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Affondamento
del
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| I tre anni di guerra navale nel Mediterraneo che videro a
confronto lItalia e la Gran Bretagna furono, in gran parte, una guerra di convogli.
Le battaglie navali, gli scontri e gli altri episodi che hanno caratterizzato questi tre
anni pieni di eventi furono, direttamente o indirettamente, causati dal trasferimento di
personale e materiale da e per il fronte. Generalmente, il peso delle perdite, spesso gravi, ricadde su coloro che effettuavano i trasporti. Il primo grossolano errore commesso dalle forze italiane, a parte gli aspetti morali dellepisodio, fu linvasione della Grecia. Questimprovvisazione richiese il trasferimento di vaste quantità di personale e materiale verso lAlbania. Nonostante la brevità del passaggio, lAlbania non aveva infrastrutture portuali tali da poter permettere lo sbarco delle merci in gradi quantità. Il secondo errore, e questi può essere giudicato in un modo o nellaltro, fu la
mancata occupazione della Tunisia. Dopo la resa della Francia, si pensò che potendo
utilizzare i porti Tunisini la rotta per LAfrica Settentrionale Italiana sarebbe
diventata più sicura e naturalmente più breve. Questa proposta doccupazione fu
ostacolata da Hitler anche se, dopo lo sbarco degli Alleati in Africa Occidentale, fu
comunque eseguita. Lunica alternativa alloccupazione della Tunisia era
loccupazione di Malta che non si realizzò mai. In questo modo, la Regia Marina fu
lasciata con larduo compito di provvedere al trasporto di materiale per la Libia
attraverso rotte lunghe e pattugliate da aerei e navi di base a Malta. Lo stesso si può
dire per gli altri fronti. |
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Questi viaggi pericolosissimi, condotti da
un numero decrescente di navi in circostanze sempre più difficili, sono la vera storia di
un conflitto che, in maniera molto tragica, costò le vite di così tante persone. Uno di
questi viaggi di miseria e morte cominciò al Pireo, per poi continuare via Lutraki fino a
Corinto. Qui la nave Galilea lasciò il porto la sera del 27 marzo, 1942 in
convoglio con le navi Crispi e Viminale. Nelle vicinanze di Patrasso, al
convoglio si aggiunsero i piroscafi Piemonte, Ardenza e Italia. Il
convoglio lasciò Patrasso alle 13:00 del 28 marzo scortato dalla Nave Ausiliaria
Città
di Napoli, al comando del Capitano di Fregata Ciani, il cacciatorpediniere Sebenico
e le torpediniere San Martino, Castelfidardo, Mosto e Bassini.
La Regia Aeronautica si occupò della ricognizione aerea difendendo il convoglio con dei
caccia fino allimbrunire. |
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Una scorta così limitata può essere spiegata dagli avvenimenti bellici del periodo, che videro la Regia Marina in una crisi profonda a causa della mancanza di unità di scorta. Prima della guerra, lItalia aveva costruito una nuova serie di cacciatorpediniere, ma questo programma navale era scarso e tardivo. Molte delle unità in servizio avevano già accumulato molte ore di moto ed i macchinari erano suscettibili ad avarie. Come se non bastasse, le armi antisommergibile erano limitate ed il numero delle unità, soprattutto verso la fine della guerra, divenne drammaticamente esiguo. La
Galilea
era una nave passeggeri della Adriatica Società Anonima di Navigazione con uffici a
Venezia e Trieste. Costruita dai cantieri San Rocco di Trieste nel 1918 con il nome
Pilsa,
fu venduta alla compagnia Triestina nel 1935 e ribattezzata Galilea. I documenti
del Lloyd di Londra descrivono la nave come una "passeggeri" con due eliche e
motori a turbina, 8,040 tonnellate di stazza lorda, lunghezza 443 piedi e 8 pollici,
larghezza di 53 piedi e 2 pollici ed un pescaggio di 25 piedi e 11 pollici. La velocità
nominale era di 13.5 nodi con una portata di 47 passeggeri in prima classe e 148 in
seconda. |
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| Durante questo periodo, la Galilea era stata riclassificata come nave ospedale. In
questa funzione fu adibita al trasporto di parte del Battaglione Gemona della famosa
Divisione Julia (Alpini). Precisamente, furono ospitati a bordo tra i saloni della prima e
seconda classe ed i vari ponti, gli ospedali da campo 629, 630, 814, la 8a sezione sanità
e l8° nucleo assistenza. Questo battaglione, dopo la campagna greca, fu assegnato
alla difesa del canale di Corinto e da qui sarebbe dovuto diventare parte di unaltra
disavventura Mussoliniana; il corpo di spedizione Italiano in Russia. |
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Samuele Caprotti, un altro alpino della
Divisione Julia
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La navigazione
proseguì regolarmente nonostante le frequenti e ritmiche esplosioni di bombe di
profondità. Alle ore 18,30, il convoglio passò Capo Ducati mentre il tempo cominciava a
peggiorare con laumento della pioggia e banchi di foschia marina. Alle 19:00, le
navi lasciarono la formazione in linea di fila e si divisero in due righe con la
Viminale
di testa a dritta e la Galilea a sinistra e circa 600 metri luna
dallaltra. Malgrado il convoglio fosse nella più completa oscurità , questi
divenne preda del sommergibile inglese HMS Proteus comandato dal Lt.Cmd. Phillip
Steward Francis. Questa unità aveva lasciato Alessandria il 12 marzo per una missione di
perlustrazione nel golfo di Taranto. Alla fine di questa missione, senza aver avuto
risultati di rilievo, lunità fu trasferita nello stretto dOtranto dove
affondò la Galilea. Dopo questo successo, il Proteus continuò la
perlustrazione affondando, il 30 dello stesso mese, il Bosforo (3.648 t.). Il
sottomarino rientrò ad Alessandria il 4 Aprile. |
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| Lattacco fu veloce. Alle 23:45 la Galilea fu colpita da un siluro sulla sinistra che causò uno squarcio di circa 6 metri per 6, subito sotto il ponte di comando, nel secondo compartimento. La nave cominciò immediatamente a sbandare raggiungendo un inclinazione di circa 15 gradi. Il comandante immediatamente cercò di portare la nave verso le isole di Passo e Antipaxo che erano alla distanza di circa 9 miglia. A causa delle intemperie e delle avarie questa manovra fallì. Come molte navi adibite al trasporto truppe, la Galilea non aveva abbastanza lance e giubbotti di salvataggio per tutti i passeggeri. Le condizioni meteorologiche avverse peggiorarono la situazione. Il resto del convoglio si allontanò velocemente dal luogo dellattacco mentre la torpediniera Mosto cominciò il lancio delle bombe di profondità. |
Lagonia
della nave continuò fino alle 3,50 del 29 marzo quando finalmente affondò. Il luogo del
naufragio è ufficialmente riferito sulle coordinate 04.93 N 20.05 E. Anche se la nave non
affondò fino al 29, la data ufficiale della perdita è il 28 di marzo, 1942. La
torpediniera rimasta con la Galilea cercò di salvare alcuni dei sopravvissuti, ma
le acque fredde del Mediterraneo e la presenza del sommergibile nemico forzarono
questunità al moto continuo. La mattina, intorno alle 8:30 arrivarono dalla base di
Prevesa il MAS 516 e due dragamine. Immediatamente dopo arrivò un idrovolante della Croce
Rossa da Brindisi che si capovolse durante il tentativo dammaraggio. Le opere di
soccorso continuarono fino allavvistamento di scie di siluri. Le unità di scorta
riportarono il danneggiamento di un sommergibile che però non può essere riscontrato
negli annali della Marina inglese (la storia ufficiale non cita questo
evento). |
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Dei 1.275 uomini imbarcati sulla Galilea solo 284 furono salvati. Il battaglione Gemona fu decimato con la perdita di 21 ufficiali, 18 sottufficiali e 612 alpini. Con gli alpini perirono anche alcuni carabinieri e dei prigionieri di guerra greci. Il resto del convoglio raggiunse Bari il 29 marzo. Tra il maggio 1941 e lagosto 1943 durante il periodo doccupazione della Grecia, la Marina trasportò 377.425 uomini e 870.625 tonnellate di materiale bellico tra lItalia ed i porti greci ed albanesi. Di questi, 1,546 uomini e 6,224 tonnellate di merci andarono perduti. Anche se la percentuale delle perdite italiane è relativamente bassa (0,2%), si può facilmente comprendere la mole di questa tragedia. La notizia del disastro presto raggiunse il Friuli, regione di origine di molte delle truppe alpine. Il dolore e la disperazione di quei giorni si può ancora trovare a tuttoggi. Molti dei soldati non furono mai trovati mentre i corpi di altri furono trascinati dalla risacca sulle coste greche. Ancora una volta il macchinario bellico aveva divorato valorosi soldati italiani cosi come aveva fatto prima e farà ancora dopo. Truppe dellasse e alleate condivisero questorribile sorte per tutta la guerra. |
| Dedicato alla memoria di Virginio Tonelli |
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