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La notte di Taranto:
Danni e Perdite

Narrativa

Il giorno dopo l'attacco, le corazzate superstiti (Giulio Cesare, Vittorio Veneto ed Andrea Doria) furono immediatamente trasferite a Napoli mentre le operazioni di salvataggio cominciarono per le unità danneggiate. La corazzata Littorio e la Caio Duilio erano abbastanza facili da salvare ed entro un mese entrambe erano di nuovo a galla, mentre la Cavour richiese un investimento di tempo e materiali alquanto notevole.

R.N. Cavour

La Cavour era ad ancora in Mar Grande. La nave fu colpita da un siluro lanciato dall'apparecchio di Williamson. L'esplosione avvenne in prossimità della chiglia causando uno squarcio di 18 x 8 metri vicino il deposito munizioni prodiero. L'unità, considerata in serio pericolo, fu portata vicino la riva per evitare l'affondamento. Dopo che la corazzata si era adagiata sul fondale, l'acqua aveva raggiunto il ponte di coperta sommergendo quasi tutto lo scafo. Le operazioni di salvataggio cominciarono immediatamente ed il 13 novembre gli operai erano già al lavoro.

 

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R.N. Cavour
Verso la fine del 1941, la nave era nuovamente in grado di navigare e fu trasferita a Trieste per ulteriori riparazioni ed ammodernamenti. L'8 settembre, a seguito d’ordini ricevuti dall'alto comando, l'equipaggio non affondò la nave dato che mancavano più di sei mesi al completamento. Il 10, truppe tedesche presero controllo della nave ed il 15 febbraio 1945, durante un violento bombardamento aereo, la nave fu colpita da varie bombe, si capovolse ed affondò. In seguito fu recuperata nel 1946 e radiata il 27 febbraio del 47.

R.N. Duilio

Fu colpita intorno alla mezzanotte da un siluro lanciato da circa 400 metri. L'esplosione causò uno squarcio di circa 11 x 7 metri vicino il deposito munizioni prodiero. Alle 4.45 del 12 novembre, la nave fu incagliata per evitarne l'affondamento. Nel gennaio del 1941, la corazzata era di nuovo a galla e il 3 febbraio entrò in bacino. Durante il periodo novembre-gennaio, la nave partecipò attivamente alla difesa contraerea della piazzaforte. Il 26 gennaio la corazzata lasciò Taranto e due giorni dopo raggiunse Genova.

 

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R.N. Duilio

R.N. Littorio

La corazzata Littorio fu colpita da ben tre siluri. Due a dritta di cui, uno sotto la seconda torretta vicino l’ordinata 192 causando danni tra le ordinate 187 e 192, l’altro dopo la prima torretta vicino l’ordinata 163 causando danni tra l’ordinata 159 e 165. Il terzo siluro colpì l’unità a sinistra vicino l’agghiaccio del timone causando la distruzione parziale del timone principale. Nonostante i gravi danni, la nave non fu mai in pericolo di affondare. Ciò nonostante, fu deciso di portarla ad arenarsi sui bassi fondali fangosi in rada. I lavori di recupero furono ritardati dalla presenza in un siluro inesploso. Dopo il recupero, la nave fu stabilizzata mediate l’utilizzazione di larghi contenitori cilindrici per poi essere trasferita in Mar Piccolo e da li, l’11 dicembre, in bacino. Tutti i lavori di ripristino furono completati l’11 marzo del 1941.

 

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R.N. Littorio

Altri danni

Il caccia Libeccio e l’incrociatore Trento ricevettero una bomba aerea ciascuno, ma entrambe gli ordigni non esplosero. Bombe cadute nei pressi dell’aeroporto causarono la distruzione di due idrovolanti ed un principio d’incendio. Altri danni furono registrati vicino l’aeroporto, il deposito carburanti e l’acquedotto. Varie bombe caddero sui quartieri residenziali nella zona dell’ospedale civile causando vittime tra la popolazione civile. Oltre ai civili, ci furono 32 morti sulla Littorio, 17 sulla Cavour e 3 sulla Duilio.

 

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