LE OPERAZIONI DEI MAS E DEI SOMMERGIBILI TASCABILI ITALIANI NEL MAR NERO 1942-1943

di Alberto Rosselli

TOMO I

Alla fine di marzo del 1942, in concomitanza con l’offensiva tedesca in Crimea e con l’imminente attacco alla munita base navale di Sebastopoli, il Comando Supremo di Berlino si rese conto della necessità di disporre, a difesa del suo traffico navale lungo le coste meridionali della penisola di Crimea e all’interno delle acque del Mare di Azov, di un’adeguata scorta di unità sottili veloci e di un consistente numero di sommergibili di piccolo tonnellaggio. Non potendo fare fronte completamente a questa impellente necessità, (dall’inizio della primavera del ’42 i tedeschi avevano provveduto ad inviare nel Mar Nero, lungo la via fluviale danubiana, un ridotto seppur efficiente quantitativo di motovedette e sommergibili costieri), l’ammiraglio Reader chiese al Comando della Marina Militare Italiana di intervenire in quel lontano scacchiere (ma anche sul grande Lago Ladoga)(1) con una flottiglia mista composta da Mas, sottomarini “tascabili” CB e “barchini” esplosivi. 
 


La penisola della Crimea ed il Mare di Azov
(Foto NASA)
Si trattava di mezzi adatti a contrastare la temibile flotta sovietica del Mar Nero, composta da una corazzata (la Pariskaja Kommuna), quattro incrociatori pesanti (tra cui il Molotov, allestito su progetto italiano d’anteguerra) una decina di cacciatorpediniere (alcuni dei quali pesanti appartenenti alla classe Kharkov), il conduttore di flottiglia Tasken, circa 29 sommergibili di piccolo e medio tonnellaggio e numerosissime unità da pattugliamento e da trasporto. Favorevolmente impressionato dai numerosi successi ottenuti da questi mezzi nel corso dei primi due anni di guerra nel settore mediterraneo, Reader aveva dunque buone ragioni per considerare l’apporto italiano in maniera del tutto positiva (si tenga presente che la prima richiesta formale per un intervento italiano nel Mar Nero fu fatta dall’ammiraglio tedesco il 14 gennaio 1942, proprio in vista della grande offensiva germanica in bassa Ucraina). A titolo di cronaca è da notare che, nel corso del periodo di cobelligeranza (1940-1943), fu l’unica volta in cui la Germania fece all’Italia una specifica richiesta di intervento militare di supporto, proprio in considerazione “della superiorità dei mezzi siluranti leggeri, di superficie e subacquei, della Regia Marina rispetto a quelli di cui disponevamo” [Reader, ndr]. Fu quindi per non deludere l’alleato e per cercare in qualche modo di compensare la redditizia attività svolta dagli Uboat tedeschi inviati a partire dal 1941 nel Mediterraneo contro le forze navali britanniche, che l’ammiraglio Riccardi diede immediate disposizioni circa l’invio di quattro Mas (da 24 tonnellate di dislocamento), sei sommergibili CB da 35 tonnellate, cinque motoscafi siluranti e cinque barchini esplosivi. 
 


Un barchino esplosivo (MT)
Le tre squadriglie vennero raggruppate nella 101ma Squadra ed inquadrate per lo spostamento nel Mar Nero nella Autocolonna Moccagatta. La flotta d’assalto italiana venne posta sotto il comando del capitano di fregata Francesco Mimbelli. Subito ci si rese conto che il problema più grosso da affrontare era quello relativo al trasferimento nel Mar Nero delle unità. 
 


