English | Italiano Regia Marina Italiana

La Battaglia di Punta Stilo

di Cristiano D'Adamo


Alle 15.59 del 9 luglio 1940, un tenente di vascello a bordo del cacciatorpediniere Freccia, il quale si trovava a prora delle navi da battaglia Cesare e Cavour, in quel momento impegnate nel tiro balistico con la Warspite, vide alcuni proietti cadere vicino la nave britannica quando, improvvisamente, una fumata bluastra si sollevò dalla nave. Anche altri marinai a bordo, inclusi alcuni che si trovavano sul punto più alto della Cesare (direzione del tiro), confermarono questa rilevazione. Gli annali ufficiali britannici, pubblicati dopo la guerra sul London Gazette, non parlano d’alcun colpo a bordo di questa famosa corazzata. Per esseri accurati, va detto che la descrizione nell'autobiografia dell’Ammiraglio A.B. Cunningham, pubblicata pochi anni dopo, si discosta rispetto a questo resoconto originale. Il diniego di qualsiasi danno nel resoconto originale fu sostituito dal un vago "sbandare per controllare danni" (la parola usata "heeling over" si riferisce alla operazione di trasferimento dei volumi interni di una nave, acqua e nafta, da una parte all’altra così da causare lo sbandamento o inclinazione del vascello). Infatti, quando la Warspite rientrò in porto ad Alessandria con un notevole sbandamento, molti pensarono che avesse subito danni. In realtà, a detta di Cunningham, l’equipaggio stava solamente controllando eventuali danni sotto la linea di galleggiamento.

A bordo di varie unità italiane erano imbarcati giornalisti la cui integrità professionale può essere difficilmente messa in questione. Tra loro, i famosi Alberto Mondadori e Vero Roberti, per non citare Paolo Monelli, Aldo Paretti e Alfio Capellini. In un modo o nell’altro, essi ebbero a confermare l’avvistamento del misterioso colpo. Seguendo il filo di queste discrepanze, l’autore Enrico Cernuschi ha condotto una lunga ricerca presso il "Public Record Office" in New Garden, in Inghilterra. Questa ricerca, che è durata oltre cinque anni, si è estesa anche al "Record Office" australiano ed ad altre fonti informative.

Una vera rivelazione fu rinvenuta nella raccolta denominata ADM199 "Wartime damages to ships: Reports 1939-1945 " (resoconti sui danni di guerra alle navi: 1939-1945); una collezione di documentazione risalente alla guerra, sia dattiloscritta che scritta a mano, e malamente organizzata. I resoconti sulla Warspite erano mancanti e sostituiti da un foglietto dattiloscritto con la dicitura "Not available" (non disponibile). Anche se il prescritto periodo per il segreto di stato sia già abbondantemente trascorso, pare che gli originali di questa documentazione difficilmente ritorneranno in archivio. Quest’assenza conferma la teoria presentata dallo stesso autore circa una possibile "insabbiatura" da parte delle autorità britanniche con lo scopo, ben organizzato, di mantenere l’assoluto segreto circa danni subiti dalla Royal Navy durante la battaglia di Punta Stilo. Infatti, appare che il periodo 1940-41 nel settore mediterraneo sia stato sistematicamente ripulito.

Le motivazioni presentate dall’autore sono plausibili; la Royal Navy era sotto la intensa pressione politica di dimostrare il suo potere in uno scontro decisivo contro la tanto derisa Regia Marina. Questo scontro avrebbe dovuto portare alla distruzione della flotta Italiana permettendo alla Gran Bretagna di mantenere il controllo sul Mediterraneo. Nonostante gli annunci altisonanti fatti da Londra dopo lo scontro, le richieste disperate di Cunningham per nuovo naviglio raccontano una storia completamente diversa.

Continuando la sua ricerca, il Cernuschi scoprì le minute di una riunione tenutasi all’ammiragliato britannico il 7 agosto 1940 con lo scopo di discutere miglioramenti al progetto delle corazzate classe "Lyon" a seguito di ciò che si era appreso durante "la recente azione in Mediterraneo". Durante questa riunione, presieduta dal Vice-Chief Naval Staff, Ammiraglio Thomas S.V. Phillips, vennero discussi due punti di una certa importanza: i danni causati da schegge sotto la linea di galleggiamento e il rendimento dei depositi munizioni (riservette) per l’armamento minore.

I danni causati sotto la linea di galleggiamento da colpi caduti in vicinanza differivano tra i proietti navali e le bombe aeree; questo a causa della diversa traiettoria percorsa dalla rosata subito dopo l’esplosione. Le navi britanniche erano state progettate per da difesa contro bombe aeree dove le schegge tendono ad espandersi verso l’alto, ma i proietti navali tendono a generare una rosata di schegge verso il basso. Quindi, un colpo navale mancato, ma abbastanza ravvicinato, andrebbe inevitabilmente a creare una quantità abbastanza consistente di schegge sotto la linea di galleggiamento. Se si considera il l'attrito dell’acqua, per avere effetto, il colpo deve essere abbastanza vicino al bersaglio. Leggendo i resoconti britannici, si rivela che a volte le loro navi erano completamente circondate da colonne d’acqua.

L’altro punto di discussione furono i danni causati da un proietto da 12.6 pollici (320mm) discendente ad una velocità di circa 4000 piedi per secondo (1300m). Questo proietto aveva causato danni alla riservetta di un cannone da 102/45 modello MK XIX. I soli cannoni da 12.6" usati dalla Regia Marina durante la battaglia erano quelli imbarcati sulla Cesare e Cavour, mentre il cannone da 102/45 era l’armamento antiaereo della classe "Queen Elizabeth". Questo cannone binato era installato vicino al singolo fumaiolo appena passato il ponte comando. L’unica discrepanza è il modello: la Warspite ebbe istallati i cannoni modello Mark VIII mentre il resoconto si riferisce al modello Mark XIX. Si dovrebbe assumere che forse questo era un errore di scrittura, almeno che i danni non furono causati alla Malaya dato che questa nave ebbe istallati cannoni modello Mark XIX. Il resoconto continua riferendo dell’efficacia dei sistemi di sicurezza delle riservette. Questo sistema di ventilazione permetteva ad una eventuale esplosione di espandersi verticalmente. Queste riservette di nuova progettazione furono istallate nel 1923 e permettevano l’esplosione dei proiettili contenutevi di essere rilasciata attraverso apposite feritoie.

Probabilmente non saremo mai in grado di sapere gli estremi dei danni subiti dalle navi britanniche. Si sa di sicuro che l’arsenale di Alessandria, incluso l’unico bacino galleggiante allora disponibile, fu molto indaffarato. Alla fine, i danni subiti dalla Cesare sono tutt’oggi descritti quali molto seri, vedi il recente saggio di Alberto Santoni in "L’Italia in Guerra: Il primo anno –1940" , ma erano probabilmente simili a quelli subiti dai britannici. Quindi si dovrebbe concludere che i danni subiti da entrambi le flotte furono essenzialmente minimi. In ogni caso, considerando che la Royal Navy era, al tempo, la forza navale più potente del mondo, si dovrebbe dare alla Regia Marina più credito di quello così frugalmente dato da cosi tanti storici.


Copyright © 1996-2018 REGIAMARINA (TM). All rights reserved.