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Battelli

di Cristiano D'Adamo


L’ARGO era uno dei due sommergibili originariamente costruiti per la marina portoghese dalla C.R.D.A. di Monfalcone. Negli anni 20 e 30, varie marine straniere acquistarono sommergibili da cantieri italiani. Questi due battelli (l’altro era il VELELLA) erano in stati di costruzione avanzato quando, a causa di difficoltà finanziarie, il Portogallo ne cancellò la costruzione.

Così, nel 1935, questi battelli furono acquistati dalla Regia Marina che ne completò la costruzione alterandone il progetto originario. I bue battelli, l’ARGO e il VELELLA, costituirono la classe Argo di sommergibili costieri. Furono dei buoni acquisti perché il progetto, leggermente cambiato, fu utilizzato dal 1941 and 1943 per la costruzione della famosa classe Tritone. L’ARGO, anche se impostato sin dagli inizi degli anni 30, fu impostato nuovamente per la Marina nel settembre del 1935 quando questi ne acquisì il progetto. Il battello fu varato il 29 novembre del 1936 e ufficialmente consegnato alla Marina il 31 agosto del 1937.

1940
All’inizio del conflitto l’ARGO era assegnato alla 14a squadra del Io gruppo di base alla Spezia. Dal 10 all’11 luglio, il battello fu parte di una maglia di quattro battelli che includeva l’Iride, lo Scirè e il Diaspro, tutti posizionati a 15 miglia l’uno dall’altro. L’ARGO, l’ultimo battello della maglia, fu mandato a 80 miglia per 310 da Punta Asinara, e anche se l’ARGO non fu in grado di intercettare alcun naviglio, lo Scirè al comando del T.V. Adriano Prini affondò il piroscafo francese Cheick di 1058 t.s.l.

Ad agosto l’ARGO, sempre al comando del T.V. Alberto Crepas, completò una seconda missione in Mediterraneo parte di un gruppo che includeva altri sei battelli (Scirè, Neghelli, Turchese, Medusa, Axum, e Diaspro). Il comando sommergibili aveva organizzato una maglia su due linee (di tre e quatto battelli) a nord di Capo Bougaroni (6°20’E). Le due linee erano 10 miglia di distanza e ogni battello era a circa 20 miglia dall’altro. Il secondo giorno della missione, il Medusa dovette rientrare alla base e fu poi sostituito dal Manara. Malgrado la Forza H britannica avesse navigato ad oriente dello schieramento italiano, lo aveva fatto più a settentrione dei battelli così evitandone l’avvistamento. Il giorno 8 la missione fu completata ed i battelli rientrarono alla base, ma l’ARGO avrebbe avuto sortite più fruttuose in Atlantico e poi nuovamente in Mediterraneo.

A settembre l’ARGO fu prescelto quale uno dei tanti battelli da doversi trasferire alla nuova base di Bordeaux. Il sommergibile lasciò La Spezia il 2 ottobre, 1940 per poi attraversare sommerso lo Stretto di Gibilterra il giorno 8. Mentre era in missione, all’ARGO fu ordinato di portarsi a circa 50 miglia da Capo S. Vincenzo. Qui, con il TAZZOLI posto a circa 80 miglia, era parte di una piccola maglia. L’11, il Tazzoli avvistò un convoglio e l’ARGO fu immediatamente chiamato sulla scena, ma fallì di individuare le navi. Il 12, dopo essersi trasferito, l’ARGO attaccò un piroscafo armato di nazionalità sconosciuta che prima evitò un siluro e poi i colpi sparati con il cannone di coperta. Fallito l’attacco, l’ARGO rimase in zona tra il 14 ed il 19 e, non appena utilizzato tutto il carburante a disposizione, raggiunse la base di Bordeaux il 24 ottobre. L’ARGO fu il 21° battello a raggiungere Bordeaux e l’ultimo ad arrivare di un gruppo di nove.

A novembre, l’ARGO fu parte del “Gruppo Giuliani” che includeva il Giuliani stesso, il Tarantini ed il Torelli per una missione al largo delle coste irlandesi. Il gruppo doveva rastrellare una zona compresa tra 15°W e 20°W, e 57°20’N e 53°20’N, mentre gli U-boot tedeschi erano posizionati più a oriente. L’ARGO lasciò Bordeaux la sera del 22 novembre e raggiunse la zona assegnatoli sei giorni più tardi. Alle 04:49 del 1° dicembre il T.V. Crepas individuò una sagoma bassa all’orizzonte e, preoccupato che si trattasse di un altro battello italiano, mando un segnale di riconoscimento. Quando l’ARGO fu abbastanza vicino, l’unità fu riconosciuta quale un cacciatorpediniere a due fumaioli e l’attacco cominciò immediatamente. Un solo siluro fu lanciato è colpì il bersaglio in pieno (i sommergibilisti italiani avevano la tendenza di lanciare un solo siluro anche se questi spesso non era sufficiente ad affondare il nemico). Seguì un secondo siluro che diede l’impressione che il bersaglio fosse stato distrutto, sopratutto perché una volta in superficie l’equipaggio dell’ARGO recuperò del materiale che indicava l’H.M.C.S. Sagueney (D79) quale la nave affondata. Dieci giorni più tardi, B.d.U. (comando sommergibili tedesco) ricevette informazioni che indicarono che il Sagueney, malgrado fosse stato seriamente danneggiato, era stato rimorchiato fino all’Inghilterra. Nel dopoguerra, la Royal Navy aggiunse che il cacciatorpediniere era parte della scorta del convoglio HG.47 e che aveva raggiunto Barrow in Furness il 5 dicembre (cinque giorni dopo l’attacco), così confermando le informazioni.

Il T.V. Crepas descrisse l’azione nel suo resoconto :

Copia del resoconto.
La stessa notte, dopo aver ricevuto che informava l’ARGO della presenza di un convoglio di 8 o 10 navi, il battello si mosse a NE a tutta forza, ma fu in grado di raggiungere solo gli 8 nodi a causa dei marosi. Nelle prime ore del 2 dicembre, l’equipaggio avvistò i bengala e udì scoppi di siluri. Alle 08:25 l’ARGO avvistò una nave di piccolo tonnellaggio ferma ed intenta a prendere a bordo dei naufraghi. L’ARGO lanciò un siluro, ma questi saltò fuori dall’acqua e così il battello fu subito scoperto e fu fatto oggetto di una caccia accanita che si prolungò per oltre 5 ore con il lancio di ben 96 bombe di profondità, alcune delle quali esplosero vicino lo scafo. Questi era probabilmente parte del convoglio HX.90 che era caduto vittima degli U101, U47 e U99.

L’ARGO continuò la missione e alle 12:55 del 4 fu avvistato da un Sunderland che tentò di attaccare ma fu ritardato dai forti venti dando al battello la possibilità di immergersi. Nelle prime ore del 5, il sommergibile attaccò ed affondò la motonave Britannica Silverpine di 5066 t.s.l., parte del convoglio OB.252 proveniente da Liverpool. Il piroscafo apparteneva alla compagnia Silver Line di Londra ed era stato costruito nel 1924 dai cantieri Swan, Hunter & Wigham Richardson del Sunderland. L’affondamento avvenne in posizione 14°N, 18°08W e ci furono 36 morti e 19 sopravvissuti. Il Silverpine era uno dei piroscafi dispersi del convoglio OB.252. Dopo l’attacco, l’ARGO fu individuato da una delle unità di scorta che lo sottopose ad una caccia di più di 4 ore e con il lancio di 24 bombe di profondità.

Il giorno seguente, 6 dicembre, le condizioni atmosferiche divennero pessime causando al personale in coperta di essere sommersi da valanghe d’acqua che si infiltrarono nello scafo attraverso il portello della torretta, causando molteplici danni al macchinario e all’impianto elettrico. Accertati i danni, il comandante decise di ritornare alla base. Il pomeriggio del 15, mentre la tempesta sbatteva il battello in mare come un fuscello, il comandante in seconda, T.V. Alessandro De Angelis, fu trascinato in mare e un lungo e disperato tentativo di salvargli la vita fallì. I tragici eventi furono descritti nel resoconto del comandante Crepas. Malgrado i marosi, egli fu in grado di portare il battello a circa 20 metri dal De Angelis e il Capo Cannoniere Lorenzo Ciappetti si getto volontariamente nell’acqua ribollente nel coraggioso, ma disperato tentativo di ragiungere il naufrago. Purtroppo fallì, e poco dopo la testa dell’ufficiale svanì tra i flutti. Con grande tristezza bordo, il battello continuò la navigazione raggiungendo Le Verdon, vicino Bordeaux, il 12 dicembre.

1941
Dopo il normale turno di lavori, l’ARGO cominciò la sua seconda missione in Atlantico il 27 febbraio, 1941. Il battello era parte del “Gruppo Velella” che includeva il Velella stesso, l’Emo, il Mogenico ed il Veniero. I battelli erano disposti in una zona tra 59°30’N e 53°N, 13°W e 25°W e, come prima, i battelli germanici era disposti più in vicinanza delle coste irlandesi e scozzesi, mentre i battelli italiani di tonnellaggio maggiore, avrebbero pattugliato più a occidente.

Poco dopo giorni dalla partenza, l’ARGO divenne vittima di un incidente particolare. Il 7 marzo un Sunderland britannico avvistò il battello e rispose correttamente al segnale di riconoscimento trasmesso dall’equipaggio italiano. Quando l’apparecchio era a circa 800 metri e la sua identità potette essere confermata, l’equipaggio rispose con un nutrito fuoco di mitragliera costringendo l’aereo ad una nuova manovra e dando al battello il tempo di sommergersi. Due giorni dopo, il 9 marzo, l’ARGO raggiunse la zona d’agguato e, molto brevemente, riuscì ad avvistare un piroscafo che poi scomparse nella foschia. Il 21 e il 22. l’ARGO si spostò nella zona precedentemente assegnata all’Emo, ma non essendo stato in grado di stabilire alcun contatto, rientrò alla base giungendo a Bordeaux il 28. La mancanza d’avvistamenti non fu accidentale; i britannici avevano giustamente individuato le maglie tedesche e italiane spingendo i convogli più a nord decidendo che il ghiaccio e il tempo cattivo erano meglio dei siluri.

Dopo la decisione presa da B.d.U. il 15 maggio del 1941 di terminare la collaborazione tra i battelli tedeschi e italiani nell’Atlantico settentrionale ci furono cambiamenti. Ci erano voluti mesi a capire che i battelli italiani non erano adatti per le dure condizioni atmosferiche e che la partecipazione italiana ai wolf pack non era stata di grande successo. Difatti, i tedeschi indicarono solamente il Bianchi quale uno dei pochi esempi del contributo italiano.
Così, nel maggio del 1941 l’ARGO fu assegnato ad una nuova zona d’operazioni ad occidente dello Stretto di Gibilterra ed in coordinazione con il Mocenigo, Veniero, Marconi, Brin, Velella e l’Emo. All’ARGO fu assegnato il settore più vicino allo stretto e dopo aver lasciato Bordeaux il 19 maggio, raggiunse la zona assegnatoli tra il 25 ed il 29. In seguito, Betasom trasferì il battello in una nuova zona d’agguato, questa volta al largo di Lisbona, ben avanti il convoglio che si aspettava da Gibilterra all’Inghilterra. Il 29, il Comandante Crepas avvistò il convoglio, ma poi lo perse. Il giorno seguente, l’ARGO fu attaccato da un’unità leggera vicino Capo S. Vincenzo. Il 7, il battello fu richiamato alla base e il giorno seguente fu nuovamente attaccato a largo di Lisbona riportando dei danni, ma ancora in grado di navigare, giungendo a Bordeaux il 12.

Durante questo periodo il governo italiano voleva richiamare in patria in battelli dislocati a Bordeaux. La questione fu discussa ai livelli più alti, sopratutto perché i tedeschi avevano solamente 30 battelli in grado di operare e avevano bisogno della presenza italiana. I sommergibili tedeschi erano più piccoli e più adatti al Mediterraneo; quelli italiani più grande e di miglior uso in oceano. In ogni caso, Mussolini ricevette il permesso da Hitler di ritirare i battelli italiani e l’8 giugno l’ordine fu diramato da Roma. Poco dopo, il 14, l’Ammiraglio Doenitz and a Berlino per richiedere la cancellazione dell’ordine. Gli Ammiragli Reader, Weichilz, Riccardi e Parona furono chiamati a risolvere una situazione molto difficile sia dal punto di vista militare che diplomatica. Finalmente un compromesso fu raggiunto e dei 27 battelli italiani operanti in Atlantico solo 14 furono richiamati. Eventualmente, a causa delle perdite subite, solo 10 battelli fecero il viaggio di ritorno e tra questi l’ARGO (gli altri battelli furono il Dandolo, Veniero, Brin, Mocenigo, Velella, Emo, Otaria, Perla, e il Guglielmotti).

L’ARGO lasciò La Pallice l’11 ottobre e due giorni più tardi fu attaccato da un aeroplano tipo “Consolidated 31” che lanciò quattro bombe ma senza colpire il bersaglio. Il 20, l’ARGO tentò di attraversare lo stretto in superficie, ma fu presto costretto a sommergersi. Quattro giorni più tardi, il giorno 24, il battello raggiunse Cagliari. Dopo questa missione, il T.V. Crepas fu trasferito, assumendo eventualmente il comando del sommergibile da trasporto ROMOLO, mentre il C.C. Giulio Contreas prese il comando.

1942
Dopo il ritorno in Mediterraneo l’ARGO fu mandato in cantiere per un lungo periodo di lavori. Non riprese servizio fino alla primavera del 1942 quando cominciò una lunga serie di missioni che durarono fino all’armistizio dell’8 settembre. Le missioni furono molte, alcune brevi ed altre lunghe. Alcune senza risultati ma una in particolare di gran successo. Ma vediamone la cronologia. Dal 6 al 21 aprile l’ARGO fu di pattuglia al largo di Capo Ferrat. Il 10 avvistò un incrociatore che purtroppo non fu attaccato a causa della cattiva posizione d’attacco/ Dopo il ritorno alla base, C.C. Contreas sbarcò e fu sostituito dal T.V. Pasquale Gigli. Il continuo scambio di comando tipico del servizio sommergibili italiano continuava.

Dal 22 al 29 l’ARGO fu assegnato ad una zona a NW di Capo Caxime (Algeria) dove fu oggetto dio tre attacchi aerei che causarono danni considerabili forzando il battello ad un lungo periodo di lavori. A settembre, l’ARGO fu nuovamente in missione, questa volta per un pattugliamento a largo delle Baleari dal 15 al 26, che fu poi seguito da uno a largo della Galite (Tunisia) dal 29 al 30 ottobre.

A novembre un a nuova missione a largo del golfo di Philippeville (Algeria). Questa volta un attacco di gran coraggio interruppe la monotonia della missione. Il giorno 11, l’ARGO entro nella Baia di Bougie dove, senza essere scoperto, attaccò e distrusse l’incrociatore ausiliario britannico Tynwald di 2376 t.s.l e la motonave Awatea di 13482 t.s.l già danneggiate da attacchi aerei. H.M.S. Tynwald era una nave antiaerea, mentre l’Awatea ara un trasporto truppe già danneggiato dalla Luftwaffe durante operazione Torch e abbandonato a circa un miglio dal frangiflutti di Bougie. Anche se la nave apparteneva alla Union Steamship della Nuova Zelanda, questa era stata militarizzata. Era moderna dato che era stata costruita nel 1936 dalla Vickers Armstrong di Barrow in Furness.

Dopo l’attacco di successo l’ARGO rientrò a Cagliari arrivandoci il 12. Pochi giorni dopo, dal 17 al 28, il battello era nuovamente al largo della costa africana, questa volta vicino a Bona. Dopo un breve periodo di lavori, il sommergibile vide nuovamente attività di guerra il 29 dicembre per una missione che durò fino all’8 gennaio del 1943. Durante questa missione, l’equipaggio dell’ARGO avvistò ed attaccò un gruppo di navi contro le quali lanciò quattro siluri. Seguì una spietata caccia antisommergibile, non ci sono riscontri di danni alle unità britanniche; era il 7 gennaio.

1943
Seguirono altre missioni. Il 20 febbraio a largo dell’Algeria. Il 4 aprile a largo di Capo de Per. In aprile il T.V. Gigli lasciò il comando al T.V. Arcangelo Ghiliberti. Con il nuovo comandante, la prassi non cambiò e dal 15 al 20 giugno l’ARGO era di nuovo a largo di Capo Carbon. Qui, il 19, avvistò in posizione 36°54’N, 05°25E un convoglio nemico lanciando quattro siluri. Dopo quattro minuti l’equipaggio sentì la prima esplosione, seguita da un’altra, ma non ci sono riscontri di quest’attacco nella documentazione britannica. Subito dopo l’attacco, il sommergibile fu fatto effetto di un’intensa caccia.

Dal 10 al 12 luglio, il Comandante Ghiliberti fu mandato a largo della Sicilia. Nel pomeriggio dell’11, in posizione 37°02N, 15°28E, l’ARGO attaccò un incrociatore della classe Southampton e, dopo otto minuti dal lancio dei quattro siluri, riscontrò lo scoppio do una delle armi. Ancora una volta, fu fatto oggetto di una caccia antisommergibile molto intensa. Il 23 dello stesso mese, dopo aver lasciato Taranto per un’altra missione al largo della Sicilia, l’ARGO ebbe avarie talmente serie da costringerne il rientro in base, e da qui il trasferimento ai cantieri del Monfalcone.

L’armistizio dell’8 settembre sorprese il battello ancora in cantiere ma a lavori quasi completati. Il cantiere, non lontano da Trieste, era sotto il comando militare del C.C. Lorenzo Stallo. Il cantiere era di grande importanza dato che stava completando due incrociatori, l’Etna e il Vesuvio, e ospitava due navi da battaglia, la Cavour e l’Impero. C’era tanta confusione e le truppe tedesche occuparono Trieste per poi muoversi su Monfalcone. Il 10 settembre l’intera zona era sotto controllo germanico. A Monfalcone, la Regia Marina aveva 16 sommergibili in costruzione o ai lavori. A seguito di ordini rilasciati dal comandante locale il Maggiore Generale Oreste Bambini, l’ARGO fu autoaffondato. Fu una fine ingloriosa di un battello che aveva fedelmente servito per tanti anni di guerra. Lo scafo fu successivamente recuperato dai tedeschi per poi essere demolito. In tutto, l’ARGO completò 31 missioni di guerra in Mediterraneo e 6 in Atlantico per un totale di 31524 miglia di navigazione in superficie e 2550 in immersione. L’ARGO fu in missione per 245 giorni affondando 20924 tonnellate di naviglio nemico.


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