Cavallini:
Una famiglia di sommergibili

di Cristiano D'Adamo

PropulsionE

Motori Termici

I Mameli avevano due motori diesel Tosi S8 a otto cilindri capaci di erogare 1.500 cavalli. Questi motori erano a quattro tempi e l’albero motore era collegato attraverso bielle agli stantuffi (pistoni). Il ciclo di questi motori non era reversibile (in pratica potevano procedere solamente in una direzione). I motori erano collegati direttamente a dei compressori a quattro fasi per la produzione di aria compressa a circa 70 atmosfere, ed erano inoltre usati (soffiando aria) per far partire i motori. I Settembrini ebbero gli stessi motori, mentre gli Archimede e i Brin ebbero in dotazione propulsori i Tosi E6 (motori a due tempi e sei cilindri reversibili e capaci di erogare 1.700 cavalli). I Liuzzi ricevettero i modelli EG, simili agli E6, ma dotati di maggiore potenza. I vari impianti propulsivi non ebbero un effetto diretto sulla velocità dei battelli, ma incisero sulla loro autonomia. I Settembrini (18 nodi) erano più veloci dei Mameli (17,2 nodi), ed i Brin (17,5 nodi) erano più veloci dei mediocri Archimede (17 nodi). I Liuzzi, infine, erano tecnicamente in grado di raggiungere una velocità massima di 17,8 nodi. L’usura da servizio prolungata e il naturale invecchiamento dei battelli, ridussero tuttavia la capacità dei battelli a raggiungere le velocità stimate in sede progettuale.
 


Il motor diesel marino Tosi S8 da 1.500 cavalli.
(Foto Turrini)

In superficie i motori diesel erano collegati agli assi principali a mezzo di un giunto, mentre l’asse era connesso all’asse delle eliche attraverso un ingranaggio. Il giunto ad ingranaggi poteva essere disinnescato dall’asse delle eliche e connesso ai motori elettrici che svolgevano la funzione di dinamo generando corrente continua. In immersione, i giunti erano completamente disinnescati. I due motori diesel ricevevano l’aria d’aspirazione attraverso un valvolone posizionato sopra il ponte di coperta ed entro la falsa torre. Il manifoldo era protetto da una valvolone che, durante l’immersione del battello, ne sigillava l’accesso esterno.

 

Motori Elettrici

Sui “Mameli” i due motori elettrici (a doppia induzione con doppia armatura coassiale) erano stati prodotti dalla ditta C.G.E. ed erano capaci di erogare 550 HP ciascuno. Tutti i modelli posteriori furono equipaggiati con propulsori Ansaldo. I motori dei “Mameli” erano alimentati dal corrente continua a 55, 110 o 220 volt. Questi potevano operare a velocità massima (550 HP) per circa un’ora, a 417 hp per tre ore e a 66 hp in moto continuo. I motori Ansaldo istallati sui “Settembrini” producevano anch’essi 550 hp, ma quelli degli “Archimede” ne erogavano 700. I motori installati sui “Brin” avevano invece una potenza ridotta (650 hp), vicina a quelli dei “Liuzzi” (625 hp).  Le varie soluzioni propulsive fornivano autonomie alla massima velocità ben diverse. Nella fattispecie, i “Settembrini” risultavano i peggiori (7 miglia a 8 nodi), mentre i  “Brin” erano i migliori (10 miglia a 8.6 nodi).

 

Accumulatori

Sui “Mameli” ed i “Settembrini” c’erano 56 accumulatori del tipo 30 M.A.S. 870-5 prodotti dalla ditta SGIAE di Melzo. Si trattava di apparecchiature del peso di 750 kg ciascuna, per un totale di 84 tonnellate. Gli accumulatori erano in grado di produrre 5.150 ampere in un’ora, o 7.500 ampere in tre ore (2.500 ampere/ora), o 11.500 ampere in 24 ore (575 ampere/ora). Gli “Archimede” vennero invece equipaggiati con 128 accumulatori divisi in due compartimenti. Questi accumulatori erano del tipo Tudor Ironclad ad erogavano 4.270 ampere in un’ora, 9.350 ampere in 20 ore (565,5 ampere/ora). I “Brin” furono equipaggiati con 132 accumulatori anch’essi divisi in due compartimenti. Queste apparecchiature erano prodotte dalla Scaini ed erogavano 4.650 ampere in un’ora, 7.950 ampere in 5 ore (1.590 ampere/ora), 9.050 ampere in 10 ore (905 ampere ore), o 9,700 ampere in 20 ore (485 ampere/ora). I “Liuzzi” furono dotati di accumulatori più piccoli, del peso di 508 Kg, prodotti dalla S.G.I.A.E, per un totale di 232 unità, sempre divise in due compartimenti (di 166 ciascuno) ed in grado di erogare 3.200 ampere in un’ora, 4.750 ampere in 3 ore (1.583 ampere/ora), e 7.300 in 25 ore (792 ampere/ora).

Questa configurazione permise ai “Liuzzi” di migliorare il raggio d’azione dei “Mameli” da 80 a 110 miglia, un risultato alquanto rispettabile.  Ciascun accumulatore era composto di molteplici piaste negative e positive in piombo ai quali erano attaccati i terminali separati da isolanti. Le piastre erano immerse in una soluzione elettrolitica composta di acqua distillata ed acido solforico ad un livello di gravità specifica del 1.25% (quando l’accumulatore era  carico). Ciascun accumulatore produceva circa 2 volt ed era collegato in serie ad un gruppo. Ciascun gruppo poteva essere operato indipendentemente o in parallelo con altri. Sul “Mameli”, ciascun gruppo di accumulatori era diviso in due circuiti, ciascuno composto di 28 accumulatori (28 x 2 volt = 56 volt).

 

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