Il C.F. Francesco Mimbelli
Infatti l’unica soluzione risultava essere quella del trasporto via terra poiché, come è noto, lo Stretto turco dei Dardanelli era chiuso per convenzione internazionale al traffico militare. Per cercare di risolvere la difficile questione il Comando della Marina diede prova di grande capacità e fantasia allestendo in brevissimo tempo una colonna speciale composta da 28 automezzi, tre trattori, nove autocarri, autobotti e rimorchi. La lunga fila di veicoli partì dalla base di La Spezia il 25 aprile e dopo avere superato con successo innumerevoli ostacoli e difficoltà (gli autieri e i soldati del genio aggregati dovettero, in taluni casi, demolire diverse costruzioni lungo la strada per consentire il passaggio degli ingombranti mezzi), la colonna giunse a Vienna dove le imbarcazioni vennero fatte scivolare nelle acque del Danubio percorrendo il corso del quale raggiunsero poi il porto rumeno di Costanza (2 maggio). Da quest’ultimo scalo, con una navigazione rapida e priva di inconvenienti, tutte le unità italiane raggiunsero infine il porto russo di Yalta, che sarebbe poi diventata la loro prima base operativa. Pochi giorni dopo il loro arrivo in questa località, situata lungo la costa meridionale della penisola di Crimea, le unità italiane furono già pronte ad intervenire contro il numeroso naviglio sovietico da guerra e da trasporto presente nel quadrante di mare compreso tra la fortezza Sebastopoli, lo Stretto di Kerch e le basi di Novorossijsk e Tuapse. 
 


I MAS della XXIIa Squadriglia al Passo della Cisa
(Foto USMM)
Dal maggio del 1942 al maggio del ’43, le unità italiane svolsero un’intensa e brillante attività, collezionando diversi affondamenti e guadagnandosi la stima dell’alleato tedesco e il rispetto dell’avversario russo. L’11 e il 13 giugno del ’42, i Mas silurarono un piroscafo da 5.000 tonnellate (affondato) e un trasporto da 10.000 tonnellate (poi finito dagli Junker 87 germanici). Suddivise, per motivi tattici e di sicurezza, tra le basi di Yalta e Feodosia, le unità italiane dovettero però fare i conti con la rabbiosa offesa aerea del nemico che in quello scacchiere disponeva di oltre 700 tra caccia, bombardieri e ricognitori. E non potendo fare conto su un’adeguata protezione (i tedeschi, duramente impegnati prima nella conquista del sistema fortificato di Sebastopoli e Balaklava e poi sul fronte di Mariupol, Rostov, Krasnodar, non accordarono quasi mai una scorta ai mezzi italiani), i Mas e i sommergibili “tascabili” dovettero subire le prime perdite. 
 


S.56, un battello della stessa classe Stalinets, simile al S32.
(Foto Bagnasco)
Proprio all’alba del 13 giugno, uno stormo di caccia e caccia-bombardieri sovietici Yak e Ilijushin, appoggiato da una mezza dozzina di motosiluranti, attaccò il porto di Yalta causando l’affondamento del sommergibile del sottotenente di vascello Farolfi. La perdita fu però quasi subito compensata da due brillanti vittorie tricolori. Infatti, il 15 e il 18 giugno, nel corso di un’operazione notturna, i sommergibili CB numero 3 e 2 riuscirono a silurare e a colare a picco i sommergibili sovietici S32 e SHCH 306 (che dislocavano, rispettivamente da  840 e 1.070 tonnellate) che stavano navigando in superficie.

TOMO II 


(1) Sul Lago Ladoga operò la 12ma Squadriglia Mas (unità N.527 e 528) al comando del capitano di corvetta Bianchini. I mezzi vennero trasportati da La Spezia fino alle sponde del grande specchio lacustre situato a nord di San Pietroburgo da una colonna autocarrata che coprì oltre 3.100 chilometri di distanza in 26 giorni. Il 15 agosto del ’42, la coppia di siluranti battenti bandiera tricolore iniziò la sua brillante seppur limitata attività con l’affondamento, effettuato dal Mas 527 del tenente di vascello Renato Bechi, di una cannoniera sovietica della classe “Bira”. Mentre il 28 agosto la fortuna sorrise al Mas 528 che mandò a picco una grossa “maona” da oltre 1.000 tonnellate carica di soldati. Il 29 settembre i due Mas italiani tentarono di silurare una motozzattera armata russa e il 22 ottobre, pochi giorni prima della glaciazione del lago, esse sostennero la loro ultima battaglia attaccando a colpi di mitraglia e di siluro tre cannoniere nemiche nei pressi della località di Suho. Nel mese di novembre, i due Mas vennero ceduti alla marina militare finlandese e gli equipaggi furono fatti rientrare in Italia.
 

© 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions