English | Italiano Regia Marina Italiana

Battelli

di Alberto Rosselli


Il Medusa scomparve alle ore 14,10 del 30 gennaio del ’42 in seguito all’attacco condotto dal sottomarino britannico Thorn che da giorni si trovava in agguato al largo della base navale di Pola. Il giorno dell’affondamento, il sommergibile italiano, al comando del capitano di corvetta Enrico Bertarelli, si trovava in mare per prove tecniche.

Secondo le testimonianze dei due soli sopravvissuti all’affondamento, l’unità - che aveva a bordo sette ufficiali (compreso il comandante), otto sottufficiali e 43 marinai - navigava in superficie e a lento moto quando venne fatta oggetto dell’improvviso attacco del Thorn che le lanciò contro quattro siluri. Come ebbe modo di raccontare il guardiamarina Fei (il quale, dopo essere stato raccolto da una vedetta di soccorso, morirà nell’ospedale di Pola in seguito alle ferite riportate) “il mare era tranquillo e la navigazione procedeva senza problemi quando dalla torre, sulla quale mi trovavo con il capitano Bertarelli e altri cinque ufficiali, scorgemmo le scie di quattro siluri…Con prontezza, il comandante riuscì a manovrare evitandone tre, ma il quarto ci centrò in pieno”. Secondo Fei, il Thorn lanciò i suoi ordigni da una distanza di circa mille metri, dopo avere effettuato una rapida emersione. Colpita la preda, l’unità inglese si immerse poi rapidamente, allontanandosi dalla zona. Sempre secondo la testimonianza del superstite, l’esplosione fu violentissima e tale da squarciare buona parte della fiancata del battello italiano che nel breve volgere di una decina di minuti sprofondò trascinando con sé la quasi totalità del suo equipaggio.
Come riportato dal libro di Teucle Meneghini “Cento sommergibili non sono tornati”, il capitano Bertarelli (che in precedenza si era distinto in Atlantico quando era al comando del sommergibile Baracca) non pensò a sé, nonostante fosse stato ferito al volto e sanguinasse copiosamente, ma cercò di salvare i suoi uomini: un gesto eroico che gli costò però la vita, in quanto scomparve nei flutti assieme alla sua nave. Vani risultarono i tentativi condotti da alcune navi di soccorso italiane che giunsero sul posto quando il Medusa era ormai affondato. Nel disperato tentativo di salvare l’equipaggio rimasto intrappolato all’interno dello scafo, i palombari di un pontone salpato da Pola eseguirono numerose immersioni, purtroppo senza risultato.


Il Medusa era un sommergibile da media crociera di costruzione piuttosto antiquata (impostato il 30.11.1929, entrò in servizio l’8 ottobre 1931). Lungo 61,50 metri e largo 5,65, il Medusa dislocava (in superficie) 650 tonnellate e 810 in immersione. Mosso da due motori diesel e da due propulsori elettrici da 1.500 e 800 cavalli, l’unità era in grado di raggiungere 14 nodi in superficie e 8 in immersione. Dotato di un’autonomia di 4.900 miglia a 9,5 nodi (in superficie), il Medusa era armato con un cannone da 102 mm. prodiero; 2 mitragliere da 13,2 mm. e sei tubi lanciasiluri. L’equipaggio dell’unità era di 4 ufficiali e 40 marinai. Nel 1941, il Medusa, assieme ai gemelli Serpente e Jalea, venne assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola.



Copyright © 1996-2018 REGIAMARINA (TM). All rights reserved.