LA CONFERENZA DI MERANO

 13 e 14 febbraio, 1941
di Cristiano D'Adamo

Operazione Gaudo e la notte di Matapan

Narrative

Il convegno italo-tedesco di Merano ebbe luogo nella città trentina il 13 e 14 febbraio del 1941. La delegazione della Krigsmarine era composta dall’Amm. Reader, dall’Amm. Kurt Frike e dal Capitano Kurt Aschmann mentre per la delegazione italiana, presieduta dall’Amm. Arturo Riccardi, erano presenti gli ammiragli de Courteen, Brenta e Giartosio. Il convegno si sviluppò in tre sessioni e la più importante fu quella della mattina del 14. Dopo la conclusione della conferenza, Supermarina completò la stesura di un promemoria riassuntivo alquanto dettagliato e firmato dall’Amm. Riccardi stesso.

La conferenza era stata prevista per il dicembre del 1940, ma fu posticipata a seguito della ristrutturazione degli Alti Comandi in seno alla Regia Marina. Ristrutturazione che si verificò in seguito all’attacco di Taranto e agli scarsi risultati della battaglia di Capo Teulada. L’ammiraglio Iachino, che aveva criticato il suo diretto superiore, Ammiraglio Campioni, per l’opportunità lasciatasi sfuggire a Teulada, fu nominato nuovo comandante in capo delle due squadre navali ora riunite. Dopo la conferenza, a detta di Iachino, Supermarina non lo informò dei risultati dei colloqui. Questo punto è molto controverso dato che colui che avrebbe dovuto informare l’Amm. Iachino, l’Amm. Campioni, fu fucilato dopo il processo di Verona e quindi non ebbe possibilità di difendersi. Come vedremo, assumendo entrambe le situazioni, Campioni che informa Iachino o Iachino che non viene informato, il risultato sarà comunque disastroso.

Il secondo giorno della conferenza, nella sessione mattutina, l’Amm. Reader esaminò la situazione strategica in Atlantico ed in Mediterraneo. Malgrado il fatto che l’Amm. Readed accentuò l’importanza dell’intercettazione del traffico marittimo nemico in Atlantico, egli non sottovalutò l’importanza del settore Mediterraneo. Però, questa considerazione dovrebbe essere stata fatta solamente per  una questione di cortesia, dato che i tedeschi credevano che l’interdizione del traffico in Atlantico avrebbe potuto portare alla capitolazione della Gran Bretagna. Mentre il Mediterraneo, malgrado varie riassicurazioni sul contrario, non era stato identificato come  un settore di importanza strategica nel quale potesse essere deciso il futuro della guerra. Malgrado il fatto che il dibattito sia ancora aperto, eventi storici susseguenti c’insegnano che, se le Forze dell’Asse avessero proseguito l’offensiva raggiungendo i pozzi petroliferi del Golfo Persico, il conflitto si sarebbe sviluppato in modo molto diverso, e che il Mediterraneo non era solamente la porta verso il petrolio, così tanto necessario, ma era anche una via d’accesso ai prodotti primi dell’Asia.

L’Ammiraglio Riccardi, nel presentare la posizione della Regia Marina,  ribattè che uno scontro principale tra le due forze navali maggiori (Gran Bretagna ed Italia), forse immaginando una Jutlund del Mediterraneo, era inevitabile. Reader ricordò ai presenti che in una discussione con il Fuher si era analizzata la possibilità di eliminare la presenza della Royal Navy dal Mediterraneo catturando Gibilterra, e che trattative con Franco erano in corso, ma la Spagna non sembrava pronta ad intervenire. Alla fine, la decisione di Franco di mantenere la neutralità fu saggia e fu motivata principalmente dalla situazione interna spagnola, con il paese ancora in fase di recupero dopo una guerra civile brutale, e dalle disfatte militari italiane che certamente non ispirarono molta fiducia. Per i tedeschi, Alessandria non sarebbe stato un problema dato che si sarebbe potuto eliminarla utilizzando aeroporti vicini all’obbiettivo. Inoltre, i tedeschi espressero perplessità circa la neutralizzazione di Malta nonostante gli italiani affermassero che la Regia Aeronautica stava bombardando l’isola di giorno e di notte. Naturalmente, l’aeronautica si dimostrò incapace di soggiogare l’isola che fu portata sull’orlo del collasso solamente con l’intervento della Luftwaffe. Questo è un punto importante perché il comando navale germanico credeva che l’aeronautica potesse, da sola, completare l’azione. Gli italiani, perlomeno all’inizio, erano d’accordo, ma poi entrambi concordarono che ci sarebbero volute le forze terrestri per completare l’azione. Malgrado un piano altamente dettagliato (Operazione C3) l’invasione non avvenne e Malta diventò inespugnabile.

L’ammiraglio Reader affermò che Malta si sarebbe potuta bloccare utilizzando mine e forze navali, così come si era fatto con il Tamigi, ma gli italiani obiettarono facendo presente che l’isola era inavvicinabile perché dotata di un sistema di scoperta molto avanzato. Naturalmente, i tedeschi non misero al corrente gli alleati italiani che erano in possesso delle informazioni della tecnologia radar britannica. Gli italiani pagarono un prezzo altissimo per quest’omissione. Quando la Xa MAS tentò una incursione contro La Valletta, il radar di Malta diede l’allarme e, in prossimità del porto,  gli incursori furono falcidiati da una valanga di fuoco. Anche se non perfetta, l’installazione radar a Malta si dimostrò altamente efficace.

Reader riteneva che l’occupazione della Grecia avrebbe alleggerito la situazione e Riccardi era d’accordo; infatti aiutò moltissimo. L’ammiraglio tedesco, anche se ammise che la situazione era al momento difficile, si dimostrò fiducioso; “Tripoli deve essere rifornita” e “le truppe mandate dal Fuher in Africa settentrionale devono ricevere una scorta migliore” furono le peroranti richieste, alle quali gli italiani risposero che delle torpediniere ed una divisione incrociatori erano già state trasferite in Sicilia. Alla fine, i tedeschi si resero conto dell’enorme sacrificio fatto dalla Regia Marina nel garantire la spedizione di materiale e personale in Africa. Più tardi, sarà Rommel a lamentarsi continuamente, anche se era lui a consumare il materiale con una voracità incredibile. Reader puntualizzò la necessità di fermare l’avanzata britannica in Africa settentrionale e di interdire il traffico nemico nel canale di Sicilia. Riccardi ricordò al collega che gli inglesi non erano riusciti a far passare nessuna corazzata attraverso lo stretto ad esclusione della Malaya durante la Battaglia di Capo Teulada. Al momento, l’Africa Settentrionale era il solo fronte attivo dato che i tedeschi si erano fermati al Canale della Manica e l’invasione della Russia non era stata ancora cominciata.

Ritornando sul discorso di  Malta, Reader rincarò la dose con riferimenti alla occupazione della Norvegia e sulla possibilità di sconfiggere il nemico utilizzando un concentramento di forze. La discussione proseguì con riferimenti a Bengasi e gli italiani dichiararono che il porto era in condizioni precarie. Quello che seguì è di importanza capitale nel capire la genesi della scontro di Matapan. Molti credono che siano stati i tedeschi a suggerire, quasi a forzare gli italiani, un’azione navale contro il traffico britannico in Egeo. L’operazione “Luster”, il trasferimento di truppe e rifornimenti britannici in Grecia, era già cominciato ed i tedeschi erano preoccupati per la possibilità nemica di rinforzarsi mentre le truppe germaniche si accingevano ad occupare la penisola ellenica partendo dalla Romania. Chiaramente, il promemoria italiano non fa trapelare un senso di imposizione da parte dei tedeschi; “Reader crede che unità veloci quali le Littorio possano operare con una scorta di caccia contro forze nemiche, inclusi gli incrociatori”, è in sintesi quello che sarà riportato.

La Marina aveva già preparato dei piani operativi e l’Ammiraglio Iachino stesso aveva presentato un piano simile a quello tedesco; una super corazzata (dopo tutto le Littorio erano le prime della classe Washington) e caccia, quindi un gruppo più veloce delle corazzate classe Queen Elizabeth al tempo in Mediterraneo. I tedeschi ritenevano che i caccia potessero essere utilizzati per incursioni notturne, mentre la nave da battaglia avrebbe finito il lavoro durante il giorno. Riccardi informò i tedeschi che gli inglesi utilizzavano scorte pesanti “due corazzate ed una portaerei” e che questo sarebbe dovuto essere preso in considerazione.

Anche se solo marginalmente, si può ancora dedurre che Supermarina credeva in uno scontro tipo Jutlund, un duello alla morte, mentre i tedeschi, che dopo tutto avevano sperimentato in prima persona l’inutilità di questo tipo di azioni, propendevano per una guerra di corsa. E’ da evidenziare che, la sola vittoria italiana da parte di unità di superficie, avvenne durante la Battaglia di Pantelleria dove gli incrociatori italiani impiegarono una strategia che avrebbe fatto piacere ai tedeschi. Sfortunatamente, la Regia Marina era profondamente trincerata dietro l’idea della “fleet in being” (la flotta potenziale) invece di guadagnarsi la fama di “flotta in azione”; la Royal Navy, al contrario,  dimostrò la sua fama e raramente volse la poppa al nemico.

Supermarina abbandonò l’idea della corazzata con uno schermo di caccia ed incluse quasi tutti gli incrociatori pesanti – il Gorizia era in riparazione – ed anche due incrociatori leggeri. Il suggerimento originale dei tedeschi, che avrebbe creato una forza più mobile, flessibile e controllabile, diventò evidente quando fu il siluramento del Pola, e non della Vittorio Veneto,  a causare il disastro italiano; I tedeschi, ed in parte Iachino, erano nel giusto. Durante questa operazione la Royal Navy ebbe dei problemi di comunicazione, come avrebbero potuto gli italiani evitare simili problemi? Semplice, c’erano troppe navi e non avrebbero potuto.

Tornando alla conferenza, Reader cominciò a discutere il settore Egeo dove vedeva l’utilizzazione di forze leggere durante azioni notturne. L’ammiraglio propose l’utilizzo dell’arma subacquea ammettendo le difficoltà operative durante il giorno, non trascurando i vantaggi di azioni notturne e contro navi isolate. Con l’arrivo degli U-Boot in Mediterraneo, il l’idea tedesca si dimostrò corretta e mentre la vittima più grande dei sommergibili italiani fu un incrociatore, il bottino tedesco incluse navi da battaglia e la portaerei Ark Royal. Le due commissioni erano in accordo circa la necessità di occupare non solo la Grecia, ma anche alcune isole strategiche così che l’aviazione potesse operare contro l’Egitto. Riccardi ricordò agli alleati che gli apparecchi italiani di base a Rodi erano già impegnati nel bombardamento di Alessandria, ma che, con la perdita della Cirenaica, era venuta a mancare la conoscenza dei movimenti britannici. Molto interessante è il fatto che l’invasione di Creta fu condotta da truppe aviotrasportate e che la Regia Marina (e gli italiani in genere) furono solo marginalmente coinvolti. La posizione italiana era che solo l’apertura dei Dardanelli avrebbe consentito la spedizione di carburante dalla Romania, ma ciò non fu mai possibile a causa della neutralità turca.

La discussione proseguì con l’esame della situazione politica francese, inclusa la possibilità di  occupare la Corsica e la Tunisia. Considerando la lunghezza del resoconto italiano, il tempo dedicato a questa discussione deve essere stato lungo, ma malgrado tutto i tedeschi non consentirono agli italiani di occupare la Tunisia causando così seri danni. Questa rotta più breve avrebbe consentito il risparmio di molti piroscafi, soprattutto quelli più grandi che alla fine della campagna Tunisina nel 1943 erano già stati completamente decimati.

Successivamente, gli italiani informarono gli alleati della situazione combustibili e della imminente paralisi di quasi tutte le attività navali a causa della mancanza di nafta. La posizione italiana era che verso il mese di giugno l’attività delle unità di superficie sarebbe terminata, mentre i sommergibili avrebbero potuto proseguire per pochi mesi in più. Reader promise il suo intervento personale con il Fueher, ma ricordò agli italiani che la situazione era difficile in tutta l’Europa.

La conferenza si concluse con le usuali espressioni di supporto e di impegno nello sforzo bellico; ma la conferenza che cosa cambio? Si è data molta importanza a questi due giorni di Merano probabilmente a causa di cosa successe poche settimane dopo con la perdita da parte italiana di tre incrociatori pesanti e due cacciatorpediniere in un devastante scontro notturno con la Mediterranean Fleet  a largo di Matapan.

 Bisognerebbe convenire sul fatto che i tedeschi non influenzarono questi eventi del tutto e anche se ULTRA intercettò i messaggi della Luftwaffe, lo steso si può dire dei messaggi italiani diretti al comando dell’Egeo.

In altre parole a Merano è emerso che, a soli nove mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, si erano già riconosciuti i tre fallimenti strategici che porteranno il paese alla sconfitta. Malta fu lasciata in mano ai britannici, il carburante era solo disponibile in quantità limitate e le strategie navali italiane erano antiquate. La questione di Malta potrebbe essere addossata ai tedeschi e  per essere più precisi all’insistenza di Rommel di invadere l’Egitto invece che assicurarsi l’isola. Malgrado ciò, le forze italiane avevano i mezzi necessari per completare l’operazione indipendentemente dai tedeschi. L’addestramento di truppe speciali e la costruzione dei pontoni da sbarco dimostrano che, ad un certo punto, c’era la volontà italiana di condurre uno sbarco. La situazione del carburante è più complessa soprattutto perché alcuni storici hanno riscontrato delle discrepanze tra i resoconti ufficiali della Marina e le attuali riserve. Nel settembre del 1943 la flotta aveva abbastanza carburante per raggiungere Malta.

Ma il più grande fallimento fu probabilmente a livello strategico, ma questo è anche il più difficile da criticare dato che non possiamo stabilire se l’idea tedesca di una corazzata ed una scorta di caccia avrebbe funzionato meglio. Considerando che la ricognizione navale e la copertura aerea durante l’operazione navale furono quasi inesistenti, ci lascia a molte riflessioni. In conclusione, Merano fu importante perché segnalò la fine della guerra parallela, quella voluta dal governo italiano, e l’inizio della soggiogazione italiana al desiderio tedesco; l’Italia stava diventando molto rapidamente un vassallo della Germania.

Tradotto da Cristiano D'Adamo con la collaborazione di Francesco Cestra.

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