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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il sommergibile Glauco fu costruito dalla C.R.D.A. di Monfalcone per conto della marina portoghese, parte do un vasto piano di riorganizzazione e modernizzazione della marina di questo paese iberico. Il Glauco apparteneva ad una classe di costruzione comprendenti due sole unità, l’altro battello era ‘Otaria, e fu progettato dall’Ingegnere Curio Bernardis sulla base dell’esperienza previamente acquisita con la classe Squalo.

Eventualmente, dopo la cancellazione del contratto da parte del governo portoghese, la Marina ne acquistò la proprietà prendendo in consegna il Glauco il 20 settembre 1935. Dopo le prime fasi di collaudo e prove a mare, il Glauco fu assegnato, con l’unità gemella Otaria, al IV Gruppo Sommergibili di base a Taranto. Nell’estate inoltrata del 1936, entrambe i battelli furono trasferiti a Napoli. Tra il 1936 e l’agosto del 1937, il battello completò due missioni in Spagna, parte dell’assistenza italiana alle forze Franchiste durante la guerra civile spagnola.

All’inizio del secondo conflitto mondiale, Il Glauco, al comando del Capitano di Fregata Candido Corvetti, fece parte di uno schieramento composto da cinque sommergibili e che includeva oltre al Glauco il Tazzoli, Toti, Marcello e Medusa tutti assegnati ad operare lungo le coste algerine e tunisine con il compito di intercettare il traffico francese e possibili movimenti di unità inglesi da Gibilterra. Il Glauco fu in perlustrazione dal 23 al 26 giugno in un settore a ponente di Capo Carbon e in vicinanza a Capo Corbellin. Qui, la notte del 26 intorno alle 2.50 avvisto un piroscafo armato con scorta che fu attaccato prima con il siluro ed a seguito con il cannone. Malgrado il piroscafo fosse stato ripetutamente colpito il Glauco dovette disimpegnarsi. Si trattava del Baron Erskine di 3657 t.

Nei primi di luglio, il Glauco fu nuovamente in missione parte di un dispositivo di 8 battelli, alcuni dei quali assegnati alla zone al largo dell’isola di Galite. Qui, con lo Scirè ed il Diaspro, il Glauco rimase in perlustrazione il 4 e 5 luglio senza peraltro avvistare nulla come peraltro il resto del dispositivo. Una simile missione si ripetette tra il 9 e l’11 dopodiché il battello fu riassegnato alla nuova base atlantica di Bordeaux. Prima della partenza, il Glauco rimase a Napoli per circa due mesi per lavori di adattamento ai nuovi incarichi in Atlantico. Durante questo periodo, il C.F. Corvetti passò il comando al C.F. Giuseppe Melina.

Il Glauco fece parte del gruppo di 12 sommergibili che si aggiunse nel mese di settembre ai 6 già precedentemente arrivati in Altantico. Partito da Napoli il 26 settembre 1940, il battello attraversò lo Stretto di Gibilterra il 2 ottobre e con non poche difficoltà dovute al forte vento in superficie ed a repentine perdite di quota in immersione. Una volta raggiunta Punta Malabata (Tangeri), il comandante Melina continuò la navigazione in superficie approfittando delle tenebre.
Durante il trasferimento verso la zona di pattugliamento assegnatole a largo delle Azzorre, il Glauco attacco tre navi, possibilmente militari e del tipo da pattuglia, riuscendone a colpire una. L’attacco, avvenuto alle 4:35 del mattino, non ha nessun riscontro nella documentazione alleata. La posizione data fu intorno al 36 N e 6 W in pratica a metà tra Capo Spartel (a sud) e Capo Trafalgar (a nord).

Il Glauco raggiunse la zona di perlustrazione assegnata il 6 ottobre. Il giorni seguente, una manovra d’avvicinamento ad un convoglio fu abortita a causa della presenza do unità di scorta. Ripresa ma manovra, il Glauco avvistò un secondo convoglio. In tutto, le circa trenta navi stavano raggiungendo un punto di riunione che avrebbe garantito prede in qualsiasi simile situazione, ma questo non fu il caso con il Glauco. Le timidezze delle prime operazioni Italiane in Atlantico erano certamente uno svantaggio. Dopo l’arrivo a Bordeaux il 22 ottobre ed a seguito di una revisione delle istruzioni diramate ai battelli prima della partenza, si accertò che gli ordini impartiti ai comandanti erano troppo vaghi. Ordini più perentori, come quelli emanati dal comando tedesco, avrebbero certamente garantito maggiori successi.

Va anche ricordato che il Glauco aveva uno dei due motori termici in avaria e che quindi non sarebbe stato in grado di seguire il convoglio in superficie ad una certa distanza. Va anche aggiunto che prima di arrivare a Bordeaux, il Glauco fu assegnato ad un’altra missione a fianco del Da Vinci con l’intenzione, mancata, di attaccare un altro convoglio.
Dopo l’arrivo a Bordeaux, il C.F. Mellina fu sbarcato per lasciare il comando al T.V. Luigi Baroni. La prima, vera missione atlantica non cominciò fino al 23 dicembre quando il Glauco fu assegnato ad una zona di perlustrazione al largo della Scozia con un gruppo che includeva il Da Vinci ed il Nani. Avendo raggiunto la zona assegnata il 28, il battello si spostò a circa 150 miglia a SE il giorno 6 gennaio a causa della totale mancanza di traffico nemico.

Il 9, durante la notte e con buona luminescenza, il Glauco attaccò un battello di circa 4000 t.s.l. con il siluro. Mancato il bersaglio, il comandante continuò l’attacco in superficie con il cannone. La risposta pronta e precisa della nave avversaria creò una difficile situazione da cui il battello si sottrasse con l’aiuto delle mitragliatrici in plancia per poi sommergersi tempestivamente. Il nome del mercantile in questione non è conosciuto, ma considerando che il Glauco riportò di essere stato colpito da almeno due proiettili da oltre 100 mm (la stima degli ufficiali di bordo fu 120 o 152 mm), certamente era una vascello di una certa stazza.

Tristemente, durante il breve ma violento scontro, l’ufficiale alle armi S.T.V. Carlo Marenco di Moriondo rimase letalmente colpito da schegge e scomparse in mare. Il giovane ufficiale era il figlio dell’ammiraglio Alberto Marenco di Moriondo, comandante della 4° Divisione navale. Per questo atto di coraggio e dedizione alla Marina, il S.T.V. Marenco di Moriondo ricevette la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Al termine della infruttuosa missione, il Glauco rientrò alla base.
La seguente missione cominciò il 27 gennaio con destinazione Capo Silleiro, Oporto e Capo San Vincenzo al largo della penisola iberica. Il 14 febbraio, avvistato da unità sottili a largo dell’estuario del fiume Tago, il battello fu oggetto di una accanita caccia con il lancio di circa 130 bombe to profondità che causarono seri danni allo scafo e costringendo al repentino rientro alla base.

Dopo un lungo periodo di riparazioni, il 18 giugno del 1941 il Glauco left Bordeaux per rientrare in patria, ma ancor prima di arrivare nei pressi dello Stretto fi Gibilterra, e costretto al rientro a causa di avarie ai motori termici. Dopo riparazioni d’emergenza, il battello riparte il 24 dello stesso mese, ma non arriverà mai in Mediterraneo.
Il 27 giugno nel primo pomeriggio, mentre in immersione a largo di Capo Spartel, il Glauco fu individuato e attaccato dal cacciatorpediniere britannico H.M.S. Wishart (Cdr. E.T. Cooper), un battello della classe W risalente al periodo subito dopo prima guerra mondiale. Lo stesso cacciatorpediniere sarà poi responsabile per l’affondamento del U-74 in Mediterraneo nel maggio del 1942. Duramente colpito, il sommergibile fu costretto all’emersione per poi essere autoaffondato dall’equipaggio. Otto degli uomini dell’equipaggio non riescono a trarsi in salvo e scomparvero con il battello. Il resto dell’equipaggio, incluso il comandante, furono fatti prigionieri dai britannici.


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