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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il MARCELLO fu il primo di una serie di 11 battelli della classe MARCELLO (nome del primo battello, eponimo della serie). Il battello fu impostato nei cantieri C.R.D.A. di Monfalcone il 4 gennaio del 1937, varato il 20 novembre dello stesso anno e consegnato alla marina il 5 marzo del 1938. Dopo un breve periodo di addestramento e collaudi, il battello fu assegnato alla 21° Squadra del IIa gruppo di base a Napoli.

Attività Operativa

Ancor prima dell’inizio delle ostilità, il MARCELLO era uno dei sei battelli assegnati ad uno sbarramento da apportarsi tra le coordinate di Capo Palos, Capo Falcon e Capo Tenès nel Mediterraneo Occidentale. Il MARCELLO lasciò Napoli il 5 giugno del 1940, ma durante la navigazione un’avaria al sistema di condizionamento dell’aria causò una fuoriuscita di cloruro di metile con la conseguente intossicazione di parte dell’equipaggio. La missione fu così abbandonata ed il battello rientrò a Cagliari il 10 giugno, il giorno della dichiarazione di guerra.

Dopo le necessarie riparazioni, il MARCELLO fu chiamato in missione con il MEDUSA per un breve agguato 25 miglia a NE e 40 miglia a levante dell’isola La Galite in coordinazione con una azione dei mezzi di superficie appartenenti alla 1° Divisione Navale contro il traffico francese per l’Africa settentrionale. Il battello arrivò in zona il 23 giugno, per poi rientrare immediatamente in porto a Napoli a causa della cancellazione dell’operazione.

Nel mese di agosto, il MARCELLO fu parte di una nuova missione (dal 5 al 16), che includeva anche il GONDAR e l’ASCIANGHI, nel Mediterraneo occidentale per pattugliare la zona ad oriente dello stretto di Gibilterra, prevalentemente intorno al 36 parallelo. In quei giorni si stava sviluppando l’operazione “Hurry” per il trasporto di nuovi aeroplani da Gibilterra a Malta. Inoltre, i Britannici avevano organizzato il bombardamento di Cagliari da parte di aerei imbarcati ed una azione diversiva al largo delle Baleari. Malgrado la grande attività a mare, il MARCELLO non rilevò nessun battello e, alla fine della missione, rientrò in porto.

Alla fine di questa missione, il battello ricevette ordini di trasferirsi in Atlantico per diventare parte della nuova base sommergibili stabilitasi a Bordeaux. Il MARCELLO faceva parte di un gruppo di trasferimento che includeva il BIANCHI, MOROSINI, ed il BRIN, mentre il MOCENIGO ed il VELELLA furono ritardati. Dopo la partenza, che avvenne il 31 ottobre (il giorno prima del novilunio), il battello attraversò lo stretto di Gibilterra per poi portasi in agguato al largo di Oporto. Il MARCELLO, sempre al comando del C.C. Carlo Alberto Teppati, completò il difficile attraversamento la notte del 5 novembre in immersione, con condizioni atmosferiche favorevoli e senza aver incontrato nessuna unità nemica. Durante la navigazione, il battello ricevette ordini di sostituire il BIANCHI che, a causa di avarie riportate durante l’attraversamento dello stretto di Gibilterra, aveva dovuto dirigere direttamente per la base. Così, dal 7 al 27 novembre, il MARCELLO rimase in agguato a largo di Capo S. Vincenzo peraltro senza riuscire ad intercettare alcun bersaglio malgrado informazioni ricevuto circa un convoglio in partenza da Gibilterra. Lasciata la zona d’agguato il 27 novembre, il battello arrivò a Bordeaux per la prima volta il 2 dicembre.

Nei primi di gennaio del 1941, il MARCELLO partì per la sua prima missione completamente atlantica parte di un gruppo che includeva anche il MALASPINA ed il TORELLI. Al gruppo era stata assegnata una zona compresa tra 59°30’ N, e 53°00’ N e tra i meridiani 17°00’ W e 20°00’ W.

Il MARCELLO partì da Le Verdon, alla foce della Gironda, la sera dell’11 gennaio per poi raggiungere sei giorni dopo la zona d’operazioni. Non appena arrivato in zona, il Comandante Teppani avvistò un convoglio e quindi si portò in poppa per determinarne velocità e direzione. Poco dopo, uno dei cacciatorpediniere di scorta avvistò il battello (cosa non difficile date le dimensioni della falsa torre), e così il MARCELLO si dovette inabissare ancor prima di poter lanciare il segnale di scoperta. L’unità nemica lanciò solo 5 bombe di profondità, ma gli scoppi danneggiarono la cassa assetto prodiera. Passato il pericolo, il battello riemerse per poi lanciare il segnale di scoperta. Constatata la gravità dei danni subiti, il MARCELLO abbandonò la missione il 19 gennaio per rientrare a Bordeaux. Il 20, dopo aver avvistato un piroscafo in superficie, l’equipaggio ne perse tutte le tracce in immersione (forse a causa di problemi con gli idrofoni o le pessime condizioni del mare), ed una volta ritornato in superficie, continuò l’attacco a distanza con il cannone.


Malgrado documentazione italiana pubblicata nel 1963 indichi che questo attacco fosse stato infruttuoso, si è accurato che il MARCELLO infatti attaccò ed affondò il piroscafo belga “Portugal” di 1,550 t.s.l. e non il greco “Eleni” di 5,655 t.s.l. come indicato al tempo dal xB-Dienst tedesco (il servizio di decrittazione). Il “Portugal” era una vecchia carretta costruita nel 1906 dai cantieri AG Neptun di Rostock (Germania) ed era precedentemente nota come il Barman (1922), Consul Cords e Minna Bolt. La nave apparteneva alla “Compagnie National Belge de Transports Maritimes”. Va aggiunto che durante l’attacco e causa delle violente condizioni del mare, quattro serventi del pezzo prodiero vennero trascinati in mare dai flutti. Tre furono recuperati, ma il quarto probabilmente stordito dall’urto con le strutture metalliche della torretta, scomparse tra le onde nonostante l’affannosa ricerca. Il MARCELLO continuò la navigazione per poi arrivare a Puillac il 24 gennaio.


Dopo un breve periodo alla base, il MARCELLO fu nuovamente assegnato ad una missione, questa volta parte del "Gruppo BIANCHI”, con il BIANCHI stesso, l’OTARIA ed il BARBARIGO. Il MARCELLO, sempre al comando del C.C. Teppani, partì da Bordeaux il 6 febbraio con l’ordine di raggiungere una zona tra il14 W e il 17 W, ed tra 55° 00 N e 56°00 N (un rettangolo di 60 miglia per 101 miglia). Quello che segue sono una serie di supposizioni spesso indotte da vari errori commessi dalle autorità britanniche. Si sa che il mattino del 22 febbraio il BIANCHI avvistò un periscopio in posizione 57°55’N, 17°40’W e poco dopo si immerse. Lo stesso BIANCHI registrò scoppi di bombe di profondità, una quarantina in tutto, alle 16.00 e nuovamente alle 21.15. Il cacciatorpediniere britannico H.M.S. Montgomery, uno dei vecchi battelli americani ceduti alla Gran Bretagnia dal presidente Roosevelt, condusse un’azione antisommergibile in posizione 59°00’ N, 17°00’ W alle 15.00 (16.00 ore italiane) e si crede che questa abbia portato alla distruzione del battello italiano. Il dubbio è che tra la posizione riportata dal BIANCHI e quella indicata dal Montgomery ci sono circa 68.5 miglia. Considerando che il MARCELLO non emerse, questa distanza è troppo grande per essere stata percorsa in immersione assumendo che il comandante operava di conserva.

Se poi si aggiunge che il documento originale britannico “German, Italian and Japanese U-Boat Casualties during the War” pubblicato nel giugno del 1946 attribuisce la perdita del MARCELLO in data 6 gennaio (un mese prima della partenza) ad un Sunderland del 210 Squadrone ad ovest delle isole Hebrides, allora si deve arrivare alla conclusione che non si sono fatti i dovuti accertamenti e riscontri.
Il 18 marzo, BETASOM e MARICOSOM finalmente dichiararono il MARCELLO scomparso. Gli anni passarono e con la fine del conflitto i vari uffici storici cercarono di dare luce a meni degli eventi bellici, tra questi la perdita del MARCELLO. Il 12 febbraio del 1949, la Marina richiese ufficialmente la collaborazione della Royal Navy per chiarire i fatti. La prima correzione fatta fu semplice dato che la R.A.F. aveva rivendicato l’affondamento del MARCELLO da parte di un Sunderland (4210) il 6 gennaio del 1941, data in cui il MARCELLO era ancora a Bordeaux.


In seguito, l’Ammiragliato britannico inviò una lettera alle autorità italiane datata 17 maggio, 1954 (HSL.159/54) in cui si informava il vecchio nemico che le informazioni riportate a pagina 52 delle “Navi Perdute – Tomo I”, indicanti che la perdita del MARCELLO era avvenuta a causa di un attacco da parte di un aeroplano tipo Hurricane erano anch’esse errate. I britannici cercarono di chiarire I fatti indicando che la causa più probabile della perdita del MARCELLO era stata un attacco condotta dal Montgomery alle 15:50 del 22 febbraio, 1941

I risultati della commissione d’inchiesta italiana, completatasi il 9 ottobre del 1949, non solo erano imbarazzanti, poiché avevano erroneamente interpretato i dati offerti dai britannici, ma mancò anche di dare le dovute referenze. In pratica, pareva che tutti fossero interessati a chiudere questo fascicolo per fare altre cose. Come annotato sul documento dell’U.S.M.M., la nuova versione fu accettata il 15 novembre del 1956 ed una una nota scritta a mano indica che il libro “Navi Perdute – Tomo I” sarebbe stato aggiornato. Ancora oggi, non sappiamo le vere cause della perdita del MARCELLO.

Altri commenti

Clair Blair, l’autore del libro “Hitler’s U-Boot War”, scrisse: “La notte tra il 23 e il 24 febbraio, cinque battelli tedeschi e l’italiano bianchi andarono all’attacco. Durante la confusione, il sommergibile Marcello comandato da Carlo Alberto Teppani arrivò sulla scena. Una delle scorte del convoglio, l’ex quattro fumaioli americano Montgomery, che da appena un mese aveva finito i lavori di modernizzazione, avvistò il Marcello e attaccò con il cannone e bombe di profondità [1]. L’attacco ebbe success: il Marcello affondò con tutto l’equipaggio. Era il primo battello dell’Asse a cadere vittima di una delle navi americane trasferite alla Royal Navy nel “Affare delle cacciatorpediniere”. Originalmente l’ammiragliato britannico aveva accreditato l’affondamento ad un Sunderland del 210 squadrone del comando costiero in data 6 gennaio, 1941, ma nel dopoguerra dopo una rivalutazione credito fu dato al Montogomery.”

Giorgio Giorgerini, nel libro “Uomini sul Fondo” pubblicata da Mondatori nel 1994 scrisse: “Nella prima decade di febbraio salpò da Betasom il gruppo <> (Bianchi, Marcello, Otaria, Barbarigo); purtroppo del Marcello non si ebbe più notizie: scomparse, senza superstiti, in circostanze ignote. Alcune fonti indicano come probabile data della scomparsa il 21 febbraio e come causa una delle tre azioni antisom condotte da navi britanniche: la prima fu quella del cacciatorpediniere Hurricane in posizione 56 19’ N e 07 59’O, la seconda fu quella condotta dal cacciatorpediniere Montgomery in posizione 59 00’ e 17 00’ O, la terza quella scolta dalla corvetta Perwincle nel punto 59 18’ N e 14 32’ O. Tuttavia nessuna si collocherebbe appieno nella zona operativa del Marcello, che a partire dal 19 Febbraio si poneva tra i paralleli 57 00’ N e 58 00’ N.

[1] Il resoconto del Motgomery e ben chiaro, non fece uso del cannone e lancio solo 6 bombe di profondità senza riscontrare nessun successo.

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