R.Smg. Comandante CAPPELLINI

di Cristiano D'Adamo

Al Tomo I

Attività Operativa - Tomo II

1942

La data precisa di partenza della settima missione non è specificata nella documentazione ufficiale, ma si sa che l’11 maggio il Cappellini,mentre era ancora in navigazione per la zona d’agguato, in posizione 19 33N 26 48W, incontrò un convoglio composto da 9 navi. Due delle unità di scorta sottoposero il battello ad un’intensa caccia, ma nonostante le avarie riportate, il battello fu in grado di continuare. 

Il giorno 19, il Cappellini individua un’unità dispersa del convoglio OS.27 (Inghilterra – Africa Occidentale) ed affonda la motonave svedese Tisnaren di 5.747 t.s.l. . Costruito nei cantieri “Götaverken A/B di Gothenburg” in Svezia nel 1918, il Tisnaren apparteneva alla compagnia di navigazione “Transatlantic Rederiaktiebolaget”. La posizione dell’attacco è data a 03° 38’N 32° 01’W, mentre la nave affondò in posizione 03 N 33 W; non ci furono vittime ed i 40 uomini dell’equipaggio furono tratti in salvo.

Alle prime ore di luce del 24 maggio, il battello, allora in posizione 03° 59’S 35° 01’W, rilevò una formazione navale che, a causa della distanza, non poté essere attaccata. Questa, sicuramente, era la stessa formazione incontrata dal Barbarigo nella famosa azione contro il Milwakee and il Moffet.  Due giorni dopo, mentre era alla ricerca di un piroscafo segnalato dall’Archimede, il Cappellini fu attaccato da un Catalina americano di base a Natal. A questo punto, avendo raggiunto i limiti dell’autonomia, il battello cominciò il lungo viaggio di rientro. 

La notte del 31 maggio, in posizione 00° 45’S 29° 45’W il Cappellini colpì con quattro dei sei siluri lanciati la petroliera britannica Dinsdale di 8.214 t.s.l. per la quale il comandante diede un vivido resoconto. Il combattimento fu lungo, infatti, benché cominciato a tarda sera il 31, la petroliera non affondò fino alle 06.12 del giorno seguente. La Dinsdale, già conosciuta come “Empire Norseman”, era stata varata l’11 aprile 1942 ed stata compiendo il suo primo viaggio. La nave era stata costruita dai cantieri Harland & Wolff do Govan e non ci sono informazioni circa la sorte dell’equipaggio.
Dopo aver continuato la missione, il Cappellini eventualmente raggiunse Bordeaux (Le Verdon) il 19 giugno 1942.

L’esperienza dell’estate del 1942, specialmente nelle acque a largo del Brasile, aveva convinto il comando italiano che, a causa del considerevole aumento di attività antisommergibile, non fosse più conveniente mandare i battelli nelle Antille ed in Brasile. Invece, si ritenette che il traffico al largo della Guinea e del Congo fosse una più facile preda. In questo periodo, la disponibilità di battelli era molto limitata e certamente non si poteva prevedere l’arrivo di nuove unità. Infatti, la situazione si era deteriorata a tal punto che, per la missione di agosto a largo del Congo, furono disponibili solamente quattro battelli: il Cappellini, Barbarigo, Archimede e Bagnolini.

Il Cappellini, al comando del T.V. Marco Revedin, lasciò la base il 21 agosto, 1942. Dopo circa venti giorni di navigazione, il battello raggiunse la zona assegnatoli a largo di Freetown. Dopo soli tre giorni, il 13 settembre, il battello ricevette ordini di portarsi alla massima velocità a circa 240 miglia per NNE dell’Isola di Ascensione in posizione 05° 05’S 11° 28’W ove, il giorno precedente, un U-Boot aveva affondato la nave passeggeri Laconia. Dopo l’affondamento, il comandante tedesco si rese conto che la nave britannica aveva a bordo un gran numero di prigionieri di guerra italiani. L’U-Boot in questione, U.156, recuperò parte dei naufraghi e fece accorrere altri battelli (U.506 e U.507). Il Cappellini arrivò in zona, dopo una corsa di circa 700 miglia, il 16 settembre. 

L’episodio del Laconia non solo è triste, ma anche tragico e quindi ne lasceremo la rievocazione storica ad altra sede. Con l’ausilio di unità francesi accorse sul posto, quasi tutti i naufraghi furono trasferiti a bordo delle navi neutrali, ma rimangono a bordo del Cappellini 6 italiani e due prigionieri di guerra. A causa dell’eccessiva utilizzazione della nafta, il piano di operazioni fu abbandonato ed il battello cominciò la navigazione di ritorno. Durante questa fase, il sommergibile avvistò un piroscafo britannico che non fu attaccato a causa di una avaria ad uno dei motori termici. Il battello raggiunse la base senza ulteriori incidenti il giorno 17 ottobre. 

Dopo i necessari lavori di manutenzione, il battello, sempre al comando del T.V. Marco Revedin, riprese il mare da La Pallice il giorno 26 dicembre 1942. Prima di questa missione, il battello fu equipaggiato con un Metrox di costruzione tedesca. Questo dispositivo, soprannominato “marmotta” permetteva l’intercettazione del segnale emanato da i radar nemici. Inizialmente, consentì ai battelli tedeschi ed italiani di evitare gli attacchi aerei spesso condotti a notte fonda dagli aerei alleati. Successivamente, si scopri che il segnale emanato dal Metox consentiva agli alleati di individuare con precisione il battello, così che ne fu ordinata l’immediato spegnimento. Due giorni dopo, il battello riuscì a disimpegnarsi da un sommergibile, ritenuto avversario, probabilmente uno dei battelli britannici sempre in agguato a largo dei porti francesi. 

1943

Il 10 gennaio, 1943 il battello raggiunse la zona d’operazioni a NW delle Isole di Capo Verde. Non avendo rilevato traffico nemico, il battello si diresse nuovamente verso le coste settentrionali del Brasile ove, nei giorni precedenti, il Tazzoli era riuscito ad avere vari successi. Purtroppo, la caccia a largo de Brasile prima, e nelle Antille francesi dopo, non portò al rilevamento di alcun piroscafo e l’8 febbraio il battello comincio la navigazione di rientro. Il 24, mentre in superficie, fu attaccato a largo delle Azzorre da un Catalina che lanciò un grappolo di bombe mentre il battello si approntava all’immersione rapida. Il 4 marzo, il Cappellini arrivò nuovamente a Bordeaux dopo l’infruttuosa missione che aveva aggiunto ulteriori giorni d’operazione all’ormai endemico logorio del battello. 

In seguito a trattative con i tedeschi, il Torelli fu, assieme ad altri sei battelli italiani, destinato ad essere trasformato in sommergibile da trasporto. L'idea di modificare in questo senso i sette battelli era stata presa in considerazione dal C.V. Enzo Grossi, comandante di Betasom, ben conscio del fatto che questi battelli non erano più in grado di affrontare missioni offensive. Grossi propose all'Adm. Donitz un cambio. Al posto dei 7 sommergibili italiani trasformati in cargos, i tedeschi avrebbero ceduto all'Italia altrettanti U-boot di recente costruzione. La richiesta venne accolta dall'ammiraglio anche perché in quel periodo i cantieri tedeschi lavoravano a pieno ritmo, producendo una media di un sommergibile al giorno. Alla marina tedesca mancava semmai il personale di bordo ma non gli scafi. In base all'accordo, la Krisgmarine trasferì all'Italia sette U-boot della classe VII-c (che la Regia Marina riclassificò come classe S) in cambio dei sette scafi italiani che, grazie alle loro dimensioni e ai loro ampi spazi di bordo, risultavano più adattati ai lunghi viaggi verso il Giappone. Ma dei sette battelli, soltanto cinque intrapresero il loro viaggio verso l'Estremo Oriente. Il Torelli lasciò Bordeaux il 14 giugno 1943. L'operazione risultava sotto controllo tedesco e ai battelli italiani erano stati assegnati nomi tedeschi, pur mantenendo il loro equipaggio italiano. Il Tazzoli andò perso per cause sconosciute poco dopo la sua partenza da Bordeaux, mentre il Barbarigo venne probabilmente affondato pochi giorni dopo. Entrambe le perdite non poterono però essere documentate ed ancora oggi rimangono ammantate dal mistero. 

In preparazione per l’11a missione, il Cappellini fu trasformato in sommergibile da trasporto per lo scambio commerciale tra la Germania e l’alleato nipponico. Le modifiche apportate ai vari sommergibili destinati a queste missioni di trasporto furono varie; i cannoni furono asportati ed i magazzini munizioni utilizzati come depositi nafta. Il periscopio d’attacco fu rimosso, una delle latrine smantellate e gran parte dei comfort di bordo eliminati per dar spazio alle mercanzie.

Il Cappellini, al comando del C.C. Walter Auconi partì per il lontano Giappone l’11 maggio 1943. Il carico, di circa 95 tonnellate, consisteva di munizioni, alluminio in barre, acciaio, parti di ricambio, ed altre. A causa del sovraccarico della nafta, il battello lasciò la base con una spinta di galleggiamento pari circa al 3.5% e quindi estremamente bassa. Infatti, il battello era così sovraccarico che lasciò il porto con solamente la prora e la torretta fuori dell’acqua.

I vari sommergibili assegnati a queste missioni di trasporto ricevettero nuovi nomi; il Cappellini fu denominato “Aquila III”. Malgrado vari attacchi aerei, sempre prontamente evitati, il battello raggiunse Saipang il 9 luglio 1943. A detta dei resoconti ufficiali, il battello raggiunse la base nipponica completamente a corto di carburante. Il giorno seguente, il 10, il battello si trasferì a Singapore sotto la scorta della nave coloniale Eritrea, al comando del C.F. Mario Jannucci. Questa missione è minuziosamente descritta dal C.C. Auconi in un promemoria presentato nel luglio del 1948. Il 25 agosto, il battello era nuovamente pronto alla navigazione, ma il comando tedesco decise di trattenerlo per farlo poi rientrare in compagnia del Giuliani.

L’8 settembre (per la verità la mattina del 9), avendo ricevuto notizia dell’armistizio firmato dal governo italiano, i giapponesi immediatamente presero il controllo del battello, concludendone così la vita operativa nella Regia Marina. L’equipaggio fu catturato ed internato in un campo di prigionia giapponese. Successivamente, una buona parte degli uomini dell’equipaggio decisero di continuare a combattere a fianco dell’alleato tedesco ed il sommergibile fu armato con un equipaggio misto tedesco ed italiano.

12 luglio 1943 - Il Cappellini fotografato dall'Eritrea.
(Foto gentilmente offerta da  Erminio Bagnasco and Achille Rastelli)
Il 10 settembre, il battello fu incorporato nella Krigsmarine ed assegnato il nominativo UIT.24. Il battello fu al comando dell’Oblt (Oberliutenent) Heinrich Pahls fino al maggio del 1945. Durante questo periodo, il battello condusse sei missioni quale parte della 12ma flottiglia (Bordeaux) e successivamente la 33ma Flottiglia (Flensburg). Alla resa della Germania, il 10 maggio 1945, il battello fu incorporato nella marina nipponica con il nominativo I-503 dove continuò ad operare fino al termine del conflitto. 

Il Cappellini fu poi catturato dagli Stati Uniti ed affondato a largo di Kobe (Kii Suido) il 16 aprile 1946.

Kii Suido

Edizione italiana a cura di Franco Cestra

 

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