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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Attività Operativa

1940

All'inizio della guerra, il sottomarino Luigi Torelli stava completando un periodo di prove tecniche e di addestramento dell'equipaggio, e quindi non poté essere immediatamente impegnato in missioni di guerra. Alla conclusione di questo periodo d'addestramento, il battello svolse nel Golfo di Genova una prima missione di ricognizione, dopodiché il battello venne assegnato alla nuova base atlantica di Betasom (Bordeaux). Il Torelli, che faceva parte del primo scaglione di sommergibili assegnati alla nuova base atlantica, lasciò La Spezia il 31 agosto 1940. Seguendo un piano d'azione prefissato, il sottomarino attraversò lo Stretto di Gibilterra dal versante costiero africano la notte del 8 settembre, navigando quasi sempre in immersione.

Tra l'11 ed il 29 settembre, il Torelli fu impegnato in una missione di perlustrazione intorno alle Isole Azzorre. In questo settore il sommergibile venne coadiuvato dal Tarantini in agguato a nord e dal Faà di Bruno dislocato più a sud. In quel periodo, la Regia Marina aveva dispiegato nello scacchiere atlantico altri battelli. l'Emo (dislocato a nord), il Baracca (a sud) ed il Giuliani in un quadrante ancora più meridionale. Va ricordato che, durante lo stesso periodo, altri tre battelli (il Marconi, Finzi e il Bagnolini) svolsero operazioni a nord della penisola iberica. Nel corso della sua prima missione, il Torelli incontrò due navi, una neutrale ed una che non poté però essere identificata (presumibilmente si trattò di un mercantile nemico). Il 5 ottobre, il Torelli fece rientro a Bordeaux. Nelle settimane successive, il battello lasciò prese il mare parecchie volte per effettuare esercitazioni.

L'11 dicembre 1940, il Torelli partì per la sua seconda missione atlantica ma, dopo pochi giorni di navigazione, fu costretto a causa di gravi avarie ai motori elettrici principali a fare rientro alla base il giorno 26, rimanendo in riparazione per circa un mese. Durante questo periodo, C.F. Aldo Cocchia lasciò il comando dell'unità per assumere la carica di Capo di Stato Maggiore di BETASOM. Cocchia fu sostituito da C.F. Primo Longobardo; che si sarebbe rivelato uno del comandante di sottomarini più audaci e famosi della seconda guerra mondiale.

1941

Il 5 gennaio 1941, il battello prese di nuovo il mare, questa volta per svolgere una missione lungo la costa occidentale della Scozia. Il 15 gennaio, Il Torelli avvistò un piccolo convoglio nemico composto da circa 6/7 navi, che il comandante Longobardo non esitò ad attaccare.


Facevano parte del convoglio il P/fo greco Nemea da 5198 t.s.l; il P/fo norvegese Brask da 4079 t.s.l., e il P/fo greco Nicolas Filinis da 3111 t.s.l. che il giorno seguente furono colpiti e colati a picco. Il Nemea era stato costruito dalla "Connel & Co. di Glasgow" nel 1913 ed apparteneva alla "Ger N e Demetrios Denys Stathartos" di Atene. L'affondamento, che avvenne in posizione 54° N 23° 58 ' W, causò la morte di 17 membri dell'equipaggio, mentre i rimanenti 14 vennero tratti in salvo. Il piroscafo Brask apparteneva alla "Nilssen & Sonner" di Oslo ed era stato costruito dalla "William Doxford & Co. di Sunderland" nel 1911. L'affondamento avvenne in posizione 52° 45 ' N, 23° 59 ' W. Dodici membri dell'equipaggio perirono, mentre i superstiti 20 furono salvati. Il Nicolaos Filinis apparteneva invece alla "Nikes N Filinis" di Atene ed era stato costruito nel 1904 dai cantieri "Richardson, Anatra & Co." di Stockton-su-ti, in Gran Bretagna. L'affondamento di questa unità, che avvenne in posizione 53° N, 24° W, causò la morte di 3 membri dell'equipaggio mentre i restanti 26 vennero tratti in salvo. Nel corso dell'attacco anche un'altra nave fu danneggiata, ma riuscì a sfuggire ai siluri grazie alle avverse condizioni metereologiche.
Questa operazione fu una delle poche in cui un sommergibile italiano sia riuscito at ottenere consistenti risultati ai danni di un convoglio nemico, nel contesto di un'azione in Atlantico (i durante la partecipazione ad un attacco con i "branchi di lupi" tedeschi). In ogni caso, quest'isolato episodio non fermerà B.d.U. dall'assegnare successivamente ai sommergibili italiani un'altra zona operativa, quella più temperata dei Carabi e dell'Atlantico meridionale.

Il 20 gennaio, il Torelli attaccò tre cacciatorpediniere nemiche, ma tutti e tre i siluri lanciati non raggiunsero alcun bersaglio. Il 28 gennaio, Il battello incrociò ed affondò il p/fo britannico Urla di 5198 t., appartenente alla "Bowring Steamship Co." di Liverpool (unità costruita nel 1924 dai cantieri "Ardrossan Dockyards") che affondò in posizione 54° N, 19° 20 ' W. Tutti i 42 membri dell'equipaggio della nave furono tratti in salvo. Dopo questa azione, I Torelli fece rientro in Francia, raggiungendo l'approdo di Pauillac (situato 30 Km a nord di Bordeaux) il 4 febbraio. Al terminata del la missione, il comandante Longobardi venne trasferito sul Calvi (sottomarino su quale perirà il 15 luglio, 1942 ottenendo la Medaglia d'Oro al Valore), e fu sostituito da T.V. Antonio De Giacomo. Fatto abbastanza inusuale per un equipaggio di sottomarino, anche il secondo in comando, T.V. Francesco Pedrotti, venne anch'egli sostituito dal S.T.V. Girolamo Fantoni. A Pedrotti venne in seguito affidato il comando del sommergibile Beilul.
Dopo il consueto periodo dedicato alle riparazioni dello scafo e al riposo dell'equipaggio, in aprile il Torelli, inserito nel "Gruppo Da Vinci", lasciò nuovamente il porto francese, trasferendosi al largo della costa irlandese. Si trattava di un cambio di strategia, in quanto il Comando di Betasom aveva deciso di inviare tutti i battelli in Atlantico centrale, abbandonando le fredde e burrascose acque dell'Atlantico settentrionali. Tuttavia, non essendo riuscito a individuare alcun vascello nemico, T.V. De Giacomo fu costretto a trasferirsi ad ovest della costa scozzese, ritornando poi alla base senza avere riscosso alcun successo. Il battello lasciò la zona d'operazioni l'11 maggio.

Il 29 giugno 1941, il sottomarino partì per un'altra missione, questa volta al largo di Gibilterra. Il 5 luglio, il Torelli intercettò un convoglio ma, a causa della pronta reazione delle unità di scorta, non poté portare a buon fine l'attacco. Due giorni più tardi, il 7 luglio, la stessa situazione si ripeté. Questo tentativo d'attacco ebbe luogo in posizione 35°15' N, 10°25' W. Il 21.

Verso la fine della missione, il Torelli intercettò la petroliera norvegese Ida Knudsen di 8913 t. che stava navigando da sola, affondandola nel corso di un attacco notturno. Questa nave, costruita nel 1925 dai cantieri danesi "Nakskov Skibsvaerft", apparteneva alla "Dampsk-A/S Jeanette Skinner". Il siluramento avvenne in posizione 34° 34 ' N e 13° 14 ' W, e l'affondamento del piroscafo causò la morte di 5 membri dell'equipaggio.

Dopo avere trascorso un breve periodo a Bordeaux, il Torelli fu nuovamente assegnato ad occidente dello stretto di Gibilterra. Il periodo di italiano di compartecipazione alla guerra degli U-boot nel nord Atlantico era finito. I giorno 21, alle 22:30, ed il giorno 22, alle 00:30, il Torelli attaccò un convoglio, ma la pronta reazione della scorta provocò gravi danni e il battello che fu quindi costretto ad abbandonare la missione, nel corso della quale il Torelli era stato inserito in una squadra di interdizione della quale facevano anche parte l'Archimede, il Cappellini, il Morosini, il Malaspina, il Baracca, ed il Da Vinci. Sei convogli nemici di una certa consistenza riuscirono ad attraversare le maglie dei sommergibili italiani e con la complicità dei cattivi sistemi d'informazione, i battelli italiani non riuscirono a sferrare alcun colpo ai loro danni. Anche U-boot assegnati da B.d.U. parteciparono a quest'azione, e grazie ad una segnalazione del Da Vinci, alcuni di questi (l'U.203, l'U.124 e l'U.201) riuscirono ad affondare un totale di nove navi.
Il 5 dicembre, il Torelli era di nuovo in mare, questa volta per partecipare, tra i 7 ed il 29 dello stesso mese, al salvataggio dei membri dell'equipaggio del corsaro " tedesco" Atlantis ". Per motivi contingenti, il battello italiano portò in salvo i marinai a Sant-Nazaire anziché a Le Verdon. Il Torelli, il Tazzoli ed il Calvi trasferirono dagli U-boot al bordo 254 dei marinai tedeschi utilizzando piccole zattere di gomma.

1942

Il 2 febbraio 1942, il Torelli partì per la sua prima missione al largo delle coste americane, facendo rotta verso l'isola francese della Martinica.

Durante l'attraversamento dell'Atlantico, il 20 febbraio, il battello localizzò ed affondò, con il siluro e con il pezzo di bordo, il P/fo britannico Scottish Star di 7224 t.s.l.. Questa nave, costruita nel 1917 con il nome "Millais" dalla "Harland di Greenock", apparteneva alla "Blue Start Line Ltd" di Londra e nel1938 aveva cambiato nome. L'affondamento avvenne in posizione 13° 24 ' N e 49° 36 ' W, e quattro membri dell'equipaggio perirono, mentre i rimanenti 69 vennero salvati. Il 24 febbraio, il Torelli giunse nella zona ad esso assegnata rimanendovi fino al 10 marzo. I

Il 25 localizzò ed affondò la petroliera panamense Esso Copenhagen, di 9245 t.s.l. Questa nave, al servizio degli Stati Uniti, apparteneva alla "Panama Transport", ed era stata costruita nel 1939 dai cantieri "Burmeister & Wain" di Copenhagen. Il siluramento avvenne in posizione 10° 32 ' N, 53° 20 ' W ed un membro dell'equipaggio della nave perì, mentre i restanti 38 ebbero modo di salvarsi.

Il 10 marzo, il Torelli intercetto la M/n britannica armata Orari di 10350 t.s.l., ma non riuscendo a raggiungere una posizione soddisfacente per l'attacco, dovette desistere, anche a causa della superiore velocità della preda. Il 26, il battello italiano avvistò il periscopio di un sottomarino e non indovinandone l'identità preferì disimpegnarsi rapidamente. Più tardi il Torelli lasciò la zona d'operazioni, rientrando il 31 marzo a Bordeaux, dove venne messo in bacino per i consueti lavori di manutenzione. Durante questo periodo, il CC. De Giacomo lasciò il comando e venne sostituito da T.V. Augusto Migliorini.

Il 2 giugno 1942 il Torelli partì la sua seconda missione lungo le coste americane, questa volta per pattugliare le acque a nord est delle Isole Bahamas. Il 6 giungo, dopo quattro giorni di navigazione, il sottomarino fu localizzato ed attaccato da un aeroplano nemico. Questo fu il primo attacco aereo ai danni di uno dei battelli di BETASOM. La tecnica era nuova. In quel periodo gli aerei alleati avevano iniziato ad operare di notte localizzando con l'aiuto di del radar di bordo i sommergibili nemici. Individuata la preda, gli aerei la illuminavano con un potente proiettore per poi bombardarla con grappoli di ordigni. Nel caso del Torelli, le bombe, probabilmente a causa dell'eccessiva quota di sgancio, esplosero però sotto il battello provocando serissimi danni allo scafo, ma non riuscendo ad affondarlo.

Purtroppo, a causa dell'intensità di un incendio scoppiato a bordo, l'equipaggio fu costretto ad allagare immediatamente i depositi di munizioni. Il Comandante Migliori, temendo la perdita del battello, diresse verso la costa spagnola, finendo su una secca vicino Capo Penas. L'incidente fu probabilmente causato dal fatto che il battello, nel corso dell'attacco nemico, aveva riportato diversi danni a tutti gli strumenti di navigazione. Tuttavia, il sottomarino venne disincagliato da un rimorchiatore spagnolo che lo trainò nel porto di Aviles. Il sottomarino risultò subito in gravi condizioni. Impossibilitato ad immergersi, senza strumenti per la navigazione, e con varie falle nello scafo.

A scopo precauzionale esso fu portato a secco su un banco di sabbia, e il 6 giugno, dopo averlo sottoposto ad alcune riparazioni d'emergenza, venne fatto ripartire alla volta di Bordeaux. Il giorno seguente, il battello venne nuovamente attaccato dall'aria da due grossi idrovolanti britannici Sunderland. Il capitano ed un altro ufficiale furono feriti mentre il sergente Flavio Pallucchini fu ucciso dal fuoco delle mitragliatrici dell'aereo nemico. L'equipaggio riuscì però a colpire uno degli aerei britannici con le mitragliere antiaeree di bordo. Il Torelli, nuovamente malmenato, fu portato nelle acque territoriali spagnole per evitarne il sicuro affondamento.

E nel piccolo porto di Santander lo scafo venne fatto adagiare sul fondo sabbioso. Tra l'8 giugno e il 14 luglio, l'equipaggio si impegnò a fondo per cercare di effettuare tutte le riparazioni d'emergenza. Avendo oltrepassato il tempo massimo di soggiorno consentito in un porto di una nazione neutrale, il sottomarino rischiava però di essere internato dalle autorità spagnole. Queste, tuttavia, si mostrarono benevoli e il 14 luglio concessero al battello, rabberciato alla meglio, di partire alla volta di Bordeaux, porto che venne raggiunto dal Torelli il 15 di giugno.

Una volta alla base, i danni risultarono così ingenti da richiedere almeno 6 mesi di lavori. In questo periodo, il T.V. Migliorini lascìo il commando che fu assegnato al C.C. Antonio de Giacomo. Il 21 febbraio 1943, il Torelli riprese il mare per intraprendere una lunga missione al largo della costa brasiliana. L'11 marzo, il Torelli ricevette 25 tonnellate di carburante diesel dal Barbarigo. Il 16, fu attaccato da aeroplani, e a causa di un'avaria al valvolone (la presa dell'aria per i motori termici) non poté più immergersi, dovendo affrontare in superficie la battaglia. Uno degli aerei nemici venne colpito dalle mitragliere del Torelli e precipitò. E gli altri, dopo avere provocato seri danni, incluso il ferimento del comandante che fu costretto a cedere il comando al suo secondo, si ritirarono. Altri membri dell'equipaggio furono feriti, tra loro il direttore di macchine, C.G.N. Giuseppe Sguerra, ed il G.M. Alfio Petralia. Il Sc.R.T. radiotelegrafista Francesco Lubrano morì a causa delle ferite riportate. Ancora una volta, i gravi danni riportati costrinsero il battello ritornare alla base che venne raggiunta il 3 aprile 1943.

In seguito a trattative con i tedeschi, il Torelli fu, assieme ad altri sei battelli italiani, destinato ad essere trasformato in sommergibile da trasporto. L'idea di modificare in questo senso i sette battelli era stata presa in considerazione dal C.V. Enzo Grossi, comandante di Betasom, ben conscio del fatto che questi battelli non erano più in grado di affrontare missioni offensive. Grossi propose all'Adm. Donitz un cambio. Al posto dei 7 sommergibili italiani trasformati in cargos, i tedeschi avrebbero ceduto all'Italia altrettanti U-boot di recente costruzione. La richiesta venne accolta dall'ammiraglio anche perché in quel periodo i cantieri tedeschi lavoravano a pieno ritmo, producendo una media di un sommergibile al giorno. Alla marina tedesca mancava semmai il personale di bordo ma non gli scafi. In base all'accordo, la Krisgmarine trasferì all'Italia sette U-boot della classe VII-c (che la Regia Marina riclassificò come classe S) in cambio dei sette scafi italiani che, grazie alle loro dimensioni e ai loro ampi spazi di bordo, risultavano più adattati ai lunghi viaggi verso il Giappone. Ma dei sette battelli, soltanto cinque intrapresero il loro viaggio verso l'Estremo Oriente. Il Torelli lasciò Bordeaux il 14 giugno 1943. L'operazione risultava sotto controllo tedesco e ai battelli italiani erano stati assegnati nomi tedeschi, pur mantenendo il loro equipaggio italiano. Il Tazzoli andò perso per cause sconosciute poco dopo la sua partenza da Bordeaux, mentre il Barbarigo venne probabilmente affondato pochi giorni dopo. Entrambe le perdite non poterono però essere documentate ed ancora oggi rimangono ammantate dal mistero. I due sommergibili da trasporto rimanenti, il Bagnolin e il Finzi, rimasero invece intrappolati dagli eventi armistiziali dell'8 settembre 1943 mentre si trovavano ancora a Bordeaux.

Queste missioni di trasporto verso il Far East rappresentarono l'estremo tentativo da parte dell'Asse per potere acquisire dal Giappone materiali preziosi e rari. Tuttavia, malgrado le estese modifiche apportate agli scafi, ciascun sottomarino era in grado di trasportare al massimo 150 t. di merci, una frazione di quello che di solito si potrebbe trasportare con una piccola nave del carico. Nel corso dei lavori di modifica, i battelli furono spogliati delle loro armi offensive: Il pezzo di coperta venne rimosso e i tubi lanciasiluri trasformati in depositi carburante. Per difendersi da attacchi aerei, ai battelli furono lasciate le mitragliere Breda da 13.2 mm. Va notato in questo riguardo che queste armi da fuoco non risultavano molto efficaci contro i quadrimotori americani di nuova costruzione. Anche parte delle batterie elettriche vennero rimosse, riducendo di molto le capacità di navigazione subacquea; parimenti, lo spazio per gli alloggi 'ufficiali ed dell'equipaggio venne ristretto per imbarcare più merce, con il risultato di rendere molto più dura la vita dell'equipaggio (delle tre latrine, ne fu lasciata una soltanto, mentre gli stipetti del personale, le docce vennero eliminate del tutto.

La missione del Torelli per l'Estremo Oriente fu un'esperienza unica. Oltre ad un carico di metalli speciali e prodotti militari tedeschi (mercurio, acciaio, munizioni, mitragliere Mauser da 20mm, bombe da aereo da Kg 500), il battello ospitò a bordo anche il colonnello giapponese Kinze Sateke, un ufficiale specializzato in telecomunicazioni, incaricato di rientrare in patria dopo un lungo periodo di addestramento trascorso in Germania. A bordo del Torelli vi era anche un ingegnere tedesco e due tecnici civili. Ma la missione del Torelli non rappresentava un segreto per gli inglesi. Poco dopo la partenza, il battello venne pedinato da varie squadre navali di superficie uscite dalle basi di Gibilterra e Freetown. E nel contempo, il Torelli subì anche le attenzioni dei pericolosi ed onnipresenti Catalina e Sunderland. Nonostante l'eccellente preparazione dello scafo e dell'equipaggio, il Torelli rimase a corto di combustibile. Ma il 12 agosto, grazie ad un rifornimento in alto mare effettuato da un U-boot tedesco, esso fu in grado di proseguire il suo lungo viaggio, percorrendo l'Atlantico meridionale e l'Oceano Indiano e raggiungendo, infine, il 26 agosto del 1943,. Il porto malaisiano di Sabang; per poi continuare la rotta fino a Singapore, scalo che venne toccato il 31 dello stesso mese.

Dopo l'8 settembre, il Torelli fu sorpreso dagli eventi armistiziali. Il battello venne equipaggiato con personale tedesco, ed il comando fu trasferito al comandante Werner Striegler, mentre l'equipaggio italiano fu spedito in un campo di concentramento, anche se molti marinai preferirono poi continuare a lottare a fianco dei vecchi alleati. Il Torelli, rinominato UIT-25, continuò ad operare cn bandiera tedesca fino a 10 maggio, 1945 (due giorni dopo la resa tedesca). Durante questo periodo il battello fu assegnata alla XII e più tardi alla XXXIII flottiglia U-boot. Nel febbraio 1945, il comandante Herbert Schrein passò il comando ad Alfredo Meier, che nel settembre del 1944 venne successivamente sostituito dal comandante Striegler. Dopo la resa tedesca, il Torelli venne catturato dai giapponesi e cambiò nuovamente il nome. Divenuto l'I-504 della Marina Imperiale Giapponese, il Torelli continuò a combattere con un equipaggio misto italo-giapponese fino alla resa del Giappone. Sorpreso dagli americani nel porto di Kobe, il Torelli venne affondato da questi nel 1946 nelle acque davanti allo scalo
Edizione italiana a cura di Alberto Rosselli


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