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La Fotografia Misteriosadi Cristiano D'Adamo |
| Nel settembre del 2001, entrai in possesso di un fotografia di un sommergibile italiano a me sconosciuta. L’identificazione iniziale fu abbastanza facile: i tre uomini dell’equipaggio vestivano divise distintamente italiane e la parte superiore della falsa torre era inequivocabilmente nello stile in uso sui sommergibile della Regia Marina. L’identificazione del battello si mostrava una semplice questione di riconoscere i vari elementi costruttivi presenti nella fotografia – il cannone, la falsa torre, il periscopio e le antenne – utilizzando fotografie del tempo e diagrammi. |
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| Sfortunatamente, parte degli elementi esterni del battello che mi avrebbero consentito una più facile identificazione erano bloccati sia dal marinaio che procedeva su un lato (a destra della fotografia), sia da parte dell’affusto del cannone dall’altro lato, e quindi decisi di soffermarmi sulle aperture, o finestroni, della falsa torre ed utilizzare questo particolare quale elemento identificatore
principale. Varie classi di sommergibili ebbero una costruzione di questo tipo della parte prodiera della falsa torre: Cagni, Marconi,
Bagnolini, Brin, Marcello (prima delle modifiche apportate a Bordeaux), Foca, Argo, 600, Micca, Glauco, ecc., in pratica questo specifico particolare costruttivo era così comune che non mi avrebbe permesso una identificazione accurata. In realtà, come vedremo, ero in errore perché,
invece, sarà proprio la falsa torre ad aiutarmi nell’identificazione del battello in questione. Successivamente, mi concentrai sul periscopio, ed in particolare sulla parte visibile delle camicie. Questa fotografia, come ipotizzai, poteva essere quella di un battello italiano operante in Atlantico ed inizialmente questi avevano le camicie dei periscopi alquanto sporgenti, quasi precursori delle moderne “vele” dei sottomarini moderni. La fotografia fa intravedere un periscopio con una camicia di dimensioni contenute e quindi si sarei stato tenato di identificarlo come uno dei Marconi, ma solamente tre battelli mantennero la falsa torre con i finestroni (Da Vinci, Torelli, Baracca). Questi però avevano diflettori (per divergere le onde) che circondava la parte superiore della torre: in questa fotografia, questo elemento costruttivo è mancante. Quindi, concentrai le mie attenzioni sulla classe Bagnolini, ma ancora una volta il deflettore era mancante e lo stesso problema si ebbe con i Brin ed i Marcello, ma il Dandolo modificato, ed il Cappellini del 1943 assomigliavano alla fotografia. Ancora una volta, gli elementi a disposizione non erano sufficienti. Il cannone nella fotografia era certamente un 120/45, quindi pensai immediatamente che il battello in questione fosse certamente uno dei Calvi, ma la posizione dei supporti delle antenne ed il numero e le dimensioni dei finestroni erano diverse. Continuai quindi a fare confronti con altre fotografie, ma senza successo: avevo trovato il battello del mistero. Con il passare del tempo, e mentre stavo conducendo una ricerca presso l’archivio elettronico del “National Archives” statunitense, trovai uno strano referenziamento ad un film di guerra intitolato “Submarine Attack” (conosciuto in Italia con il titolo “La grande speranza” ed in Germania con il titolo “Die Grose Hoffnung”). |
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| Condussi quindi una ricerca bibliografica del film e trovai molto poco, in pratica una breve descrizione con riferimenti ad un battello italiano in Atlantico. Dato che tra i moltissimi argomenti di interesse riguardanti la Regia Marina, Betasom è quello cui sono più particolarmente interessato, decisi di acquistare la videocassetta. Casualmente, una ditta canadese specializzata in riproduzioni di film d’epoca aveva una copia in vendita e dopo una lunga attesa, la videocassetta mi fu consegnata dall’ignaro postino alla fine di marzo. Il film, datato 1954 ed in inglese, comincia con una lunga introduzione e vari minuti di titoli. Incidentalmente, si intravede un sommergibile che conduce un attacco con il siluro contro un piroscafo per poi riuscire ad affondarlo. |
