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Intervista Con il
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4a Parte |
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Varianti: Mercoledì (o giovedì a seconda dei Corsi) e domenica, dopo la ricreazione pomeridiana si andava a studio fino alle 1545 con facoltà, in alternativa, di scrivere alle proprie famiglie. In questo periodo i Sottufficiali “borsellinai” distribuivano ai “franchi” il borsellino con 25 Lire. E non è che durante questo periodo trascorso a studio la disciplina fosse rallentata. Un evento classico era, da parte dell’Ufficiale d’ispezione, “Voi due laggiù che stavate chiacchierando. Ritti!” (un innocuo bisbiglio tra due vicini di banchino). I due “incriminati” si alzavano. “Siete franchi?” “Signorsì” “Lo eravate !”. E ti saluto franchigia … fino alla prossima … sempre che nel frattempo non intervenissero altri “incidenti” di percorso. Alle 1545 “Franchi a cambiarsi”. Si andava nei dormitori dove, sui propri lettini, i “franchi”, e solo “i “franchi” trovavano tutto il necessario per cambiarsi. Tutto, dico tutto: scarpe lucidate, calzini, camicia, colletto inamidato, cravatta etc…… 1600 – “Franchi in riga”. Rigorosissima ispezione. Bastava che i capelli non fossero proprio cortissimi e … addio franchigia. Dopo l’ispezione, finalmente, si era liberi di sciamare per Livorno fino alle 1945. Al rientro ci si “smarcava” e si restituiva il borsellino con quanto era rimasto delle 25 lire che erano state distribuite prima della franchigia. Senza cambiarsi si andava all’assemblea serale per la cena ed il ciclo ricominciava. Debbo aprire una parentesi a proposito della gestione economica. Ogni famiglia, come accennato prima, era tenuta ad inviare trimestralmente all’Accademia una certa somma che comprendeva retta, aliquota spese corredo, fondo “borsellino”, eventuale rimborso medicinali, acquisto libri, rimborso danni causati dall’allievo (piatto o bicchiere rotto, berretto d’ordinanza “modificato” etc.). La retta, e la sola retta veniva ridotta per particolari condizioni familiari o per meriti personali degli allievi. Il “borsellino” era gestito separatamente dai Sottufficiali “borsellinai” e, se malauguratamente, per un disguido postale l’assegno della famiglia tardava ad arrivare ed il fondo “borsellino” rimaneva con meno di 25 Lire… il borsellino non veniva consegnato ed automaticamente si veniva “consegnati”. E nel quadro della “mia” Accademia debbo inserire un altro argomento tutt’altro che trascurabile: le sanzioni disciplinari. Individuali e collettive. Cominciamo da quelle individuali. Le più semplici erano i “giri di corsa” ed i “”giri di barre”. Consistevano, rispettivamente, nell’eseguire a passo di corsa, tipo bersagliere, giri del piazzale interno dell’Accademia (circa 400 metri) o salire sull’albero di maestra del Brigantino, il più alto, dal lato destro, superare la coffa, continuare fino alle “barre”, proprio sotto la “formaggetta” (testa d’albero) e scendere dalla parte opposta, attraversare la coperta del brigantino e ricominciare a salire dal lato destro se i “giri di barre” da eseguire erano più di uno. Queste punizioni venivano comminate “alla voce”, cioè senza andare a rapporto, in quantità variabile da 1 a 5, talvolta anche 10 e dovevano essere eseguite durante i periodi di ricreazione, presentandosi poi all’Ufficiale che aveva inflitto la punizione, ovviamente sull’attenti: “Ho eseguito … giri di barre”, cui seguiva l’inevitabile ramanzina. Non venivano eseguiti controlli ma non mi risulta che venissero effettuate “auto-riduzioni”. L’autodisciplina e la lealtà erano parte integrante della nostra formazione e quindi non era concepibile dichiarare “eseguita” una punizione non completamente portata a termine. Punizioni più severe erano i “turni di consegna”, gli “arresti semplici” e gli “arresti di rigore”. Queste sanzioni disciplinari erano inflitte dopo essere stati “a rapporto”, di cui ho già parlato prima, e venivano lette durante l’assemblea generale dei tre Corsi schierati in piazzale prima di andare a pranzo. Il Comandante in 3° dell’Accademia che normalmente presiedeva l‘assemblea ordinava : “Attenzione alla lettura dei compensi e dei castighi”. … Compensi, invero, pochi e consistevano nel permesso di rientrare dalla franchigia alle 2100 “cenando fuori”, invece che alle 1930. Quindi avevano, più che altro valore morale e venivano assegnati, in genere, quando si otteneva il massimo voto in un’interrogazione o quando si vinceva qualche gara atletica. Gli arresti semplici, come, del resto, anche i turni di consegna, erano dispensati a larghe mani per motivi che oggi farebbero veramente sorridere. Più che altro veniva presa di mira la recidività nello scarso rendimento negli studi e qualche lieve mancanza disciplinare. Gli arresti di rigore, come già detto, erano tutt’altra cosa ed era veramente raro che fossero inflitti dato il forte peso che avevano. I turni di consegna venivano scontati trascorrendo “a studio” le ore di franchigia. Gli arresti semplici o di rigore venivano scontati nella palazzina delle prigioni, cioè, a “Villa Miniati” …… Gli “ospiti” di questa villetta avevano a disposizione una angusta cameretta nella quale c’era un tavolino per studiare, una brandina abbastanza dura, ma dove, potenza dell’organizzazione, i famigli facevano trovare il pigiama da notte, le coperte e gli oggetti da toilette di ciascun ospite. Niente lenzuola! In prigione venivano trascorse le ore normalmente dedicate ai pasti, allo studio libero ed alla ricreazione. Non si perdevano né lezioni, né esercitazioni, né … compiti in classe. La differenza tra arresti semplici ed arresti di rigore era praticamente nulla. Era il loro peso sulle note caratteristiche che variava. E come se variava ! Le sanzioni disciplinari collettive coinvolgevano, in genere, una intera sezione e consistevano in un certo numero di “giri di corsa” da eseguire inquadrati o, peggio, in 15 o più minuti di “piantone”. Cioè, tutta la sezione in piazzale, doveva rimanere ferma, in posizione di “attenti” per tutta la durata della punizione. Una vera tortura! Sorvolo su cosa provocasse sanzioni tanto pesanti. Prima di concludere la risposta alla sua domanda debbo parlare di alcune figure caratteristiche dell’Accademia. Primi fra tutti i Sottufficiali. Alcuni avevano funzioni di istruttori nelle attività professionali e sportive. Altri erano semplicemente addetti alle Classi con funzioni di controllo disciplinare. Non so con quale criterio fossero selezionati, ma tutti, ripeto tutti, li ricordo con sincero affetto perché tutti, nonostante alcuni avessero compiti ingrati (Sottufficiali alla vigilanza, Sottufficiali alle prigioni) si sono sempre comportati con noi con estrema signorilità anche se con fermezza e, direi, ci hanno sempre considerato loro figli. Ignorando, inoltre, che nel giro di poco tempo ci saremmo potuti incontrare a bordo a ruoli invertiti. Altra figura caratteristica dell’Accademia erano i “famigli”. Quelli con i quali avevamo più contatto erano i “corredisti” e quelli che ci servivano a tavola. Per loro eravamo i “signorini”. Ed anche se qualche genitore ex allievo era diventato Ammiraglio, per i famigli che l’avevano conosciuto da allievo era “il signorino suo padre”. I “famigli” barbieri ? Inflessibili. Non si lasciavano intenerire da alcuna preghiera (fidanzate o genitori in visita a Livorno) per essere più indulgenti nel taglio. Lunghezza massima dei carpelli: due centimetri.. Libertà di scelta per lunghezze inferiori. Un discorso molto particolare va fatto, poi, a proposito degli Ufficiali. La gerarchia era piuttosto lunga ma, mentre l’Ammiraglio Comandante (chiamato in gergo “La Vecchia”), il Comandante in 2° ed il Comandante in 3° , che avevano degli incarichi ben precisi, erano … inavvicinabili, il Comandante alla Classe (uno per ciascuna delle tre classi), Capitano di Corvetta o di Fregata (detto “Il Principale”), ed i suoi collaboratori, Tenenti di Vascello o Sottotenenti di Vascello, i contatti erano frequentissimi. Ci seguivano in ogni nostra attività, erano i nostri istruttori nelle esercitazioni professionali, “subivamo” le loro conferenze, e, ahimè, erano i nostri sorvegliano quando eravamo “a studio”. Che dire di loro? Erano tutti reduci da uno, due affondamenti, alcuni giorni di zattera da naufraghi o convalescenti da ferite riportate in combattimento. Quindi … con i nervi a pezzi e tutti impazienti di tornare a bordo. Anche se tutti erano pluridecorati al valor militare, nessuno ci ha mai parlato delle proprie azioni in guerra. |
...ovvero, come evitare giri di barre, turni
di consegna o peggio!
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Mi sono dilungato su tanti altri particolari della vita quotidiana, castighi compresi, per sottolineare come, anche se fuori la guerra imperversava come ben sappiamo, in Accademia la vita continuava nella maniera più normale possibile. Viene spontanea la domanda : perché ? La risposta è semplice: non dovevano esistere distrazioni da quello che era l’obiettivo principale della nostra formazione e cioè disciplina e lealtà. Metodi educativi discutibili? Su di essi gli psicologi odierni avrebbero molto da eccepire! Ma la prova dei fatti ha dimostrato che questi metodi non erano del tutto errati. Si è molto discusso sull’abilità strategica dei nostri capi militari e non mi voglio addentrare su questo argomento ma, limitando le mie considerazioni soltanto all’ambito della Marina, posso senza ombra di dubbio affermare che mai, ripeto e sottolineo mai, Ufficiali, Sottufficiali e Marinai hanno tentennato di fronte ad ordini ricevuti che talvolta hanno comportato l’estremo sacrificio personale o della propria nave. Questo è il risultato della costante, martellante educazione alla disciplina ed alla lealtà impartita ai futuri Ufficiali e, fatte le debite proporzioni, ai Sottufficiali ed ai Marinai. In Accademia non ci imbottivano di discorsi o di particolari dottrine. Ci “mettevano sotto” con lo studio e con la disciplina. Mugugnavamo, ma quel timbro che ci è stato posto, anzi “imposto”, si è dimostrato valido non soltanto durante la guerra ma anche dopo, nella nostra vita. Bando alle digressioni. Torniamo ancora una volta alla “mia” Accademia. Le ho raccontato, forse con troppa dovizia di dettagli, ma in maniera molto sintetica secondo i miei ricordi e le mie emozioni, alcune fasi della nostra vita di allievi. Mancano ancora tre argomenti : esami, campagna navale estiva e vicissitudini dell’8 settembre ’43. E cominciamo con gli esami. Come già accennato in precedenza, due serie di esami per ogni anno accademico. Una prima serie a febbraio detti “colloqui”, ma esami a tutti gli effetti, sulla prima parte di ciascuna materia. Altra serie di esami a giugno che differivano dai colloqui per il fatto che il programma di ciascun esame abbracciava tutta la materia studiata durante l’anno. Ogni sessione comprendeva da 10 a 13 esami alcuni dei quali con scritto ed orale. L’intervallo tra ciascun esame era al massimo di tre giorni per cui l’intera sessione durava circa un mese. Durante il periodi degli esami alcune norme di vita quotidiana variavano, ma le norme disciplinari non ne risentivano affatto. Come avviene dappertutto, c’erano professori (per le materie universitarie) ed insegnati (per le materie professionali) molto esigenti ed altri più accondiscendenti. Le bocciature fioccavano con discreta frequenza. Non mi soffermo sulla sorte dei bocciati, comunque non era delle più rosee. Comportava esami di riparazione, bocciatura con ripetizione dell’anno, come nelle scuole medie o dimissione dall’Accademia e quindi prosecuzione della ferma quinquennale come marinaio semplice. Alla fine di ciascuna sessione d’esami si partiva per la sospirata licenza. Programma base : dormire. Purtroppo era anche il momento della presa di contatto con la realtà della guerra. Città bombardate, case distrutte, parenti o conoscenti scomparsi, famiglie “sfollate”, difficoltà alimentari. Ma avevamo vent’anni e le ferite si rimarginavano presto. Prima di parlare della campagna navale estiva debbo dirle che la guerra aveva apportato una piccola variante all’iter triennale dei corsi normali. Alla fine della Seconda Classe non veniva più effettuata la campagna navale estiva della durata di tre mesi sulle navi scuole Vespucci e Colombo. Gli allievi venivano inviati per circa venti giorni in montagna, all’inizio di agosto si rientrava a Livorno ed iniziavano le lezioni della terza Classe. Conseguentemente si recuperavano i mesi della campagna navale ed a febbraio si concludeva il Terzo Corso e si era pronti per l’imbarco. Ma prima di parlare delle vicissitudini del mio Corso che rimangono uniche nella storia degli oltre 120 anni dell’Accademia, le dico qualcosa sulla nostra campagna d’istruzione sulle navi scuola. La crociera, siamo nel luglio
– settembre del ’42, per ovvi motivi di sicurezza si svolse in Alto
Adriatico: Fiume, Isole dalmate, Zara, Pola. Navigazioni piuttosto brevi ma
caratterizzate da continue accostate (“bordi”) causate dalla navigazione in
acque ristrette, quindi, per noi addetti alle vele ed alle manovre, molto
più stressanti. A bordo, vita abbastanza spartana, accentuata dalla
ridottissima disponibilità di spazio per ciascuno di noi. Vita da marinai
semplici anche se continuavamo ad essere serviti a tavola dai famigli in
guanti bianchi. |
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Le Regie navi scuola "Colombo" e "Vespucci". |
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