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LE OPERAZIONI DEI MAS E DEI SOMMERGIBILI TASCABILI ITALIANI NEL MAR NERO 1942-1943 |
di Alberto Rosselli |
TOMO II |
| Il 18 giugno anche i Mas conobbero una giornata di gloria e di sangue. Due unità italiane, infatti, attaccarono una colonna di grosse motozattere nemiche cariche di soldati, scortate da sei cannoniere, dirette a Sebastopoli. Nello scontro, che causò il sicuro affondamento di un trasporto sovietico, venne ferito mortalmente il sottotenente di vascello Bisagno che si trovava a bordo del Mas 571. Tra la fine di giugno e i primi di luglio, le unità italiane parteciparono, a fianco dei tedeschi e dei rumeni, alla presa delle fortezze di Sebastopoli e di Balaklava, e i queste operazioni ebbe modo di distinguersi il capitano di corvetta Todaro, che con la sua unità attaccò ripetutamente il numeroso naviglio avversario (di superficie e sottomarino) impegnato nel tentativo di evacuare specialisti, commissari politici ed alti ufficiali dell’esercito sovietico. Nel corso della gigantesca battaglia che infuriò nelle acque della Crimea dal maggio al luglio del ’42, i quattro Mas effettuarono 65 missioni, mentre i motoscafi siluranti e i sommergibili CB ne compirono, rispettivamente, cinquantasei e ventiquattro. |
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| A dimostrazione dell’ardimento e dell’eccellente resa degli equipaggi e dei mezzi italiani, il 29 giugno l’ammiraglio tedesco Schuster (comandante in capo del Gruppo Sud della Kriegsmarine) trasmise all’ammiraglio Riccardi le sue personali congratulazioni, citando in un comunicato radio ufficiale “lo spirito combattivo degli equipaggio italiani agli ordini del capitano di fregata Mimbelli”. Con lo spostamento ad est del Gruppo Armate Sud tedesco, anche la flottiglia italiana del Mar Nero trasferì le sue basi di appoggio più ad oriente, consolidando le sue posizioni logistiche di Feodosia e Iwan Baba. Nel mese di agosto, in concomitanza con le operazioni condotte dalle flottiglie di motozattere e bettoline della Kriegsmarine per trasferire dalla costa orientale della penisola di Crimea alla sponda occidentale del Mare di Azov uomini, armi e rifornimenti destinati alla nuova offensiva in direzione della catena montuosa del Caucaso, ai Mas italiani venne affidato il compito di parare gli attacchi delle motosiluranti e delle cannoniere nemiche a caccia di facili prede.
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| Nella notte tra il 2 e il 3 agosto, i Mas 573 (del capitano di corvetta Castagnacci), 568 (sottotenente Legnani) e 569 (sottotenente Ferrari) attaccarono, a sud ovest di Kerch, l’incrociatore pesante Molotov (appartenente alla classe “Kirov”) (2) e il cacciatorpediniere Kharkov (classe “Leningrad”)
in missione di intercettamento di naviglio da trasporto tedesco. |
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| Le due grosse unità sovietiche, al comando del contrammiraglio N.E. Basisty si avvicinarono all’improvviso alla costa aprendo il fuoco con i loro pezzi da 181, 122 e 100 millimetri contro obiettivi situati tra Iwan Baba e Feodosia. Resisi conto del grave pericolo (l’eventuale aggressione di un potente incrociatore da 11.500 tonnellate, armato con 9 pezzi da 181 millimetri, ai danni di una delle tante flottiglie di bettoline tedesche in azione in quel tratto di mare avrebbe determinato un sicuro disastro), i comandanti dei Mas 573 e 568 decisero di attaccare immediatamente la grossa unità in breve successione. Ma mentre i siluri del primo mezzo non andarono a segno, uno dei due lanciati a brevissima distanza dal Mas 568 di Legnani riuscì invece a centrare la zona di poppa del Molotov che nel frattempo aveva aperto un fuoco d’inferno contro le unità italiane con i suoi pezzi da 100 e da 45 millimetri.
