![]()
I Sommergibili
|
|
|
Fino dalla costruzione dei primi sommergibili, e fino all'introduzione dei
progetti più d’avanguardia della fine della seconda guerra mondiale, i
sommergibile erano composti da tre distinte sezioni: lo scafo interno, lo
scafo esterno e le sovrastrutture. Lo scafo interno, detto anche scafo “resistente”, era normalmente composto di varie sottosezioni cilindriche sigillate agli estremi da calotte semi sferiche, lungo le quali trovavano posizione i tubi lanciasiluri. Un’altra sezione cilindrica era situata nella parte centrale sovrastante la camera di manovra e costituiva la parte resistente della falsa torre, detta anche torretta. Lo scafo esterno era la parte del battello esposta al mare ed era costruita secondo criteri improntati alla idrodinamica. Entro lo scafo esterno vi erano dei compartimenti utilizzati per lo stivaggio dei liquidi di bordo (acqua di zavorra e nafta) e dalle casse di zavorra. Ben poco spazio risultava inutilizzato. Le sovrastrutture costituivano un guscio che si estendeva oltre la lunghezza dello scafo “resistente”, dando al sommergibile un piano di calpestio, una prora simile a quella di un incrociatore e una poppa piuttosto rotondeggiante. Questa parte dello scafo era generalmente esposta all’azione del mare e l’acqua fluiva attraverso larghe aperture o piccoli orifizi disposti lungo l’intero profilo. Nel caso dei “600”, l’uso di una feritoia continua o di aperture rotondeggianti indicavano l’origine del battello dato che alcuni cantieri utilizzarono dei disegni leggermente differenti dagli altri. |
|
Lo scafo resistente della classe "600". |
|
I “600” erano sommergibili del tipo Bernardis con scafo resistente composto da ordinate perfettamente circolari (travi rinforzate) distanziate di circa 520 mm alle quali erano inchiodate diverse lastre di acciaio a forma di mattonella (ciascuna lastra era posizionata in modo da congiungersi per circa la metà con la lastra adiacente). Le piastre erano d’acciaio al nichel da 60 Kg/mm2 con innervamento da 42 Kg/mm2. Esse avevano uno spessore di 15 mm verso il centro del battello, e di 12 mm verso le estremità. I due estremi, AV (avanti) e AD (indietro) erano cuneiformi e di conseguenza il diametro delle ordinate più estreme risultava inferiore rispetto a quelle centrali. Ciascuna piastra era assicurata da una doppia fila di chiodi (rivetti), con una contro piastra sistemata internamente ed esternamente alla giuntura. A detta dell’Ing. Turrini (il più noto ricercatore nel settore), durante le prove, lo scafo si dimostrò eccezionalmente resistente andando oltre le specifiche di progetto. Infatti, durante l’impiego operativo, più di un battello raggiunse profondità ben al di sopra di quella massima di collaudo che era di 80 m. |
|
Lo scafo resistente composto da ordinate perfettamente
circolari (travi rinforzate)
|
|
L’intero scafo resistente era suddiviso in sei compartimenti, più la torretta. Cominciando dalla parte posteriore, il primo compartimento era la camera di lancio AD (addietro); spazio nel quale erano alloggiati anche i motori elettrici. Seguiva il vano motori termici, la sezione batterie prodiera e controlli ausiliari, la camera di manovra, l’alloggio ufficiali e sottufficiali ed il secondo compatimento batterie, ed infine la camera di lancio AV (avanti). Una piccola torretta era posizionata sopra la camera di manovra con le camicie dei periscopi che facevano parte della struttura resistente dello scafo. |
|
Le strutture prodiere della classe 600. |
|
Ciascun compartimento era protetto da una parete stagna capace di sopportare
pressioni fino a 80 atmosfere. Lo scafo esterno era composto da lastre di 7
mm e, come si è già detto, parte dello spazio tra le due carene era
utilizzato per lo stivaggio della nafta e dell’acqua di zavorra. Ciascun
lato era suddiviso in due casse acqua di zavorra ed una cassa nafta. Il
piano di calpestio era ricoperto da listelli di legno di teak bullonati alla
struttura. La forma della prua variò da classe a classe; gli “Argonauta”
avevano una prua abbastanza tozza, mentre le serie successive ne avevano una
detta “a squalo”, di profilo molto più slanciato.
|
|
Edizione italiana a cura di Francesco Cestra |
|
|
||
|
|
||
| © 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions | ||