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Battelli

Ammiraglio Attilio Duilio Ranieri


Il Smg. REMO, con il gemello ROMOLO, erano gli unici due battelli della classe “R” (una classe che ne prevedeva dodici) completamente realizzati ed entrati regolarmente in servizio. Tutti gli altri erano ancora sullo scalo quando sopraggiunse l’armistizio (8 settembre 1943).

Questi sommergibili, di grande dislocamento (i più grandi mai costruiti per la Marina italiana), in grado di portare 600 t di materiali, erano stati appositamente progettati per il trasporto occulto, specialmente per l’approvvigionamento in Estremo Oriente di materiali d’interesse strategico (soprattutto caucciù); esigenza, questa, evidenziatasi nel corso della 2ª G.M. per la quale, nel ’42, furono precariamente adattati alcuni battelli oceanici sottratti alla linea combattente.

La costruzione dei dodici battelli era stata affidata a tre cantieri: 6 ai Cantieri TOSI di Taranto (che ne aveva anche elaborato il progetto), 3 ai C.R.D.A. di Monfalcone (GO) e 3 ai Cantieri OTO di Muggiano (SP). Poiché la necessità di trasporto era pressante, alla progettazione ed alla costruzione fu impressa la massima urgenza: i primi due battelli furono realizzati in meno di un anno, mentre la costruzione degli altri avanzava rapidamente. All’8 settembre, quelli sugli scali di Monfalcone e di Muggiano vennero catturati dai tedeschi, che avevano grande bisogno di tali battelli e che cercarono in ogni modo di completarne la costruzione, ma nessuno di essi fu portato a compimento.

Il Smg. REMO era stato costruito nei cantieri TOSI di Taranto ed era stato impostato il 5 settembre 1942, varato il 28 marzo 1943 e consegnato alla Marina, assieme al Smg. ROMOLO, il 19 giugno dello stesso anno.


Attività Operativa

La sua storia è brevissima perché tale fu la sua vita operativa: poche ore di navigazione!

Dopo un periodo di prove e di addestramento ridotto al minimo per i motivi di urgenza già detti, alle 09.30 del mattino del 15 luglio ’43 (a meno di un mese dall’entrata in servizio) il REMO, al comando del Ten. Vasc. Salvatore VASSALLO, lascia Taranto diretto a Napoli.

Alle 18.30 circa, mentre naviga in superficie al traverso di Punta Alice, viene raggiunto da uno dei quattro siluri lanciati dal sommergibile inglese UNITED. Colpito al centro, il REMO affonda in pochi minuti nel punto di latitudine 39°19’N e longitudine 17°30E, a 25 miglia dalla costa. Si salvano soltanto quattro persone: le tre che si trovano in plancia (fra di esse, anche il Com.te VASSALLO) e il Serg. E Dario CORTOPASSI, che riesce a risalire dalla camera manovra.

Da notizie sulle attività di spionaggio, sembrerebbe che l’avversario fosse a conoscenza della partenza da Taranto del REMO (e del gemello ROMOLO, anch’esso affondato tre giorni più tardi a sud di Capo Spartivento calabro, colpito dalle bombe di un aereo della RAF) ed avrebbe, quindi, predisposto agguati con sommergibili provenienti da Malta e attacchi con aerei basati in Sicilia, a Comiso e a Pachino.

Tutto ciò perché questi nostri battelli avrebbero preoccupato non poco l’avversario, sì da farli considerare obbiettivo di primario interesse, in relazione a quanto si andava realizzando in Germania in fatto di progetti speciali (le cosiddette “armi segrete”) e al loro possibile trasferimento occulto verso il Giappone, dopo gli attacchi aerei alleati su Peenemunde. Tuttavia, questa eventualità, ancorché verosimile, non trova riscontro nella documentazione italiana.

È certo, comunque, che in quel momento cruciale della guerra, quando la situazione stava precipitando (in Italia si era alla vigilia della caduta del Fascismo e a meno di due mesi dall’armistizio), c’era molta fretta di poter subito utilizzare questi battelli. I tedeschi, che ancora non disponevano di loro battelli adatti al trasporto su lunghe distanze (ma li stavano costruendo), premevano per avere i nostri in Atlantico, per impiegarli fra Bordeaux e Singapore, offrendo in cambio battelli d’attacco. Ma gli italiani non potevano accondiscendere, poiché quei sommergibili servivano per assicurare il traffico occulto con la Sardegna (piombo, rame, antimonio), nel momento in cui il contrasto degli alleati nel Tirreno era in forte crescita. E ciò spiega la rapidità con la quale i battelli, dopo la consegna, vennero resi operativi e fatti partire subito per Napoli.

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