Operazione   TORo

di Andrea Piccinotti

Questo articolo è parte di una serie che include:
Operazione Bona
Operazione BA

L'origine dell'operazione, consistente in un bombardamento navale della piazzaforte di Tobruch allora in mano agli Inglesi e cinta d'assedio dall'armata italo-tedesca di Rommel, nacque da un'esplicita richiesta germanica del 10 settembre 1941 per un'azione navale concomitante con l'attacco decisivo delle forze terrestri alla città, vera spina nel fianco della V Armata italiana e dell'Afrika Korps. Gli obiettivi dell'azione avrebbero dovuto essere le difese costiere e la zona della rada utilizzata dai britannici per sbarcare i rifornimenti provenienti dall'Egitto.

Bisogna dire che in realtà la Regia Marina, sulla base delle dirette esperienze fatte nella guerra di Spagna e nella campagna di Grecia, era piuttosto scettica sull'efficacia dei bombardamenti navali, giudicati di scarsa precisione e antieconomici rispetto agli attacchi aerei; inoltre Supermarina faceva notare: " il bombardamento sarà necessariamente di breve durata ( circa mezz'ora ) e, data la distanza da percorre per raggiungere Tobruk partendo dalle base nazionali, difficilmente esso potrà avvenire in sincronia con azioni terrestri. Pertanto l'operazione conseguirà uno scopo essenzialmente dimostrativo, di alta importanza morale e politica, ma di limitato valore militare." 

La III Divisione incrociatori. In capofila l'incrociatore pesante Trento
(Foto collezione Molinari)
Il piano delle operazioni, redatto personalmente dall'Amm. Angelo Iachino, non prevedeva l'impiego di navi da battaglia. La forza navale destinata all'azione di fuoco sarebbe stata composta dalla III Div incrociatori, Ip veloci Trento, Trieste e Bolzano, scortata da una Sq di Ct, inoltre due torpediniere moderne avrebbero assicurato il dragaggio protettivo in corsa di prua agli incrociatori durante il bombardamento. 

Condizione essenziale dell'intero piano sarebbe dovuta essere la sorpresa; per questo si decise di seguire la rotta di avvicinamento in due diverse riprese con navigazione quasi completamente notturna: salpando da Messina, con un preavviso di 72 ore, nel tardo pomeriggio del giorno X-2 si sarebbe dovuti arrivare la mattina del giorno dopo nel porto di Navarrino. Appena calata la notte la III Div sarebbe salpata per giungere nella zona di Tobruck verso le ore dieci del mattino ( giorno X ). Iachino scartò l'idea ( progetto di operazione N.3 ) di presentarsi al largo di Tobruck nelle prime ore di luce per non rischiare eventuali incontri con forse nemiche soverchianti. Nel piano finale venne inoltre prevista un estasa ricognizione aerea, a partire dalle prime ore del giorno X, dai ricognitori tedeschi di base a Creta; la rotta di ritorno sarebbe stata a completa discrezione del Comandante Superiore in mare a seconda della situazione.

Il bombardamento vero e proprio sarebbe stato condotto dai cacciatorpediniere a una distanza di 8000 m dalla costa, mantenendosi su fondali superiori ai 100 metri, e dagli incrociatori, in navigazione 3000 metri più al largo, avvalendosi, per la direzione del tiro, delle osservazioni degli aerei imbarcati. Nell'edizione finale del piano si pensò di utilizzare dei velivoli terrestri, con a bordo degli osservatori della marina, per la direzione del tiro con lo scopo di risparmiare i Ro 43 imbarcati per un eventuale scontro con forze navali nemiche.
 



L'incrociatore pesante Trieste
(Foto collezione Molinari)
Ben più ambizioso era il progetto di operazione N. 2 che prevedeva di impiegare le due Nb veloci ( Littorio, Vittorio Veneto ) e la III Div per un'azione di forza al largo di Tobruck con lo scopo di impedire l'arrivo a Tobruck nei giorni dell'offensiva terrestre di rifornimenti via mare. Questo piano di operazione molto ardito fu però scartato quasi subito per l'impossibilità di mantenere segreto al nemico lo spostamento del nucleo principale della Regia Marina ( infatti giornalmente le due Littorio e Vittorio Veneto venivano controllate dai ricognitori inglesi ) e per l'enorme consumo di nafta che avrebbe comportato.

La cooperazione aerea prevedeva il giorno X di mantenere pronti all'azione tutti gli aerosiluranti e bombardieri italiani di base in Africa e in Egeo e gli aerei tedeschi di stazza a Creta per attaccare eventuali formazioni navali avversari, la scorta aerea della III Div sarebbe stata assicurata dai caccia della Regia Aeronautica di base in Cirenaica. Il quantitativo necessario per mantenere costantemente un certo numero di aerei sopra le navi italiane era stimato in circa 100 apparecchi; le difficoltà della Regia Aeronautica nel garantire una così impegnativa scorta portarono ad un differimento dell'operazione, fissata al principio di novembre, alla meta del mese e poi, svincolata dall'andamento dell'operazioni terrestri, l'operazione Toro fu rinviata a sine die.
 
 

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