 100 Kg ciascuna. Queste cariche sarebbero state
posizionate manualmente sotto la chiglia delle navi nemiche da incursori. Il
motore diesel fu rimosso dato che questi battelli avrebbero dovuto operare
come i maiali e, quindi, entro il raggio d’azione dei motori elettrici.
Altre modifiche inclusero la rimozione della falsa torre e del periscopio.
Con i motori termici rimossi, il secondo membro dell’equipaggio diventò
l’operatore alle cariche esplosive. L’equipaggiamento per gli incursori fu
lo stesso usato dagli operatori dei maiali; consisteva in una muta di gomma
ed un respiratore a circuito chiuso ad ossigeno puro. Alla fine di questi lavori, i CA erano da considerarsi nuovi mezzi. Il raggio d’azione era limitato a 70 miglia, ma la velocità in immersione fu aumentata a 6 nodi, mentre la profondità massima fu collaudata a 47 metri; ottime prestazioni per un battello di così piccole dimensioni!. Ulteriori collaudi evidenziarono altri difetti, alcuni di grande importanza. Le cariche esplosive sistemate nelle cavità lasciate dalla rimozione dei tubi lanciasiluri nella parte inferiore dello scafo facevano si che il rilascio degli ordigni fosse alquanto macchinoso. Di conseguenza, le due cavità furono eliminate e le cariche esplosive furono poste quasi al livello con il ponte. La pompa Calzoni fu considerata troppo rumorosa (questo era un problema su tutti i sommergibili italiani) e, pertanto, fu rimossa per essere sostituita con una azionata manualmente da uno dei due membri dell’equipaggio. Durante i collaudi del CA 1 sul Lago D’Iseo, il battello ebbe una piccola avaria ed affondò per poi essere recuperato, ma il battello non sarebbe stato in grado di essere usato per un considerevole periodo di tempo. Quindi, alla Xa MAS non rimase che un battello pronto per l’uso: il CA 2. |
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| Prevedendo il ricondizionamento del CA 1 in un breve periodo di tempo, il
Comandante Borghese prese in considerazione due attacchi in Atlantico: uno
contro la base britannica di Freetown, ed uno contro New York. Per
trasportate i mini sommergibili in loco, Borghese aveva bisogno di
sommergibili vettori, ma quelli assegnati alla Xa MAS erano troppo piccoli
per le operazioni oceaniche. Quindi, a detta del suo memoriale, Borghese
cercò di ottenere sommergibili in prestito dalla Kriesgmarine, ma pare che
l’Ammiraglio Doenitz, comandante delle forze sottomarine tedesche, non
poteva farne a meno di nessuno. Se un sommergibile tedesco fosse stato
disponibile, le probabilità di successo sarebbero state in gran parte
superiori perché gli U-boot erano più nuovi, più manovrabili e meno soggetti
ad avarie degli oramai vecchiotti battelli nazionali. Durante questo periodo, la Marina Italiana operava ancora in Atlantico dalla base navale di Bordeaux, e i battelli italiani erano adatti per la missione a causa del loro notevole dislocamento, ma purtroppo c’era pochissima disponibilità. Il comandante della base era il Contrammiraglio Romolo Polacchini, più tardi sostituito dal Comandante Enzo Grossi, famoso per aver sostenuto di aver affondato ben due navi da battaglia americane. Polacchini, si dice, mise i battelli all’immediata disposizione di Borghese, mentre più tardi Grossi incoraggiò e diede assistenza alla missione. Il sommergibile vettore selezionato fu il Leonardo Da Vinci, un battello oceanico della classe Marconi al comando del Tenente di Vascello Gianfranco Bazzana Priaroggia (il battello era in precedenza al comando del Comandante Luigi Longanesi-Cattani , un sommergibilista di grande talento le qui qualità furono certamente apprezzate dal Comandante Borghese. A detta degli autori Schofield e Carisella, durante le prove a mare Borghese stesso fu al comando del sommergibile. Anche se possibile, questo fatto sembra poco realistico dato che Borghese non aveva mai comandato un battello di queste dimensioni e complessità. |
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| Il Leonardo Da Vinci era uno dei battelli più attivi della flotta italiana.
