La Battaglia di Punta Stilo
Tomo I

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Il convoglio italiano

L’Esperia, Calitea, Pisani e Foscarini partirono da Napoli alle 18,00 del 6 luglio sotto la scorta della XIV° Squadriglia (R.N. Procione), mentre il piroscafo Barbaro lasciò Catania alle 11,00 del 7. La velocità prestabilita fu di 14 nodi (convoglio veloce) per poi, a poca distanza da Bengasi, aumentarla a 18 per l’Esperia e la Calitea e rimasta la stessa per il resto del convoglio. I piani d’azione erano stati redatti con l’intenzione di ingannare i britannici facendo loro credere che il convoglio si sarebbe diretto a Tripoli, mentre era diretto al più piccolo porto di Bengasi.
 

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Ia Divisione, USMM

Il convoglio, data la sua vitale importanza, fu provvisto di diversi livelli di protezione. Una scorta diretta includeva:

  • II° Divisione, 10° Sq. Ct. (4), 4° Sq. Ct. (4) Sezione Tp Pilo Missoni.

  • La scorta remota includeva:

  • I° Divisione, III° Div. 12 Ct, 9° Ct. 11° Ct (6 inc, 12 Ct) 35 miglia a levante del convoglio.

  • Il gruppo da battaglia includeva:

  • V° Div. NB (per un totale di 2), 4° e 6° Div Inc. (per un totale di 6)

  • 7°, 8°, 15°, 16° Div. Ct. (per un totale di 13)

Il comandante superiore in mare era l’Amm. Inigo Campioni

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Verso la battaglia...

Alle 7,58 del 7 luglio, mentre i gruppi italiani erano ancora in porto, Supermarina diede notizia dell’imminente azione. Alle 0,40 dell’8 luglio, Supermarina informò la flotta che, da radiorilevazioni condotte alle 20,00 del giorno precedente, la flotta Britannica era stata localizzata a circa 60 miglia a nord di Res el Tin, con un secondo gruppo a circa 45 miglia ad occidente e diretto a Malta. Inoltre, la ricognizione aerea aveva localizzato 5 piroscafi in porto alla Valetta. Alle 12,15 dello stesso giorno, fu confermato che un grosso gruppo navale (forza B) aveva lasciato Alessandria alle 16,00 del giorno precedente. La prima informazione era accurata, mentre le susseguenti erano incorrette; la Royal Navy (M.F.) aveva salpato la sera del 7 ed era uscita dalla rada alla mezzanotte dell’8.

Il messaggio delle 00,40 raggiunse l’Amm. Campioni alle 01,50 e fino a quel punto la flotta Italiana aveva seguito i piani prestabiliti, ma, dopo il messaggio, Campioni decise di cambiarli; il convoglio diretto a Bengasi, che era su una rotta di 147, fu diretto su rotta 180 con un possibile cambio di destinazione per Tripoli, mentre il gruppo Pola si sarebbe preparato a ricongiungersi con il gruppo Cesare alle 05,30. All’alba, due aeroplani della IV° Divisione avrebbero esplorato una zona tra le 90 e le 140 miglia dalla Cor. Cesare e con un raggio di 100 miglia.
 

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L'Ammiraglio Inigo Campioni

Nel frattempo, il sommergibile Beilul aveva informato Supermarina che, alle 23,40 del 7 luglio, aveva condotto un attacco contro alcuni cacciatorpediniere britannici e che la reazione era stata particolarmente dura. Il sommergibile trasmettete queste informazioni mentre era di ritorno a Leros. Alle 07,10, dopo che la ricognizione aerea non aveva dato alcun risultato (non poteva essere altrimenti dato che i britannici non c’erano), Campioni diede ordini al convoglio di ritornare sulla rotta originaria per Bengasi con la VII° Divisione e la scorta minore.

Alle 15,20 Campioni decise di dirigersi verso la forza britannica, la quale includeva tre corazzate e 8 cacciatorpediniere, che era stata scoperta da un ricognitore lanciato dall’incrociatore Duca degli Abruzzi e alcuni aerei della Regia Aeronautica. In quel momento, Campioni credeva che i britannici volessero bombardare Bengasi. Nel frattempo, alle 18,20, Supermarina, dopo aver decifrato alcuni messaggi britannici, ordinò a Campioni di non affrontare il nemico. Alle 19,20, Campioni cambiò rotta per 330 e diresse l’intero gruppo verso l’Italia. Durante questa manovra, intorno alle 19,20, alcune delle navi italiane furono attaccate da aerei nemici i quali non misero a segno nessun colpo.
 

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R.N. Giulio Cesare, USMM

Inoltre, durante la notte, la Regia Marina evitò un disastro quando, alle 04,30, il gruppo Pigafetta condusse un attacco con il siluro contro il Trento. Fortunatamente, il gruppo Folgore, dopo aver riconosciuto le navi italiane, fece interrompere l’attacco. Alle 10,30 ed alle 12,30 il Dardo, Da Noli e lo Strale dovettero rientrare a Taranto a causa di avarie e, alle 14,00, furono seguiti dal Diaz e dal Cadorna, anche loro vittime di guasti alle macchine.

Nel frattempo, Supermarina aveva già inoltrato all’Amm. Campioni le direttive ordinando la convergenza delle varie unità alle 14,00 del 9 luglio al punto 37"40’ 17"20’, circa 65 miglia a sud est di Punta Stilo in preparazione di uno scontro con i britannici. Questo fatto è molto importante poiché la bibliografia britannica asserisce che Cunningham voleva dar battaglia mentre gli Italiani scappavano via. Varie fonti storiche confermano che la flotta Italiana era in attesa di quella britannica e si era posizionata in maniera appropriatamente strategica. Campioni rilasciò alcuni dei cacciatorpediniere così che potessero rifornirsi di carburante nei porti siciliani, mentre richiamò il gruppo Vivaldi il quale era stato lasciato a Taranto. Questi cacciatorpediniere lasciarono il porto alle 06,18 del 9 luglio. La partenza del gruppo Vivaldi sarà un fattore importante nella polemica che si andrà a sviluppare circa il mancato intervento delle due "Vittorio Veneto", all’ancora a Taranto. Infatti, con la partenza del gruppo Vivaldi, l’attraversamento del Golfo di Taranto da parte delle due corazzate, rimaste senza la necessaria scorta, sarebbe stata, a causa della presenza di sommergibili nemici, un vero azzardo.

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Tomo II

 

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