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di Cristiano D'Adamo


Il nome Carlo Fecia di Cossato spicca di rilievo tra i vari eroici comandanti di sommergibili italiani della Seconda Guerra Mondiale. Questo ufficiale e gentiluomo è ricordato per i molti successi ottenuti in combattimento, ma anche per aver essersi suicididato un triste giorno d'estate del 1944. Oggi, la Marina Militare Italiana ha un sommergibile che porta il nome di questo comandante.

Carlo Fecia di Cossato nacque a Roma il 25 settembre 1908, figlio di Carlo, un nobile di origine Piemontese, e Maria Luisa Genè. Tra i membri della famiglia Fecia di Cossato, figurano vari generali ed il fratello Luigi, medaglia d’argento al valor militare, per il servizio prestato in Somalia durante lo sbarco di Bargal nel 1925. La famiglia Fecia di Cossato era una gran sostenitrice della monarchia Sabauda ed aveva tra i suoi membri prestato vari soldati alle fortune del regno. Il padre, anch’egli di nome Carlo, fu anche lui ufficiale di Marina, dove fino al 1912 servì con il grado di Capitano di Vascello perdendo l’uso di un occhio durante il suo stazionamento in Cina.

Carlo fu mandato al Regio Collegio di Moncalieri, una scuola gestita dai padri Barnabiti, famosi per il Quercia di Firenze ed il Denza di Napoli. Completati gli studi di scuola media superiore nel 1923, entrò immediatamente in Accademia dove, nel 1928, fu graduato con il grado di Guardiamarina. Agli inizi della sua carriera in Marina, Fecia di Cossato servì a bordo del sommergibile Bausan, la nave Ancona ed il cacciatorpediniere Nicotera. Dopo il completamento dei corsi superiori in accademia, fu assegnato al vecchio incrociatore Libia in Cina. Mentre era in Cina, così come aveva fatto suo padre vari anni prima, comandò delle truppe da sbarco in Shangai e più tardi in Pechino. La missione si concluse nel 1933 con il rientro del Libia in Italia. Dopo una breve permanenza in patria, Fecia di Cossato partì a bordo dell’incrociatore Bari per partecipare alla guerra Italo Etiopica durante la quale fu in carica delle difese portuali di Massaua.

Dopo il rientro in Italia a bordo del Libia, Fecia di Cossato ritornò immediatamente in A.O.I. quale assistente di campo del’Amm. De Feo, allora governatore della colonia. Questo fu un incarico di breve durata e dopo otto mesi lasciò l’incarico per imbarcarsi sulla torpediniera San Martino e successivamente la Polluce e l’Alcione, tutte di base in Libia. Nel 1939 frequentò la Scuola Sottomarini di Pola e all’inizio delle ostilità gli fu assegnato il comando del sommergibile Menotti al tempo operante in Mediterraneo, seguito dal Tazzoli in Atlantico. Fecia di Cossato servì per quasi quattro lunghi anni negli spazi angusti e malsani dei sommergibili poi per motivi di salute, fu trasferito al comando della torpediniera Aliseo in Mediterraneo. Durante il servizio a bordo dei sommergibili fu prima promosso a Tenente di Vascello, poi Capitano di Corvetta ed alla fine Capitano di Fregata. Il suo servizio a bordo del Tazzoli parla per se stesso.

L’8 settembre del 1943, Fecia di Cossato era al commando dell’Aliseo lungo la costa Ligure quando gli fu ordinato di attaccare e distruggere un convoglio di forze navali tedesche dirette a Bastia, in Corsica. Dopo la distruzione di questo convoglio raggiunse Portoferraio, in Toscana. Continuò servizio a bordo dell’Aliseo fino al 1944, in grande parte scortando convogli nello Ionio, in Adriatico e nel Tirreno. Dopo il congresso di Bari, quando le forze politiche emergenti misero in dubbio le istituzioni monarchiche, egli espresse dubbi circa la direzione che la Marina ed il paese stavano prendendo. Quando la Marina cambiò procedure richiedendo il giuramento al governo invece che al Re, richiese immediatamente il congedo. Quando gli equipaggi a Taranto furono informati della situazione si ebbero dimostrazioni che raggiunsero un livello quasi di tumulto. Durante questo periodo di grande confusione, si pensò che Fecia di Cossato fosse stato incarcerato in Fortezza, ma invece era stato richiamato a Roma ove fu punito con una sospensione di sei mesi.

Più tardi, non potendo raggiungere la famiglia al nord, si trasferì a Napoli ove rifiutò di accettare incarichi di comando offertigli dagli alleati soprattutto per motivo di prestigio personale ed amor patria. Abbandonato da molti, nel angosciato per il tradimento della monarchia al paese e con il vivido ricordo dei suoi uomini del Tazzoli, periti con l’affondamento del battello nel 1943, sprofondò in un dolore profondo dal quale non riuscì a vedere un futuro. Il 27 agosto 1944, si tolse la vita lasciando una famosa lettera indirizzata a sua madre.

Napoli, 21 agosto 1944

Mamma carissima, quando riceverai questa mia lettera, saranno successi dei fatti gravissimi che ti addoloreranno molto e di cui sarò il diretto responsabile. Non pensare che io abbia commesso quello che ho commesso in un momento di pazzia, senza pensare al dolore che ti procuravo. Da nove mesi ho molto pensato alla tristissima posizione morale in cui mi trovo in seguito alla RESA IGNOMINIOSA DELLA MARINA, a cui mi sono rassegnato solo perché ci è stata presentata come un ordine del Re, che ci chiedeva di fare L'ENORME SACRIFICIO DEL NOSTRO ONORE MILITARE per poter rimanere il baluardo della Monarchia al momento della pace. Tu conosci che cosa succede ora in Italia e capisci COME SIAMO STATI INDEGNAMENTO TRADITI E CI TROVIAMO AD AVER COMMESSO UN GESTO IGNOBILE SENZA ALCUN RISULTATO. Da questa triste constatazione me ne è venuta una profonda amarezza, UN DISGUSTO PER CHI CI CIRCONDA e, quello che più conta, un profondo disprezzo per me stesso. Da mesi, Mamma, rimugino su questi fatti e non riesco a trovare una via d'uscita, uno scopo alla mia vita. Da mesi penso ai miei marinai del "Tazzoli" che sono onorevolmente in fondo al mare e penso che il mio posto è con loro...
Spero, Mamma, che mi capirai e che anche nell'immenso dolore che di darà la notizia della mia fine ingloriosa, saprai capire la nobiltà dei motivi che mi hanno guidato. Tu credi in Dio, ma se c'è un Dio, non è possibile che non apprezzi i miei sentimenti che sono sempre stati puri e LA MIA RIVOLTA CONTRO LA BASSEZZA DELL'ORA. Per questo, Mamma, credo che ci rivedremo un giorno.
Abbraccia papa e le sorelle e a tè, Mamma, tutto il mio affetto profondo e immutato. In questo momento mi sento molto vicino a tutti voi e sono sicuro che non mi condannerete.


Carlo



Tradotto dall'inglese da Cristiano D'Adamo ed edito da Sebastiano Tringali

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