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| Il sommergibile nel filmato non è facile da riconoscere, ma appare di dimensioni ridotte e non di costruzione italiana. Dopo il lugubre attacco, il battello emerge e comincia a rastrellare il mare, oleoso, pieno di relitti, e di pochi sopravvissuti. Il battello utilizzato per le riprese in superficie è certamente diverso da quello che si è visto emergere: infatti è di dimensioni decisamente maggiori. Alcune scene dopo, uno dei sopravvissuti, visibilmente stremato, va a sorreggersi sul cannone prodiero mentre un sottufficiale lo sorregge ed un marinaio gli offre, con insistenza, una sigaretta. Sulla falsa torre, un ufficiale è di guardia; la scena sembrava alquanto familiare. Ricercai in archivio la fotografia che era stata disciplinatamente catalogata tra le fotografie sconosciute, ed una volta confrontata con lo schermo televisivo capii immediatamente che avevo una perfetta corrispondenza. |
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| Avevo così risolto il mistero della fotografia: questa non era altro che una fotografia del set cinematografico. L’inquadratura in questione non è parte del film, ma questo è comprensibile dato che la fotografia è stata probabilmente scattata da una machina fotografica portatile con
una pellicola in bianco e nero, mentre il film è stato girato con una cinepresa da 35 mm e film a colori. Con l’aiuto del sempre indispensabile “Sommergibili in Guerra” di E. Bagnasco e A. Rastelli, riuscii successivamente ad identificate il battello in questione quale l’R.12, uno dei battelli da trasporto della classe R (Romolo e Remo). |
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| L’elemento di identificazione fu la famosa falsa torre che avevo così sbrigativamente scartato, soprattutto perché non avevo certo considerato il Romolo o il Remo quale uno dei possibili candidati. Lo scafo utilizzato nel film fu
'R 12, l’unico completato ma mai utilizzato e dopo la guerra fu classificato quale deposito galleggiante e denominato GR.523. Vide impiego a La Spezia, Venezia ed infine Ancona per poi essere demolito nella metà degli ani settanta. Il sommergibile R.12 fu catturato dai tedeschi immediatamente dopo l’armistizio e ridenominato UIT.3. Il battello non entrò mai nel ruolo attivo della Kriegsmarine e fu affondato prima dell’armistizio per poi essere recuperato nel 1946. Ritornando al film, si può facilmente riconoscere la falsa torre quale una della classe R grazie ad una delle fotografie di Fraccaroli, anche se durante i lavori di preparazione per il film ci furono certamente alcuni cambiamenti. Naturalmente la classe R non era equipaggiata di cannone e quindi quello che si vede
è null’altro che una variazione cinematografica. |
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| Per coloro che sono interessati al film, va detto che questo fu certamente una produzione con un budget modesto, perfettamente comprensibile dato l’anno di produzione. Il film fu prodotto dalla I.I.P.C. e le star erano la famosa ventisettenne attrice canadese Lois Maxwell (la fantastica donna in molti film di James Bond), l’emergente Renato Baldini (Vedi Napoli e poi muori, ), ed il prolifico Folco Lulli (Salaire de la Peur con Yves Montand e La Grande Guerra con Gasman, Sordi e la Mangano). Il film fu prodotto e diretto dal regista Duilio Coletti (troppi film da citare) in collaborazione con il famoso Comandante Marc’Antonio Bragadin,
che nelle stesso anno collaborò al film “Siluri Umani”. Anche se all’inizio
del film si dichiara che i fatti narrati avvennero, bisogna avvertire a coloro che sono solamente interessati in film storicamente accurati che lo sceneggiatore si è preso molte libertà. In più, le scene all’interno dello scafo furono probabilmente girate in uno studio cinematografico e la qualità della ricostruzione è, per essere gentili, scadente. Credo che “Das Boot” rimanga il film dedicato ai sommergibili nella Seconda Guerra Mondiale “par excellance”. Un’ultima osservazione: la colonna sonora fu realizzata dal famoso compositore Nino Rota ed il film è dedicato al personale persosi a bordo dei 91 battelli italiani andati perduti durante la guerra. |
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