R.Smg. NANI

La classe Marcello
Azioni condotte dal NANI

Grafico degli affondamenti
Personale caduto sul NANI

Il Nani era uno degli undici battelli della classe “Marcello” una delle migliori prodotte dalla cantieristica italiana. Malgrado fosse entrato in servizio solamente nel 1938, nel 1941 il battello era gia usurato, prova dell’intenso sforzo bellico dei sommergibili oceanici italiani al quale corrisponde anche l’estremo sacrificio del suo equipaggio.

Attività Operativa

Nel breve periodo dall’inizio delle ostilità fino alla sua perdita avvenuta per motivi sconosciuti all’inizio del 1941, il sommergibile Nani completò sei missioni di guerra al comando del Capitano di Corvetta Giocchino Polizzi affondando due navi mercantili per un totale di 1.939 tonnelate.


Il Nani in cantiere durante l'operazione di ricarica degli accumulatori
(Foto USMM)
All’inizio delle ostilità (10 giugno, 1940), il Nani faceva parte del 22° Squadrone del 2° Gruppo di base a Napoli. In preparazione per il conflitto, il battello era in missione a circa 30 miglia a largo di Capo Bengut (Algeria) con il Barbarico. Avendo mancato l’avvistamento di qualsiasi traffico, il battello lascio la zona assegnatali per rientrare il 13 dello stesso mese.

Poco dopo, il Nani fu assegnato ad una nuova zona d’operazioni con un gruppo che includeva il Bandiera, l’Asciaghi ed il Santarosa. Il Nani assunse una posizione a 15 miglia ad est di Porto Mahon (Minorca) a partire dal 24 giugno. Come molti altri battelli facenti parte dell’operazione, il Nani non prese contatto con il traffico e rientrò alla base.


Il Nani a Venezia (Il campanile si scorge a prora)
(Foto gentilmente offerta da  Erminio Bagnasco and Achille Rastelli)

La terza ed ultima missione in Mediterraneo cominciò nella seconda metà di luglio quando il Nani, con il Morosini, Faa di Bruno ed il Berillo prese posizione ad est di Gibilterra rimanendovi tra il 15 ed il 23. Al Nani fu assegnata la posizione più occidentale tra Gibilterra e Capo Guillates (Marocco. Tra il 18 ed il 22, l’equipaggio avvistò varie unità leggere, but il comandante Polizzi non ebbe modo di condurre attacchi. Il 22, dopo aver avvistato un cacciatorpediniere di larga stazza, il comandante Polizzi ordinò il lancio di due siluri che mancarono il bersaglio. Questo mancato attacco ebbe luofo alle 3 del mattino a circa 12 miglia per SE di Punta Europa.


Il Nani con altri battelli della classe Marcello
(Foto Giuseppe Carotenuto)
In Settembre, il battello fu rassegnato alle operazioni in Atlantico e lasciò Napoli il 29 dello stesso mese. Durante il trasferimento, il 5 ottobre il battello intercettò, per poi affondarlo, il trawler britannico “Kingstone Shappire” di 356 tsl.  I trawler erano pescherecci d’altura costruiti prima della guerra e studiati per la rapida trasformazione in cannoniere. In genere, erano stati studiati per la difesa degli approdi ed alcune delle unità più moderne furono trasformate in unità antisommergibile, mentre altre più obsolete in dragamine.. Nel 1939 la Royal Navy stabili il 4 Gruppo di base in Mediterraneo assegnandovi 5 unità.

Dopodiché, da ordini ricevuti, il battelo si trasferì a largo di Madeira dove il 27 intercettò ed affondò il piroscafo svedese “Maggie” di 1.583 tsl in servizio ai britannici. Che il “Maggie”, di cui non abbiamo informazioni più specifiche fosse in servizio ai britannici è confermato dalla sua partecipazione al convoglio HN 19 dalla Norvegia alla Scozzia nel marzo del 1940. Finalmente, il 4 novembre il battello raggiunse la sua destinazione finale risalendo la Gironde fino a Bordeaux.

Una rara foto dell'affondamento del piroscafo Maggie.
(Foto Giuseppe Carotenuto)
Il 13 dicembre, il Nani lasciò il porto fluviale di Bordeaux per cominciare la pericolosa navigazione sulla Gironda. Raggiunto l’Atlantico, il battello incontrò terribili condizioni atmosferiche. Quando il comandante in seconda ed uno dei cannonieri furono gravemente infortunati da una enorme ondata, il comandate fu costretto a rientrare in porto raggiungendolo il 17 per sbarcare gli uomini infortunati. Durante il trasferimento sulla Gironda tra La Pallice e Bordeaux, il battello fu attaccato da un velivolo britannico il quale, dopo una intensa battaglia con le mitragliere, fu abbattuto. La pausa a Bordeaux fu breve, ed avendo scambiato il personale infortunato, il Nani riprese il mare il 20 per riprendere le operazioni ad occidente dell’Irlanda.
 

Il marinaio motorista Carlo Cappiello di
Marina di Cassano, Piano di Sorrento
scomparso a bordo del Nani
(Foto Giuseppe Carotenuto)
 

Il Capo di 2a classe Francesco Mattiuzzi
scomparso a bordo del Nani
(Foto Gian Ugo Mattiuzzi)
A causa del ritardo nella partenza, al Nani fu ordinata la rotta più breve per raggiungere la zona d’operazioni. Il 3 gennaio 1941, Betasom ricevette l’ultima comunicazione radio. Malgrado vari tentativi di ristabilire la comunicazione, il battello non rispose mai più ai molti messaggi inoltrati.

Alla fine del conflitto, le autorità Britanniche accreditarono l’affondamento del Nani in posizione 60° 15’ N, 15° 27 W (Se dell’Irlanda) alla corvette Anemone. Le autorità navali italiane ebbero dubbi circa l’accuratezza di queste informazioni in base a vari fattori. Primo, la posizione in questione sarebbe stata a circa 330 miglia da quella originalmente assegnata al battello. Secondo, se il Comandante Polizzi avesse inseguito un convoglio così a nord, sarebbe stato poco probabile che gli altri battelli in zona non ne avessero notato la presenza. La documentazione bellica tedesca indica che ben quattro battelli, U-38, U-95, U-105 e U-124 erano poco a sud della zona in questione. Nessuno di questi avvistò traffico.

Altri commenti

Sarebbe giusto assumere che il Nani andò perduto per cause sconosciute, possibilmente a causa delle condizioni del mare, tra la data dell’ultima comunicazione radio (3 gennaio, 1941) e l’ultima data per un possibile rientro alla base (20 febbraio).  Una possibile causa andrebbe ricercata nel fatto che in navigazione l'apertura del portello della torretta si rendeva necessaria perché il trombino per l'aerazione dei motori termici, posto al di sotto del pagliolo della torretta, doveva essere tenuto costantemente chiuso per evitare che l'acqua si riversasse in quantità notevole nel locale motori e nella tubolatura di ventilazione degli ambienti.
 

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