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Battelli

Ammiraglio Attilio Duilio Ranieri


Il Smg. MICCA (secondo battello con questo nome), primo ed unico esemplare di una classe che non avrà seguito, era un grosso battello oceanico progettato all’inizio degli anni ’30 – quando era già in atto il rinnovamento e il potenziamento della flotta subacquea italiana – per corrispondere ad un disegno piuttosto ambizioso per quell’epoca: realizzare un sommergibile di elevate prestazioni (in termini di velocità, autonomia, armamento, ecc.), che fosse al tempo stesso silurante e posamine.

L’idea era quella di poter disporre di un battello polivalente, adatto tanto alla guerra al traffico quanto alla posa di mine, e con capacità di rifornitore e di trasporto occulto. Il battello riuscì molto bene, pienamente rispondente ai requisiti posti, ma risultò così costoso, a fronte delle sempre modeste risorse finanziarie disponibili, che la Regia Marina dovette rinunciare a riprodurlo e ripiegò su progetti meno impegnativi. Il MICCA era stato costruito presso i cantieri TOSI di Taranto: impostato il 15 ottobre 1931, varato il 31 marzo 1935 e consegnato alla Marina il 1° ottobre dello stesso anno.

Attività Operativa
All’entrata in servizio (1.10.35), il MICCA è assegnato al 4° Gruppo Sommergibili, di sede a Taranto. Ai primi del 1937, al comando del Cap. Corv. Ernesto FORZA, partecipa alla guerra di Spagna con due missioni: la prima, dal 23 gennaio al 2 febbraio, con partenza e rientro a Napoli, nelle acque di Valencia, ma non incontra traffico; la seconda, iniziata il 13 febbraio insieme ad altri cinque battelli, viene subito interrotta il giorno seguente poiché, a fronte della situazione internazionale che va delineandosi, il Governo italiano si rende conto di non poter più condurre una guerra offensiva clandestina a favore di Franco. Contrariamente a quanto generalmente si crede, in quella guerra né il MICCA né alcun’altra nave o sommergibile italiano ha effettuato posa di mine.

Nella famosa parata navale di Napoli in onore di Hitler (5.5.38), il MICCA alza l’insegna di unità ammiraglia dei sommergibili italiani. All’entrata dell’Italia nella 2ª G.M. il battello risulta assegnato alla 16ª Squadriglia del 1° Gruppo Sommergibili, di base alla Spezia. L’inizio delle ostilità (10.6.40) trova il MICCA, al comando del Cap. Freg. Vittorio MENEGHINI, già in mare da una settimana, in acque egiziane dove, la notte del 12, deposita uno sbarramento di 40 mine davanti ad Alessandria d’Egitto.

Passato al comando del Cap. Freg. Alberto GINOCCHIO, la notte del 12 agosto è nuovamente a nord-ovest di Alessandria per depositare altre 40 mine. Due giorni dopo, stando in agguato sempre nelle stesse acque, avvista due cacciatorpediniere nemici e si porta decisamente all’attacco. Lancia un siluro di poppa contro uno di essi e poi si disimpegna in profondità. Dopo circa 40 secondi ode lo scoppio dell’arma, ma dalla documentazione inglese non risulta alcun esito di tale azione.

Rientrato a Taranto, il MICCA inizia un periodo di manutenzioni e modifiche, in vista dell’impiego nel trasporto di materiali con le basi d’oltremare. Durante questa sosta il Com.te GINOCCHIO cede il comando al Cap. Corv. Guido D’ALTERIO. È in questo periodo che l’Amm. DÖNITZ, Comandante dei sommergibili tedeschi, mette gli occhi sul MICCA per compiere, in Atlantico, un’impresa che solo un battello di larga autonomia (di cui al momento i tedeschi non dispongono) può effettuare: il minamento delle acque davanti a Freetown (Sierra Leone), base importante per l’economia di guerra inglese.

Il MICCA è in grado di farlo, ma un po’ per difficoltà logistiche a Bordeaux, sede di BETASOM (Comando dei Sommergibili Italiani in Atlantico), dove la base navale non è attrezzata per il maneggio di mine, e un po’ per le esigenze di trasporti urgenti in Mediterraneo, la Marina italiana non può accogliere la richiesta. Da BETASOM, al MICCA si tornerà a guardare anche nel ’42, in relazione ai progetti in preparazione per operazioni a grande distanza (Sud Africa, Madagascar), ma per gli stessi motivi non se ne farà nulla.

Alla fine di febbraio ’41 il battello inizia le missioni di trasporto (benzina, viveri, munizioni) con l’Egeo e con l’Africa settentrionale; missioni che da allora in avanti costituiranno la sua attività principale e faranno del MICCA un protagonista speciale e instancabile di quella che, per le navi, sarà chiamata “la battaglia dei convogli”. Durante una di queste missioni, il 13 marzo ’41, avvista una formazione di caccia avversari, contro i quali lancia un siluro che, però, non colpisce.

Poco tempo dopo, ai primi di aprile, durante un trasporto da Taranto a Lero, a sud dell’isola di Creta intercetta un convoglio scortato. Serrate le distanze, giunto a 1500 metri dalle navi lancia due siluri e poi si disimpegna in quota. Dopo il tempo di corsa delle armi si odono due forti esplosioni; ma anche in questo caso, nella documentazione inglese non c’è traccia di navi colpite.

All’arrivo a Lero, quasi all’imboccatura del porto, il MICCA è vittima di un curioso incidente: un siluro esce fortuitamente da uno dei suoi tubi poppieri ed esplode poco lontano dalla poppa del battello, che rimane seriamente danneggiata. Rimorchiato in porto, viene sommariamente riparato, quanto basta per porlo in condizioni di raggiungere Taranto, dove fra giugno e novembre ’41 viene rimesso in piena efficienza.

A fine novembre ’41 il MICCA riprende l’attività di trasporto, questa volta con l’Africa settentrionale. Poco prima di Natale sbarca il Com.te D’ALTERIO e assume il comando il Cap. Corv. Alberto GALEAZZI. Nel corso del 1942, sotto il comando del Cap. Corv. Pietro ABATE, a parte una infruttifera missione di agguato a ponente di Malta, l’attività di trasporto prosegue senza sosta. La situazione in Africa, sempre più difficile, richiede il massimo sforzo e il MICCA non ha tregua. Prima di essere affondato avrà compiuto ben 14 missioni, trasportando 2.163 t di materiali.

Durante una missione da Taranto a Bengasi, nell’ottobre ’42, il battello incappa in una violenta burrasca che gli procura danni tali da costringerlo a rientrare. Una vedetta, il Sc. Giuseppe CANTA, viene strappata da un’onda e si perde in mare. L’ultima missione del MICCA, passato al comando del Ten. Vasc. Paolo SCOBROGNA il 15 giugno ’43, inizia il 24 luglio, partendo da Taranto verso Napoli. Il trasferimento prevede di circumnavigare la Sicilia, per evitare lo stretto di Messina, ormai dominato dall’offesa aerea avversaria che contrasta la ritirata dei tedeschi dall’isola. Tuttavia, la sera del 28, all’altezza di Capo Spartivento calabro, il battello deve invertire la rotta per tornare a Taranto, a causa di sopraggiunte avarie. Le rotte di sicurezza prevedono l’atterraggio su S. Maria di Leuca, dove il battello deve incontrarsi con una nave antisom che lo scorti in porto.

Trova, invece, il sommergibile TROOPER, uno dei battelli inglesi che in quell’estate del ’43 insidiano sempre più dappresso le nostre coste e che, fino all’8 settembre, ci procureranno dolorose perdite di sommergibili. L’attenzione degli Alleati è particolarmente mirata proprio sui nostri grossi sommergibili da trasporto: pochi giorni prima, infatti, lungo le coste calabre sono andati perduti, certamente attesi al varco, i sommergibili REMO (il giorno 15) e ROMOLO (il 18), due battelli nuovi di zecca (al loro primo trasferimento, anch’essi alla volta di Napoli), appositamente progettati per il trasporto occulto a grande distanza.

Motivo di tale interesse è il timore che questi battelli possano essere utilizzati dai tedeschi per trasferire in Giappone i materiali speciali (le cosiddette “armi segrete”) in via di realizzazione a Peenemunde, ormai scoperta e bombardata. Così, alle 06.05 del 29 luglio, nelle acque a sud-ovest del Capo di S. Maria di Leuca, il TROOPER lancia una salva di ben sei siluri, uno dei quali colpisce a mezza nave il MICCA, che affonda rapidamente a tre miglia per 207° dal faro. Si salvano soltanto 18 persone, compreso il Com.te SCOBROGNA, recuperate da nave BORMIO, quella destinata a scortare il sommergibile ma giunta troppo tardi all’appuntamento.

Fino a quel momento il MICCA ha compiuto 24 uscite operative:
4 per agguati e/o esplorazioni
14 per trasporto materiali
2 per posa di mine
4 per addestramento o trasferimento

percorrendo un totale di 23.140 miglia.


Questo è l’elenco ufficiale degli scomparsi col MICCA, come risulta ad ONORCADUTI. Tuttavia, un’altra fonte (che non è possibile verificare) riporta anche i seguenti nominativi:

2°C° Alfonso PISTARÀ, 2°C° Antonio SCIOPPO, Com. Romolo BALZI, Com. Vincenzo BOFFO, Com. Armando CECCHETTI, Com. Domenico LOZZI, Com. Carlo MARIANI, Com. Mattia SCALZA, Com. Adriano ZARRI, Op. Angelo FIUMI



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