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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il sommergibile Maggiore Baracca fu uno dei sei battelli della classe Marconi e prese il nome dal Maggiore Francesco Baracca, il famoso pilota d’aviazione italiano della Grande Guerra abbattuto sui cieli del fronte alpino ed il cui simbolo, un cavallino rampante, fu poi adottato dalla casa automobilistica Ferrari. Impostato nel 1939 dai cantieri OTO del Muggiano vicino La Spezia, il battello fu consegnato alla Marina il 10 luglio 1940; venti giorni dopo l’inizio della guerra. Dopo un brevissimo periodo di preparazione, il battello fu immediatamente assegnato alla nuova base atlantica di Bordeaux. Il Baracca fu trasferito in Atlantico con altri otto battelli approfittando del novilunio del 2 settembre. Al comando del C.C. Enrico Bertarelli, il Baracca lasciò La Spezia il 31 agosto raggiungendo lo Stretto di Gibilterra una settimana più tardi. Come da istruzioni impartite dal comando sommergibili italiano, il sommergibile attraversò le turbolenti acque dello stretto in immersione e senza incontrare alcuna attività aeronavale nemica.

Una volta completato il passaggio, il Comandante Bertarelli si mosse a ponente raggiungendo la zona d’agguato preventivamente assegnatoli a largo dell’isola di Madera dove rimase dal 12 al 30 di settembre.Durante questo periodo, il Baracca non incontrò naviglio nemico e alla fine della perlustrazione si diresse a settentrione per raggiungere Bordeaux. Il 1 ottobre, mentre in transito verso la nuova base, il Baracca intercettò il piroscafo greco Aghios Nocolaus di 3,687 t.s.l. Nel pomeriggio il piroscafo fu poi affondato intorno alle 16.15 in posizione 40° N 16°55’ W dopo che il Comandante Bertarelli aveva dato all’equipaggio greco il tempo necessario per abbandonare la nave prima di mandarla a fondo a colpi di cannone; era l’inizio della guerra e la cavalleria era ancora d’ordine. L’Anghios Nicolaos era una vecchia carretta costruita nel 1915 dai cantieri Napier & Miller Ltd, di Glasgow ed era precedentemente nota come Ardargorn (1916), Australport (1924), Iron Age (1925) and Eugenia (1933).. La nave apparteneva all’armatore John C. Adamantios C. Hadjipateras del Pireo (Atene). Sei giorni dopo il Baracca arrivò felicemente a Bordeaux.

Il periodo di riposo non durò a lungo; il battello era nuovo e richiedeva poca manutenzione. Il 24 ottobre, Betasom inviò il Baracca assieme con il Bagnolini ed il Finzi in una missione organizzata in coordinazione con B.d.U., il comando sommergibili tedesco dell’Ammiraglio Doenitz. Una volta in mare, il Baracca si trasferì a nord per raggiungere la zona assegnatoli e situata a ponente delle Isole Britanniche. Il 31 ottobre a tarda sera, il battello intercettò un piroscafo stimato intorno alle 1.500 t.s.l. Dopo l’imbrunire, quando l’oscurità della notte aveva completamente avvolto l’oceano, il Baracca lanciò un siluro verso il piroscafo che coraggiosamente stava cercando di speronare il sommergibile. Lo speronamento fallì, ed il siluro andò a vuoto; i due vascelli proseguirono in direzioni opposte con il Baracca in grado di sviluppare solo otto nodi a causa delle pessime condizioni atmosferiche.

Poco dopo, il 1 novembre, il Baracca intercettò un convoglio che includeva quattro o cinque piroscafi in navigazione senza scorta. Dopo il tramonto, il Comandante Bertarelli cercò varie volte di portarsi in posizione d’attacco ma sempre fallendo di raggiungere una posizione adeguata ad il lancio delle armi. Pochi giorni dopo, il 9 novembre ed ancora in pessime condizioni atmosferiche, il Baracca attaccò in immersione una petroliera armata veloce la quale evitò l’attacco e, mancando velocità, il sommergibile non potette inseguirla. La velocità di superficie dei battelli italiani era relativamente bassa, ma in condizioni di mare molto mosso la velocità doveva essere ridotta ancor di più, non consentendo inseguimenti se non di vecchi piroscafi. Una settimana dopo, il 16, il Baracca ricevette un messaggio di scoperta e, forzando le macchine al massimo, cercò di prendere contatto con il nemico. Due giorni dopo, avendo esaurito la riserva di carburante, il sommergibile dovette rientrare alla base. Lo stesso giorno, sempre il 18, il Baracca intercettò un piroscafo isolato del convoglio SL 53 dalla Sierra Leone all’Inghilterra e immediatamente ne cominciò l’inseguimento. Questo convoglio aveva lasciato Freetown il 27 ottobre, 1940 ed era composto di ben 24 piroscafi dei quali uno solo andò perduto, mentre un altro fu danneggiato. Il resto del convoglio arrivò a Liverpool il 18 novembre. Il piroscafo mancante fu il Lilion Moller battente bandiera britannica e di 4.866 t.s.l.; due siluri lanciati dal Baracca ne decretarono la fine intorno alle 17.00 e nessuno dei membri dell’equipaggio si salvò. Il Lilion Moller affondò in posizione 52° 57’ N, 18°’ 05’ W (alcune fonti danno l’affondamento in posizione 53° N -17° W). Questo piroscafo era un'altra vecchia carretta del mare: costruita nel 1913 dai cantieri Sir James Laing & Son di Suderland era precedentemente conosciuta come Novgorod (1923), Cambrian Duchess (1931) e Valhall (1933), ed apparteneva alla Moller Line, una compagnia britannica con uffici a Shanghai, in Cina. Sei giorni dopo, il Baracca raggiunse la base a Bordeaux. Considerando gli scansi risultati del primo gruppo di sommergibili italiani mandato in nord atlantico, il successo del Baracca si doveva considerare buono, ma il comando italiano ebbe da riflettere circa vari problemi. La costruzione dei battelli italiani non ne facevano mezzi adatti ai mari in burrasca, il cannone era in pratica inutilizzabile e i siluri venivano facilmente deviati dai morosi. I trombini d’aerazione dei motori e il disegno delle falsi torri peggioravano la situazione; la vita a bordo di questi battelli era molto difficile.

1941
Dopo la necessaria manutenzione, il Baracca fu nuovamente in mare e sempre al comando del C.C. Bertarelli. Questa nuova missione avrebbe portato un gruppo di sommergibili, tra i quali Il Morosini, il Dandolo e l’Otaria nella stessa zona d’operazioni. La missione era simile alla prima; i battelli italiani, più grandi e con migliore raggio d’azione di quelli utilizzati dai tedeschi, avrebbero pattugliato una zona più a ponente delle Isole Britanniche, mentre gli U-Boat e navi di superficie si sarebbero occupate dei settori più vicini al continente europeo. Il Baracca salpò il 19 gennaio del 1941 ed il 26 raggiunse la zona d’agguato. Subito dopo, avvistò due cacciatorpediniere di scorta, un altro sommergibile ed un piroscafo che on potette essere inseguito. Il 4 febbraio il battello fu chiaramente inquadrato da un cacciasommergibili, ma avvalendosi di banchi di foschia marina, il Baracca s’immerse, poi evitando il lancio di circa dieci bombe di profondità che dal canto loro non causarono alcun danno. Il maltempo, incessante, continuò causando la mancanza d’avvistamenti. Il 12 febbraio il battello cominciò il viaggio di ritorno raggiungendo la base il 18 dello stesso mese stesso a mani vuote.

Una volta a Bordeaux, il battello entrò in cantiere, questa volta per un periodo più lungo: i marosi dell’Atlantico stavano pesantemente logorando i macchinari. Il 10 aprile, un giorno dopo il Dandolo, il Baracca lasciò la base per una missione nelle acque più temperate a largo dello Stretto di Gibilterra. Ancor prima di raggiungere la zona d’agguato, il Baracca fu oggetto di un attacco aereo seguito da unità di superficie. Tra il 16 ed il 19, il battello si unì al Dandolo nella ricerca di un convoglio nemico, ma il 22 il Dandolo, vittima di serie avarie, dovette rientrare alla base. Il Baracca continuò la missione, ma avendo mancato di intercettare il convoglio, anch’esso rientrò alla base raggiungendo le sponde della Gironda il 4 maggio.

Una volta alla base, il battello entrò in cantiere e l’equipaggio ricevette il normale turno di riposo. Questa volta fu breve; il battello fu mandato nuovamente in missione il 18 giugno lasciando Bordeaux con il Da Vinci. La missione portò il Baracca nuovamente a largo di Gibilterra ed involse sette battelli italiani. Dei sette, il Cappellini dovette abbandonare la missione a causa d’avarie, mentre il Bianchi andò perduto poco dopo la partenza vittima del Tigris, un sommergibile britannico. Il gruppo inseguì ben quattro convogli ma mancò di prendere contatto. Altri tre convogli seguirono, ma a quel punto il Baracca aveva già esaurito la riserva carburante e stava rientrando alla base. Al termine della missione C.C. Bertarelli fu trasferito alla Scuola Sommergibili di Pola. Un comandante della sua esperienza era indispensabile per l’addestramento delle nuove generazioni di sommergibilisti. Sfortunatamente, C.C. Bertarelli perse la sua vita il 30 gennaio durante l’affondamento del R. Smg. Medusa per opera del sommergibile britannico H.M.S. Thorn. Il triste episodio avvenne al largo della costa dalmata, in Adriatico, quando l’equipaggio italiano non riuscì ad evitare uno dei quattro siluri lanciati dall’unità nemica.

Per la nuova ed ultima missione in settembre il Baracca imbarcò un nuovo comandante, il T.V. Giorgio Viani. Il Baracca lasciò Bordeaux il 31 agosto nuovamente per una missione al largo di Gibilterra. La zona d’agguato assegnata era a circa 200 miglia dalle Isole Azzorre e fu raggiunta il 7 settembre. Lo stesso giorno, il battello cominciò il solito rastrellamento. L’8 settembre, il cacciatorpediniere britannico H.M.S. Croome avvistò l’unità italiana immediatamente avvolgendola in grappoli di bombe di profondità. Con il battello ferito mortalmente dalle bombe di profondità, il comandante ordinò l’unità in superficie per un duello agli estremi. Il combattimento non ebbe storia, e l’equipaggio cominciò le procedure di autoaffondamento. Trentadue membri dell’equipaggio furono tratti in salvo in posizione 40°15’ N, 20°55’ W. Tra i sopravvissuti, lo stesso comandante T.V. Viani, il comandante in seconda T.V. Piero Gherardelli, il S.T.V. Pier Donato Poli ed il G.M. Ettore Gavetta. Questa non fu la sola dolorosa perdita in questo periodo, anche il Malaspina andò perduto in circostanze ancora non del tutto chiare ma probabilmente vittima del cacciatorpedienire H.M.S. Vimy.

H.M.S. Croome era uno degli ultimi cacciatorpediere scorta della classe Hunt (L62), seconda serie. Costruito dai cantieri Stephen, la nave fu consegnata alla Royal Navy il 29 giugno 1941. Questi vascelli erano navi eccellenti di circa 1.050 t.s.l. ed armate con sei cannoni da 4 pollici in tre torrette binate e vario armamento antisommergibile. Il Croome sopravvisse la guerra per poi essere demolito il 13 agosto 1957.

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