R.Smg. MICHELE BIANCHI

di Cristiano D'Adamo

La classe MARCONI

Azioni condotte dal Bianchi


Grafico degli affondamenti

Personale caduto sul Bianchi


Attività Operativa

1940

Il 10 giugno 1940, all'inizio delle ostilità, il sottomarino Bianchi era dislocato presso la base di La Spezia ove completò un periodo d’addestramento che si protrasse fino al 15 agosto, data della prima missione di guerra.

Due giorni dopo la partenza, raggiunto lo Stretto di Gibilterra, il sommergibile rimase di pattuglia fino al 3 settembre. Il 25 agosto, affondò una piccola unità di nome e caratteristiche imprecisate. Dopo il rientro, il battello fu assegnato in arsenale per lavori di preparazione per il trasferimento alla nuova base atlantica di Betasom (Bordeaux).

Il Bianchi in  arrivo a Bordeaux.
(Foto U.S.M.M.)
Il sommergibile, al comando del C.C. Adalberto Giovannini, partì da La Spezia il 27 ottobre alla volta di Bordeaux. Il battello faceva parte di un gruppo di trasferimento che includeva il Morosini, il Brin ed il Marcello, mentre il Mocenigo ed il Velella furono  ritardati. Raggiunta Punta Almina alle 01.05 del 3 novembre, Giovannini cominciò l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra in immersione. Dalle 2.20 alle 4.27, il battello, individuato da unità britanniche, fu sottoposto alla caccia per mezzo di bombe torpedine a rimorchio, e bombe di profondità. Dopo le 8.00, il battello cominciò ad avere seri problemi di governo a causa di forti correnti marine che lo trascinarono fino a 118 metri di profondità. Questo fenomeno si  ripeté a bordo di vari battelli italiani ed era probabilmente causato dalle forti correnti contrastanti provenienti dall’Atlantico e dal Mediterraneo (in genere, a causa dell’alta evaporazione, le correnti tendono ad entrare in Mediterraneo, mentre altre invece ne fuoriescono).

 


Lo Stretto di Gibilterra
Con il fondale che stava diventando progressivamente più basso, e gli idrofoni che avevano cominciato a percepire rumori d’unità sottili di superficie, il comandante ritenne opportuno appoggiare il battello sul fondale ed aspettare. L’attesa durò dalle 11.50 fino alle 13.00, ma poi dovette essere abbandonata a causa della corrente che trascinava lo scafo contro il fondale roccioso,  con  possibilità di causare danni. Alle 15.45, una nuova perdita di quota sprofondò il battello fino a 142 metri, ben oltre la quota di collaudo. Il comandante ordinò la risalita, ma il battello risprofondò nuovamente fino a ben 150 metri. La situazione era preoccupante; la riserva d’aria si stava esaurendo e le batterie avevano poca energia. Era ora di risalire. La superficie fu raggiunta alle 15.55 a circa 6 miglia da Tangeri. Dopo soli cinque minuti, un idrovolante del 202 Squadrone di base a Gibilterra identificò il Bianchi, ma senza attaccarlo.  Dopo circa 90 minuti di navigazione, con la riserva d’aria e di energia parzialmente ripristinate, il battello si rifugiò nuovamente negli abissi a circa due miglia da Capo Spartel. Quello che segue è  parte del rapporto redatto dal Comandante Giovannini:

Copia del giornale di bordo del Bianchi.
Dopo aver riparato alcune avarie, il Bianchi salpò il 12 ed il giorno seguente in compagnia del Brin e eludendo l’attenta guardia britannica  raggiunsero l’Atlantico. Questo ritardo, e le avarie riportate consigliarono di abbandonare la missione d’agguato a largo dello stretto,  pertanto, il battello diresse immediatamente per Bordeaux. Il 18 dicembre, alle 5.40 il Bianchi assistette al duello d’artiglieria tra il Brin ed il sommergibile britannico Tuna. Il battello raggiunse l’imboccatura della Gironda da cui proseguì per raggiungere la base di Bordeaux nel pomeriggio dello stesso giorno.

Il Bianchi nel bacino a livello costante durante la fase di caricamento dei siluri poppieri.
(Foto U.S.M.M.)

1941

Dopo un periodo di sosta a Bordeaux, il Bianchi fu assegnato con l’Otaria, il Marcello ed il Barbarigo ad una missione a largo della costa irlandese da condursi di concerto con l’alleato tedesco e sotto le direttive di B. d. U.. Il battello faceva parte di un dispositivo che includeva u-boote e ricognizione aerea da parte della Luftwaffe.

 Il 14 febbraio, poco dopo l’arrivo in zona, il Comandante Giovannini  individuò nell’oscurità della notte il piroscafo britannico BELCREST di 4.517 t.s.l. che fu affondato con due siluri. Questo battello, costruito nel 1925 dai cantieri “Northumberland Shipping Co” di Howden-on-Tyne era precedentemente conosciuto come il Treherbert (1939) e Gardèpèe ed apparteneva alla compagnia di navigazione “Crest Shipping” di Londra.  La posizione dell’affondamento fu data intorno al 54° N, 21° W e tutti i 36 uomini dell’equipaggio persero la vita.  Questo piroscafo era un’unità dispersa del convoglio SC.21 diretto da Halifax (Canada) all’Inghilterra.

Durante questa fase, il 19 febbraio l’aviazione tedesca segnalò la presenza di un convoglio di circa 30 navi, probabilmente OB.288. Durante le varie fasi che seguirono, il convoglio fu attaccato da parte d’unità sia tedesche sia italiane, creando confusione circa la paternità degli affondamenti. Il fatto che questa zona brulicasse di sommergibili è confermato dall’avvistamento del Bianchi (57° 55’ N, 17° 40’ W) di un periscopio durante la mattina del 22 febbraio. Si suppone che questi possa essere stato il periscopio del Marcello che, sottoposto ad intensa attività antisommergibile, andrà perduto in circostanze a tutto oggi sconosciute.

Continuando a seguire gli ordini impartiti da B. d. U., il Bianchi si spostò ancora più a ponente della sua posizione originale riuscendo a raggiungere il contatto con unità nemiche sia la notte del 23 che del 24 febbraio. Il primo attacco su condotto contro il piroscafo britannico Manistree di 5.360  t.s.l. che fu poi affondato dall’U.107. La notte del 24, il Bianchi condusse un altro attacco, questa volta affondando un piroscafo la cui identità e stata a lungo discussa.

Il comandante Giovannini descrisse l’azione in dettaglio:

Copia del giornale di bordo del Bianchi.
Originalmente, il piroscafo descritto nell’azione del Bianchi fu identificato quale il Waynegate di 4,260 t.s.l.  Questo piroscafo fu dato per affondato dai Lloyds di Londra in posizione 58° 50’ N, 21° 47’ W con il completo salvataggio di tutti e 44 gli uomini dell’equipaggio. Quest’affondamento è però stato ufficialmente accreditato all’U.73 del Comandante Rosenbaum. Queste informazioni sono confermate dalla “Bibliothek für Zeitgeschichte, Marinearchiv” di Stoccarda.  In una revisione storica condotta dal Mattesini, il battello in questione fu identificato per il Linaria, ma questi è dato affondato dall’U.96 del Comandante Lehmann-Willenbrock in posizione 61° N  25° W alle 1.16 del mattino, ora di Londra.

L’attacco del Bianchi fu condotto alle 23.05 del 23 febbraio, ora legale di Roma. A detta dello stesso “Bibliothek für Zeitgeschichte, Marinearchiv” (l’autore in questione è il famosissimo Jürgen Rohwer) la nave affondata dal Bianchi e con l’aiuto dell’U.96 fu l’HUNTINGDON, di ben 10.946 t.s.l.  Questa supposizione non può essere completamente confermata, ma appare molto credibile, soprattutto perché è fatta da uno dei più rispettati storici navali tedeschi.

L’Huntingdon, un piroscafo di costruzione tedesca del 1920, precedentemente conosciuto come il Munsterland, apparteneva alla compagnia di navigazione “Federal Steam Navigation Co” di Londra. Il piroscafo è dato per perduto in posizione 58° 25’ N 20° 23’ W e tutti i 66 uomini dell’equipaggio furono salvati.

