Gibilterra

Anche se l'attacco di Alessandria produsse il più famoso successo per la Xa Flottiglia MAS le varie incursioni contro il bastione britannico di Gibilterra, noto come "the rock" (la roccia), furono le più riuscite tra quelle condotte dall'unità. Il 24 settembre 1940, nello stesso periodo in qui il cacciatorpediniere britannico H.M.S. Stuart affondò il sottomarino Gondar nel Golfo di Bomba (in missione contro Alessandria), il sottomarino Scirè lasciò La Spezia per una missione parallela contro Gibilterra.
 
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Gibilterra

I

Questa missione prevedeva di violare la base britannica di Gibilterra utilizzando gli SLC, più comunemente noti come i "maiali". Gli equipaggi prescelti furono quattro: Teseo Tesei e il sottufficiale Alcide Pedretti, Gino Birindelli e il sottufficiale Damos Paccagnini, Duran De La Penne e il sottufficiale Emilio Bianchi, con Giangastone Bertozzi e il sottufficiale Azio Lazzari in riserva. La missione era sotto il controllo del comandante dello Scirè, Capitano Junio Valerio Borghese.

Questa era la prima missione di guerra dello Scirè al comando di Borghese e, come lui narra nel suo libro "Decima Flottiglia MAS", aveva già familiarizzato piuttosto bene con l‘equipaggio; Il napoletano Antonio Usano era il comandante in seconda, mentre Remigio Benini era l'ufficiale di navigazione. A bordo c’era anche il guardiamarina Armando Alcere, l'ufficiale addetto ai siluri, un ligure il Bonzi, più tardi sostituito dall’ingegnere navale Antonio Tajer, in qualità di primo ufficiale macchine. Borghese da credito anche a Ravera, il capo meccanico Rogetti, il capo elettricista e Farina, l’addetto agli armamenti. La maggior parte dell’equipaggio andrà perduto, alcuni mesi più tardi, con l'affondamento dello Scirè vicino la costa israeliana quando Borghese non era più al comando.

Il 29 settembre, a circa 50 miglia dall'obiettivo, Supermarina richiamò lo Scirè a causa di assenza di obiettivi di valore bellico. Il sottomarino arrivò a La Maddalena, in Sardegna, il 3 ottobre.
 

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Vista di Gibilterra da Algeciras

II

Il 21 ottobre, lo Scirè lasciò La Spezia per un secondo tentativo contro Gibilterra. Il 27, il sottomarino arrivò nello stretto di Gibilterra dove Borghese tentò due volte un approccio in superficie e tutte due le volte fu inseguito da vedette britanniche l'inseguirono. Il 29, lo Scirè finalmente passò attraverso lo stretto e prendendo a vantaggio la forte corrente marina entrò nella Baia di Algeciras. Il 30, lo Scirè si adagiò sul fondale ad una profondità di circa 45 piedi vicino l'estuario del fiume Guadarranque. Sei membri della Xa Flottiglia MAS montarono sui tre maiali e lasciarono il sottomarino il quale ritornò indenne alla base il 3 novembre.

Il primo equipaggio, De La Penne–Bianchi, fu scoperto da navi della difesa portuale e fu bombardato. Il maiale ebbe problemi tecnici e affondò rapidamente. I due membri dell’equipaggio furono in grado di tornare ad Algeciras a nuoto dove furono prelevati da agenti italiani. Poco dopo furono velocemente rimpatriati in Italia.  Il secondo equipaggio, Tesei–Pedretti, nonostante dei problemi tecnici minori con il proprio maiale, riuscì a raggiungere il molo nord. Qui, problemi con gli apparati della respirazione lo costrinsero all'abbandono della missione. Come il primo equipaggio, i due furono in grado di tornare in Spagna per poi rientrare a La Spezia. Il terzo equipaggio, Birindelli–Paccagnini, ebbe gli stessi problemi tecnici con la torpedine e l'equipaggiamento della respirazione. L'equipaggio era giunto in vicinanza della nave da battaglia Barham quando "il maiale" ebbe problemi tecnici. Birindelli tentò di trascinare la pesante testata esplosiva vicino l'obiettivo, ma esausto, dovette abbandonare la missione. L'ufficiale fu catturato dopo un tentativo di fuga avventuroso, mentre il suo sommozzatore era già stato catturato nel porto. Quello che seguì per i due uomini furono tre anni di dura prigionia.

La missione era stata un fallimento ma aveva piantato il seme per i successi futuri. Molto si era imparato, specialmente riguardo al comportamento dell'equipaggiamento e le sue deficienze tecniche. A Borghese e Birindelli fu data la Medaglia d’Oro (equivalente della Vittoria Cross britannica), mentre gli altri partecipanti ricevettero la Medaglia d’Argento.
 

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La Fulgor

III

Il terzo tentativo di penetrare Gibilterra vide un importante cambio in strategia. Nelle missioni precedenti, gli operatori dovevano viaggiare con il sottomarino da La Spezia all'obiettivo. Questi pochi giorni in mare, in condizioni poco confortevoli e sotto la minaccia continua di attacchi, causava severe ripercussioni fisiche. Grazie ad un sistema informativo elaborato la Regia Marina era in grado di organizzare un punto d’imbarco nel porto di Cadiz. Le squadre dell'assalto furono mandate in anticipo a Cadiz sotto falsa copertura dove s’imbarcarono sulla Fulgor, una petroliera Italiana di 6,000 tonnellate internata all'inizio della guerra.

Il 23 maggio, lo Scirè ormeggiò lungo la petroliera ed imbarcò i quattro equipaggi; Decio Catalono e sommozzatore Giannoni, Amedeo Vesco e sommozzatore Toschi, Licio Visentini e sommozzatore Magr e le riserve, Antonio Marceglia e sommozzatore Schergat. Questa volta, il medico della compagnia, Bruno Falcomatà si aggregò alla missione per prendersi cura degli equipaggi..

Il 25, dopo che molte immersioni d’emergenza per evitare di essere scoperti, lo Scirè giunse ad Algeciras, ma non entrò nella baia fino al giorno seguente. Franchi si ammalò e fu sostituito. Gli equipaggi furono mandati via come al solito e lo Scirè ritornò alla base di La Spezia il 31. Ancora una volta, la missione fu impedita da disavventure tecniche. Alla fine, nessuno degli obiettivi fu raggiunto ma gli equipaggi riuscirono a mattersi in salvo in territorio spagnolo. Tutti i partecipanti riceverono la Medaglia d’Argento e un'altra apprezzabile esperienza fu acquisita.
 

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Lo Scirè in partenza da la Spezia

IV

Dopo il disastro a Malta, Borghese fu nominato comandante provvisorio della Xa Flottiglia MAS. Ancora una volta, lo Scirè fu chiamato a consegnare uomini e materiale per un attacco contro Gibilterra, ma questa volta sarebbe riuscito. Il piano operativo era simile a quello usato durante la missione precedente. Il sottomarino raccolse gli operatori dalla Fulgor in Cadiz. Gli equipaggi erano pressoché gli stessi di B.G.3; Catalano-Giannoni, Vasco-Zozzoli, Visentini-Magro e Merceglia-Schergat in riserva. Il medico questa volta, era Giorgio Spaccarelli.

La mattina del 20 settembre, gli equipaggi lasciarono lo Scirè che ritornò a La Spezia il 25. Il primo equipaggio, Vasco-Zozzoli, fu in grado di assicurare la testata esplosiva alla Fiona Shell una nave di 2,444 tonnellate che, dopo l'esplosione, si spezzo in due tronconi ed affondò.

Il secondo equipaggio, Catalano-Giovannoni, giunse ad una nave da carico ed attaccò la testata esplosiva per poi realizzare che il vascello era una il Pollenzo nave Italiana internata. La carica fu rimossa e fu utilizzata per affondare la motonave Durham di 10,900 tonnellate che prontamente affondò.  Il terzo equipaggio, Visintini–Magro, non riuscì ad entrare nel porto a causa della continua sorveglianza. Questo era un problema che aveva già afflitto le altre due squadre. Ciononostante, gli operatori furono in grado di raggiungere in rada la petroliera militare Denbydale di 15,893 tonnellate affondandola assieme con una piccola petroliera ormeggiata al suo fianco.
 

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Dall sinistra: Giannoni, Vesco, Catalano, Mussolini, Zozzoli, Magro, Visintini.

Finalmente dopo molte delusioni, 30,000 tonnellate di naviglio nemico era stato affondato. Il siluro umano aveva dimostrato il suo valore tecnico nonostante il fatto che un modello più nuovo di quello usato in questa missione fosse già in produzione presso le Officine San Bartolomeo. Borghese, già recentemente promosso, fu promosso nuovamente al grado di Capitano diVacello, mentre gli assaltatori, i quali erano riuscitia mettersi in salvo in Spagna, ricevettero la Medaglia d’Argento. L'intero equipaggio dello Scirè fu decorato e cominciò a ricevere trattamenti speciali simili a quelli elargiti agli equipaggi dgli U-Boot tedeschi e che presto furono estese a tutta la flotta sottomarina.

Le emozioni erano alte, ed il Re volle incontrare il famoso principe Borghese in un’udienza ufficiale a Roma. Vittorio Emanuele, la cui tenuta di campagna confinava con la base della Xa Flottiglia MAS vicino l'estuario del fiume Serchio, più tardi visitò la base nel massimo segreto. Nella sua biografia Borghese scrisse: "Questa fu l’ultima volta che vidi il Re."
 

