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Marina Mercantile

di Achille Rastelli


Fin dal tempo di pace i piani di mobilitazione prevedevano l'utilizzo di certe navi per specifici scopi. In particolare, erano previste:

- navi per scortare il traffico, o incrociatori ausiliari
- navi ospedale
- vedette foranee e per servizi portuali
- navi per trasportare truppe
- navi per trasportare materiali e carburante
- posamine
- dragamine
- navi da sbarco

Per ognuno di questi incarichi erano stabilite le navi più adatte (motonavi piccole e veloci come navi scorta, traghetti delle Ferrovie come posamine, e così via). Allo scoppio della guerra, i piani di mobilitazione vennero però sconvolti per la grande quantità di unità rimaste fuori del Mediterraneo. Questa perdita secca venne parzialmente compensata dall'entrata in servizio di circa cinquanta nuove motonavi, che però, a causa del loro intenso impiego, subirono anch'esse gravi perdite. Nel 1941 entrarono in servizio nella Marina mercantile italiana parecchie unità della Marina mercantile ex iugoslava, quasi tutte piccole, anziane e adatte solo al traffico costiero.

Un certo ossigeno ai trasporti di guerra venne dato dalla cattura, nel novembre 1942, di parecchie decine di mercantili francesi, ma anche questo accrescimento venne vanificato dal fatto che si era ormai entrati nel periodo più duro della guerra, con i convogli concentrati sulla rotta della Tunisia, dove le perdite erano assai pesanti.
Fra tutte queste difficoltà, dovute a insidie di guerra e requisizioni, la Marina mercantile fece anche il possibile per mantenere alcuni servizi civili essenziali, come i collegamenti con le isole e alcuni servizi costieri. Questi però erano destinati a rarefarsi con il procedere della guerra: per esempio, verso l'estate del 1943 i collegamenti con la Sardegna erano quasi del tutto interrotti.

Esaminiamo alcuni di questi argomenti più in dettaglio.

Navi scorta traffico e incrociatori ausiliari

Per venire incontro all'esigenza di scortare i convogli risparmiando unità da guerra, delle quali c'era sempre scarsità, fin dall'inizio del conflitto si era provveduto alla requisizione di quei mercantili che, per le loro caratteristiche, potevano prestarsi bene a questo servizio. Era richiesto, in particolare, un tonnellaggio ridotto ma sempre tale da consentire una navigazione d'altura, una velocità di circa 15 nodi e la capacità di poter agire anche come trasporti rapidi.

A tale scopo erano molto adatte le motonavi postali dell'Adriatica e della Tirrenia, che vennero infatti quasi tutte requisite dalla Regia Marina e iscritte nei ruoli del naviglio da guerra, cessando quindi di essere navi civili e diventando unità militari.
Nel corso del conflitto furono trentasei le navi requisite come incrociatori ausiliari (sigla militare: D e un numero progressivo), e di queste ne affondarono ben trentadue, anche se tre di esse, nel dopoguerra, furono recuperate e rimesse in servizio. Particolarmente grave risultò l'armistizio: due incrociatori ausiliari vennero affondati e dieci furono catturati dai tedeschi.

Se si guarda la provenienza per società armatoriale, 14 unità erano dell'Adriatici, 8 della Tirrenia, 3 della Fiumana, 2 dell'Eritrea, 2 dell'Istria-Trieste, 2 ex iugoslavi-, 4 della Regia Azienda Monopolio Banane. Una di quest'ultime, la Ramb III, che era stata una delle navi scorta più attive durante il conflitto, venne catturata dai tedeschi e da essi utilizzata con il nome di Kiebitz; affondata a Fiume il 5 novembre 1944, venne recuperata dagli iugoslavi: riparata e trasformata nella nave presidenziale Galeh venne utilizzata poi per molti anni dal maresciallo Tito. Alcune di queste navi ebbero un tragico destino: l'Egeo venne affondato il 24 aprile, 1941 a 65 miglia da Tripoli, dai cacciatorpediniere britannici Jarvis, Janus, Jaguar e Juno: colpito da due siluri di quest'ultimo, affondò in pochi minuti.

L'incrociatore Adriatico venne affondato il 1° dicembre 1941 dall'incrociatore Aurora e dal cacciatorpediniere Lively: colpito da due bordate dovette essere dato il segnale di abbandonare la nave; nonostante questo, l'armamento prodiero dell'unità reagì al fuoco, ma una terza bordata lo fece saltare in aria. Ventuno naufraghi vennero salvati dal Lively e altri sessantasei dal Giovanni da Verazzano, giunto più tardi sul posto.
Altre perdite durante operazioni di guerra furono quelle degli incrociatori Brioni, Brindisi e Zara.

Navi ospedale

Una funzione per la quale durante la guerra erano necessarie navi passeggeri, era il trasporto di feriti. A tale scopo, le società di navigazione interessate erano state avvisate, fin dal tempo di pace, circa le navi che sarebbero state requisite per tale impiego, e negli arsenali erano conservate le scorte (letti, biancheria, articoli sanitari) per un rapido allestimento delle unità.

Le navi utilizzate, tutte di società pubbliche, furono dodici, e di esse, nove furono perse nel conflitto: fra queste, quattro furono affondate per siluramento, e due [Aquileia e Virgilio) si persero dopo essere state catturate dai tedeschi. Una delle unità sopravvissute al conflitto, la Gradisca, fu perduta per incaglio nel gennaio 1946. Alcune di queste navi, come appunto l'Aquileia e la Gradisca, ed altre come l'Arno e la California, avevano svolto durante la guerra un servizio essenziale, riportando in Patria decine di migliaia di feriti ed ammalati; la Gradisca aveva anche partecipato nel marzo 1941 al salvataggio dei naufraghi dopo il combattimento di Capo Matapan.

Durante il conflitto, avevano inoltre operato sette navi soccorso, specializzate nel recupero di naufraghi, di piloti di aerei abbattuti o nel trasporto di piccoli gruppi di feriti.
Benché portassero le insegne di nave ospedale, non erano riconosciute come tali dal nemico, che si ritenne, per tutta la durata del conflitto, autorizzato ad attaccarle.
In effetti, sei di queste navi (Epomeo, Capri, Meta, Giuseppe Orlando, San Giusto, Sorrento) affondarono in guerra, e la settima, la Laurana, venne catturata dai britannici in Tunisia nel maggio 1943.

Sempre navi passeggeri furono impiegate come navi ospedale in altre delicate missioni: la Gradisca e la Città di Tunisi (riclassificata per questo dal precedente ruolo di incrociatore ausiliario) svolsero alcuni viaggi a Smirne, dove, in acque neutrali, si incontravano con navi ospedale britanniche ed effettuavano lo scambio di prigionieri invalidi. Per queste missioni, concordate a livello internazionale, le navi viaggiavano con lo scafo dipinto di bianco e una grande scritta, PROTECTED, dipinta sulle fiancate.

Celebri furono poi le missioni svolte in A.O.I. da parte delle navi Saturnia, Vulcania, Giulio Cesare e Duilio per il rimpatrio dei profughi civili: questi viaggi, sui quali ormai parecchio è stato scritto, furono effettuati con l'accordo delle autorità britanni-che, e si conclusero tutti felicemente, pur con l'amarezza derivante dal fatto che tali missioni rappresentavano il simbolo della nostra sconfitta, e con il dolore di tante famiglie che dovevano rimanere divise fino alla fine della guerra.
Di queste quattro unità, Saturnia e Vulcania si salvarono, mentre la Duilio e la Giulio Cesare affondarono nel 1944, nella baia di Muggia, per bombardamenti aerei.


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