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La Notte di Taranto
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11 e 12 novembre, 1940
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IntroduzioneDopo la Battaglia di Punta Stilo, la Regia Marina si volse in direzione della strategia navale detta "Fleet in Being", ovvero della flotta potenziale. Questo tipo di strategia dava per assunto che la presenza di una potente forza navale era sufficiente a convincere il nemico a non intraprendere alcuna attività offensiva. Probabilmente, questa decisione della Marina, fu il risultato delle aspettative generali delle intere forze armate italiane le quali ritenevano che questa guerra sarebbe stata breve e ricca di ricompense ad armistizio avvenuto. In tutta onestà, forse escludendo la sola Regia Aeronautica, le forze armate erano ben al corrente delle limitazioni dell'apparato bellico nazionale. Quello che è sorprende è il fatto che la Marina, malgrado fosse ben a conoscenza delle conseguenze di una guerra prolungata, decise di non affrontare il nemico in uno scontro decisivo. Forse, i ricordi di Lissa erano ancora ben vivi e presenti. Varie fonti storiche attribuiscono l'inattività Italiana al fatto che le due corazzate della classe Littorio, le quali stavano ancora conducendo addestramento, non fossero ancora in piena efficienza. Senza dubbio, nel mese di Luglio queste unità ebbero alcuni inconvenienti tecnici, quali ad esempio infiltrazioni d'acqua in una delle torri, ma a novembre queste navi erano in perfetta efficienza. Forse, un timore referenziale nei confronti della Marina Britannica, impedì alla Marina di agire con più determinazione, o forse le ragioni erano ben più complicate. Senza dubbio, l'inattività Italiana invitò i Britannici all'azione e così maturò una complessa operazione navale che incluse l'attacco alla base navale di Taranto e lo scontro nello Stretto dOtranto.
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| Dopo un periodo di parziale inattività, la guerra nel Mediterraneo improvvisamente divampò a seguito dell'ultimatum imposto dall'Italia alla Grecia. La richiesta Italiana per l'utilizzazione dei porti ellenici era inaccettabile e il rifiuto Greco era certo. La Gran Bretagna rispose immediatamente alla richiesta d'aiuto ellenica mentre le truppe italiane entravano in Grecia dal fronte Albanese. La campagna Greca, che non era stata coordinata con gli alleati tedeschi, creò attrito tra i due dittatori ed evolse, altresì, in un imbarazzante fiasco militare. |
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| La Notte di Taranto
Durante la crisi etiope, quando la Gran Bretagna e l'Italia erano sull'orlo del conflitto armato, la Royal Navy condusse delle ricerche circa la possibilità di attaccare la base navale di Taranto. A causa della risoluzione della situazione politica internazionale, il piano fu accantonato, ma non per troppo tempo. Verso la fine del 1940, l'Amm. Lyster ricominciò nuovamente a pianificare un attacco contro la grande base navale italiana.
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L'attacco contro Taranto, denominata "operazione del giudizio" (Operation Judgment), come abbiamo già menzionato, era parte del piano d'azione che vide forze britanniche zigzagare per il Mediterraneo. L'operazione M.B.8, così come l'attacco su Taranto, erano state pianificate per il 21 ottobre, l'anniversario della battaglia di Trafalgar, ma a causa di vari problemi tecnici, tra cui un incendio a bordo dell'Illustrious e l'accantonamento della portaerei Eagle, questo dovette essere posposto. Alcuni degli equipaggi dell'Eagle furono trasferiti sull'Illustrious. |
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| La ricognizione aerea britannica |
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| Le difese italiane |
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Prima di raggiungere la posizione preassegnata, l'Illustrious dovette
superare alcuni problemi con gli aerei imbarcati a bordo, che avrebbero potuto portare
alla cancellazione della missione. Alle 12.19 del 9 novembre, uno degli Swordfish
decollato dall'Illustrious ebbe dei problemi al motore e dovette ammarare d'emergenza
vicino la Warspite. Il 10, a intorno alle 7.00 un altro Swordfish ebbe simili problemi ed
andò perduto. Lo stesso giorno, aerei italiani continuavano attacchi contro la forza
britannica, ma un CANT 501 andò perduto, mentre altri attacchi di bombardieri che
seguirono non ebbero nessuna conseguenza. |
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A mezzogiorno dell'11, la flotta britannica era di nuovo a circa metà strada verso Creta quando, durante un regolare volo di ricognizione, un altro Swordfish andò perduto. La situazione stava diventando preoccupante; tre aeroplani dei pochi rimasti erano andati perduti. I tre veicoli appartenevano all 819 Squadrone ed erano stati riforniti dallo stesso deposito carburanti. Dopo unispezione si scoprì che la benzina era contaminata da acqua, sabbia e muffa. |
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La notte ell'11 novembre, non troppo lontano dall'isola di Cefalonia ed
a circa 170 miglia da Taranto, la Illustrious lanciò i suoi aeroplani Swordfish che
arrivarono su Taranto in due ondate di 12 e 9 aeroplani ciascuna. A causa di un errore di
navigazione, uno degli apparecchi della prima ondata arrivò sulla città con circa 15
minuti d'anticipo scatenando così la difesa antiaerea. |
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La contraerea si acquietò tra le 23.20 e le 23.35, ma poi gli aerei della seconda ondata cominciarono a raggiungere il cielo di Taranto. Altri apparecchi sganciarono bombe tra le 23.30 e le 23.40 mancando il bersaglio di 20 o 30 metri. Questi attacchi sono probabilmente quelli degli equipaggi Mardeal-Ferreira e Murray-Paine. Dei due apparecchi, il primo ritentò l'attacco a causa del malfunzionamento del sistema di sgancio delle bombe. |
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| Danni
e perdite Documentazione fotografica |
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Come scrisse lAmm. Cunningham, lattacco su Taranto ridusse la minaccia posta dalla flotta italiana, ma non la eliminò. Nonostante le gravi perdite, la Marina aveva ancora una forza di tutto rispetto come verrà dimostrato pochi giorni dopo durante la battaglia di Capo Teulada. Attraverso gli anni vari autori hanno dato un senso storico sostanzialmente differente, raggiungendo spesso conclusioni completamente diverse. Nel 1951, lAmmiraglio Cunnigham scrive: "Lazzoppamento di metà della Flotta Italiana durante lattacco su Taranto ebbe un effetto enorme sulla situazione strategica navale in Mediterraneo. Il nemico immediatamente trasferì il resto della flotta a Napoli; potevano ancora operare nel Mediterraneo centrale attraversando lo Stretto di Messina, ma solo sotto la stretta osservazione della ricognizione aerea di Malta". Nel 1951, lammiraglio francese Raimond de Belot scrive" La vittoria a Taranto consentì allAmm Cunnigham di trasferire due corazzate, la Ramillies e la Malaya in Atlantico. Come scrisse allammiragliato, il risultato fu uneconomia di forze giudizioso". Nel 1957, Bragadin scrive: "Lattacco su Taranto ebbe temporanee, ma serie conseguenze nel campo strategico perché la Marina fu lasciata con sole due corazzate in servizio, la Vittorio Veneto e la Cesare. La Doria, lultima delle quattro corazzate rimodernate non era ancora pronta per il servizio". Nel 1960, il Capitano S.W. Roskil scrive: "...gli equipaggi dellaviazione di Marina indubbiamente ristabilirono lequilibrio di potere tra le corazzate al momento in cui si stava sbilanciando a favore degli italiani". Nel 1966, lautore Trizzino comincia il capitolo dedicato a Taranto nel famoso libro "Navi e Poltrone" con la seguente frase: "La disfatta subita senza combattere dalla marina italiana, nella notte dell'11 e 12 novembre 1940, decise le sorti della guerra tra l'Italia e la Gran Bretagna. Taranto fu la Trafalgar italiana". Nel 1972, lo storico Arrigo Petacco scrive: "Il 12 novembre anche le navi italiane uscite indenni dall'attacco degli aerosiluranti lasciavano Taranto per rifugiarsi nei porti di Napoli e La Spezia. Era una ritirata. Dopo cinque mesi dillusoria superiorità, la marina italiana era già alle corde." Nel 1976, lautore spagnolo Luis de la Sierra da lunico suggerimento su quello che si sarebbe potuto fare per evitare o minimizzare i risultati dellattacco: "Se quando fu dato l'allarme per l'approssimarsi della prima ondata di apparecchi inglesi a Taranto, mezz'ora prima del loro arrivo in Mar Grande, si fossero aperti i fumogeni dei caccia e degli incrociatori ormeggiati nella rada esterna, I piloti della Fleet Air Arm non avrebbero potuto vedere le corazzate di Campioni nonostante l'intensa luce dei bengala " Nel 1987, il giornalista Gianni Rocca scrive: "La folle decisione di Mussolini di aggredire la Grecia, senza prevedere la pur inevitabile reazione inglese, cominciava a dare i suoi frutti. L'impreparazione di Supermarina a una guerra moderna ne aveva dato altri." Nel 1994, il prof. Sadkovich scrive : Sia Sommerville che Cunnigham rimasero molto sospettosi dellavvicinarsi troppo alle rimanenti corazzate italiane e la decisione di Sommerville il 17 novembre di lanciare un gruppo di Hurricanes diretti a Malta al massimo della distanza causò la perdita di undici dei dodici apparecchi". Nel 1998, Jack Green Alessandro Massignani scrivono: " Alla fine, lattacco fu concepito ed eseguito brillantemente". |
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