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Villa Carmela

V

Mentre la Xa Flottiglia MAS stava sperimentando nuove tattiche di attacco, un tecnico italiano dal nome di Antonio Ramognino fu mandato in Spagna ad osservare la Baia di Algeciras. Prendendo vantaggio del fatto che sua moglie, la Signora Conchita, era una spagnola il Ramognino affittò una piccola casa vicino Punta Maiorga godendo così di un’ottima vista della baia e di Gibilterra. Sotto le false pretese della poca salute di Conchita, la coppia si stabilì nella casa ed avviò quello che sembrò essere un vita completamente normale. La casa, che venne ad essere nota come Villa Carmela, divenne rapidamente la base operativa segreta di molti attacchi contro la "Rock".

Nel luglio 1942 vari nuotatori, tra i quali il famoso velista Agostino Straulino, furono introdotti di nascosto in Spagna. Il gruppo di 12 uomini includeva: - S.T.V. Sottufficiale Giorgio Baucer, marò Carlo Da Valle, Giovanni Luccheti, Giuseppe Feroldi, Vago Giari Bruno il di Lorenzo, Alfredo Schiavoni, Alessandro Bianchini, Evideo Boscolo, Rodolfo Lugano e Carlo Bucovaz.

Utilizzando vari sotterfugi, il gruppo giunse a Cadiz ed si imbarcò sul Fulgor. I’11 e il 12 il gruppo fu trasferito sull'Olterra in Algeciras. L'azione cominciò nella notte del 13-14: Da Villa Carmela, il gruppo protetto dall’oscurità, raggiunse la spiaggia e comincio a nuotare verso Gibilterra. I nuotatori erano equipaggiati con tre mine ciascuno, soprannominate cimici e che sarebbero dovuto essere assicurate alla carena delle navi in rada.

Sette dei nuotatori furono arrestati da carabineros al loro ritorno alla spiaggia, ma più tardi furono rilasciati grazie all’intervento del console italiano in Algeciras, Signor Bordigioni. Gli altri nuotatori, in un modo o un altro, rientrarono tutti a Villa Carmela e da là alla Fulgor per poi essere rimpatriati. Il risultato fu buono; la Meta di 1.578 tonnellate, la Shuma di 1.494 tonnellate, la Empire Snipe di 2,497 tonnellate , e la Baron Douglas di 3.899 tonnellate erano state affondate per un totale di 9.468 tonnellate. Tutti i nuotatori ricevettero la Medaglia d’Argento.
 

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Una delle cariche esplosive usate dagli uomini "gamma".

VI

Il successo della missione precedente servì da stimolo un nuovo tentativo. La costernazione causata dall'affondamento di così molte navi aveva generato molta speculazione fra le autorità britanniche. Questa volta, il numero di nuotatori molto era più piccolo. Nella notte del 15 settembre, Straulino, Di Lorenzo e Giari sfidarono l’accresciuta guardia britannica ed affondarono la Ravens Point di 1.787 tonnellate. L'operazione non era stato un successo completo e dimostrò che la sorveglianza nel porto era stata migliorata drammaticamente.

VII

Mentre le operazioni degli uomini Gamma erano in corso, il T.V. Lucio Visintini continuò a lavorare sull'Olterra su un piano per convertire la nave in una base segreta. Una camera subacquea fu ottenuta tagliando parte della carena e permettendo così il libero ed inosservato ricupero dei maiali. I siluri umani, del peso di oltre due tonnellate, furono smontati in piccole parti ed inviati da La Spezia ad Algeciras quali parti di ricambio per l'Olterra. Il primo assalto sarebbe stato condotto dal Visintini stesso che aveva il serg. Giovanni Magro come suo secondo, e dal S.T.A.N.. Vittorio Cella, serg. Salvatore Leone, G.M. Girolamo Manisco e serg. Dino Varini.

Il 7 dicembre, Visintini condusse un assalto composto da tre equipaggi. I maiali lasciarono la camera segreta dell’Olterra ad un'ora d’intervallo uno dall'altro. Le difese britanniche erano state irrigidite e bombe di profondità venivano lanciate nella baia ad intervalli regolari. Visintini e Magro non riuscirono a raggiungere il loro obiettivo e perirono probabilmente colpiti dall'esplosione di una carica di profondità. Manisco e Varini furono oggetto di una ricerca lunga ed accanita che terminò con l'affondamento del loro maiale. I due trovarono rifugio a bordo di una nave del carico americana dove furono accolti cordialmente da un equipaggio composto soprattutto di italo-americani. Cella e Leone, nonostante l'allarme generale ed una caccia continua da parte di motovedette della perlustrazione britannica, tornarono sull'Olterra dove Cella scoprì che il suo compagno era scomparso; Leone era morto.
 

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Gli eroi sfortunati: Visintini, Magro, Leone
La missione era stata una sconfitta; tre morti, due prigionieri e solamente uno l'aveva fatta franca. L’unica buona notizia fu il fatto che gli inglesi, l’8 dicembre pubblicarono un bollettino di guerra in cui dichiararono che gli uomini erano arrivati a bordo del sottomarino Ambra: il segreto dell'Olterra non era stato rivelato.  I corpi di Visintini e Magro furono trovati dagli inglesi che li seppellirono in mare con tutti gli onori militari. A Visintini fu conferita la Medaglia d’Oro, un onore che lui condivide con suo fratello, famoso aviatore anche lui morto in combattimento.
 
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Vittorio Cella

VIII

Il 1 maggio 1943, C.C. Borghese sostituì il C.V. Ernesto Forza al timone della Xa Flottiglia MAS. Le fortune di guerra dell'Italia erano definitivamente in ribasso: l’Africa Orientale era persa e così era l’Africa Settentrionale. La Regia Marina era sicuramente sulla difensiva e l'unica unità d'attacco era la Xa Flottiglia MAS.

In Algeciras, dopo la perdita del gruppo Visintini, il così detto gruppo "Orso Grande", l’unità fu ricostruita. Il C.C. Ernesto Notari prese il comando e fu Ario Lazzari, Vittorio Cella e Eusebio Montalenti. Subito dopo l'arrivo dei nuovi equipaggi, nuovo materiale fu inviato dall’Italia usando lo stesso conveniente espediente di camuffare i maiali come parti di ricambio per l'Olterra. La tragica esperienza del 8 dicembre aveva insegnato alla Xa di non tentare un'altra incursione nel porto ma di concentrarsi sulla rada.

La notte del 7 maggio 1943, nel mezzo di un severo temporale e prendendo vantaggio dalla propizia fase lunare, i tre equipaggi (Notari, Todini Cella) presero il mare ad un’ora di intervallo uno dall'altro e guidarono i maiali attraverso la baia. Usando teste esplosive addizionali, per la prima volta istallate sui maiali, gli equipaggi minarono molte navi. Tutti gli equipaggi ritornarono alla base dalla quale poterono facilmente vedere il frutto del loro lavoro; La Pat Harrison di 7.000 tonnellate, la Marhsud di 7.500 tonnellate e la Camerata di 4.875 di tonnellate affondarono prontamente. Ancora una volta Gibilterra era stata in balia della Xa Flottiglia MAS.

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L'Olterra

IX

Nella notte del 3 agosto 1943, la flottiglia ancora sotto il capace comando di Notari e con quasi gli stessi equipaggi, lasciò l'Olterra per una nuova missione. Notari, il quale aveva un nuovo assistente che aveva appena terminato l’addestramento dal nome di Giannoli, ebbe difficoltà tecniche con il suo equipaggiamento. Il maiale improvvisamente s’inabissò e, quando lui pensò che tutto era peroi, riemerse in una incontrollabile ascensione quasi verticale. Nella confusione, i due membri dell'equipaggio si separarono con Notari in grado di rientrare sull'Olterra e Giannoli forzato ad arrendersi dopo una lunga attesa così da dare tempo al suo compagno di scappare.

Una pattuglia britannica fu immediatamente inviata sulla nave Americana vicino alla quale era stato catturato Giannoli, ma erano in ritardo e potettero solo testimoniare la devastante esplosione che affondò la Harrison Otis Gray di 7.176 tonnellate. Cella fu in grado di minare ed affondare la petroliera Norvegese Thorshoud di 10.000 tonnellate, mentre il terzo equipaggio affondò la nave inglese Stanbridge di 6.000 tonnellate.

Epilogo

L'Olterra, ancora inosservata dagli inglesi, era in procinto di essere utilizzata per una operazione combinata che contemplava un attacco simultaneo da parte di MTR e SLC quando, l’8 settembre 1943, l’Italia si arrese. Questa nave di 4.995 tonnellate era stata una vera storia di successo. Sorpresa dalla dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, era stato affondato dal suo equipaggio in acque poco profonde per evitare la cattura.
 

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Veduta interna dell'Olterra durante i lavori.
Più tardi, fu identificata dalla Regia Marina come una possibile base segreta. Nel 1942, con la scusa di riparare la nave per la vendita ad un armatore spagnolo, questa fu portata a galla e rimorchiata ad Algeciras per i lavori. Qui, sotto la segretezza più assoluta, personale dall'Italia costruì una piscina interna connessa al mare ed un’officina al completo capace di mettere insieme e mantenere i maiali.
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L'officina dell'Olterra

Testo in Italiano edito da Sebastiano Tringali

 

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