LA MARINA MERCANTILE ITALIANA
NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

di Achille Rastelli

Navi catturate dai tedeschi

Abbiamo parlato spesso, finora, dell'8 settembre: questa giornata tragica, che ebbe gravi conseguenze per le Forze Armate e per tutta l'Italia, ebbe ovviamente conseguenze anche per le navi mercantili, soprattutto per quelle rimaste al Nord. Il 9 settembre venne impartito da Roma alle autorità portuali di tutto il paese, agli armatori, ai capitani, l'ordine di fare ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi tutte le unità che avrebbero potuto essere impiegate contro le Nazioni Unite, e di aderire alle eventuali richieste di requisizioni che, per necessità, fossero state avanzate dai Comandi Alleati.

Nell'Italia del nord, il secondo punto non poté essere attuato, in quanto mancò il tempo materiale per poter eseguire il primo: poche unità si autoaffondarono o vennero sabotate, quasi nessuna riuscì a raggiungere i porti dell'Italia meridionale, in particolare quelli della Puglia e della Sicilia, uniche regioni liberate. Alcune navi ci provarono: la motonave Vulcanici partì da Trieste il mattino dell'8 settembre diretta a Fola per imbarcare gli allievi di complemento dell'Accademia Navale. Alla sera del 10 settembre il Comandante dei corsi, capitano di vascello Enrico Simola, giudicò però poco prudente affrontare la navigazione con un equipaggio poco fidato e con centinaia di giovani ancora inesperti. 

II giorno dopo fece sbarcare tutti gli allievi (che finirono in buona parte internati in Germania) e incagliò la nave presso l'isola di Brioni, ordinando che fosse sabotata; ma l'ordine non venne eseguito. II 17 settembre, la motonave Vulcanici venne catturata dai tedeschi, disincagliata e condotta a Venezia carica di soldati italiani sgomberati da Fola; a Venezia restò inoperosa fino alla fine della guerra.

Questo destino fu comune a molte navi catturate dai tedeschi: giudicate inutili ai fini bellici, vennero abbandonate o autoaffondate come sbarramenti nei porti; cosa che accadde, per esempio, alla nave passeggeri Marco Polo alla Spezia, o al transatlantico Augustus a Genova, dove si trovava per essere trasformato nella portaerei Sparviero. 

Le navi utilizzate dai tedeschi vennero prese salvo poche militarizzate nella Kriegsmarine mediante contratto di noleggio obbligatorio, dopo un breve periodo durante il quale furono tutte considerate prede di guerra, e il personale imbarcato fu allontanato e sostituito con marinai tedeschi. Successivamente, venne riconosciuta la proprietà di quelle navi che non avevano tentato di sottrarsi alla cattura o che non erano state sabotate: il principio della preda. bellica venne però mantenuto per le navi ospedale e per quelle iscritte nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.

Con tali eccezioni, le navi italiane furono riconsegnate agli armatori, ma forzatamente noleggiate alla Mittelmeer Reederei. Cio nonostante, le navi che prestarono effettivamente servizio furono poche: i marittimi italiani gradivano poco imbarcarsi su navi requisite dai tedeschi. Alcuni di essi vennero deportati, altri cercarono di sottrarsi all'imbarco sia non rispondendo alle chiamate, sia disertando quando imbarcati a forza. 

La resistenza e le diserzioni assunsero un'entità tale che nell'aprile 1944 1'amministrazione tedesca levò formale protesta presso la Repubblica di Salo, la quale, d'altra parte, cerco, per quanto le era consentito, di proteggere i marittimi dalle rappresaglie tedesche e di tutelare gli interessi deg1i armatori. 
Nell'ottobre 1944, dopo lunghe discussioni, si poté ottenere il riconoscimento globale della proprietà privata delle navi, anche se requisite, e il diritto al pagamento di quanto dovuto ai proprietari per l'utilizzo in guerra. 

Nel marzo 1945, i tedeschi, pero, denunciarono l'accordo e nulla fu più riconosciuto agli armatori. E da ricordare anche che, per tutto il periodo in cui le navi restarono sotto il controllo germanico, fu quasi sempre vietato agli armatori e alle autorità della R.S.I. di satire a bordo delle unità. Alla fine di questo difficile periodo, nel maggio 1945, quasi tutti i porti dell'Italia -del nord erano pieni di relitti, dovuti sia ai bombardamenti alleati sia alle distruzioni operate dai tedeschi in ritirata: la conclusione fu che la Marina Mercantile italiana aveva praticamente cessato di esistere, e che sarebbe stato necessario trascorresse un lungo periodo prima di poter parlare di traffici sotto la nuova bandiera.

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