La Battaglia di Capo Teulada
Parte II

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Equilibrio
La scacchiera e' pronta
Contatto balistico

Equilibrio

Le navi da guerra britanniche avevano cinque cannoni da 381mm in più degli italiani che, d'altra parte, potevano contare sui 320mm della Cesare. Agli incrociatori italiani, la maggior parte di essi erano considerati pesanti, gli inglesi contrapponevano principalmente incrociatori leggeri (uno era pesante), ma potevano contare sugli aerei dell’Ark Royal. L’unico fattore che avrebbe potuto rompere l’equilibrio  tra le due flotte sarebbe stata la Regia Aeronautica, ma essa non partecipò.
 


L'Ammiraglio  Iachino 
(Foto U.S.M.M.)

Gli italiani avevano un vantaggio balistico; i loro cannoni potevano essere usati ad una distanza di 30,000 metri mentre i britannici erano limitati a 24-26,000 metri. Il peso dei proietti italiani da 381mmm era 880 Kg simile agli 800 Kg usati dagli inglesi. Va notato che, come più tardi descritto dall’Ammiraglio Iachino,  gli incrociatori britannici non concentrarono il fuoco su un solo obiettivo (azione combinata). A detta di Sommerville, questo problema fu causato dalla mancanza di addestramento tra le varie unità.  

Gli inglesi avevano l’incredibile vantaggio dell'Ark Royal. Conoscendo il risultato dello scontro vengono molti dubbi circa il vero valore di questo fattore che, al momento dell’azione, era comunque enorme. Gli italiani non avevano completamente recuperato l’azione della notte di Taranto dove i vecchi biplani inglesi avevano devastato la loro flotta. Gli stessi aerei, sebbene appartenenti ad un altro e meno addestrato squadrone, erano ancora una volta nel cielo. Gli italiani avrebbero potuto contrattaccare usando la Regia Aeronautica, ma ancora una volta l'unico risultato furono molti " buchi " nell'acqua. 

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La scacchiera e` pronta

La scacchiera era pronta e Campioni prese una decisione critica; non impegnarsi. Prima di lasciare Napoli, l’ammiraglio aveva ricevuto ordini precisi: era autorizzato a dar battaglia solamente se le condizioni fossero state particolarmente favorevoli. Le corazzate assegnate al suo gruppo da battaglia erano le uniche disponibili per servizio; il rischio era troppo alto. Alle 12.07 Campioni ordinò agli incrociatori di cambiare rotta e convergere verso le corazzate. L'ordine era troppo tardivo per l’Amm. Iachino che stava già manovrando per impegnare il nemico. Durante questa fase, mentre il comandante britannico in mare era libero di organizzare le sue proprie forze, Campioni febbrilmente comunicava  via radio con Roma richiedendo istruzioni. La differenza organizzativa tra le due marine militari era più che evidente. 
 


Francesco Mattesini - "La Battaglia di Capo Teulada"
pubblicato dall'U.S.M.M.

Questo scambio di comunicazioni diventò terreno fertile per varie interpretazioni. Alcuni storici, fra loro il rispettassimo Amm. Fioravanzo, citarono le comunicazioni come prova dell'intenzione di Supermarina di impegnare il nemico Invece,  Francesco Mattesini scrive: mentre Roma pensò che Campioni stava tentando di evitare combattimento, Iachino già stava scambiando bordate. 

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Scontro Balistico

Alle 12.22, l’Amm. Matteucci a bordo dell'incrociatore Fiume aprì fuoco contro la flotta nemica. Subito dopo, tutti gli incrociatori della IIa  Squadra  aprirono il fuoco rapido usando proietti esplosivi. Secondo i resoconti italiani, il fuoco fu aperto  approssimativamente a 23.500 metri; poi la distanza tra le due formazioni diminuì a 22.000 e, più tardi, a 14.000. 
 


H.M.S. Berwick

Il Pola ed il Fiume concentrarono il fuoco principalmente all'incrociatore pesante Berwick. Questi, il Manchester, lo Sheffield ed il Newcastle concentrarono il fuoco sugli incrociatori della III Divisione, mentre il Southampton concentrò sulla I divisione. Alle 12.24, la Renown entrò nel vivo della battaglia aprendo il fuoco contro il Trento ad una distanza di approssimativamente 23,800 metri; sei salve sommersero completamente l'incrociatore italiano che, illeso, fece fumo e comincio una manovra evasiva. Va notato che a causa di errori di comunicazione il Trento e non il capodivisione Trieste stava conducendo la formazione, la velocità era di 25 nodi e parte della scorta era in ritardo a causa di una avaria temporanea a bordo del cacciatorpediniere Lanciere. 
 



Il Trento sotto attacco
La Ramillies aprì fuoco alle 12.26, ma subito dopo era fuori portata. La Renown era l'unica corazzata rimasta  e concentrò il fuoco soprattutto sul Bolzano. Alle 12:30 Iachino ricevette ordini di non impegnare! L’ammiraglio ordinò l’aumento della velocità a 30 nodi mentre le corazzate italiane si avvicinavano sempre di più. Questi cinque minuti erano i più pericolosi per le forze italiane; le salve britanniche stavano diventando sempre più pericolosamente vicine e la manovra evasiva aveva lasciato gli incrociatori allo scoperto. Ancora una volta, la differenza tra le artiglierie italiane e britannica fu molto evidente: la telemetria italiana era superiore ma le salve disperse, mentre le salve britanniche erano raggruppate, ma spesso lunghe o corte.
 


La cortina fumogena distesa a protezione del Lanciere

Durante questa fase, il Lanciere fu colpito varie volte. La nave fu letteralmente devastata da molti colpi a segno, ma fu in grado di riaccendere una caldaia e continuare a muoversi; più tardi un’altra unità la portò a rimorchio fino alla base. Gli altri cacciatorpediniere lanciarono una cortina fumogena che costrinse la nave all’attacco (il Manchester), a cambiare obiettivo ripuntando i suoi cannoni sulle Zara.

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Continua: Parte III

 

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