R.Smg.  ENRICO TOTI

Articolo principale


Rainbow Triad?

di Francesco Mattesini

Rainbow

Secondo quanto era stato dichiarato nell’immediato dopoguerra dalla Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico, il, “Raimbow” lasciò Alessandria il 23 settembre 1940 per operare nel golfo di Taranto, precedendo di due giorni la partenza del sommergibile “Regent” (salpato da Malta, ove aveva effettuato alcune riparazioni), anch’esso diretto nella medesima zona d’agguato, presso Capo Colonne. Il mattino del 16 ottobre, trovandosi a 60 miglia ad est di Siderno Marina (Calabria), il “Raimbow” (cap. corv. Lewis P. Moore) avvistò e attaccò in superficie il sommergibile italiano “Enrico Toti”, che stava rientrando a Brindisi da una missione bellica interrotta per avaria ai motori elettrici. Il “Toti” (cap. corv. Bandino Bandini), evitato un siluro e impegnando le artiglierie e le mitragliatrici, fronteggiò con successo l’attacco dell’unità subacquea britannica, e verso le ore 01.40 centrò il “Raimbow”, che tentava di disimpegnarsi con la rapida immersione, colpendolo prima con una granata d’artiglieria e subito dopo con un siluro. Il sommergibile britannico, messa la prora in alto, si inabissò rapidamente, con l’intero equipaggio, in lat. 38°15’N, long. 17°30’E. Questa versione dei fatti, che era stata accettata dall’Ufficio Storico della Marina Militare, è stata ridimensionata a metà degli anni ‘90 dal Naval Historical Branch del Ministero della Difesa britannico, che ha fornito altri elementi sugli spostamenti ordinati al sommergibile.
 

H.M.S. RAINBOW
Il 30 settembre 1940 il “Raimbow” fu informato che le navi della flotta italiana salpate da Taranto e da Messina (complessivamente 4 corazzate, 11 incrociatori e 23 cacciatorpediniere) erano in mare in lat. 37°42’N, long. 18°24’E., ed il sommergibile ebbe l’ordine di cercare di intercettarle, senza però riuscirvi. Il 3 ottobre fu comunicato al “Raimbow” e al sommergibile “Regent” (cap. corv. H.C. Browne), che si trovava anch’esso nel golfo di Taranto, di portarsi in Adriatico, sulla rotta dei convogli Bari – Durazzo, il primo occupando una posizione prossima alla costa dell’Albania, il secondo più vicina alla costa italiana. In quest’area, alle 05.00 del 5 ottobre, trovandosi a 45 miglia da Bari, il “Regent” entro in collisione con il motoveliero “Maria Grazia”, affondandolo senza riportare gravi danni, limitati all’asportazione dell’antenna principale e avarie agli idrofoni di prora. Poi, alle ore 19.00 del 7 ottobre, in concomitanza con una grande operazione della Mediterranean Fleet, le cui unità salpate da Alessandria scortavano un convoglio diretto a Malta (operazione MB. 8), i due sommergibile riceverono l’ordine di riportarsi nel Golfo di Taranto, per occupare posizioni d’agguato situate vicino alla costa della Calabria.

L’ultimo ordine inviato al “Raimbow” fu di lasciare la zona d’operazioni nel pomeriggio del 13 ottobre e di raggiungere il giorno 19 Alessandria, dove fu atteso invano. Nel frattempo era stato ordinato al sommergibile “Triad” (cap. corv. Gorge S. Salt), partito da Malta il 9 ottobre, di portarsi in una zona d’agguato più vicina alla costa della Calabria rispetto a quella che era stata assegnata al “Raimbow”. In considerazione del fatto che il 15 ottobre, giorno in cui si svolse l’azione del “Toti”, lo stesso Raimbow doveva trovarsi, da almeno trentasei ore, in rotta per Alessandria, il Naval Historical Branch del Ministero della Difesa britannico si è detto convinto che il sommergibile affondato dal “Toti” fosse il “Triad”; ciò anche perché la posizione assegnata al “Raimbow” si trovava spostata più al largo di quella che doveva essere occupata dal “Triad”, e in cui si svolse il combattimento con il “Toti”. Dal momento che durante tutta la missione non arrivo dal “Raimbow” alcuna segnalazione, in Italia è stata avanzata l’ipotesi che il sommergibile fosse stato affondato nel canale d’Otranto dal piroscafo “Antonietta Costa” che, navigando in convoglio diretto in Albania, alle 03.30 del 4 ottobre era andato a strisciare con la carena dello scafo contro un ostacolo resistente incontrato in lat. 41°28’N, 18°05’E, a 60 miglia est-nordest di Bari. L’affondamento fu all’epoca considerato dubbio dall’Ufficio Statistica di Supermarina, poiché nella zona della collisione non apparvero tracce del sinistro, sotto forma di rottami o di chiazze di nafta.

L’”Antonietta Costa” riportò una via d’acqua nella stiva n. 5, subito controllata, e la nave proseguì la navigazione in convoglio alla stessa velocità che aveva al momento dell’impatto. Da verifiche eseguite allo scafo, all’arrivo a Durazzo, risultarono visibili nella chiglia i segni di striscio della presunta collisione. Il fatto avvenne di notte e il piroscafo poteva aver urtato qualcosa che al momento non fu individuata. Ulteriori valutazioni sui danni allo scafo, da effettuare in bacino, furono rese impossibili dal fatto che l’”Antonietta Costa”, ripartita vuota in convoglio il 9 ottobre per tornare a Bari, fu silurata, alle 17.37 di quel giorno, dal sommergibile “Regent”, a 21 miglia da Durazzo. Abbandonato dall’equipaggio il piroscafo, fu poi soccorso dal rimorchiatore “Sant’Andrea” e portato all’incaglio presso l’avamporto di Durazzo dove, nonostante ogni sforzo per recuperarlo, rimase per sempre inutilizzabile. Resta poi il fatto che il comandante del “Toti” affermò di aver attaccato un sommergibile della classe “Perseus” (1.475 tonn), a cui apparteneva il “Raimbow”. Il “Triad” era più piccolo, essendo della classe “Triton” (1.090 tonn), sommergibili che avevano una differente forma dello scafo e della torretta, di dimensioni molto più ridotta. Il cap. corv. Bandini, uomo di mare molto esperto, difficilmente avrebbe potuto sbagliare il giudizio della sua identificazione, anche perché il combattimento tra i due sommergibili, pur realizzatosi con pessime di visibilità, arrivò a svolgersi fino a distanza ravvicinata, valutata dall’equipaggio italiano a meno di 50 metri.
 

Triad

Sulla perdita del sommergibile, nell’immediato dopoguerra la Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico dette la seguente versione. Il “Triad” (cap. corv. Gorge S. Salt) lasciò Malta il 9 ottobre 1940 con l’ordine di operare lungo le coste della Libia e quindi raggiungere Alessandria, base della 1^ Flottiglia sommergibili, il giorno 20. Dal momento della partenza il “Triad” non dette più alcuna notizia, e a Londra si ritenne fosse probabilmente affondato su uno sbarramento minato nella zona di Bengasi; ciò anche perché, nello scambio di corrispondenza con l’Ufficio Storico della Marina Militare, non fu allora ricevuto, da parte italiana, un elemento sicuro per determinare la causa della perdita del sommergibile e la località dove essa potesse essere avvenuta. L’ipotesi – alquanto recente comunicata dal Naval Historical Branch del Ministero della Difesa britannico – che il “Triad”, inviato ad operare a nord di Malta, nella zona calabra del golfo di Squillace, vi fosse stato affondato dal sommergibile italiano “Enrico Toti” non è convincente. Essa contrasta nettamente con l’iniziale versione della Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico, in cui si affermava che la rotta del “Triad”, per raggiungere Alessandria, passava a nord della Cirenaica, e quindi in una zona radicalmente opposta a quella del golfo di Taranto. Per questo motivo l’unico sommergibile che poteva essere stato affondato dal “Toti” era il “Raimbow” (vedi “Raimbow”). E questo sebbene, per rendere plausibili le proprio tesi, il Naval Historical Branch abbia specificato che il “Triad , il 13 ottobre, aveva ricevuto l’ordine di lasciare la zona di agguato per rientrare ad Alessandria passando per la posizione 32°12’N, long. 25°08’E., corrispondente a nord del Golfo di Sollum.
 
H.M.S. TRIAD
Occorre, ribadire che a nessuno degli ordini inviatigli il “Triad” rispose, anche per dare il ricevuto. Da parte nostra, conoscendo i dettagli della missione del “Triad”, non possiamo pensa ad un errore sulla destinazione del sommergibile tanto a nord, come era il Golfo di Squillace, rispetto alla zona di agguato assegnata a nord della Cirenaica. Ci serve come prova, per convalidare le nostre supposizioni, quanto pubblicato dalla Sezione Storica dell’Ammiragliato britannico nel suo libro ad uso interno “Submarines”, Volume II (B.R. 1736 (52) (2) RESTRICTED), e soprattutto lo scambio di corrispondenza svolto da quella Sezione Storica britannica con l’Ufficio Storico della Marina Militare italiana. Non è ragionevole pensare che per tanti anni, tra il 1950 e il 1980, le informazioni ricevute a Roma da Londra fossero tanto imperfette, anche perché suffragate da cartine che indicano la zona di affondamento del “Triad”, forse dovuta ad azione antisommergibile italiana o a mine italiane, a nord-est di Bengasi. E della nostra stessa versione, anche per l’affondamento del “Raimbow” ad opera del “Toti”, è lo storico britannico A.AS. Evans, nel suo dettagliatissimo libro “Beneath The Waves. A History of HM Submarine Losses 1904-1971, William Kimber – Londra, 1986, frutto di ricerche approfondite negli archivi militari britannici e italiani.

A questo punto per cercare di dipanare la matassa e ufficializzare la vera causa della perdita del “Triad”, che durante la missione non aveva dato mai sue notizie, resta da fare un’altra ipotesi, che a noi ci sembra la più plausibile; ossia che il sommergibile sia affondato lo stesso giorno della partenza dal porto di La Valletta, 9 ottobre, sulle mine dello sbarramento italiano M 3 (costituito da 174 armi), situato a sud di Malta e quindi proprio sulla rotta che il sommergibile doveva seguire per 50 miglia. Lo sbarramento M 3 era stato posato il giorno precedente, 8 ottobre, a circa 30 miglia a sud di punta Dalimara, l’estremità meridionale di Malta, dai tre cacciatorpediniere della 14^ Squadriglia “Vivaldi” (cap. vasc. Giovanni Galati), “Da Noli” (cap. freg. Zoli) e “Tarigo” (cap. freg. Pietro De Cristofaro). Sullo stesso sbarramento, che evidentemente non era stato ancora individuato dai britannici, finì il mattino dell’11 ottobre anche il cacciatorpediniere “Imperial” che, per l’esplosione di una mina che gli deformò la poppa, riuscì a raggiungere il porto di La Valletta con gravissimi danni.

 

© 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions