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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il Smg. TRICHECO (2°) (lo stesso nome era stato già portatoun altro battello) apparteneva alla classe “SQUALO”, classe che, derivata con qualche miglioria dalle precedenti classi “PISANI” e “BANDIERA”, risultò efficiente ed affidabile e chiuse, di fatto, il periodo sperimentale delle nostre costruzioni subacquee.

La classe “SQUALO” comprendeva quattro sommergibili (SQUALO (2°), NARVALO (2°), DELFINO (2°) e TRICHECO (2°)), tutti realizzati presso i cantieri C.R.D.A. di Monfalcone (GO) negli anni fra il ’28 e il ’31. Il TRICHECO era stato impostato il 10 novembre 1928, varato l’11 settembre, e consegnato alla Marina lo stesso giorno per quella che sarebbe stata una vita operativa alquanto sfortunata. Il battello entrò ufficialmente in servizio il 23 giugno 1931.

Attività Operativa

Il 16 gennaio 1931, a largo di Orsero (vicino Savona) l'unità si scontrò con un peschereccio causando danni considerevoli. Il 3 novembre 1933, a causa di una esplosione ci fu un incendio che fu subito controllato. In 1934, il battello andò ad urtare una gru danneggiando considerevolmente il periscopio. Dal 1935 in poi, il TRICHECO fu dislocato in Africa orientale per poi rientrare due anni dopo. Dopo il rientro, il battello completò una missione di 12 giorni in supporto alla guerra civile spagnola. Nel1938, il battello fu trasferito a Messina e nel 1940 a Lero (Grecia). Qui cominciarono le missioni di guerra per un totale di 13 pattugliamenti.

Il 1 ottobre parte per una missione con il compito di pattugliare, fino all'8 ottobre, insieme ai sommergibili AMETISTA e GEMMA il canale di Caso (a levante dell'isola di Creta).

La zona del canale era stata suddivisa in tre aree - nord, centro e sud - rispettivamente assegnate al GEMMA, all'AMETISTA e al TRICHECO. Dopo un paio di giorni di agguato infruttuoso, il giorno 3, al solo GEMMA viene ordinato di spostarsi più a levante, a pattugliare il canale fra le isole di Rodi e Scarpanto (precisamente, nel quadrilatero delimitato dalle congiungenti: isola Saria-capo Monolito (Rodi)-capo Prosso (estremo sud di Rodi)-capo Castello (estremo sud di Scarpanto), fino alla sera del giorno 8. Ed è appunto in quella zona che, nella notte fra il 7 e l'8 ottobre, avviene la tragedia.

Il TRICHECO (comandato dal C.C. Alberto AVOGADRO di CERRIONE) la sera del 7 - ossia, un giorno prima del compimento della missione – a causa di un ferito a bordo aveva lasciato la sua area a sud del canale di Caso e dirigeva per rientrare alla base di Lero, con rotta passante a ridosso della costa orientale di Scarpanto e attraversando, quindi, la seconda zona di agguato del GEMMA.

Per una fatale serie di disguidi nelle comunicazioni radio, né il GEMMA né il TRICHECO sono stati informati dei reciproci movimenti. Fra l'altro, un messaggio cifrato del giorno 6, con il quale il Comando di Lero, tramite SUPERMARINA, ordinava al GEMMA l'immediato rientro alla base, non è mai stato ritrasmesso dall'Ente Centrale.

Quando, alle 01.15 del giorno 8, il TRICHECO avvista la sagoma di un sommergibile, ignorando la presenza di battelli italiani in quella zona - presenza che, ovviamente, dava per scontato gli sarebbe stata segnalata - ritiene debba trattarsi di un sommergibile nemico.

In una tale situazione, con gli strumenti disponibili all'epoca, non c'è tempo per tentare approcci di riconoscimento: sopravvive il sommergibile che attacca per primo.

Così, alle 01.21, il TRICHECO lancia due siluri. La distanza è ravvicinata: impossibile sbagliare! Il GEMMA, colpito a centro nave, affonda immediatamente nel punto di lat. 35°30'N e long. 27°18'E, circa tre miglia per 078° al largo di Kero Panagia, poco distante dalla città di Scarpanto. Nessun superstite. Sarebbe potuto accadere l'opposto, se il GEMMA avesse avvistato per primo l'altro sommergibile. Sono incidenti avvenuti, purtroppo, in tutte le guerre e in molte Marine.

Peraltro, nella nostra Marina il pericolo di siffatti accidenti era piuttosto ridotto. Infatti, la dottrina d'impiego dei nostri sommergibili, almeno nel primo anno di belligeranza, si basava sul concetto della "guerra di posizione": ad ogni battello veniva assegnato un "quadratino" di mare, dal quale non doveva assolutamente sconfinare, restando in attesa del passaggio di navi nemiche. Questa tattica, ereditata dall'esperienza della 1ª G.M., si dimostrerà infruttifera.

I Tedeschi, invece, fin dall'inizio adottarono un metodo che potremmo definire "guerra di corsa": la zona assegnata a ciascun battello era relativamente ampia e ad esso veniva richiesto di andare "a caccia" di navi. Quando avveniva un avvistamento, tutti i battelli a distanza utile venivano concentrati sul bersaglio (spesso costituito da un convoglio), a formare il "branco di lupi". Operando in tal guisa, il rischio di incidenti era elevato, ma i Tedeschi lo mettevano in conto.

Il 7 ottobre 1941, agli ordini del tenente Carlo Gandolfi, il TRICHECO si stava avvicinandosi alla base di Augusta (Sicilia) quando divenne l'oggetto di un attacco aereo da parte di un "Blenheim" britannico. Lo scontro a fuoco che seguì causò danni al velivolo nemico permettendo al sommergibile di immergersi. Il 29 novembre 1941, agli ordini del tenente di vascello Alberto Campanella, il TRICHECO avvistò una formazione nemica ed attaccò un incrociatore con tre siluri nessuno dei quali raggiunse l’obbiettivo.

Il 18 marzo 1942, agli ordini del capitano di corvetta Giovanni Consolo, il sommergibile si stava trasferendo da Augusta a Brindisi quando, quasi a destinazione, fu colpito a prora da un siluro lanciato dal sommergibile britannico UPHOLDER (Lt.Cdr. Malcolm David Wanklyn). Spaccatosi in due tronconi, il battello si inabissò in pochi secondi con il comandante in seconda, tenente Ermanno Tonti, 10 ufficiali e 27 membri dell’equipaggio, mentre il capitano ed altri superstiti furono salvati da imbarcazioni provenienti da Brindisi.


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