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| Dopo avere colpito la nave, il Mas 568 cercò subito di eludere l’avversario con una rapida manovra di sganciamento ma lo scafo italiano venne inseguito a tutta forza dal caccia Kharkov che nel frattempo era accorso in aiuto del Molotov . Con una prontezza di riflessi e con notevole sangue freddo, il comandante Legnani diede ordine ai suoi uomini di sganciare le dieci piccole bombe di profondità che l’unità portava a poppa regolandole alla minima profondità di scoppio. Le cariche esplosero in successione proprio davanti alla prora del Kharkov provocandone un danneggiamento di tale entità da costringere il caccia russo a desistere dall’inseguimento. Sia il Molotov che il Kharkov si ritirarono dalla zona di combattimento in direzione est per raggiungere al più presto la propria base. Il Mas 568, che nell’arco di appena 15 minuti era riuscito a mettere fuori combattimento entrambe le unità avversarie, poté rientrare anch’esso a Yalta, sebbene danneggiato e bersagliato da alcuni velivoli sovietici attirati sul posto dai bagliori delle esplosioni. |
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| La mattina del 3 agosto anche i Mas 573 e 569 fecero rientro a Feodosia. Dopo questa brillante azione che comportò il gravissimo danneggiamento del Molotov (l’unità, trainata nel porto di Bathumi, venne messa in bacino sottoposta a ben due anni di lavori di riparazione che comportarono la completa sostituzione di circa venti metri di scafo poppiero: segmento che i tecnici russi dovettero asportare dalla nave gemella Frunze a quel tempo in fase di allestimento) e quello, minore, del Kharkov (il caccia rimase alcune settimane bloccato in bacino), i Mas italiani compirono ancora una mezza dozzina di missioni, colando a picco soltanto un piroscafo da 3.000 tonnellate di stazza. Il 9 settembre del ’42, poco dopo la visita ufficiale dell’ammiraglio Reader alla base “italiana” di Yalta, quest’ultima venne violentemente attaccata a bassa quota da uno stormo di caccia-bombardieri sovietici che colpirono ed affondarono i Mas 571 e 573 e una bettolina, riuscendo anche a danneggiare seriamente i Mas 567, 569 e 572. Nel periodo compreso tra il mese di ottobre del ’42 e il gennaio del 1943 (in concomitanza con la grande offensiva d’inverno russa che costrinse le forze dell’asse a capitolare a Stalingrado e a ritirarsi dalla linea del Caucaso e del Don) l’attività dei mezzi italiani (sia di superficie che sottomarini) risentì pesantemente del cattivo andamento del conflitto e della carenza di carburante, al punto che il Comando della Marina Italiana decise di iniziare a fare rientrare in patria gli equipaggi, lasciando ai marinai tedeschi (parte dei quali vennero addestrati nella base di Pola, Istria, e presso gli stabilimenti motoristici della Isotta Fraschini di Milano) i mezzi ancora utilizzabili. Ciò nonostante, dal gennaio al maggio del 1943 le unità italiane continuarono a combattere. E il 17 aprile, nell’ambito di un’operazione tedesca per la riconquista di un’ampia testa di ponte nell’area di Novorossjisk, sette Mas (le perdite subite nel ’42 erano state nel frattempo rimpiazzate con l’arrivo di nuovi motoscafi dall’Italia) assieme a motosiluranti germaniche si trasferirono ad Anapa per insidiare il traffico costiero russo. Ma dopo alcuni infruttuosi scontri, il 25 aprile tutte le operazioni in quel settore vennero sospese. |
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Dopo avere abbandonato le basi di Feodosia e Iwan Baba, troppo esposte alla montante offensiva aerea sovietica, il 13 maggio, i Mas italiani effettuarono la loro ultima missione al largo di Yalta, dopodiché, il giorno 20, nel corso di una cerimonia ufficiale, gli italiani cedettero i propri mezzi alla Kriegsmarine. Le ultime unità equipaggiate da italiani ad operare ancora nel Mar Nero furono i sommergibili costieri CB che dalla nuova base arretrata di Sebastopoli effettuarono, tra giugno e agosto del ’43, altre 21 missioni di cui una soltanto (quella tra il 25 e il 26 agosto) ebbe esito positivo: il CB al comando del tenente di vascello Armando Sibille riuscì a silurare e ad affondare un sommergibile russo di classe non identificata. Dopodiché, anche gli ultimi sommergibili vennero ritirati e ricoverati nel porto rumeno di Costanza, dove nell’agosto del ’44 furono catturati (in pessimo stato) dai russi. |
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| (2) Incrociatore Molotov. Questa unità venne definita dal Registro russo come “leggera” ma se la si compara ai tipi della stessa classe appartenenti alle altre marine dello stesso periodo essa risulta, per tonnellaggio e armamento, più simile ad un tipo “pesante”. |
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