LA MARINA MERCANTILE ITALIANA
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

di Achille Rastelli

Prede di guerra

Nel corso del conflitto, la Marina mercantile italiana ebbe occasione di accrescersi grazie alla cattura di navi appartenenti a nazioni nemiche.
A parte alcune catture isolate avvenute nel 1940, come quelle dei piroscafi britannici Dalesman (poi Pluto della Regia Marina) e Ulmus, il primo consistente gruppo di navi catturate risale alla primavera 1941, dopo la guerra contro la Grecia e la Iugoslavia. Mentre in Grecia quasi tutte le navi catturate, sia civili sia militari, furono trattenute dai tedeschi, in Iugoslavia quasi tutto ciò che si trovava nei porti venne incorporato dagli italiani.

Le unità di maggiore tonnellaggio, in particolare quelle mercantili, si trovavano però in porti controllati dai britannici, e sfuggirono quindi alla cattura. Un'aliquota di navi numericamente elevata ma di scarso tonnellaggio globale venne incorporata nella nostra Marina mercantile dopo l'incorporazione nel Regno d'Italia di tutta la costa dalmata.
Si trattava di unità quasi tutte costiere, e fra le poche maggiori una, la Tomislav, si trovava in Giappone e divenne italiana per ordine delle autorità giapponesi.

Le navi ormai ex iugoslave restarono dei medesimi proprietari pur alzando bandiera italiana, e cambiarono nome; alcune di esse furono poi requisite dalla Regia Marina ed utilizzate per scopi bellici, altre continuarono a prestare un sempre più scarso servizio costiero o furono noleggiate per necessità militari. Il servizio prestato da questi vaporetti fu sempre assai difficile: le navi, per ragioni di sicurezza, dovevano viaggiare nelle ore diurne, con notevoli ritardi dovuti anche ai controlli che dovevano spesso subire. 
Un'altra difficoltà era dovuta al fatto che in certi porti, come Durazzo, potevano approdare solo navi con equipaggi interamente italiani, e ciò non sempre poteva avvenire.
Abbiamo detto che alcune navi ex iugoslave furono requisite dalla Regia Marina:
fra queste Cattaro e Lubiana divennero incrociatori ausiliari, Traù e Giovanni Ingrao vedette foranee, Monte Maggiore e Frangipane navi antisommergibili.
All'8 settembre 1943, quasi tutte le unità ancora naviganti vennero catturate dai tedeschi o dagli ustascio croati, che poterono così formarsi una piccola Marina anche con unità fornite dai tedeschi; alla fine della guerra le poche navi ancora a galla furono prese dai partigiani del maresciallo Tito e tornarono sotto bandiera iugoslava.

Nel novembre 1942 vi fu un altro notevole afflusso di navi mercantili sotto la bandiera italiana: con la cattura della Tunisia, della Corsica e della Provenza molti mercantili francesi caddero in potere delle forze dell'Asse.
I
Già tre navi cisterna (Proserpina, Saturno e Capo Pino) erano state cedute dalla Francia all'Italia nel giugno 1940 come risarcimento per navi affondate; nel 1942, tutte le navi mercantili francesi, considerate preda bellica, furono ripartite fra italiani e tedeschi; | i primi vennero così in possesso di circa ottanta navi. Pur lavorando a pieno ritmo, non tutte queste unità poterono essere riequipaggiate per prestare servizio nei convogli che facevano la spola con la Tunisia per rifornire le truppe impegnate a contrastare gli anglo-americani che avanzavano a tenaglia dalla Libia e dall'Algeria. 

Molte di esse vennero affondate in questo periodo; altre, rimaste nei porti dell'Italia settentrionale, all'8 settembre furono catturate dai tedeschi e da questi utilizzate o demolite; alla fine della guerra quasi nessuna era ancora a galla. Ricordiamo però che tutte queste unità furono consegnate alla Regia Marina, da questa requisite e nominalmente assegnate a varie compagnie armatoriali, per lo più della Finmare, oppure alla Cooperativa Garibaldi che, come già detto, era stata già incaricata di gestire navi sussidiarie della Regia Marina; è perciò assai probabile che il reale status giuridico di queste unità fosse quello di navi armate dello Stato.
 

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