Incrociatore Corazzato
San Giorgio
"Tutor et ultor"

di Andrea Piccinotti

Entrato in servizio nel 1910, partecipò a tre guerre, guerra italo-turca e alle due guerre mondiali, e al suo affondamento fu insignita di Medaglia d'Oro. L'incrociatore San Giorgio fu l’ultimo esponente italiano dei vecchi e ormai superati incrociatori corazzati; i predecessori degli incrociatori pesanti. Entrato in servizio nel 1910, partecipò alla prima guerra mondiale e fu considerato insieme al suo gemello San Marco, usato successivamente come nave bersaglio, l'evoluzione finale di questo tipo di nave. Moderno alla sua entrata in servizio, era ormai sorpassato come nave da guerra e nessuna modifica l'avrebbe reso in grado di reggere il confronto con i moderni incrociatori.

La principale carenza, oltre ad una scarsa velocità e alla mancanza di una moderna centrale di tiro, era indubbiamente la scarsa protezione orizzontale che, progettata per resistere all'urto di proiettili destinati a colpire la nave con scarsa velocità e con un pessimo angolo, non poteva resistere alle moderne bombe di aereo, né vi era protezione contro i siluri; tuttavia i cannoni da 254 e 190 mm erano ancora buone armi mentre la corazzatura verticale era ancora più che sufficiente.
 

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Il San Giorgio nel 1916
Quando fu deciso un suo aggiornamento, che iniziò nel 1937, si optò per trasformare la nave in grosso e potente monitore da usare per la difesa di porti in Africa. Furono sbarcate sei caldaie, mentre le otto rimaste furono modernizzate adattandole alla combustione della nafta e furono sbarcati i due fumaioli estremi mentre l'armamento fu completamente rinnovato ad eccezione dei cannoni da 254 mm e da 190 mm. Furono sbarcati i cannoni da 76, i lanciasiluri e tutte le armi minori e furono installati prima 8 100/47 in quattro impianti scudati su apposite piattaforme all'altezza della tuga, poi quando fu deciso di inviarlo a Tobruk, come pernio della difesa di quel porto, fu installato un ulteriore complesso binato davanti alla torretta di prua dei cannoni di 254 mm e numerosi mitragliere c.a. da 37/54 e da 20/65.
 
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Il San Giorgio a Tobruk
Arrivato a Tobruk il ponte fu ricoperto con uno strato di sacchetti di sabbia per cercare di ovviare all’inconveniente della scarsa protezione orizzontale, e furono installate ulteriori mitragliere antiaeree. Arrivato a Tobruk il 13 maggio 1940 fu racchiuso in recinto di reti parasiluri. Il 28 giugno 1940 per errore abbatté l'aereo di Italo Balbo, che morì. Dal 12 giugno 1940 rimase in allarme per 322 volte in 212 giorni. Il 21 gennaio 1941 aveva bombardato, con i suoi grossi calibri, le formazioni di carri nemici che si avvicinavano alla città, provocando l'arresto dell'avanzata nemica per circa undici ore. Poi alle 4:15 del 22 gennaio 1941, furono fatte brillare le cariche di autodistruzione, mentre gli inglesi erano già in città. La gloriosa nave fu recuperata nel 1951 e mentre, con la bandiera Italiana sul pennone veniva trainata verso l'Italia, affondò il 20 luglio 1951 a 140 miglia a largo di Tobruk per il cedimento di un tappo che chiudeva un falla.
 
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L'aereo di Italo Balbo
 

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