Incursione nello
Stretto di Otranto

12 novembre, 1940
di Cristiano D'Adamo

Alle 18 dell’11 novembre, alcuni degli incrociatori inglesi si distaccarono dalla flotta principale (vedi La Notte di Taranto - Operazione M.B.8) e si diressero in direzione dello Stretto d’Otranto alla ricerca del traffico per l’Albania. Dopo aver passato lo stretto ed essere entrati in Adriatico, gli inglesi ritornarono sulle loro tracce per poi incontrare un convoglio diretto a Valona. L’azione ebbe luogo alle 1.05 del 12 novembre. Lo squadrone inglese, il quale includeva gli incrociatori Orion, Ajax, Sydney con la scorta dei caccia Nubian e Mohawk erano al comando dell’Amm. Pridham Wippel.

 

V.A. Sir Henry Pridham-Whippel, KCB, CVO
Viceammiraglio. Sir Henry Pridham-Whippel, KCB, CVO

 

Il convoglio Italiano includeva i piroscafi Antonio Locatelli (5.691 tonn.), Premuda (4.427 tonn.), Capo Vado (4.391 tonn.) e Catalani (2.429 tonn.) scortati dalla vecchia torpediniera Fabrizi, al comando del T.V. Giovanni Barbini, e l’incrociatore ausiliario Ramp III al comando del C.F. Francesco De Angelis. L’azione fu veloce; una volta localizzato il convoglio italiano, i britannici affondarono tutti i piroscafi nonostante l’eroica difesa offerta dal Fabrizi, il quale ricevette serissimi danni. Meno ammirabile fu il comportamento del Ramp III il quale, dopo l’iniziale scambio d’artiglieria, si dileguò lasciando i piroscafi alla loro sorte.

 

T.V. C. Giovanni Barbini
T.V.C. Giovanni Barbini

 

Quello stesso giorno, le torpediniere Curtatone e Solferino salvarono 140 marinai, mentre i morti furono 36 ed i feriti 42. Tra le vittime ci fu il Comandante Barbini il quale ricevette la Medaglia d’Oro al valore militare alla memoria. La reazione italiana fu immediata, ma la Regia Aeronautica mancò di localizzare la flotta nemica ed i pochi Cant mandati alla scoperta del nemico furono inesorabilmente falcidiati dalla caccia nemica.
 

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