LA MARINA MERCANTILE ITALIANA
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

di Achille Rastelli

Navi ospedale

Una funzione per la quale durante la guerra erano necessarie navi passeggeri, era il trasporto di feriti. A tale scopo, le società di navigazione interessate erano state avvisate, fin dal tempo di pace, circa le navi che sarebbero state requisite per tale impiego, e negli arsenali erano conservate le scorte (letti, biancheria, articoli sanitari) per un rapido allestimento delle unità.

Le navi utilizzate, tutte di società pubbliche, furono dodici, e di esse, nove furono perse nel conflitto: fra queste, quattro furono affondate per siluramento, e due [Aquileia e Virgilio) si persero dopo essere state catturate dai tedeschi. Una delle unità sopravvissute al conflitto, la Gradisca, fu perduta per incaglio nel gennaio 1946. Alcune di queste navi, come appunto l'Aquileia e la Gradisca, ed altre come l'Arno e la California, avevano svolto durante la guerra un servizio essenziale, riportando in Patria decine di migliaia di feriti ed ammalati; la Gradisca aveva anche partecipato nel marzo 1941 al salvataggio dei naufraghi dopo il combattimento di Capo Matapan.


Una vecchia foto del Gradisca
Durante il conflitto, avevano inoltre operato sette navi soccorso, specializzate nel recupero di naufraghi, di piloti di aerei abbattuti o nel trasporto di piccoli gruppi di feriti.
Benché portassero le insegne di nave ospedale, non erano riconosciute come tali dal nemico, che si ritenne, per tutta la durata del conflitto, autorizzato ad attaccarle.
In effetti, sei di queste navi (Epomeo, Capri, Meta, Giuseppe Orlando, San Giusto, Sorrento) affondarono in guerra, e la settima, la Laurana, venne catturata dai britannici in Tunisia nel maggio 1943.
 


Navi ospedale italiane. In primo piano il Vulcania.
Sempre navi passeggeri furono impiegate come navi ospedale in altre delicate missioni: la Gradisca e la Città di Tunisi (riclassificata per questo dal precedente ruolo di incrociatore ausiliario) svolsero alcuni viaggi a Smirne, dove, in acque neutrali, si incontravano con navi ospedale britanniche ed effettuavano lo scambio di prigionieri invalidi. Per queste missioni, concordate a livello internazionale, le navi viaggiavano con lo scafo dipinto di bianco e una grande scritta, PROTECTED, dipinta sulle fiancate.
Celebri furono poi le missioni svolte in A.O.I. da parte delle navi Saturnia, Vulcania, Giulio Cesare e Duilio per il rimpatrio dei profughi civili: questi viaggi, sui quali ormai parecchio è stato scritto, furono effettuati con l'accordo delle autorità britanni-che, e si conclusero tutti felicemente, pur con l'amarezza derivante dal fatto che tali missioni rappresentavano il simbolo della nostra sconfitta, e con il dolore di tante famiglie che dovevano rimanere divise fino alla fine della guerra.
Di queste quattro unità, Saturnia e Vulcania si salvarono, mentre la Duilio e la Giulio Cesare affondarono nel 1944, nella baia di Muggia, per bombardamenti aerei.
 

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