La buona caccia del Bianchi non era ancora finita. Durante le prime ore del giorno 27, Giovannini intercettò altri tre piroscafi sempre facenti parte dello stesso convoglio.  Il primo piroscafo, probabilmente l’Empire Ability, schivò i siluri, mentre il secondo, il BALTISTRAN, fu centrato in pieno. Il Baltistran era un piroscafo britannico di 6.803 t.s.l. costruito nel 1937 dai cantieri “Read Head & Son” di South Shilds”. Apparteneva alla compagnia di navigazione “Strick Line”.  L’affondamento fu dato in posizione 51° 52’ N, 19° 55’ W e 51 uomini dell’equipaggio persero la vita, mentre i rimanenti 18 furono salvati.

Immediatamente dopo l’attacco, il Bianchi eluse un incrociatore ausiliario rifugiandosi nella sicurezza degli abissi.  Completata la missione, il Bianchi iniziò il viaggio di rientro giungendo a Bordeaux il 4 marzo 1941. Durante il rituale periodo di lavori, il C.C. Giovannini sbarcò ed fu sostituito dal C.C. Franco Tosoni Pittoni.

C.C. Franco Tosoni Pittoni
(Foto gentilmente offerta da  Erminio Bagnasco and Achille Rastelli)

La susseguente missione fu di poco successo. Quale parte del gruppo Morosini, composto da quatto battelli, il Bianchi lasciò la capitale Aquitana il 30 aprile 1941 per dirigersi nuovamente a ponente delle isole britanniche.  Il 12 maggio il Bianchi intercettò in posizione 56° 40’ N, 24° 40’ W un piccolo convoglio di due piroscafi scortati da varie unità sottili. La velocità di questo convoglio, stimata circa 14 nodi, non consentì al battello italiano di mantenere il contatto e così il Comandante Tosoni Pittoni dovette limitare a trasmettere solamente il segnale di scoperta.  Il 15 maggio il Bianchi individuò ancora un convoglio, ma dovette desistere all’inseguimento a causa della caccia intensa delle unità di scorta britanniche.

Quello che segue è uno stralcio del diario di bordo che dimostra l’intensità delle azioni delle unità di scorta:

Copia del giornale di bordo del Bianchi.

Il 19 il Bianchi intercetta un segnale di scoperta dell’Otaria, ma è troppo lontano per intervenire. Pochi giorni dopo, il 2 maggio, ormai al limite della sua autonomia il Bianchi cominciò il viaggio di ritorno raggiungendo Bordeaux tra il 25 ed il 30 maggio.

Dopo i mediocri e alquanto limitati successi in Atlantico settentrionale (ad eccezione del Bianchi), le nuove zone d’operazioni per gli squali di Betasom furono le acque più temperate dell’Atlantico centrale e le coste dell’Africa. 

Il Bianchi a Bordeaux (sulla Gironda, fuori del bacino a livello costante) con affianco il Perla, il piccolo sommergibile costiero provenuto dall'AOI.
(Foto U.S.M.M.)

Il 4 luglio 1941, dopo un turno di lavori, il Bianchi fu pronto a riprendere il mare con destinazione la zona a ponente dello Stretto di Gibilterra dove doveva far parte di una squadra di nove battelli. Dopo solo un giorno di navigazione e mentre era ancora nel Golfo di Biscaglia, il Bianchi fu affondato da un sommergibile Britannico.

La sorte di questo battello rimase in dubbio per molti anni. I primi resoconti britannici attribuirono l’affondamento al smg. Severn, ma più tardi esso fu attribuito ad un altro battello britannico, il Tigris. Va inoltre notato che la data originalmente comunicata dalla Royal Navy fu il 8 luglio, e solo più tardi fu corretta con quella più probabile del 5 luglio. L’intero equipaggio perì con l’affondamento del battello.


(1) L'unità capogruppo era il cacciatorpediniere Greyhound. Secondo la versione ufficiale britannica le unità del gruppo « Greyhound », richia­mate dall'aereo, giunsero sul posto quando il Brin si era ormai immerso.  La notizia dell'arrivo a Tangeri del sommergibile italiano giunse al comando navale  britannico tramite le autorità consolari locali.

Edizione italiana a cura di Francesco Cestra

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