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4 giorni sulla V. Veneto



H.M.S. Howe
18 settembre 1943

Signore [Eccellenza],
ho l’onore di presentare la seguente relazione sulla mia missione quale Ufficiale di Collegamento della Marina Britannica a bordo della nave da battaglia Vittorio Veneto tra il 12 ed il 16 settembre 1943.

Sono arrivato a bordo della Vittorio Veneto intorno alle 1800 di domenica 12 settembre. [La nave] era alla boa con due ancore di poppa in Mersa Saroch [Malta].

Il mio arrivo era evidentemente inatteso e fui informato che l’ufficiale di collegamento della Marina Britannica non era atteso fino al giorno seguente. Fui condotto in una piccola e caldissima saletta d’attesa e lasciato ad aspettare. Due ufficiali vennero ad incontrarmi ed uno di loro, un ufficiale di macchina di grado equivalente ad un Aspirante Guardiamarina che mi informò che sarebbe stato il mio interprete. Il suo inglese, scoprii, era molto limitato e distorto da continue ripetizioni di “è possibile”, o frasi simili; era una persona dal comportamento molto servile e prima della guerra aveva servito prestato servizio a bordo di navi passeggeri italiane (in particolare sul il Conte di Savoia).

Dopo circa 30 minuti d’attesa, il Comandante in seconda venne e mi disse che mi avrebbe condotto al mio camerino. A questo punto, qualsiasi richiesta di vedere il Comandante della nave e l’Ammiraglio fu ignorata dagli italiani i quali erano evidentemente incerti circa l’atteggiamento che avrebbero dovuto assumere nei miei confronti. Fui lasciato nel mio camerino per circa un’ora e fui poi informato che la cena era pronta. Mi fu chiesto se avessi desiderato mangiare in camerino, ma spiegai, con loro sorpresa, che avrei preferito mangiare a mensa ufficiali. Questo perché, come scoprii, l’ufficiale di collegamento tedesco aveva [precedentemente] occupato lo stesso camerino e si era comportato in maniera teutonica.

Cercai di nuovo d’incontrare il Comandante della nave e l’Ammiraglio e, dopo qualche tempo, fui informato che l’Ammiraglio voleva vedermi. Mi ricevette nel suo studio e fu alquanto formale nelle sue maniere. Più tardi, divenne eccezionalmente gentile.

Durante le discussioni circa il trasferimento ad Alessandria, furono chiamati vari ufficiali, tra loro il Segretario, un Capitano di Corvetta, l’Aiutante di Bandiera, un Tenente di Vascello, il Comandante di Bandiera, il Capo di Stato Maggiore, un Capitano di Fregata. Furono evidenziati cinque punti importanti:

1. necessitava nafta
2. necessitava acqua –principalmente acqua d’alimentazione
3. il pescaggio delle [navi] italiane avrebbe potuto non permettere il loro passaggio attraverso il ‘Great Pass’ il cui fondale, come indicato sulle carte nautiche italiane, era di 34 piedi.
4. Probabilmente non sarebbero stati necessari rimorchiatori per la manovra di disormeggio
5. Gli ordini di navigazione ricevuti a mano in un messaggio dell’Ammiraglio della Forza H all’Ammiraglio italiano erano stati compresi.

In conseguenza, furono trasmessi i messaggi T.O.O. 122106, 122107, 122109 e 122254. Fui quindi accompagnato a mensa ufficiali per la cena. Qui incontrai gli ufficiali che stavano aspettandomi per iniziare la cena e fui formalmente presentato al Comandante della nave.

Molti ufficiali parlavano una parvenza d’inglese, e quasi tutti parlavano un po’ di francese. Si deve quindi comprendere come alcune delle opinioni degli italiani che riferisco potrebbero non essere del tutto accurate. Dopo cena l’ambiente era decisamente più cordiale, ed in molti casi amichevole. Fui accompagnato per un breve giro d’ispezione su in coperta ed in plancia Comando.

Mi fu chiesto dall’Aiutante di Bandiera di insistere circa la questione della nafta e dell’acqua, e mi disse che vi erano molti dubbi circa la possibilità di salpare l’indomani all’ora stabilita. Di conseguenza, alle ore 0520 del giorno seguente (12+1) ho mandato il mio messaggio numero 130534.

Mattina del 13 [settembre, 1943]

Alle 0830 arrivò la cisterna Green Ranger e rifornì di nafta prima l’Italia e più tardi la Vittorio Veneto. Più tardi arrivò un’altra cisterna carica di nafta, la Brown Ranger, ma arrivò troppo tardi per poter essere di qualche utilità.

0900/13
A questo punto era chiaro che se le bettoline dell’acqua non fossero arrivate subito, la squadra non sarebbe stata in grado di salpate in tempo. Poiché, dato che a questo punto non consideravo prudente lasciare la nave, mandai il mio capo segnalatore a terra con l’ordine scritto di chiamare per telefono l’Ufficiale di guardia nell’ufficio dell’Ammiraglio di Malta per chiarire la situazione. Sono convinto che ciò avvenne, come lo dimostrano i messaggi successivi – alle 1040 furono ricevute istruzioni - che i movimenti dovevano essere ritardati e che si doveva essere pronti a muovere in un’ora. Firma del Contrammiraglio della Forza “H”, 131032.

In mattinata scoprii che gli italiani avevano un uomo ferito e che era opportuno fosse sbarcato e [quindi] presi i necessari accordi con il Capo Servizio Operazioni del Contrammiraglio della Forza H, e con il Comandante del porto di Mersa Saroch. Venne a prenderlo una motolancia della R.A.F. e gli ufficiali italiani mi fecero notare la cura con cui i portantini ed i dottori trattavano l’uomo, facendomi supporre che loro non si aspettavano questo trattamento dagli inglesi, o che loro non erano abituati a dare questo tipo di trattamento a dei semplici marinai. Il marinaio fu portato al 45° Ospedale Generale di Malta. Ciò provocò qualche problema. L’Ammiraglio ne venne a conoscenza e fece una scenata. Pare che (per quello che ho capito) avrebbe dovuto esserne informato precedentemente il Comandante in Capo sulla Cavour. Disse che non aveva alcuna autorità per sbarcare l’uomo senza il consenso del suo superiore, e pare che avesse paura di essere rimproverato dall’Ammiraglio. Prima della fine della mia permanenza [a bordo] in molte occasioni notai come l’Ammiraglio non fosse capace di fare qualcosa di sua iniziativa.
Intorno alle 1100, il Capo Servizio Operazioni dell’Ammiraglio della Forza H, arrivò a bordo ed impartì ulteriori istruzioni circa il rifornimento dell’acqua e la partenza che con messaggio 131318 fu cancellata.

Intorno alle 1600 arrivò una cisterna di acqua, l’Arena, però solamente con acqua potabile e rifornì per prima la Vittorio Veneto. Passarono tre ore prima che si iniziasse ad imbarcare acqua a causa di ritardi e disorganizzazione dato che ad alcuni uomini [della Vittorio Veneto] fu permesso di salire a bordo dell’Arena ma fu loro impedito di fare qualcosa. Gli ufficiali italiani o non desideravano interferire con gli i propri uomini o non erano in grado di farlo. Ritenni che fosse un poco di tutti e due. Fu solo in questa occasione che notai mancanza di controllo sull’equipaggio della Vittorio Veneto.

1700/13

Poco dopo arrivò a bordo un Ufficiale macchinista dello Stato Maggiore della Forza H e risolse con gli italiani il problema dell’acqua. Era già chiaro che le loro richieste erano state eccessive e lui le fece diminuire a 200 t. d’acqua potabile e niente acqua d’alimentazione. Gli italiani, del resto, avevano bisogno di sole 200 t. d’acqua potabile. Entrambe le navi avevano una riserva di circa 300 t.

