La Battaglia di Punta Stilo
Tomo III

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Caccia e incrociatori

Alle 15,55, mentre le corazzate erano nel mezzo dello scontro balistico, 9 Swordfish si levarono dalla Eagle per attaccare due delle Pola credendole navi da battaglia. L’attacco, nonostante la distanza ravvicinata raggiunta dagli aerei, fallì ed alle 17,05 gli apparecchi erano di nuovo a bordo dell’Eagle. A partire dalle 15,58, gli incrociatori Fiume, seguito due minuti dopo dallo Zara, Bolzano e dal Pola aprirono il fuoco. Il Gorizia ed il Trento seguirono poco a dopo. Tra le 16,01 e le 16,05 i cannoni del caccia Alfieri si erano aggiunti allo scontro. Il Fiume, al comando del C.V. Giorgio Giorgis, aveva ingaggiato il Liverpool il quale, poco dopo, ricevette le attenzioni del Gorizia. Gli incrociatori britannici cambiarono rotta causando confusione in squadra. Questi cambiamenti causarono un tiro poco preciso e solamente alle 16,07 l’Alfieri subì alcuni danni a causa delle schegge di un colpo mancato. Durante questa fase, il Bolzano ricevette tre colpi diretti, uno dei quali causò il temporaneo malfunzionamento del timone costringendo la nave ad effettuare un giro completo. Lavori di riparazione furono completati immediatamente e la nave ritornò in formazione.
 

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L'azione dei caccia USMM

L’azione dei caccia continuò dalle 16,41 fino alle 16,50 quando la battaglia ebbe fine. Le azioni condotte dai caccia italiani furono molte e quindi ci limiteremo ad un sommario:

Ora

Gruppo

Comandante

Caposquadra

Unità

16:06

9° Sq.

C.V. Lorenzo Daretti

Alfieri

4

16:18

7° Sq.

C.F. Amleto Baldo

Freccia

2

16:20

11° Sq.

C.V. Carlo Margottini

Artigliere

4

16:22

12° Sq.

C.V. Carmine D’Arienzo

Lanciere

4

16:28

14° Sq.

C.V. Giovanni Galati

Vivaldi

2

   

Cancellato

   

16:45

12° Sq.

C.V. Carmine D’Arienzo

Lanciere

4

         

Nonostante gli avvisi già mandati da Supermarina alle basi siciliane circa un possibile attacco aereo, alle 21,40 del 10 luglio, grazie ad una fluorescente luce lunare, una formazione d’aerosiluranti britannica riuscì a lanciare quattro ordigni nel porto d’Augusta. Tre siluri mancarono il bersaglio, ma il quarto colpì il caccia Pancaldo, al comando del C.F. Luigi Merini, causandone l’affondamento. La nave ebbe 16 morti e fu in seguito recuperata per poi essere nuovamente affondata il 30 aprile 1943 a largo di Capo Bon.

Il Bolzano e Cesare, le uniche unità italiane che ricevettero colpi diretti, furono trasferite a La Spezia sotto la scorta di 5 caccia. I lavori di riparazione cominciarono immediatamente e furono completati in breve tempo.

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Il Fronte occidentale

La forza H lasciò Gibilterra alle 8,15 AM dell’8 luglio con l’incrociatore da battaglia Hood, le corazzate Revenge, Valiant, la portaerei Ark Royal e gli incrociatori Enterprice, Emerald e Arethusa con la scorta di 13 caccia. Quest’azione, puramente diversionaria, era stata organizzata per confondere gli italiani. Alle 19,00 del 9, la Regia Aeronautica lanciò 144 bombe da 250 kg. probabilmente colpendo il caccia Escort che fu poi affondato dal sommergibile Marconi a circa 80 miglia ad est di Gibilterra. Sicuramente quest’unità era stata danneggiata, altrimenti a momento dell’affondamento sarebbe stata già in porto. A seguito d’informazione ricevute da Gibilterra, è credibile che anche la Hood, la Ark Royal ed altri caccia abbiano ricevuto colpi diretti.

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La Regia Aeronautica fallisce

Da quanto emerge dalla battaglia di Punta Stilo, il fatto più preoccupante per gli italiani fu certamente il fallito affondamento di qualsiasi unità britannica da parte dell’aviazione. Anche se siamo ora al corrente del fatto che i britannici occultarono vari danni subiti dalle loro unità, lo spauracchio della Regia Aeronautica si era praticamente evaporato. Ancora peggiore fu che circa 50 degli aerei italiani invece che attaccare il nemico, bombardarono le proprie navi perdendo nell’occasione un velivolo.

Dopo la guerra, il Gen. Santoro, lo storico ufficiale dell’Aviazione, pubblicò una lista completa di tutti gli attacchi condotti dalla Regia Aeronautica. Gli apparecchi involti furono soprattutto Savoia Marchetti S.79 e S.81 ed alcuni Cant Z.506. nessun aeroplano era equipaggiato con il siluro dato che quest’arma, nonostante le varie prove, non era stata ancora autorizzata per l’uso. In totale, 126 aeroplani lanciarono 8 bombe da 500 Kg., 236 da 250 kg e 270 da 100 kg. Alcuni degli apparecchi, non essendo riusciti a localizzare il bersaglio, rientrarono alla base con il loro carico. Di tutti gli apparecchi utilizzati, 24 subirono danni leggeri ed uno, come abbiamo appena detto, fu abbattuto.

Dopo la battaglia, la tensione tra le due armi raggiunse l’apogeo soprattutto dopo che, a causa di forti pressioni politiche, la R.A. fu accreditata nei vari bollettini di guerra di un’incredibile lista di successi. Il Conte Galeazzo Ciano, allora ministro degli esteri, scrisse nel suo diario: la vera polemica in materia di combattimenti navali, non è tra noi e gli inglesi, bensì tra l’Aviazione e la Marina…". Ciano continua esprimendo un giudizio scettico circa i successi vantati dalla R.A., ma Mussolini, invece è convinto di aver già distrutto metà delle forze navali britanniche in Mediterraneo.

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TOMO IV

 

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