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Operazione BONAdi Andrea Piccinotti |
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Questo articolo è parte di una serie che
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| Dopo lo sbarco alleato in Marocco e l'occupazione italo-tedesca della Tunisia il baricentro della guerra navale si era spostato definitivamente dal Mediterraneo orientale a quello occidentale; le pressioni politiche italiane e tedesche spinsero Supermarina a stendere un piano di operazione per un'incursione contro il traffico avversario nel tratto di mare tra Bougie e Bona. Dal novembre del 1942 il "Corrispondente Omega", un piccolo motopeschereccio armato dalla Regia Marina sotto la falsa bandiera francese, cominciò un avventuroso studio delle abitudini del traffico angloamericano lungo le coste algerine e tunisine. Si sarebbe dovuto trattare di un'azione più dimostrativa che di reale importanza militare, in quanto principalmente destinata a confermare la volontà offensiva della Regia Marina davanti ai loro alleati Tedeschi. La gravissima crisi della nafta, giunta ormai al suo apice avrebbe reso la missione irrepetibile: l'unica forza in quel momento attiva era composta dai due superstiti incrociatori pesanti Gorizia e Trieste della III Div, tutte le altre navi si trovavano ferme da mesi nei porti proprio per risparmiare la pochissima nafta rimasta in caso dell'uscita in mare per la battaglia finale delle tre Nb moderne. Gravissima era anche la situazione dei Ct di squadra, dato che nel marzo del 1943 le pochissime unità rimaste, 7 unità, delle classi Poeti e Soldati furono ritirate dalla fornace tunisina per concedergli un periodo di riposo e addestramento. Fu così previsto che la divisione avrebbe avuto la scorta di due sole unità, ma in caso di emergenza ne avrebbe addirittura fatto a meno. |
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La missione era condizionata naturalmente alla disponibilità di un'efficace ricognizione aerea e al conseguimento della sorpresa, così da evitare l'eventuale incontro con forze nemiche superiori; partendo dall'isola della Maddalena i due incrociatori, avrebbero navigato in modo da trovarsi alle prime ore dell'alba nella zona prestabilita, iniziando poi l'operazione di pattugliamento. Qui il piano si sdoppiava: · Se le unità italiana fossero riuscite a incontrare un convoglio nemico, cogliendolo con ogni probabilità mentre era in procinto di atterrare in prossimità dell'imboccatura del porto di Bona, avrebbero dovuto distruggerlo velocemente, per poi fare rotta a tutta forza verso l'Italia. · In caso di mancato incontro i due incrociatori avrebbero dovuto defilarea 30 nodi davanti alla base nemica, sede anche di una divisione di incrociatori avversari, mantenendosi sempre in zone di altri fondali, e bombardando le unità alla fonda e in porto per poi fare rotta a tutta forza verso l'Italia. L'intero piano partiva dal presupposto che la minaccia aerea alleata potesse essere contrastata dai caccia della Regia Aeronautica e della Luftwaffe. Effettivamente, nel corso dei primi mesi del 1943, gli attacchi aerei alleati ai convogli per la Tunisia erano stati condotti dai pochi squadroni inglesi di base a Malta e in Libia e sebbene avessero provocato perdite dolorose non avevano ancora raggiunto una grave minaccia per delle navi naviganti a forte andatura; la cosa cambiò di molto all'inizio di Aprile, quando il sistema dei nuovi aeroporti americani in Algeria permise di raddoppiare la minaccia anche grazie alla novità dell'attacco ad alta quota di formazioni di 50-60 quadrimotori che sganciavano veri e propri tappeti di bombe. |
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Ben diversa era la situazione per la protezione delle navi durante le ore di navigazione
notturna: gli inglesi avevano ormai affinato le loro tattiche di attacco aereo durante la notte e avevano raggiunto un grado di efficienza elevatissimo a cui la Regia Aeronautica e la Luftwaffe non potevano assolutamente
controbattere. Per cui la Marina curò con particolare attenzione la dotazione elettronica delle navi coinvolte nella
missione. Dapprima, oltre alla presenza a bordo di strumenti di radiointercettazione radar "Metox" di origine tedesca, si pensò di dotar l'incrociatore Trieste di uno dei nuovissimi apparati radar di produzione nazionale del tipo "E.C.3 ter Gufo". Successivamente però ci si rese conto che per installare tale apparecchio, per vari problemi meccanici, si sarebbe dovuto sottoporre l'incrociatore ad un apposito ciclo di lavori in arsenale che avrebbe ritardato di troppo la missione. Si pensò allora di far accompagnare gli incrociatori da Ct dotati di radar; in un primo momento si penso al famoso Legionario con il suo apparecchi tedesco "Dete", poi si opto per l'Oriani dotato di un impianto analogo. I ritardi legati alla messa a punto degli apparati, e la necessità di operare durante una fase di notte senza luna, costrinsero Supermarina a rimandare la missione dalla metà di marzo ad aprile. Il tempo perso non andò in ogni caso sprecato, poiché gli incrociatori italiani effettuarono una lunga esercitazione di tiro in mare il 18 marzo, lusso incredibile per quei tempi se si pensa che l'ultima uscita in mare per esercitazione risaliva al 19 ottobre del 1942. |
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Improvvisamente però, a meno di quarantotto ore dalla trasmissione dell'ordine esecutivo da parte di
Supermarina, il 10 aprile 1943 l'isola della Maddalena fu per la prima volta bombardata dagli aerei
alleati, l'incursione, a cui parteciparono ben 136 fortezze
volanti, condotta con incredibile precisione ebbe effetti
disastrosi: l'incrociatore Trieste, dopo alcune ore di agonia, affondò con lo scafo
devastato, l'incrociatore Gorizia subi danni gravissimi che costrinsero il comandante ad incagliarlo in un basso fondale
(da dove venne poi recuperato e inviato a La Spezia dove fu
perduto, essendo in bacino, all'armistizio). La perdita dell'unica forza navale attiva portò subito al rinvio a sine die dell'operazione, mentre si scatenò la caccia al traditore: appariva effettivamente impossibile una tale coincidenza. In realtà gli alleati, che temevano un'incursione navale contro i loro convogli, avevano pianificato la missione da circa un mese mantenendo l'isola sotto stretta sorveglianza aerea; l'uscita in mare per esercitazioni di tiro del 18 marzo non era sfuggita agli alleati che accelerarono la preparazione dell'attacco riuscendo ad anticipare le intenzioni italiane. |
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