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I Sommergibili
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Motori Termici
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Le varie serie della classe “600” furono equipaggiati con motori termici del
tipo diesel con prestazioni simili, ma prodotti da diverse ditte. Gli
“Argonauta” erano in grado di erogare 1.250 cavalli, più tardi aumentati a
1.350 sui “Sirena”, e a 1.400 sui “Perla”, “Adua” e “Platino” Alcuni dei
“Platino” ricevettero motori capaci di erogare 1.500 cavalli. Questi motori
a due tempi reversibili erano prodotti dalla FIAT, TOSI o dalla C.R.D.A. I
motori dei “Perla” avevano quattro cilindri; gli “Argonauta” e gli “Adua” ne
avevano sei; i “Platino” cinque. Nel tempo, i motori di produzione C.R.D.A.
si dimostrarono i più efficienti. |
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La velocità di superficie dei “600” era di circa 14 nodi (miglia nautiche),
e quella in immersione di circa 7,5 nodi per la prima serie (“Argonauta”)
mentre le altre serie erano in grado di raggiungere gli 8 nodi. Nonostante
l’evoluzione dei vari propulsori, il consumo rimase pressoché simile con i
battelli in grado di percorrere 5.000 miglia alla velocità di 8,5 nodi, e
2.300 miglia alla massima velocità di 14 nodi. I motori diesel erano
connessi a quelli elettrici per mezzo di giunti rimuovibili. La velocità di
rotazione massima dei motori era di 420 giri al minuto che, per un limitato
periodo ti tempo, potevano essere spinti fino a 460. Dopo intenso uso,
questi motori, richiedevano una accurata manutenzione. La poca velocità dei
“600” non fu un gran fattore, e in condizioni atmosferiche avverse, il
valvolone d’aspirazione situato sulla verticale dei motori (invece che nella
falsa torre come su sommergibili esteri), poteva facilmente allagarsi. Per dare un’idea generale del consumo di carburante, ecco una tabella riassuntiva creata dagli alleati dopo la cattura del Smg. Bronzo (serie “Platino”): |
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In genere, come quasi tutti i sommergibili italiani, la velocità di
superficie dei “600” era molto limitata e non poté essere aumentata neanche
con l’istallazione di nuovi propulsori. Un sommergibile tedesco della classe
VII A, simile ai “600”, poteva raggiungere i 17 nodi, tre in più dei
battelli italiani.
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Motori Elettrici
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Come per i motori termici, anche i motori elettrici furono prodotti da varie
ditte. Alcuni battelli ricevettero motori prodotti dalla C.R.D.A., mentre
altri ebbero motori della Marelli e dell’Ansaldo. Questi motori potevano
operare a 45, 90 e 180 volt. La massima potenza si otteneva a 180 volt e 330
giri al minuto. Quando non in uso per la propulsione, i motori elettrici
erano usati come dinamo, o generatori di corrente diretta, per ricaricare le
batterie. Ciascun motore era in grado di sviluppare 400 cavalli. |
Accumulatori
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I “600” avevano due stive capaci di ospitare 52 accumulatori ciascuna. Sui “Sirena”, questi accumulatori erano del tipo Ironclad N 7320 prodotte dalla Tudor e del peso di 700 chilogrammi ciascuno. Il peso totale di tutti gli accumulatori era di 72,8 tonnellate. Gli accumulatori erano in grado di produrre 4.750 ampere in un’ora, o 7.050 ampere in tre ore (2.350 ampere/ora), o 9.720 ampere in 20 ore (485 ampere/ora). Sulla prima serie, gli “Argonauta”, ciascun accumulatore era in grado di produrre solamente 4.270 ampere/ora. Alla data della cattura, il Smg. Bronzo era equipaggiato con accumulatori di produzione Marelli e del tipo Quarorlo M.51. Questi accumulatori erano stati installati nel settembre del 1941, ed alla data della cattura del battello (1943), erano ancora in ottime condizioni, confermando così un uso operativo abbastanza lungo. Ciascun accumulatore era composto di molteplici piastre negative e positive in piombo ai quali erano attaccati i terminali separati da isolanti. Le piastre erano immerse in una soluzione elettrolitica composta di acqua distillata e acido solforico ad un livello di gravità specifica del 1.25% (quando l’accumulatore era carico). Ciascun accumulatore produceva circa 2 volt ed era collegato in serie ad un gruppo. Ciascun gruppo poteva essere utilizzato indipendentemente o in parallelo con altri. Sui “600”, ciascun gruppo di accumulatori era diviso in due circuiti, ciascuno composto di 26 accumulatori (26 x 2 volt = 52 volt). |
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Edizione italiana a cura di Francesco Cestra |
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