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LA MARINA MERCANTILE ITALIANA
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di Achille Rastelli |
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Navi scorta traffico e incrociatori ausiliari |
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Per venire incontro all'esigenza di scortare i convogli risparmiando unità da guerra, delle quali c'era sempre scarsità, fin dall'inizio del conflitto si era provveduto alla requisizione di quei mercantili che, per le loro caratteristiche, potevano prestarsi bene a questo servizio. Era richiesto, in particolare, un tonnellaggio ridotto ma sempre tale da consentire una navigazione d'altura, una velocità di circa 15 nodi e la capacità di poter agire anche come trasporti rapidi. A tale scopo erano molto adatte le motonavi postali dell'Adriatica e della Tirrenia, che vennero infatti quasi tutte requisite dalla Regia Marina e iscritte nei ruoli del naviglio da guerra, cessando quindi di essere navi civili e diventando unità militari. Nel corso del conflitto furono trentasei le navi requisite come incrociatori ausiliari (sigla militare: D e un numero progressivo), e di queste ne affondarono ben trentadue, anche se tre di esse, nel dopoguerra, furono recuperate e rimesse in servizio. Particolarmente grave risultò l'armistizio: due incrociatori ausiliari vennero affondati e dieci furono catturati dai tedeschi. |
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Se si guarda la provenienza per società armatoriale, 14 unità erano dell'Adriatici, 8 della
Tirrenia, 3 della Fiumana, 2 dell'Eritrea, 2 dell'Istria-Trieste, 2 ex iugoslavi-, 4 della Regia Azienda Monopolio Banane. Una di quest'ultime, la Ramb
III, che era stata una delle navi scorta più attive durante il conflitto, venne catturata dai tedeschi e da essi utilizzata con il nome di
Kiebitz; affondata a Fiume il 5 novembre 1944, venne recuperata dagli iugoslavi: riparata e trasformata nella nave presidenziale Galeh venne utilizzata poi per molti anni dal maresciallo Tito. Alcune di queste navi ebbero un tragico destino: l'Egeo venne affondato il 24 aprile, 1941 a 65 miglia da Tripoli, dai cacciatorpediniere britannici Jarvis, Janus, Jaguar e Juno: colpito da due siluri di quest'ultimo, affondò in pochi minuti. |
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L'incrociatore Adriatico venne affondato il 1° dicembre 1941 dall'incrociatore Aurora e dal cacciatorpediniere
Lively: colpito da due bordate dovette essere dato il segnale di abbandonare la nave; nonostante questo, l'armamento prodiero dell'unità reagì al fuoco, ma una terza bordata lo fece saltare in aria. Ventuno naufraghi vennero salvati dal Lively e altri sessantasei dal Giovanni da
Verazzano, giunto più tardi sul posto. Altre perdite durante operazioni di guerra furono quelle degli incrociatori Brioni, Brindisi e Zara. |
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