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La notte di Taranto:
Le difese italiane

Narrativa

In un resoconto inoltrato da Supermarina al Comando Supremo immediatamente dopo l'attacco inglese, le difese della base militare furono descritte come segue:

Difese antiaeree in perfetto ordine composte da:

  • 21 batterie armate di cannoni da 101 mm;
  • 68 installazioni di mitragliere con un totale di 84 bocche da fuoco istallate sia a terra che su pontoni galleggianti;
  • 109 mitragliere leggere in installazioni fisse e galleggianti;
  • ostruzioni antiaeree con 27 palloni frenanti di cui 16 ancorati ad ovest e nord delle navi lungo la diga della tarantola ed 11 lungo la parte orientale della stessa diga.

I palloni sarebbero dovuti essere 90, ma condizioni meteorologiche avverse nei giorni precedenti l'attacco causarono la perdita di circa 60 palloni. I palloni di riserva non potettero essere predisposti a causa della mancanza di idrogeno. Il numero preciso di palloni presenti durante l'attacco era di 27. Questi erano di forma sferica e quindi aerodinamicamente deficienti, mentre fotografie del periodo dopo l'attacco mostrano dei palloni di forma simile ad una palla da rugby e con code simili a quelli usati in Gran Bretagna.
 

Italian Barrage Balloon

Uno sbarramento italiano
 
  • Stazioni acustiche:

Includevano 13 stazioni aerofoniche di cui due direttamente collegate a proiettori illuminanti. Dei 22 proiettori disponibili, la maggior parte era di costruzione recente ed erano istallati sia a terra che su pontoni galleggianti. Inoltre, potuti essere usati anche i proiettori istallati a bordo delle navi.

  • Reti antisiluro

Dei 12.800 metri di rete originalmente commissionate per la difesa delle navi ormeggiate in Mar Grande solamente 4.200 erano istallate. Altri 2.900 metri erano arrivati ma non erano ancora stati predisposti. La produzione domestica di reti ammontava a circa 3.600 metri al mese e quindi il completamento delle difese non era previsto per il 1941. Naturalmente va considerato che l’intera produzione nazione andava distribuita tra le varie basi navali. Queste reti si estendevano per circa 10 metri sotto il livello dell'acqua, quindi lasciavano uno spazio non protetto di circa 5 metri tra la rete ed il fondale.

Tutte le unità militari appartenenti alle varie squadre erano pronte a muoversi in meno di tre ore. Inoltre, tutte le unità erano in stato d'allarme con i cannoni e le mitragliatrici armate. In caso d'allarme, le navi non dovevano muoversi dall'ancoraggio dato che, a detta delle autorità, questi offriva il miglior sistema di protezione.

Le armi imbarcate non avrebbero dovuto aprire il fuoco in concomitanza con le batterie costiere così da evitare problemi con l’inquadramento del bersaglio. I proiettori imbarcati sarebbero stati utilizzati solamente per abbagliare i piloti nemici e sarebbero stati utilizzabili solamente quando la luna era piena, dato che la fluorescenza lunare avrebbe già dato visibilità al nemico.

Il porto aveva subito un’innumerabile serie d’allarmi aerei in gran parte causati da aerei da ricognizione. Tutte le navi erano ormeggiate alla ruota permettendo alla nave di ruotare intorno all'ormeggio che normalmente consisteva in una boa. Tutte queste difese erano basate su alcuni concetti fondamentalmente erronei. Prima di tutto, le autorità Italiane non erano al corrente del fatto che gli inglesi avevano eliminato il problema del sacco e di conseguenza avevano grossolanamente stimato la distanza minima necessaria per il lancio del siluro.

È interessante notare che nel poco conosciuto libro "Aereal Warfare" pubblicato nel 1943 da Hal Goodwin non c'è nessuna menzione di aerosiluranti italiane. Questo non era un errore; infatti, malgrado la notorietà acquisita dal famoso Savoia Marchetti S-79, le forze aeree italiane entrarono in guerra senza un solo aerosilurante. Questa mancanza di lungimiranza provocò un vuoto tecnologico in quello che sarà una parte cruciale della tecnologia bellica ed inoltre rallentò lo sviluppo delle difese antisiluro.

In pratica, la Regia Marina non era al corrente del fatto che un aeroplano, volando a bassa quota, a bassa velocità ed in linea diretta, potesse lanciare un siluro senza che questi affondasse più di 15 metri. Ancora più importante era che questi nuovi siluri non solo innescavano a contatto, ma potevano essere attivati dal campo magnetico di una nave grazie ai nuovi acciarini duplex (doppia azione). Anche se completamente in posizione, le reti italiane, le quali erano limitate a 10 metri, non avrebbero potuto fermare i siluri inglesi i quali avrebbero navigato al disotto, ma guardando la dinamica dell'attacco, questo non fu un problema.

Siamo ora al corrente che dopo l'attacco alcuni degli ordigni inglesi furono recuperati e, quindi, l'industria italiana fu immediatamente messa al corrente della nuova tecnologia. Gran parte delle difese di Taranto erano specificate nel dispaccio 35901 che fu comunicato a seguito degli attacchi contro i porti di Tobruk ed Augusta. Il comandate della base navale di Taranto, l'Amm. Antonio Pasetti asserì che protezioni retali rettangolari circondanti ciascuna nave sarebbe stati l'unica difesa possibile, ma il comandante della Ia Squadra trovò questa misura eccessiva. Naturalmente, la polemica era puramente accademica dato che non c'erano abbastanza reti a disposizione.

 

Le azioni navali in Mediterraneo, Adm. Giuseppe Fioravanzo, page 226.
 

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