Operazione  M.B.8

4 - 14 novembre, 1940
di Cristiano D'Adamo


Mike-Bravo 8 includeva varie attività concomitanti tra le quali figuravano i trasferimenti di navi da guerra da Gibilterra ad Alessandria, di un convoglio da Alessandria a Malta, di uno dall'isola in Egitto e di convogli dalla Turchia e dalla Grecia in Egitto. Fu un'operazione molto complessa anche in considerazione del fatto che includeva due azioni prettamente militari; l'attacco contro Taranto ed un'incursione diversificativa nello stretto d’Otranto.
 

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Le forze navali britanniche erano divise in sei gruppi:

Forza A

Includeva le corazzate Warspite, Malaya e Valiant, la portaerei Illustriuous, gli incrociatori Gloucester e York e 13 caccia. Questa forza aveva lo scopo di proteggere, a distanza, il convoglio MW3 fino a Malta, riunirsi con la Forza F proveniente da Gibilterra, dopodiché la Illustriuous , quattro incrociatori ed alcuni caccia si sarebbero allontanati per eseguire l’attacco su Taranto.
 

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H.M.S. Illustrious

Forza B

Includeva due incrociatori, l’Ajax e il Sydney (Austrliano) destinati al trasporto di materiale bellico da Port Said alla Baya di Suda a Creta, dopodiché l’Ajax si sarebbe aggregato alla forza A

Forza C

Includeva un incrociatore, l’Orion, destinato al trasporto di materiale per la RAF al porto del Pireo, in Grecia, per poi continuare per la Baia di Suda.
 

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H.M.S. Ajax

Forza D

Includeva la corazzata Ramillies, due incrociatori antiaerei, il Coventry ed il Calcutta, 13 caccia, due navi armate ed una dragamine. Parte di questo gruppo, di scorta al convoglio MW3 fino a Malta, avrebbe poi scortato il convoglio ME fino ad Alessandria.

Forza F

Includeva la corazzata Barham, gli incrociatori Berwick e Glasgow e tre caccia. Questa squadra navale era destinata a rinforzare la Mediterranean Fleet.

Forza H

Includeva la portaerei Ark Royal, l’incrociatore Sheffield e 5 caccia destinati alla scorta della Forza F fino a Malta.

 

Le navi mercantili erano invece organizzate in quattro convogli:

Convoglio AN6

Costituito da un piccolo convoglio di tre piroscafi carichi di benzina e gasolio che dall’Egitto era destinato in Grecia.

Convoglio AS5

Era un convoglio che, dalla Grecia e dalla Turchia, doveva riportare in Egitto alcuni piroscafi vuoti.

Convoglio MW3 e AN6

Costituito da cinque piroscafi carichi di munizioni, proietti ed altro materiale bellico diretto da Alessandria a Malta dove si appoggerà il convoglio AN6 diretto alla Baia di Suda.

Il 4 novembre partì da Alessandria AN6, il giorno dopo MW3. I due convogli si riunirono nello Stretto di Coso. Dopo aver navigato a nord dell'isola di Creta, parte del convoglio si distaccò per poi entrare nella Baia di Suda, mentre il resto delle navi continuò in direzione di Malta. Il 6 novembre, la forza da battaglia principale, la quale includeva le corazzate Valiant, Malaya e Rammillies, la portaerei Illustrious, gli incrociatori Gouchester e York con la scorta di vari caccia, salpò da Alessandria per poi riunirsi con MW3 due giorni dopo.
 

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Fulmar

L'8 novembre, due aerei italiani intercettarono MW3 alle 12.30, ma si allontanarono dopo aver avvistato i Fulmar dell'Illustrious. Un altro aereo italiano avvistò il convoglio alle 15.20, ma anche questa volta dovette allontanarsi. Alle 16.20, sette Savoia Marchetti S.79 si avvicinarono abbastanza da scatenare la reazione dei Fulmar dell'Illustrious i quali, a detta delle fonti anglosassoni, abbattettero due aerei mentre gli altri cinque fuggirono. Alle 9.00 del 9 novembre, la Ramillies, gli incrociatori ed alcuni caccia continuarono in direzione di Malta, mentre le altri navi furono lasciate in distanza. A causa della scarsa visibilità, gli incrociatori furono schierati a nord del convoglio per avvisare in caso di un attacco da parte della flotta Italiana. Durante questa fase, vari aerei italiani furono avvistati dal nemico intorno alle 16.04 ed uno di questi, un Cant 506, fu abbattuto da uno dei Fulmar.

Convoglio M3: quattro piroscafi scarichi rientranti da Malta ad Alessandria.

Convoglio AS5: vari piroscafi vuoti rientranti dalla Grecia e dalla Turchia in Egitto.
 

La complessità di questa operazione potrebbe apparire esagerata, ma certamente riuscì a confondere completamente l'Alto Comando Italiano. Vari elementi contribuirono all'incapacità delle forze Italiane a contrastare le forze Britanniche in mare, ma certamente la più appariscente fu il completo fallimento della ricognizione aerea. Nonostante alcuni avvistamenti, in molti casi gli aerei della difesa britannica distrussero i ricognitori italiani prima ancora che l'allarme potesse essere trasmesso. Le limitate risorse a disposizione della ricognizione marittima furono pagate, nel senso strategico, con un prezzo sproporzionato.

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