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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il Dandolo fu impostato il 14 giugno del 1937 nei cantieri di Monfalcone. Era di uno dei 6 battelli della classe Marconi. I lavori si conclusero il 20 novembre 1938 con il varo, e il 25 marzo del 1938 il battello fu consegnato alla Marina. Assegnato alla XXI Squadriglia con il Marcello ed il Provana, era di base a Napoli. Questo battello ebbe una delle attività operative più intense della flotta con ben 322 giorni di navigazione, 44486 miglia di navigazione in superficie e 5290 in immersione per un totale di 39 missioni.

L’attività bellica del Dandolo cominciò in concomitanza con la dichiarazione di guerra. Al battello, al comando del Capitano di Corvetta Riccardo Boris, fu assegnata una zona di perlustrazione a circa 25 miglia a SE di Cabo Palos (Cartagena) coadiuvato dal Provana, Morosini a Faà di Bruno. Il 13 giugno, 1940, il battello avvistò una formazione navale francese composta da incrociatori leggeri ed unità di scorta. Si trattava della 3° Divisione Incrociatori di base a Tolone ed includeva il La Galissonière (che diventerà il FR 12 nella Regia Marina), Jean De Vienne (che diventerà il FR 11 nella Regia Marina) ed il Marseillaise – unità della stessa classe - con la scorta dei cacciatorpediniere Le Brestois e Le Boulonnais.

La formazione navale francese, predisposta per l’intercettazione di una fantomatica forza navale tedesca che avrebbe dovuto ricongiungersi in Mediterraneo con la Marina italiana, divenne oggetto di un attacco repentino, ma sfortunato. La sagoma del battello, al momento dell’attacco a quota periscopica, fu facilmente avvistata da aerei ricognitori lanciati dalle unità francesi. Gli incrociatori fortunosamente riuscirono ad evitare i siluri, anche se di pochi metri.

Nel Luglio del 1940 il Comando Sommergibili organizzò una linea continua d’avvistamento a levante dello Stretto di Gibilterra. La zona in questione fu pattugliata da un totale di 11 sommergibili divisi in tre gruppi. Il Dandolo, con Emo, Barbarico e Marcello fu assegnato al primo gruppo. La missione cominciò il 1° di luglio e durò circa due settimane. L’Emo e il Marconi furono assegnati al settore più a ponente; l’Emo pattugliò la zona più a meridione del meridiano di Alboran (tra il Marocco e la costa spagnola) mentre il Marconi fu assegnato a quella settentrionale e più vicino alla costa iberica. Il Dandolo ed il Barbarigo furono invece predisposti lungo la linea tra Cabo de Gata e Cabo Falcon (Almeria).

Il Dandolo fu successivamente selezionato quale uno dei primi battelli assegnati alla nuova base Atlantica di Bordeaux. Intorno al 2 agosto, approfittando della nuova luna, Maricosom (Comando Sommergibili) ordinò ai battelli Malaspina, Tazzoli, Cappellini e Glauco l’attraversamento dello Stretto di Gibilterra. Una decina di giorni prima della partenza, il Barbarigo ed il Dandolo furono mandati a sostituire alcuni di questi sommergibili per avarie riportate. Dopo aver lasciato il porto intorno al 13 agosto, il Dandolo cominciò l’attraversamento dello stretto il giorno 16. Seguendo istruzioni impartite prima della partenza, il comandante proseguì in immersione dalla congiungente di Punta Europa e Punta Almina per poi riemergere passata Tangeri. Durante la navigazione in immersione, gli idrofoni di bordo rilevarono unità sottili in perlustrazione.

Una volta raggiunta la zona d’operazioni il 17 agosto tra la costa spagnolo e le isole Azzorre, vi rimase quasi tre settimane. Durante questo periodo intercettò 6 unità mercantili isolate, due delle quali neutrali. Delle quattro, il Dandolo potette attaccarne soltanto due. Il primo fu la motocisterna Hermes di 3768 t. attaccata il 21 agosto con il siluro, ma solamente danneggiata. La seconda fu il piroscafo britannico Ilvington Court di 5187 t. L’attacco avvenuto il 26 agosto intorno alle 18:00 in posizione 38 57N, 13 50 W portò alla’affondamento della nave, ma tutti i 39 uomini dell’equipaggio riuscirono a mettersi in salvo. Di proprietà della Court Line Ltd, il piroscafo era stato costruito nel 1919 ed aveva cambiato proprietà ben quattro volte.

Il primo attacco dimostrò la difficoltà dei sommergibili italiani ad affondare petroliere, navi di grande solidità ed eccellente galleggiabilità per la quale necessitavano delle azioni spinte a fondo e di grande aggressività e di cui i tedeschi si dimostreranno maestri. Completata la missione, il Dandolo raggiunse Bordeaux per la prima volta il 10 settembre. Poco dopo l’arrivo, il battello entrò in cantiere per lavori di modifica che si estesero anche altri battelli. Nonostante le attrezzature della base non fossero ancora complete, i battelli furono rimessi in efficienza e collaudati in meno di trenta giorni. Questo cantiere, in aggiunta ai lavori di manutenzione, completò vari lavori di modifica, soprattutto dopo i suggerimenti proposti dall’alleato tedesco e dalle prime esperienze belliche.

All’inizio d’ottobre i primi quattro sommergibili italiani lasciarono Bordeaux per partecipare in un'operazione con le U-boot. Il Dandolo, Malspina, Otaria e Barbarigo in concomitanza con 11 sommergibili tedeschi intrapresero un'operazione contro convogli britannici. Altre missioni che involsero sommergibili italiani ebbero luogo fino all’inizio di dicembre. In tutto, 42 U-boot tedesche ed il 8 sommergibili italiani affondarono 74 navi. Sfortunatamente, alle 310,565 tonnellate affondate dai tedeschi ci furono solo un corrispettivo di 25,600 tonnellate affondate dagli italiani. Così, l’esultanza tedesca andò scemando e affiorò della recriminazione, nonostante gli italiani avessero perso gli equipaggi del Faà di Bruno e del Tarantini. Durante questa operazione il Dandolo fece un solo avvistamento, il 22 ottobre, e rientrò alla base il 15 novembre.

Dopo la necessaria manutenzione, il Dandolo fu nuovamente in mare . Questa nuova missione avrebbe portato un gruppo di sommergibili, tra i quali Il Morosini, il Dandolo e l’Otaria nella stessa zona d’operazioni. La missione era simile alla prima; i battelli italiani, più grandi e con migliore raggio d’azione di quelli utilizzati dai tedeschi, avrebbero pattugliato una zona più a ponente delle Isole Britanniche, mentre gli U-Boat e navi di superficie si sarebbero occupate dei settori più vicini al continente europeo. Il Dandolo, al comando del Capitano di Corvetta Riccardo Boris lasciò Bordeaux il 24 gennaio, 1941. Nel pomeriggio del 31, dopo aver avvista la petroliera britannica Pizarro, cominciò una manovra d’attacco che si concluse durante la notte con l’affondamento di questa nave da 1367 t. L’affondamento, avvenuto in posizione 49 30N, 19 40W per mezzo di lancio di siluri, causò la perdita di 23 dei 29 membri dell’equipaggio.

Il 2 febbraio il battello raggiunse la lontana zona d’operazioni dove l’8 cominciò l’inseguimento del piroscafo olandese Prins Frederik Hendrik, ma realizzando che il Morosini era anch’esso in procinto di attaccare, il Comandante Boris si allontanò dalla zona. Data la mancanza di mezzi di comunicazione tra i battelli, la presenza do più di un battello nella stessa zona era considerata alquanto pericolosa. Il 18, completata la missione, il battello cominciò il viaggio di rientro arrivando alla Gironda il 22. In fase di avvicinamento, il battello fu fatto oggetto del lancio di due siluri da parte di un’unità subacquea, certamente un sommergibile britannico, ma con abile manovra il pericolo fu evitato. Due giorni dopo, il 24, il battello fece rientro alla base per entrare in cantiere per un turno di lavori.

Dopo i mediocri, se non alquanto limitati successi in Atlantico settentrionale, le nuove zone d’operazioni per gli squali di Betasom furono le acque più temperate dell’Atlantico centrale e le coste dell’Africa. La costruzione dei battelli italiani non ne facevano mezzi adatti ai mari in burrasca, il cannone era in pratica inutilizzabile e i siluri venivano facilmente deviati dai morosi. I trombini d’aerazione dei motori e il disegno delle falsi torri peggioravano la situazione; la vita a bordo di questi battelli era molto difficile.

Il 9 aprile, un giorno prima del Baracca, il Dandolo lasciò la base per una missione nelle acque più temperate a largo dello Stretto di Gibilterra. La zona d’operazione, divisa con l’atro battello dal 36 parallelo, si estendeva a ponente dello Stretto di Gibilterra. Raggiunta la zona assegnatali il 14, due giorni dopo il Dandolo avvistò in posizione 35 26N, 7 14W una nave da battaglia scortata da due cacciatorpediniere. Considerando il numero esiguo della forza, questi era possibilmente un incrociatore. Malgrado l’ordine di procedere a tutta forza, il battello non riuscì ad avvicinarsi agli obbiettivi. Tra il 16 ed il 19, nella ricerca di un convoglio nemico, al battello si unì il Baracca ed il Tazzoli ma il 22 il Dandolo, vittima di serie avarie, dovette rientrare alla base che fu raggiunta il 27. Al rientro, il Comandante Boris lasciò il comando al Tenente di Vascello Walter Auconi.

Durante questo periodo il governo italiano voleva richiamare in patria in battelli dislocati a Bordeaux. La questione fu discussa ai livelli più alti, sopratutto perché i tedeschi avevano solamente 30 battelli in grado di operare e avevano bisogno della presenza italiana. I sommergibili tedeschi erano più piccoli e più adatti al Mediterraneo; quelli italiani più grande e di miglior uso in oceano. In ogni caso, Mussolini ricevette il permesso da Hitler di ritirare i battelli italiani e l’8 giugno l’ordine fu diramato da Roma. Poco dopo, il 14, l’Ammiraglio Doenitz and a Berlino per richiedere la cancellazione dell’ordine. Gli Ammiragli Reader, Weichilz, Riccardi e Parona furono chiamati a risolvere una situazione molto difficile sia dal punto di vista militare che diplomatica. Finalmente un compromesso fu raggiunto e dei 27 battelli italiani operanti in Atlantico solo 14 furono richiamati. Eventualmente, a causa delle perdite subite, solo 10 battelli fecero il viaggio di ritorno e tra questi il Dandolo (gli altri battelli furono l’Argo, Veniero, Brin, Mocenigo, Velella, Emo, Otaria, Perla, e il Guglielmotti).
Il Dandolo Lasciò Bordeaux il 19 giugno, un giorno dopo il Glauco, ma prima ancora di attraversare lo stretto dovette rientrare a causa di una avaria; stessa sorte per il Glauco. Il lavori durarono poco ed il 26 giugno il battello fu nuovamente a mare. Il 2 luglio, poco dopo la mezzanotte, il Dandolo attraversò lo Stretto di Gibilterra in superficie approfittando del primo quarto di luna e copertura nuvolosa. Il Glauco fu meno fortunato e fu affondato con la perdita di parte dell’equipaggio. Il Dandolo, completata la prima esperienza atlantica, rientrò alla base di Napoli il 7 luglio.

Qui cominciò un duro periodo che si concluse con l’armistizio per poi continuare con la fase cobelligerante. Quello che segue è un riassunto dell’attività in Mediterraneo.

Dal 16 settembre al 1 ottobre 1941: perlustrazione a largo di Cabo Tenes, Spagna.
Dal 2 all’11 novembre, 1941: perlustrazione a largo di Tangeri. Il 4 il Dandolo attacca e danneggia la petroliera francese Tarn di 4220 t. in posizione 36 49N, 2 20E, nave questa del governo di Vichy e quindi neutrale. Il giorno 8 affonda il piroscafo spagnolo Castillo Oropesa, una nave neutrale della “Cerencia De Burques Mercantes Para Servicio Oficiales” di 6600 t.
Dal 10 dicembre missione a largo di Malia, Grecia interrotta per riposizionamento a Messina.
Dal 12 al 21 dicembre missione di trasporto a Bardia – arrivo il 18- con 12 t. di carico, per poi continuare per Suda con arrivo il 20. Rientro finale a Taranto il 23.
Dal 12 al 23 febbraio, 1942: perlustrazione a largo della Cirenaica.
Dal 18 marzo al 1 aprile: perlustrazione a largo di Cabo Ténès e alla fine della missione Auconi lascia il comando al C.C. Alberto Campanella.
Dal 15 al 22 luglio: dopo il riposizionamento a Cagliari, missione al sud delle Baleari dove il Dandolo lancia 4 siluri contro la portaerei britannica Eagle mancando il bersaglio. Alla fine della missione nuovo trasferimento con il comando assegnato al Tenete di Vascello Giovanni Febbraio.
Dal’11 al 14 agosto: perlustrazione al largo delle coste tunisine interrotta causa di un attacco da mezzi navali nemici che causano serie avarie.
Dal 12 al 16 ottobre: perlustrazione a largo della costa algerina, anche questa interrotta a causa di avarie. Alla fine della missione, ennesimo trasferimento con il comando consegnato al Tenete di Vascello Giacomo Scano.
Dal 20 novembre al 4 dicembre: perlustrazione a largo di Philippeville, con attacco ad unità nemiche il 27 novembre.
Dal 29 dicembre al 1 gennaio, 1943: Perlustrazione a largo di Capo Bon con attacco contro un piroscafo.
Dal 4 al 5 gennaio, perlustrazione a largo della Galite.
Dal 22 gennaio: perlustrazione a largo di Capo Bougaroni e Capo Carbon. La mattina del 23 attaccò un convoglio nemico per poi essere sua volta attaccato e danneggiato costringendo il rientro alla base.
Dal 18 aprile a 4 maggio: perlustrazione a largo di Capo de Fer.
Dal 15 al 18 luglio: agguato a largo delle coste siciliane dove il 16 attacca e danneggia l’incrociatore britannico Cleopatra di 5450 t. Il giorno seguente fu fatto oggetto di lancio di bombe due delle quali si alloggiarono nell’intercapedine senza scoppiare. Dopo l’attacco, il battello fece rotta su Crotone per poi proseguire per Taranto.

Alla data dell’armistizio, il battello si trovava in cantiere. Dopo un periodo di attività cobelligerante in Mediterraneo, il Dandolo venne mandato in America dove completò ben 113 missioni percorrendo 16000 miglia. A novembre del 1944 era nelle isole Bermuda, nel 1945 a New London, e poi Guantanamo, Cuba. Solo alla fine del conflitto gli fu permesso di rientrare a Taranto.

Con il trattato di pace che escludeva all’Italia il possesso di qualsiasi mezzo subacqueo, il battello fu assegno agli Stati Uniti che, dato il poco valore bellico, ne ordinarono la demolizione che seguì alla radiazione avvenuta in data 1 febbraio, 1948. Questa fu l’ignobile fine dopo 10 anni di dura attività.

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