I Sommergibili
della
Classe "600"

di Cristiano D'Adamo


Armamenti

Siluri

Tutti i “600”, fatta eccezione per alcuni, avevano quattro tubi lanciasiluri a prua e due a poppa, mentre i smg. “Bronzo”, “Volfamio” e “Argento” ne avevano quattro. I tubi erano armati alla partenza dalla base, e 8 altri siluri erano stivati nei compartimenti di lancio, mentre l’ultima serie ne stivava solo 4 o 6. I siluri erano introdotti nello scafo attraverso uno speciale portello e la manovra di carico risultava molto laboriosa e complessa. In mare, i siluri potevano essere rimossi dai tubi per la manutenzione ordinaria (aggiungere il carburante).

La camera di lancio AV del GIADA (nel dopoguerra).
Notare gli spazzi molto angusti.
(Foto Collezione Turrini )
La distanza, la velocità e la direzione dell’arma erano regolabili mentre il siluro si trovava già nel tubo di lancio. I lanciasiluri erano prodotti dalla Tosi e potevano accomodare una varietà di siluri da 533 mm prodotti sia che dalla Whitehead di Fiume che dal Siluruficio Italiano di Pozzuoli. Come nel caso della Royal Navy, la Marina Italiana non ebbe gli enormi problemi con i siluri che afflissero sia la U.S. Navy che la Kriesgmarine. I siluri italiani erano affidabili, ma lasciavano una scia alquanto vistosa facilitandone l’avvistamento. Soltanto l’ultima serie, i “Platino”, ricevettero un sistema di lancio tedesco (centralina). Verso la fine della guerra (1943), i “600” cominciarono a ricevere siluri elettrici di fabbricazione tedesca i quali si dimostrarono alquanto efficienti.

Armi leggere

Ogni battello aveva un piccolo arsenale di fucili e pistole sistemato nella cabina idrofonica.

Cannone

Le prima serie, gli “Argonauta”, fu equipaggiata con un cannone navale da 102 mm, calibro 55. Queste armi avevano una gettata massima di circa14,5 km ma la portata pratica, a causa della arretratezza tecnica dei congegni di puntamento, risultava assai minore. Classi successive furono dotate di nuovi pezzi da 100 mm calibro 47. I “600” avevano una riserva da 144 a 152 proietti, variabile da serie a serie, e un gruppo di cannonieri ben affiatato poteva sparare fino a otto colpi al minuto.
Il cannone da 100/47 mm del Smg. PORFIDO
(Foto Collezione Turrini )
I “600” avevano un cannone singolo montato a prora della falsa torre. I proietti erano caricati dai magazzini ai compartimenti principali e da qui spinti attraverso un tubo sul ponte di calpestio. Dal momento che non esistono specifiche circa l’uso di un sistema di issaggio idraulico, si desume che i proietti fossero spinti manualmente. I cannonieri avevano anche accesso ad un piccolo magazzino stagno ubicato nella falsa torre. Il deposito munizioni era collocato sul ponte inferiore tra il compartimento degli accumulatori prodiero e la cassa della rapida. A causa della natura del conflitto in Mediterraneo, il cannone dei “600” venne usato di rado.

 

Mitragliatrici


I “600” erano equipaggiati con le famose mitragliatrici antiaeree Breda Modello 1931 da 13.2 mm. . Queste armi erano montate su un supporto singolo sulle prime serie e su uno doppio sulle serie più avanzate. Nei “Platino”, probabilmente la classe dei sommergibili italiani più riuscita, le mitragliatrici erano istallate su supporti retrattili a scomparsa (o a “candeliere”) che recedevano in tubi protetti da un portello stagno. Dopo l’emersione, i cannonieri aprivano il portello, estraevano le armi, inserivano il caricatore ed erano pronti al fuoco. I caricatori contenevano 30 cartucce e le armi erano in grado di sparare 400 colpi al minuto ad una distanza di 2.000 metri. La riserva era di 2.000 colpi, poi aumentata a 10.000. Come nel caso di tutti i sommergibili italiani, durante il conflitto si scoprì che le armi da 13,2 mm non erano sufficientemente potenti per abbattere i grandi bombardieri americani dotati di blindature di ragguardevole spessore.

Altri Armamenti

Nell'agosto del 1940, unità della classe ADUA ricevettero delle modifiche strutturali che inclusero l'installazione di tre cilindri contenitori per il trasporto dei maiali (Siluri a Lenta Corsa). Successivamente, la torretta fu modificata similmente agli U-boot tedeschi rimuovendo il ponte coperto e riducendo le camicie dei periscopi. Inoltre, il cannone da 100 mm fu rimosso ed una nuova mitragliera antiaerea aggiunta. Ciascun contenitore poteva trasportare un S.L.C.. Lo Scirè ed il Gondar erano quasi identici, ma il secondo aveva il contenitore prodiero senza anelli di rinforzo consentendo così l'identificazione dei due battelli. Nonostante la sua notorietà, vi sono poche fotografie dello Scirè e le poche disponibili sono state spesso modificate con ritocchi manuali.

Edizione italiana a cura di Francesco Cestra

© 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions