I Primi Battelli
del Tipo Bernardis

di Cristiano D'Adamo

Progetto e Costruzione

Fino dalla costruzione dei primi sommergibili e fino all'introduzione dei progetti più d’avanguardia della fine della seconda guerra mondiale, i sommergibili erano composti da tre distinte sezioni: lo scafo interno, lo scafo esterno e le sovrastrutture. Lo scafo interno, detto anche scafo “resistente” era normalmente composto di varie sotto sezioni cilindriche, sigillate agli estremi da calotte semi sferiche, lungo le quali trovavano posizione i tubi lanciasiluri. Un’altra sezione cilindrica era situata nella parte centrale sovrastante la camera di manovra e costituiva la parte resistente della falsa torre, detta anche torretta.

Lo scafo esterno era la parte del battello esposta al mare ed era costruita secondo criteri improntati alla dinamica. Entro lo scafo esterno vi erano dei compartimenti utilizzati per lo stivaggio dei fluidi di bordo (acqua di zavorra e nafta), casse di zavorra. Ben poco spazio risultava inutilizzato. Le sovrastrutture costituivano un guscio che si estendeva oltre la lunghezza dello scafo “resistente”, dando al sommergibile un piano di calpestio, una prora simile a quella di un incrociatore e una poppa piuttosto rotondeggiante. Questa parte dello scafo era generalmente esposta all’azione del mare e l’acqua fluiva attraverso larghe aperture o piccoli orifizi disposti lungo l’intero profilo.


I “Pisani”, come gia menzionato, ebbero lo scafo alterato con l’istallazione di false carene per migliorarne l’assetto trasversale. A causa di queste modifiche, la velocità di queste tre classi (Pisani, Bandiera e Squalo) si limitò a 15 nodi, mentre classi successive raggiunsero 17 e 18 nodi.

Tutti i “Bernardis” appartenevano al tipo di unità a carena semplice, con doppie casse interne. I “Pisani” avevano uno scafo resistente composto di ordinate perfettamente circolari (travi rinforzate) distanziate di circa 500 mm alle quali erano inchiodate diverse lastre di acciaio a forma di mattonella (ciascuna lastra era posizionata in modo da coprire circa la metà della lastra adiacente). Le piastre erano di acciaio al nichel da 60 Kg/mm2 con innervamento a 42 Kg/mm2. Esse avevano uno spessore di 20 mm verso il centro del battello, e di 13 mm verso le estremità. I due estremi, AV (avanti) e AD (indietro) erano cuneiformi e di conseguenza il diametro delle ordinate più estreme risultava inferiore rispetto a quelle interne. Ciascuna piastra era assicurata da una doppia fila di chiodi, con una contropiastra sistemata internamente ed esternamente alla giuntura.


Il DELFINO ancora in costruzione e senza le ulteriori modifiche tra
le quali le nuove false carene.
(Foto Turrini)

L’intero scafo resistente era suddiviso in sei compartimenti, più la torretta. Cominciando dalla parte posteriore, il primo compartimento era la camera lanciasiluri AD; spazio nel quale erano alloggiati anche i motori elettrici. Seguiva il vano motori termici, la camera di manovra, l’alloggio ufficiali e il primo compartimento batterie; l’alloggio sottufficiali ed il secondo compatimento batterie, ed infine la camera lanciasiluri AV. La piccola torretta era posizionata sopra la camera di manovra e le camicie dei periscopi facevano parte della struttura resistente dello scafo ed i pozzi dei periscopi si estendevano nelle cassa resistente interna.

Ciascun compartimento era protetto da una parete stagna capace di sopportare pressioni fino a 40 atmosfere, mentre la paratia tra i due locali batterie poteva resistere solo a 10 atmosfere. La piccola camera posizionata sopra la camera di manovra e facente parte della falsa torre era costruita in acciaio diamagnetico al 25% di nichelio per l’uso della bussola e apparati radio.

 

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