I Primi Battelli
del Tipo Bernardis

di Cristiano D'Adamo

PropulsionE

Motori Termici

I “Pisani” avevano due motori diesel Tosi K6 a sei cilindri capaci di erogare 1.350 cavalli. Questi motori erano a quattro tempi e l’albero motore era collegato attraverso bielle agli stantuffi (pistoni). Il ciclo di questi motori non era reversibile (in pratica potevano procedere solamente in una direzione).  I motori erano collegati direttamente a dei compressori a quattro fasi per la produzione d’aria compressa a circa 70 atmosfere, ed erano inoltre usati (soffiando aria) per far partire i motori.

I “Bandiera” e gli “Squalo” furono equipaggiati con nuovi propulsori del tipo FIAT Q 426, motori questi a due tempi e sei cilindri reversibili e capaci di erogare 1.500 cavalli). I due tipi di motori non ebbero effetti specifici sulla velocità, bensì sul raggio d’azione dei battelli. Le tre classi ebbero velocità di superficie quasi identiche con I “pisani” capaci di raggiungere i 15 nodi ed i “Bandiera” e gli “Squalo” 15.1 nodi.

I diesel sui "Pisani"
L’usura da servizio prolungata e il naturale invecchiamento dei battelli, ridussero tuttavia la capacità dei battelli a raggiungere le velocità stimate in sede progettuale.

In superficie i motori diesel erano collegati agli assi principali a mezzo di un giunto, mentre l’asse era connesso all’asse delle eliche attraverso un ingranaggio. Il giunto ad ingranaggi poteva essere disinnescato dall’asse delle eliche e connesso ai motori elettrici che svolgevano la funzione di dinamo generando corrente continua. In immersione, i giunti erano completamente disinnescati. I due motori diesel ricevevano l’aria d’aspirazione attraverso un valvolone posizionato sopra il ponte di coperta ed entro la falsa torre. Il manifoldo era protetto da una valvolone che, durante l’immersione del battello, ne sigillava l’accesso esterno.

Motori Elettrici

Sui “Pisani” i due motori elettrici (a doppia induzione con doppia armatura coassiale) erano stati prodotti dalla ditta C.G.E. (Compagnia Generale Elettricità di Milano) ed erano capaci di erogare 550 HP (410 Kw) ciascuno. I “Bandiera” furono invece equipaggiati con motori di prodotti dalla Savigliano, mentre gli “Squalo” ricevettero motori della C.R.D.A.
I motori elettrici

I motori dei “Pisani” erano alimentati dal corrente continua a 55, 110 o 220 volt. Questi potevano operare a velocità massima (550 HP) per circa un’ora, a 417 hp per tre ore e a 66 hp in moto continuo. I motori Savigliano istallati sui “Bandiera” producevano 650 hp, cosi come quelli degli “Squalo”. La differenza tra i vari motori produsse dei raggi d’azione diversi; i “Pisani” ed i “Bandiera” erano capaci di navigare 8.8 miglia a 8.2 nodi in immersione, mentre gli “Squalo” potevano solo percorrere 7 miglia a 8 nodi.

Accumulatori

Sui “Pisani”, “Bandiera” ed gli “Squalo” c’erano due sezioni di 56 accumulatori ciascuno; modelli futuri del tipo Berdardis ebbero gli accumulatori aumentati fino ad un totale di 132. Sui “Pisani” si trattava di accumulatori del tipo 30 M.A.S. 870-5 prodotti dalla SGIAE di Melzo (Milano) del peso di 750 kg ciascuna, per un totale di 84 tonnellate. Gli accumulatori erano in grado di produrre 5.150 ampere in un’ora, o 7.500 ampere in tre ore (2.500 ampere/ora), o 11.500 ampere in 24 ore (575 ampere/ora). Questa configurazione era identica alla classe “Mameli” progettata da Cavallini. I “Bandiera” ricevettero accumulatori tipo Hensemberger R.M. 865/28, unità queste con specifiche leggermente diverse (5.200 ampere in un’ora, 7.680 in 3 ore, 10.000 ampere in 10 ore, e 11.000 in 20 ore). Gli “Squalo” ricevettero accumulatori con specifiche molto minori: 4.270 ampere in un’ora, 6.380 in 3 ore, 8.400 ampere in 10 ore, e 9.350 in 20 ore.

I vani batteria sui "Pisani"
Ciascun accumulatore era composto di molteplici piaste negative e positive in piombo ai quali erano attaccati i terminali separati da isolanti. Le piastre erano immerse in una soluzione elettrolitica composta di acqua distillata ed acido solforico ad un livello di gravità specifica del 1.25% (quando l’accumulatore era carico). Ciascun accumulatore produceva circa 2 volt ed era collegato in serie ad un gruppo. Ciascun gruppo poteva essere operato indipendentemente o in parallelo con altri. Sul “Mameli”, ciascun gruppo di accumulatori era diviso in due circuiti, ciascuno composto di 28 accumulatori (28 x 2 volt = 56 volt).

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