Il 1 luglio 1942, rientrò a Bordeaux dopo una lunga missione nella quale
furono affondate ben 20.000 t.s.l. di naviglio nemico. Al suo arrivo a
Bordeaux, il battello fu mandato in arsenale per essere trasformato in
sommergibile vettore per il CA 2. Sotto la direzione del Maggiore Giulio
Feno, capo del Servizio Genio Navale, il cannone prodiero fu rimosso e alla
sua base fu costruita una culla tra la struttura resistente dello scafo e il
ponte. Il mini sommergibile sarebbe stato alloggiato nella culla con circa
un quarto dello scafo sotto il ponte ed il resto sporgente, ma senza
ostruire la vista dal ponte comando della falsa torre. Due grandi ganci
metallici a forma di tenaglia avrebbe assicurato il CA al battello. Anche se
non si sa per certo, pare che il sommergibile vettore fosse in grado di
erogare energia elettrica per la ricarica delle batterie a bordo del mini
sommergibile. Le prove a mare cominciarono nel settembre del 1942. Il 9 settembre, il Da Vinci uscì in mare con il suo carico dorsale per prove di rilascio e riattracco. La stessa difficile e noiosa manovra fu ripetuta varie volte fino al 15 dello stesso mese quando fu accertato che tutto era in ordine. Il Da Vinci avrebbe potuto partire in pochi giorni, ma era ancora troppo presto. La missione era programmata per dicembre, quando la luce diurna è breve e le tenebre della notte danno agli operatori più tempo possibile per penetrare nel porto nemico e posizionare le cariche esplosive. In aggiunta, la Xa aveva poche informazioni circa la situazione in New York e si stava cercando di ottenere ulteriori notizie. Per ragioni che ci sfuggono, la missione fu spostata al dicembre del 1943, ma ciò non avvenne mai. Alcune fonti secondarie asseriscono che Borghese era in attesa della consegna dei CA 3 e CA 4, due mini sommergibili più nuovi ed avanzati. Nel frattempo, il 6 maggio il T.V. Bazzana Priaroggia fu promosso “per servizi in guerra” al grado di Capitano di Corvetta, ma pochi giorni dopo, il 22 maggio, il Da Vinci lanciò l’ultimo messaggio radio informando la base che stava iniziando la navigazione silenziosa. Il battello era atteso a Bordeaux entro una settimana, ma non arrivò mai. Nel 1945, l’Ammiragliato britannico confermò che il 23 maggio alle 11.35 (T.M.G.) il cacciatorpediniere “Active” e la fegata “Ness” avevano condotto un attacco al largo di Capo Finestrelle. Non ci furono sopravvissuti e la Xa Flottiglia MAS aveva perso l’unico sommergibile vettore e l’unico comandate addestrato al rilascio e riattracco del CA. |
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| Pochi mesi dopo, l’8 settembre 1943, l’Italia annunciò l’armistizio con gli alleati. La maggior parte della Marina aderì alle clausole dell’armistizio e, anche se ufficialmente ancora operante, Betasom cessò di esistere. Il CA rimase a Bordeaux sotto il controllo tedesco e quando la città fu evacuata nel 1944, questi fu abbandonato. Nel 1945, il CA 2 fu ritrovato a Bordeaux su un vagone ferroviario adagiato su blocchi di legno e incatenato. Lo scafo era quasi intatto, inclusa l’elica, ma i piani di controllo erano stati rimossi. Non si sa quando, ma il piccolo sommergibile fu demolito. Gli altri sommergibili della classe CA andarono anche loro persi, alcuni in circostanze ancora misteriose, e tutto quello che rimane sono alcune fotografie sbiadite. Dopo l’armistizio, sia la Royal Navy che la U.S. Navy si interessarono molto alla Xa MAS e ne studiarono le tattiche con grande scrupolosità. Le tradizioni di questo piccolo gruppo sono ancora vive nelle forze speciali di molte marine. |
| Edizione in italiano a cura di Francesco Cestra |
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