Il Mar Rosso

di Cristiano D'Adamo

I PORTI MILITARI E LE DIFESE COSTIERE ANTI NAVE E ANTI AEREE ITALIANE IN AFRICA ORIENTALE

Il compito assegnato alla Regia Marina in A.O.I. era quello di contrastare il passaggio in Mar Rosso dei convogli inglesi provenienti dall'Oceano Indiano e diretti a rifornire il fronte in Africa Settentrionale nonché il vicino Oriente. Malgrado la grinta del duca d'Aosta e dei suoi uomini, le forse italiane sotto incessante attacco inglese, si ritirarono dall'Etiopia e l'Eritrea, consentendo agli inglesi di avvicinarsi sempre più al Mar Rosso.

Durante questo breve conflitto, le forze italiane furono continuamente afflitte da malfunzionamenti meccanici, soprattutto a bordo dei sommergibili come dimostrò la cattura del Galilei Verso la fine del 1941, la visione italiana di un secondo impero romano, raggiunse il suo tramonto con gli ultimo giorni di occupazione italiana in Africa orientale (AOI). Con le truppe britanniche vicino ad Asmara la disfatta italiana era inevitabile, ma la Regia Marina dovette decidere sul destino delle poche unità combattenti rimaste.
 

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R.N. Manin

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R.N. Tigre
L'unica unità ancora in grado di prendere il mare, la IIa squadra Cacciatorpediniere, aveva sufficiente carburante per raggiungere l'Arabia Saudita per essere internata, or Port Sudan per un ultimo disperato attacco contro gli inglesi ed il traffico marittimo verso il canale di Suez.

Il Manin, Sauro ed il Battisti lasciarono Massaua mentre i pochi sommergibili rimasti si avventurarono per un lungo e disperato viaggio fino ai porti francesi sull'Atlantico (Bordeaux era la base italiana). La nave coloniale Eritrea arrivò indenne a Kobe il 22 marzo avendo percorso 9.555 miglia in 754 ore di moto. Le altre unità furono affondate.

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R.S. Ferraris, Guglielmotti, Macalle`, Perla, Iride, Onice

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R.M. Archimede
Il Battisti, dopo anni d'attività incessante e poca manutenzione, ebbe un'avaria poco dopo aver lasciato la base. Il Sauro ed il Manin continuarono ed il 3 di Aprile furono l'oggetto di un violento attacco aereo che terminò con la perdita del Sauro. Poco dopo, oramai a corto di munizioni antiaeree, anche il Manin fu colpito da due bombe ed affondò.

Alcuni uomini degli equipaggi italiani furono salvati dal cacciatorpediniere inglese Flamingo, mentre altri continuarono per un viaggio tortuoso che terminò con l'internamento in Arabia Saudita.

Questa fu l'ultima azione valorosa, anche se disperata, nella speranza di interferire con il traffico del canale di Suez. Questa sconfitta militare ebbe un grave effetto sul futuro delle forze dell'asse perché consentì agli inglesi di mantenere il controllo sull'Egitto facilitando approvvigionamento le forze terrestri britanniche che, in fine, riuscirono ad espellere le forze delll'asse dall'Africa Settentrionale.

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RAMB II
 
Forze Navali Italiane in Eritrea

Cacciatorpediniere classe "Belva" :
Pantera
Tigre
Leone


Cacciatorpediniere classe "Patrioti"
Nullo
Manin
Sauro
Battisti


Sommergibili Oceanici
Archimede
Galilei
Torricelli
Ferraris
Galvani
Guglielmotti


Sommergibili Costieri
Perla
Makallè

Navi Coloniali
Eritrea
Ramb I
Ramb II

 

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