Azione
convoglio Tarigo
16 Aprile, 1941
di
Cristiano D'Adamo
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Introduzione
Anche se l'azione che dette luogo alla distruzione del convoglio Tarigo
fu dimportanza minore nell'economia complessiva della guerra nel Mediterraneo, è
affascinante come attraverso gli anni, autori diversi, hanno dato relazioni storiche così
diverse di questi avvenimenti.
Il Tarigo era uno dei molti convogli organizzati dalle forze
dellAsse a sostegno delle rinnovate attività belliche nellAfrica
Settentrionale generate dal recente arrivo del D.A.K (Afrika Korps). Il nome del
convoglio, comera uso, era quello del capo scorta, il cacciatorpediniere Tarigo.
Questo convoglio era relativamente piccolo, consisteva di quattro navi tedesche ed una
nave italiana, scortate da tre cacciatorpediniere.
Discrepanze tra gli storici sono da aspettarsi, specialmente riguardo
la guerra nel Mediterraneo dove a volte si ha l'impressione che si stiano raccontando
storie completamente diverse. Comprensibilmente alcune di queste discrepanze sono generate
dalle norme britanniche che regolano la divulgazione dinformazioni riservate.
Attraverso gli anni si è appreso sempre di più grazie alla continua divulgazione da
parte inglese di documenti storici riservati, ma ancora oggi, purtroppo, alcuni dettagli
molto importanti rimangono oltre la portata degli storici.
Viceversa, la documentazione italiana fu prontamente resa.
LItalia non aveva nulla da nascondere e la ricerca per la verità era parte del
processo di ricostruzione nazionale. Gli italiani, forse meno che i tedeschi, uscirono
della guerra con un senso generale di vergogna che si sarebbe potuto sradicare solamente
studiando gli eventi ed allo stesso tempo onorando i caduti. A volte, gli storici italiani
sono stati inclini a scrivere resoconti recriminatori o di scusa nei confronti della
Marina, senza capire che non c'era molto da accusare o scusare; la Marina aveva fatto il
suo dovere ed aveva pagato un prezzo molto alto.
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Cartina dello scontro
(richiede Java)
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La decisione di concentrarsi sul convoglio Tarigo era
facile; la differenza dei resoconti tra i vari autori va oltre a quello che potrebbe
essere descritto come una interpretazione personale e si avventura nell'arena del
giornalismo fallace. Costituisce perciò un buon caso di storia comparativa.
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Il primo resoconto pubblicato su
questazione era quello del Capitano Mack, il comandante delle cacciatorpediniere
britanniche di base a Malta che decimarono il convoglio. Lundici Maggio 1948, il
"London Gazette" pubblicò un resoconto che fu poi incorporato più tardi
dallAmmiraglio A.B. Cunningham del libro "Odissea di un Marinaio",
pubblicato in Inghilterra nel 1951. Questo resoconto è relativamente accurato, ma si
concentra principalmente sullo scontro notturno. A.B. Cunningham rivela che il convoglio
italiano era stato avvistato dalla ricognizione aerea inglese sin dal 15 Aprile.
Lammiraglio continua scrivendo; "era una notte chiara ed eccellente con una
buona luna". Questa è la prima discrepanza; secondo il rapporto ufficiale italiano,
il tempo era in verità piuttosto brutto e la luna era leggermente meno che mezza piena.
Anche se Cunningham non lo scrive, aerei britannici erano capaci di volare, mentre l'Sm79
italiano spedito in ricognizione dovette ritornare alla base a causa del maltempo. In
tutto, il rapporto è piuttosto accurato, ma alcuni dei dettagli mancanti possono essere
spiegati facilmente; dopo tutto, erano passati solamente alcuni anni dalla fine della 2a
Guerra Mondiale e la guerra fredda era alle porte.
Forse quello che non fu detto è che l'affondamento del Mohawk non era stato appena un
"greatly to be regretted" ma era piuttosto un fallimento. Considerando che le
forze britanniche avevano ombreggiato il convoglio per più di 20 minuti e che la
posizione di tutte le navi era stata identificata accuratamente dal radar, il suo
affondamento era molto fortuito per le forze dellAsse. Un altro problema, negli anni
più tardi, avrebbe incentivato l'interesse di molti storici, era la differenza acuta
nella cronologia tra il rapporto del Jervis e quello del Nubian.
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| Nel 1958, l'Ufficio Storico della Marina Militare pubblicò
un libro dal titolo: "La Difesa del Traffico con l'Africa Settentrionale",
unopera molto particolareggiata successivamente aggiornata nel 1973. La sezione di
questo libro sul Tarigo è molto accurata e squisitamente dettagliata. Incorpora alcuni
dei resoconti britannici, inclusi quelli originali del Jervis e l'uso britannico del radar
è confermato dal resoconto del Nubian. Questo libro dovrebbe essere usato come base per
qualsiasi aggiornamento su questa storia. La Marina dovrebbe considerare la pubblicazione
di una nuova edizione dato che, dalla data della seconda edizione, notizie su Ultra ed i
servizi di informazione britannici hanno radicalmente cambiato la storia. Da questo libro si apprendono nuovi dettagli: le navi tedesche erano
cariche di truppe, mentre il Sabaudia trasportava munizioni. Questi munizioni, come scrive
il comandante del Jervis, erano di fabbricazione tedesca. Il capo scorta, la R.N. Tarigo,
era al comando del Capitano di Fregata Piero De Cristofaro. Le altre due unità erano
sostituzioni delle unità Strale ed Euro originalmente assegnate alla missione. Queste
erano i cacciatorpediniere Lampo al comando del C.V. E. Marano ed il Baleno, al comando
del C.V. Arnaud.
Il 13 aprile, l'Asse era già al corrente dell'arrivo di quattro nuove
cacciatorpediniere a Malta. La sera dello stesso giorno, fu richiesto lintervento
del CAT. Prima dellalba del 15, il convoglio era stato disperso dal cattivo tempo ed
circa 4 ore in ritardo sulla tabella di marcia. Intorno alle 13, la scorta avvistò un
aereo britannico identificato dalla sigla OHSF e l'allarme fu immediatamente dato a
Supermarina. L'aereo britannico seguì il convoglio ed intorno alle 14 mandò una nuova
segnalazione alla base, questa volta intercettata da Supermarina. Supermarina, lalto
comando navale richiede assistenza di Superaereo, lalto comando dell'aeronautica.
Superaereo inviò due Sm 79 ma solamente uno prese il volo e Supermarina fu informata alle
18.45 che, a causa del maltempo, l'aereo era stato costretto a tornare alla base. Il vento
fu riportato ad approssimativamente 80 km/h. Supermarina ordinò un cambio di rotta al
convoglio ordinando al Tarigo di passare la boa numero 4 delle secche di Kerkenah per poi
seguire la costa. Il convoglio non giungerà mai alla boa numero 4 perché la squadra
britannica lo distruggerà tra boa 2 e 3.
Il rapporto ufficiale italiano aggiunge che tra il 27 Aprile ed il 7 Maggio, forze
italiane comandate dal C.C. Eliseo Porta salveranno dei documenti di una certa importanza
dal Mohawk. Questi tentativi di salvataggio furono ripetuti anche il 22 e 23 giugno.
L'unico documento di grande valore era, secondo il rapporto ufficiale italiano, il
"Mediterranean Stationary Order Book". Altri autori smentiscono, riportando che
le mappe dei campi minati furono essenziali al successo dellazione della X.ma MAS
contro Alessandria. |

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Questo libro fu preceduto da "La
Marina Militare Italiana nella 2a Guerra Mondiale." scritto da Marc'Antonio Bragadin
e piublicato in Italian nel 1948 e negli Stati Uniti nel 1957. Il Bragadin scrive un
capitolo relativamente lungo sul Tarigo che pero è pieno di inesattezze. Questo libro,
malgrado sia una pietra miliare nella storia di questo periodo, necessita di un
aggiornamento, proposta questa che dovrebbe essere considerata dalla casa
editrice.Bragadin scrive che la forza britannica non fu mai avvistata dalla ricognizione
italo-tedesca, ma il rapporto ufficiale italiano dice chiaramente di aver richiesto
lintervento diretto del CAT (denominazione italiana per la Luftwaffe in Sicilia)
Il convoglio, secondo il Bragadin, fu attaccato dallaria e dal
mare, ma noi non abbiamo nessunaltra conferma di questo fatto. La maggior parte
degli autori, oltre ai rapporti ufficiali, sono d'accordo sul fatto che il convoglio fu
ombreggiato da aerei della ricognizione britannica, ma questi non condussero nessun
attacco. Bragadin presume anche che, oltre allaffondamento del Mohawk, altre navi
britanniche ricevettero danni, ma non cè nessuna conferma a tale asserzione. In
ultimo, Bragadin non menziona l'uso di radar, invece descrive piuttosto accuratamente
l'operazione di salvataggio.
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Nel 1964, Donald Macintyre, un autore da tempo dimenticato,
ha dedicato molti paragrafi sull'episodio. Macintyre si sbaglia quando dice che gli
inglese non avevano il radar. "Radar at Sea" il libro di Derek House pubblicato
nel 1993 chiaramente conferma che tre delle quattro cacciatorpediniere britanniche che
parteciparono all'azione erano dotate dei più recenti, per allora, modelli di radar. Sin
dal periodo in cui Macintyre scrisse il suo libro, si era a conoscenza del fatto che gli
inglesi preferivano scontri navali notturni soprattutto a causa della loro preponderante
superiorità tecnica. Un'altra imprecisione, più tardi ripresa da altri autori, era il
numero delle vittime tra il personale dellAsse che, anche se riportate a solo 350,
furono invero più di 700.
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Nel 1976 il famoso storico italiano Arrigo Petacco,
specializzato nella storia italiana della 2a Guerra Mondiale, pubblicò "Battaglie
Navali nel Mediterraneo" un libro piuttosto forbito che è invero accurato.
Sorprendentemente, lui menziona il nome di Tenente Ettore Bisagno, l'ufficiale che, mentre
la sua nave stava affondando, puntò i tubi lanciasiluri sul nemico riuscendo a colpire ed
affondare il Mohawk. Dato questo precedentemente publicato da Antonio Trizzino.
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Seguì un libro scritto dallautore
spagnolo Luigi De La Sierra, un ufficiale di marina specializzato nel periodo. Il suo
rendiconto è lungo, ed in essenza accurata, anche se il De La Sierra commette l'errore di
riferire che gli inglesi non avevano radar.
De La Sierra biasima la dispersione del convoglio per il cattivo tempo
a Napoli, mentre il rapporto italiano riferisce delle condizioni meteorologiche durante
lattraversamento del Canale di Sicilia. Inoltre, il De La Sierra scrive che nessun
aereo italiano fu mandato in appoggio al convoglio, asserzione questa che anche se
letteralmente inesatta, è a tutti gli effetti una riflessione della realtà delle cose.
Nel libro di De La Sierra, si riporta di un improvviso cambio del tempo, mentre nel
rapporto ufficiale italiano si riscontra una fitta nebbia e condizioni tempestose. De La
Sierra continua la sua narrazione fuorviata riportando con accuratezza lorario del
primo avvistamento (accurato se noi ci riferiamo al resoconto del Jervis) ma riferendosi
ad un avvistamento "visuale" e non radar. Quello che De La Sierra scrive è
piuttosto assurdo: "La luna era da sud sud-est , alle spalle della forza britannica
cosicché loro possono vedere il convoglio italiano, ma il convoglio non può
vederli". La verità fu ovviamente lopposto: gli inglesi si mossero a ridosso
del convoglio così che la luna li nascondeva mentre illuminava le navi di Asse.
Il Lampo, scrive il De La Sierra, fu recuperato dopo quattro mesi di lavoro, mentre il
rapporto italiano riferisce di "un paio di mesi". In ogni modo, questa nave
rientrò in servizio. Inoltre, appare che solamente la nave ospedale Arno prese parte alla
missione di salvataggio, mentre il De La Sierra scrive di una seconda nave, cosi come
riferisce a sole 350 vittime, errore questo probabilmente originato dal libro del
Macintyre. Ciononostante, questo libro deve essere preso in seria considerazione perché
è l'interpretazione interessante di un marinaio che ha navigato sullo stesso mare,
ammirato le stesse stelle e fatto gli stessi sogni. Inoltre la descrizione delle tattiche
navali è molto chiarificatrice.
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Quello che seguì è considerato una
pietra miliare di storia revisionista. James Sadkovitch, lautore di "The
Italian Navy of WW II", anche se è accusato dagli autori Green e Massignani di
essere troppo pro Marina Militare italiana, ha documentato fatti rilevanti fino ad allora
inaccessibili al pubblico in genere. Lautore riporta correttamente
dell'intercettamento da parte inglese dei messaggi dellAsse, ma specifica che questo
non era il lavoro di Ultra. In questo aspetto della guerra, gli inglesi erano decisamente
in vantaggio, così come è eloquentemente e diligentemente narrato dal professore Santoni
nel suo famoso libro "Ultra: il vero traditore." Sadkowich non cerca scuse: i
fatti sono chiaramente spiegati e documentati. Quella che è davvero rivelatrice è la
descrizione dell'effetto che la distruzione del convoglio ebbe sul governo e le forze
militari italiane, specialmente nel campo della polemica sullaccesso ai porti
tunisini. Non un solo dettaglio nel rapporto è discutibile e lautore indubbiamente
crea un nuovo esempio di qualità nel campo della ricerca storica.
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Nel 1993, il ben noto autore Bernard Ireland compendia
questi eventi in meno di un paragrafo, ma riesce ad introdurre diversi imprecisioni. Per
esempio, la nave italiana che lanciò i siluri contro il Jervis, dice Ireland, fu il
Lampo, ma è accertato che fu il Tarigo. Lautore descrive Lampo e Baleno come
torpediniere, ma a ben 1,220 tonnellate queste unità erano certamente dei
cacciatorpediniere. Ancora una volta l'intercettamento è dovuto a "spingendo a tutta
forza
" e non c'è nessuna menzione del radar.
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Nel 1998 Green e Massignani scrissero
un'altra pietra miliare e forse uno dei libri più accurati sulla guerra navale nel
Mediterraneo. Il libro, "La Guerra Navale nel Mediterraneo", ha un sommario
eccellente degli eventi riguardanti laffondamento del convoglio Tarigo e contiene
referenze storiche sui tentativi italiani di recuperare i cifrari inglesi dal Mohawk.
Secondo gli autori, i documenti recuperati dal Mohawk (Eliseo Porta era parte del X.ma
MAS) aiutarono a preparare l'attacco contro Alessandria, che poche mesi dopo, fu condotto
dalla X.ma MAS. Il libro offre dettagli supplementari di grande interesse, per esempio
laereo da ricognizione inglese che scopri il convoglio era un Maryland. Gli autori
sono accurati nel riportare che Ultra non ebbe effetti diretti su questa azione, e come
aveva già scritto il Sadkowich, riferiscono che gli inglesi avevano intercettato i
messaggi dellAsse.
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Conclusioni
Una questione di fondo si pone: dobbiamo trascurare del tutto libri
scritti nel passato e concentrarci solamente sulla letteratura più recente? Per esempio,
Green e Massignani suggeriscono di trascurare il libro di Borghese sul X,ma MAS. Noi
crediamo di no. Sarebbe una grande tragedia se tutta la letteratura edita ed inedita su
questo periodo fosse trascurata. Comprendere l'evoluzione del processo di interpretazione
di questi eventi storici è importante come la storia stessa. Alla fine, la ricerca
storica su questo periodo continua ad evolversi e così facendo questi eventi sono vivi
oggi così come lo erano sessantanni fa..
Sfortunatamente, libri mal scritti come "Guerra nel
Mediterraneo" di Bernard Ireland sono ancora pubblicati e venduti. Autori come
Ireland sostituiscono la ricerca storica con resoconti fallaci al prezzo di poche ghinee.
Lettori dovrebbero saggiare tutti i libri, ed allo stesso tempo essere ben disposti verso
lidea che linterpretazione di eventi storici può essere meno scienza di quel
che uno si aspetterebbe. L'azione del convoglio Tarigo provocò la perdita di alcuni
marinai inglesi e centinaia di soldati e marinai italiani e tedeschi ed in rispetto del
loro sacrificio, dobbiamo continuare a mantenere questa storia viva. Nel fare così, noi
celebriamo autori come Green e Massignani che molto si sforzano in nome dell'accuratezza
storica.
Quando gli archivi storici dal governo britannico saranno finalmente
aperti al pubblico, una nuova generazione di storici aggiornerà la nostra definizione
corrente dei fatti, dandoci così, ancora una volta, uninterpretazione più accurata
degli eventi ed il loro significato nella storia. |