Con l’Ufficiale macchinista mi trasferii a bordo dell’Italia e, mentre mi ci avvicinavo, vidi sul castello di prora alcuni danni causati da bombe. L’accoglienza sull’Italia fu particolarmente formale ma cortese. Il Comandante non parlava inglese, ma il Comandante in seconda lo parlava discretamente. Mi fu assegnato un ottimo interprete – un giovane Sottotenente di Vascello cresciuto in Cina, educato in una scuola inglese e, certamente, filo-britannico. Come prima impressione mi sembrò che il Comandante fosse sgarbato e duro con i suoi dipendenti, e infastidito per la sconfitta e la resa della flotta. All’imbrunire arrivarono il cacciatorpediniere Artigliere, Grecale e Velite. Verso le 2000 fu rimorchiata una bettolina d’acqua nella zona di fonda delle navi e vennero consegnate 20 tonnellate d’acqua distillata sia al Velite che al Grecale ed altre 20 t. all’Artigliere dall’Arena mentre era affiancata all’Italia.

Per evitare l’inaccettabile ritardo nell’iniziare a pompare l’acqua, feci si che ufficiali dell’Italia venissero a bordo della Vittorio Veneto per verificare le apparecchiature. Questo indubbiamente ci fece risparmiare 2 ore. All’imbrunire si aspettava a Mersa Saroch l’arrivo di sei cacciatorpediniere , ma dato che alle 0400 del 14 ne erano arrivati soltanto tre, diedi un ulteriore ordine alla bettolina di consegnare altra acqua ai tre cacciatorpediniere che erano arrivati, e così l’Artigliere salpò con altre 50 t. d’acqua, il Grecale ed il Velite con altre 40 t.

0800/14

L’approvvigionamento dell’acqua terminò alle 0800 - vedasi mio 0826. Alle 0830, la Vittorio Veneto lasciò la boa e cominciò a salpare l’ancora di dritta che in un primo momento sembrava fosse “impigliata” ma che poi risultò “libera”.

Alle 0930 passammo le ostruzioni foranee nel seguente ordine: Vittorio Veneto, Italia, cacciatorpediniere. Intorno alle 1015 prendemmo posizione a poppavia degli incrociatori italiani.

Per tutta la durata della navigazione rimasi in plancia Ammiraglio. In plancia Ammiraglio c’erano l’Ammiraglio [stesso] il Capo di Stato Maggiore, il Segretario, l’Aiutante di bandiera, tre altri ufficiali, un Sottotenente di Vascello e due Guardiamarina che carteggaiavano prendendo molti rilevamenti. Non vidi nessun Tavolo tattico né un locale dove potesse esservene uno.

Il Comandante non venne mai in plancia Ammiraglio né l’Ammiraglio andò mai in plancia Comando. Comunicavano tra loro soltanto a mezzo di tubo portavoce. L’Ammiraglio sembrava fare molto poco, se non leggere messaggi ed occasionalmente mandarne alcuni, però questo può essere spiegato dal fatto che aveva nella formazione un Ammiraglio più anziano di lui . Era interessato a quanto gli riferivo circa i segnali inglesi a bandiere ed era incuriosito dai nostri messaggi ‘C’ e ‘A’ o simili. Fui in grado di capire che nè lui nè i sui subordinati erano al corrente delle capacità del RADAR a bordo delle navi.

In ogni modo, in nessuna circostanza egli eseguì gli ordini da messaggi che impartii (derivanti da quelli britannici). Aspettò sempre che gli ordini impartiti arrivassero dall’Eugenio di Savoia (ci fu una sola occasione quando ottenne dall’Eugenio di Savoia il permesso di anticipare l’esecuzione). L’ “esecutivo” degli ordini arrivava, a volte, con 3 o 4 minuti di ritardo e non sempre correttamente.. In una occasione fu ricevuto l’ordine [di assumere] velocità 2 nodi invece che 20. In questa occasione informai l’Ammiraglio che la velocità avrebbe dovuto essere 20 nodi, ma lui insistette nell’obbedire alla versione italiana. Dato che noi eravamo ad un miglio a poppavia del H.M.S. King Gorge V, questo non ebbe conseguenze.

La trasmissione dei messaggi era controllata dalla plancia Ammiraglio. A volte erano usate le trasmissioni via radio. L’equipaggiamento per le segnalazioni ottiche (V/S) dell’Italia era scadente, non avendo trasmettitori a lampi di luce a batteria Aldis. Non sembrava che vi fossero molte difficoltà nel capire le nostre manovre, ma lo zigzagamento causò un po’ di preoccupazione. Fui molto favorevolmente impressionato dallo zigzagamento della Vittorio Veneto, mentre quello dell’Italia non era altrettanto buono.

Il lavoro del Capo di Stato Maggiore si limitava a guardare i messaggi e a comparire in plancia di tanto in tanto. Il Segretario sembrava fare ben poco, oltre che mangiare, fumare, dormire ed a volte indugiavare in lezioni d’inglese con il sottoscritto. Tutto il lavoro, apparentemente, lo faceva l’Aiutante di Bandiera. Dava un’occhiata ai segnali. Teneva sott’occhio i segnali, riceveva tutti i messaggi, seguiva la navigazione (ma un Guardiamarina faceva i calcoli), aiutava a mantenere il carteggio e faceva la guardia in plancia.

15th

Durante le prime ore del 15 intorno alle 0230 fui chiamato dal segnalatore di turno che mi disse che l’Italia stava scadendo di poppa. Scadde di circa 3 miglia prima che cominciasse a recuperare la sua posizione emettendo una grande quantità di fumo bianco. L’Ammiraglio mi informò che c’era dell’acqua nella nafta dell’Italia. La nave riprese posizione a circa 26-28 nodi.


In mattinata il tempo si era rinfrescato ed intorno alle 0700 il cacciatorpediniere sul lato destro, il Velite (erroneamente indicato quale l’Artigliere nel mio [messaggio] 150748) scadde di poppa ad una distanza stimata a di circa 8 miglia. Tuttavia riprese posizione intorno alle 1300

Alle 0800 del 16 la percentuale di nafta rimasta era:

Vittorio Veneto 80%
Italia 56%

Di conseguenza mandai un messaggio all’Ufficiale di Collegamento sull’Eugenio di Savoia, messaggio 151215 “SIETE AL CORRENTE CHE L’ITALIA HA SOLAMENTE 26 ORE DI MOTO RESIDUE” e ricevetti risposta dall’Eugenio di Savoia, messaggio 151229 “SI, GLIEL’HO DETTO”. Quando ricevemmo un il messaggio di preparare a mettere a mare i paramine scoprii che entrambe le navi da battaglia ne erano equipaggiate, ma nessuna era in condizioni di metterli a mare.

Verso le 1400 arrivò a bordo un gruppo di elettricisti del GREBE per mettere fuori uso il Re 2001 sul ponte di poppa della Vittorio Veneto. Furono seguiti poco dopo da un gruppo di ufficiali radiotelegrafisti e da due ufficiali RADARISTI della base portuale.

Non avevo nessun ordine in materia ma conoscevo personalmente uno degli ufficiali RADARISTI e da uno del gruppo dell’aeroplano mi fu fatta vedere copia degli ordini per l’operazione Stoneage. Questo era il mio primo formale contatto con qualcosa del genere.

Alle 1730 arrivò a bordo un picchetto antisabotaggio e trasferii le mie responsabilità di Ufficiale di Collegamento al Tenente Herbert-Smith R.N.V.R.. Fui colpito (come considerai) dalla cattiva impressione che il picchetto armato fece sugli italiani che avevano dimostrato verso di me quello che avevo ritenuto essere un atteggiamento amichevole. Molti volti che avevano avuto in precedenza un aspetto amichevole e sorridente, divennero cupi. Non potetti resistere dal sentire che parte della simpatia nei nostri confronti, per dire il meno, fosse temporaneamente diminuita. Questo fu particolarmente riscontrabile negli equipaggi.

Intorno alle 2045 lasciai la Vittorio Veneto e ritornai a bordo della H.M.S. Howe.


Ho l’onore, signore, di essere il vostro [rispettoso] servente.

Firmato

F.R.G. Battersby
Liutenant, Royal Nay


TIMBRO : COMANDANTE IN CAPO
19 SETT 1943
STAZIONE DI LEVANTE

Contrammiraglio, Comandante Forza H
Tramite il Comandante

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