|
|
La battaglia di Punta Stilo
|
Il preludioAlle 12,00, lAmm. Cunningham, che a quel punto era a circa 90 miglia ad oriente della Flotta Italiana, decise di lasciare il Malaya, Royal Sovereign e la portaerei Eagle nelle retrovie e continuare a 24 nodi con la sola Warspite. Alle 11,45, per poi ripetersi alle 15,45, 15 biplani Swordfish furono lanciati dallEagle con lintento di colpire le corazzate italiane; entrambe gli attacchi fallirono. Gli incrociatori dellAmm. Towey furono posizionati a ventaglio a circa 10 miglia a prua della Warspite ed alle 15,10 il Neptune rilevò le unità italiane. Il bollettino ufficiale britannico, pubblicato nel 1948, afferma che la battaglia cominciò alle 15,15 quando quattro incrociatori italiani aprirono il fuoco ad una distanza di 21.500 metri contro il VII° Squadrone dellAmm. Tovey. La storiografia Italiana differisce; la storia ufficiale afferma che il primo colpo fu sparato da un 152/50 di un incrociatore inglese intorno alle 15,17. Considerando che la cronologia ufficiale fu tenuta a bordo della Cesare e che le comunicazioni andavano a rilento, si potrebbe considerare la versione inglese più accurata. In ogni modo, la battaglia era cominciata! La Regia Marina eseguì una successione di tiri da manuale usando
granate esplosive per inquadrare il nemico. Malgrado lenorme distanza, che a volte
era oltre la massima operativa, gli artiglieri italiani inquadrarono il bersaglio in circa
tre minuti. Alle 15,05, la VII° Divisione aveva accostato per circa 70 gradi puntando
decisamente verso la squadra britannica. Alle 15,12, Cunningham ordinò alla 7° Squadra
rotta per 350 gradi e alle 15,20 la distanza tra i due gruppi era scesa a poco meno di
20.000 metri. |
|
Gli incrociatori inglesi spararono contro la VII° Divisione e poi alla sopraggiungente IV°, la quale includeva gli incrociatori leggeri Da Barbiano e Di Giussano al comando dellAmm. Alberto Marengo. I due incrociatori italiani, identificati dagli inglesi per i molto temuti "Zara", cominciarono subito a ricevere le attenzioni dellincrociatore australiano Sydney e dellinglese Orion. Allo stesso tempo, Tovey face fuoco contro i caccia italiani della IX° squadra al comando del C.V. Lorenzo Dorsetti. I caccia italiani furono in grado di identificare unità nemiche dietro il gruppo incrociatori e lAlfieri, Gioberti, Oriani e Carducci aprirono il fuoco contro i britannici. Alle 15,20 lo scambio balistico terminò ed i caccia cambiarono rotta per portarsi nella loro posizione tattica in squadra. Durante questo primo scontro balistico, le granate inglesi non furono disperse, problema questo tipico della Regia Marina, ma la distanza fu, in genere, sbagliata. La difficoltà britannica di calcolare la distanza fu un problema inizialmente notato a bordo dellEspero durante lazione del 28 giugno. Tra le 15,22 e le 15,23 il tiro italiano si era pericolosamente avvicinato agli incrociatori inglesi e lAmm. John Towey decise di ritirarsi. A questo punto, un proietto del Garibaldi colpì il Neptune provocando il danneggiamento della catapulta e dellaereo da ricognizione. Alle 15,12 anche la IV° Divisione aveva cominciato il tiro ad una distanza di circa 24.100 metri, e, malgrado i resoconti inglesi parlino di un colpo centrato su uno degli incrociatori italiani, terminò senza danni. Alle 15,30 gli incrociatori cominciarono a divergere e così terminò la prima parte della battaglia. |
Arrivano le corazzateLa Warspite aprì il fuoco contro il Da Barbiano e Di Giussano i quali, a detta degli inglesi, stavano cercando di aggirare il gruppo britannico per poi attaccare lEagle ed il danneggiato Gloucester. Queste unità, con la scorta di alcuni caccia, erano state lasciate a circa 10 miglia dal gruppo principale così che potessero essere adeguatamente protette. Una nave portaerei, e soprattutto una come lEagle senza corazzatura, non avrebbe avuto nessun uso tattico nel mezzo di uno scontro balistico poiché sarebbe stata molto esposta. Il Glocester, invece, era stato seriamente danneggiato durante un attacco aereo riportando la distruzione del ponte comando la perdita del comandante, di vari ufficiali e marinai. Ammirabilmente, la nave fu manovrata dalla stazione demergenza poppiera. Ancora una volta, le salve britanniche erano accurate, ma non raggiunsero il bersaglio. Durante questa fase, la Warspite compì una completa evoluzione seguita da una larga "esse" consentendo così alla più lenta Malaya di raggiungerla. La Royal Sovereign, che era alquanto più lenta, non riuscì mai a raggiungere il resto del gruppo e quindi non partecipò alla battaglia. Malgrado ciò, se Campioni, come vedremo, avesse deciso di continuare il combattimento, questunità sarebbe riuscita ad entrare in zona in pochi minuti lasciando gli Italiani malamente sopraffatti. Intorno alle 15,23, dopo lazione condotta dagli incrociatori, le due corazzate italiane e gli incrociatori pesanti cambiarono rotta puntando decisamente contro i britannici. LEugenio di Savoia lanciò un RO43 che, poco dopo, fu seguito da un caccia Sea Gladiator lanciato dalla Eagle per opporlo. Questi era il solo caccia disponibile sulla portaerei. Subito dopo, la Warspite lanciò il suo idrovolante per aiutarla nel controllo del tiro. Intorno alle 15,45, e fino alle 15,52, la scorta dei cacciatorpediniere della Warspite si mosse portandosi a dritta della corazzata (dietro, dal punto di vista del gruppo italiano). Alle 15,52, la Cesare finalmente aprì il fuoco contro la Warspite ad una distanza di 26.400 metri. La Regia Marina seguì una regola importantissima acquisita dopo la battaglia dello Jutland e a ciascuna nave da battaglia fu assegnato un solo bersaglio. La Cesare avrebbe ingaggiato la Warspite mentre la Cavour avrebbe aspettato la Malaya ed, eventualmente, la Royal Sovereign. Dopo la battaglia, molti criticarono questa strategia asserendo che il fuoco combinato delle due corazzate contro la Warspite avrebbe avuto una maggiore possibilità di successo. Purtroppo, questi critici dimenticarono che durante una azione combinata il personale di tiro avrebbe avuto grandi difficoltà nellindividuare il loro proietti e quindi fare i necessari aggiustamenti. Alle 15,53 la Warspite aprì il fuoco senza peraltro realizzare che solo la Cesare era al momento ingaggiata. Il tiro dei britannici era diviso in quello che è comunemente noto come una "volley", con le torri prodiere puntate alla Cesare e quelle poppiere alla Cavour. Durante questo scambio, una salva "lunga" della Cesare sorvolò la Warspite per poi finire in acqua vicino ai caccia Hareward e Decoy causando dei danni minori. Questo colpo fortunato fu anche confermato dal Cunningham, ma il fatto che i lavori di riparazione non furono completati fino alla fine dagosto potrebbe suggerire che il danno attuale fu un po più che "minore". Alle 15,45 la Malaya aprì il fuoco che continuò fino alle 15,58. La distanza era troppo alta, ma lintento di convincere Campioni che fosse sotto attacco riuscì. Campioni sperava che i cannoni da 203 degli incrociatori pesanti potessero essere daiuto, ma queste unità non erano ancora in formazione. Dato che lAmm. Palladini, il comandante del gruppo, era a bordo dellultimo incrociatore, assunse il comando lAmm. Cattaneo, a che era a bordo del Pola,. Alle 15,55 il Trento aprì il fuoco contro la Warspite sparando tre
bordate. Il Bolzano non poté seguire dato che era ingaggiato in uno scontro con gli
incrociatori di Towey i quali stavano rientrando in scena. Alle 15,59, due proietti della
Cesase furono chiaramente visti cadere vicino la Warspite. Nel 1948, Cunningham confermò
questo fatto giudicando la distanza "due cavi", una vecchia misura nautica
inglese da tempo in disuso ed equivalente a circa 360 metri. Successivamente, alcuni
autori dichiararono questa distanza alquanto inferiore. |
|
Subito dopo, un proietto da 381 della Warspite trovò il suo bersaglio colpendo la Cesare nel fumaiolo poppiero per poi attraversarlo ed andare a sprofondare sul ponte. Fortunatamente per la Cesare, il proietto, probabilmente difettoso, esplose contro la lamiera del fumaiolo invece che nel ponte. I danni furono immediati; schegge lanciate dal proietto causarono un incendio in una riservetta per un cannone antiaereo da 37 mm, causandone lesplosione. I turboventilatori immediatamente aspirarono il fumo inquinando la sala macchine e costringendo allo spegnimento di quattro delle otto caldaie. La velocità scese a 25 nodi e dopo due minuti a 20 per poi giungere a 18. La nave perse lelettricità di bordo per circa 30 secondi. La Cavour velocemente raggiunse la sua gemella. I danni attuali erano in verità meno di quelli temuti; la nave era
ancora in perfette condizioni di combattimento, ma aveva perduto velocità, che, comunque,
riaumentò solamente dopo che due delle quattro caldaie furono riattivate. I resoconti
italiani e quelli britannici, da qui in poi, sono alquanto contraddittori. Il resoconto
australiano sembra confermare il fatto che sia la Cesare che la Warspite ruppero il
contatto quasi nello stesso momento. Infatti, un minuto dopo aver colpito la Cesare, la
Warspite virò a dritta molto rapidamente causando una diminuzione della velocità da 24,5
nodi a 17. Questa manovra fu immediatamente rilevata dagli stereoscopi italiani ed anche
dal RO43 lanciato dal Barbiano. Questo cambiamento di rotta così repentino ammutolì
temporaneamente i cannoni britannici i quali probabilmente spararono lultima salva
dalla torretta superiore poppiera intorno alle 16,04 (alle 16,03 a detta dei resoconti
italiani). |
|
La Malaya continuò a far fuoco, ma vedendo che i suoi proietti stavano cadendo circa 27.000 metri corti dal bersaglio, anche lei cambiò rotta e si ricongiunse con la formazione. Alle 16,01, Campioni ordinò un cambiamento di rotta che fu attuato due minuti più tardi. Qui le interpretazioni sono differenti; Cunningham la definisce una ritirata mentre Campioni afferma che si sta eseguendo una manovra da manuale per consentire lintervento dei caccia. La cortina fumogena, che Cunnigham attribuisce agli incrociatori dedicati alla difesa della corazzata danneggiata, era invece quella generata dai caccia in preparazione per lattacco. Questa è una tattica ben conosciuta che fu utilizzata, in modo brillante, dagli stessi britannici durante la Seconda battaglia della Sirte. Il concetto è semplice; creare un muro di fumo dal quale, improvvisamente, i caccia si lanciano ad alta velocità per silurare il nemico. Il fumo visto da Cunningham era quello generato dal gruppo del C.F. Amleto Baldo a bordo dei caccia Saetta e Freccia. Probabilmente, considerando che tre le 15,52 e le 15,58 la Cesare aveva inquadrato il suo bersaglio e che i proietti si stavano pericolosamente avvicinando alla Warspite, Cunningham decise di ritirarsi o aspettare la Royal Sovereign. Leventuale affondamento della Warspite o danni seri, trovandosi così lontano dal porto, avrebbe messo lintera flotta in una situazione impossibile. Lo scontro tra le navi di linea era finito; erano passati solo sette minuti dallinizio dello scontro balistico! |
|
|
||
|
|
||
| © 1996-2007 REGIAMARINA (TM) - Terms and Conditions | ||